Target Corporation

Target Corporation
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L'esterno di un negozio Target a Ocean Township, New Jersey nel 2025
StatoStati Uniti (bandiera) Stati Uniti
Forma societariaPublic company
Borse valoriNYSE: TGT
ISINUS87612E1064
Fondazione1902 (come Goodfellow Dry Goods)
Fondata daGeorge Dayton
Sede principaleMinneapolis
Persone chiave
SettoreGrande distribuzione organizzata
ProdottiAlimentari e generi di largo consumo
FatturatoUS$ 104,8 miliardi (2025)
Utile nettoUS$ 3,70 miliardi (2025)
Dipendenti415.000 (2025)
Slogan«Expect More. Pay Less.»
Sito webwww.target.com

Target Corporation è una catena di ipermercati e discount statunitensi con sede a Minneapolis, Minnesota. L'azienda è stata fondata nel 1902 da George Dayton.

Al 2026, Target è l'ottavo rivenditore al dettaglio più grande degli Stati Uniti, e occupa il 42° posto nella classifica Fortune 500 delle più grandi società degli Stati Uniti per fatturato totale. Al 31 gennaio 2026, Target gestisce 1.995 punti vendita sul suolo americano.

Il primo negozio Target aprì a Roseville, Minnesota, nel 1962. La società venne ribattezzata Target Corporation nel 2000. Target si concentra su merce di tendenza e di fascia superiore a costi più bassi. I suoi negozi vendono in genere merce di carattere generale. Il logo di Target si riferisce al centro di un bersaglio per il tiro a segno e la sua mascotte canina si chiama Bullseye. Nonostante l'identità di logo, nome e tipologia di punti vendita, Target Corporation non ha mai avuto alcuna relazione o affiliazione diretta con Target Australia.

Storia

Dayton Company (1902-1961)

Target venne fondata nel 1902 da George Dayton. La società fu originariamente chiamata Goodfellow Dry Goods nel giugno 1902 prima di essere ribattezzata Dayton's Dry Goods Company nel 1903 e successivamente Dayton Company nel 1911. Pur mantenendo i suoi contatti come banchiere, Dayton non vantava un'esperienza pregressa nel settore del retail. Gestì quindi l'azienda come un'attività familiare sotto il suo stretto controllo, applicando rigorosi principi di matrice presbiteriana. Il negozio vietò infatti la vendita di alcolici, si rifiutò di pubblicizzarsi su giornali che ospitavano annunci di liquori e rimase sempre chiuso la domenica. Noto per la sua vasta attività filantropica, Dayton fondò nel 1918 la Fondazione Dayton, donandole un patrimonio iniziale di 1 milione di dollari.

La prima espansione della società avvenne con l'acquisizione della gioielleria J.B. Hudson & Son a Minneapolis, poco prima del crollo di Wall Street del 1929. Sebbene la gioielleria registrasse perdite durante la Grande Depressione, il grande magazzino principale superò con successo la crisi. Alla morte di Dayton nel 1938, l'azienda (dal valore di 14 milioni di dollari) passò al figlio Nelson, che mantenne la gestione conservatrice e i rigidi principi presbiteriani del padre. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Nelson si concentrò sul costante rifornimento del negozio, aumentando i ricavi e donando la storica insegna luminosa alla raccolta di rottami metallici per lo sforzo bellico. L'azienda fu anche pioniera nel welfare aziendale: introdusse un piano pensionistico nel 1944 e una polizza sanitaria completa nel 1950. Inoltre, dal 1946 iniziò a destinare ogni anno il 5% del reddito imponibile alla Fondazione Dayton.

Alla morte di Nelson Dayton nel 1950, la società passò al figlio Donald. A differenza del passato, la gestione dell'azienda non rimase nelle mani di un'unica persona, ma fu affidata a Donald insieme a quattro suoi cugini, che sostituirono i rigidi principi presbiteriani con una visione più laica. Sotto la nuova guida, l'azienda iniziò a vendere alcolici e a restare aperta anche la domenica, adottando uno stile di gestione decisamente più aggressivo, innovativo e orientato a una forte espansione.

Nasce Target (1962-1981)

Durante la sua esperienza presso la Dayton Company, John F. Geisse ideò il modello del discount di fascia alta. Sulla base dei suoi concetti, il 1° maggio 1962 l'azienda aprì il primo negozio Target a Roseville, un sobborgo di Saint Paulin Minnesota. Il nome "Target" fu proposto dal direttore pubblicitario Stewart K. Widdess per evitare che i clienti associassero la nuova catena discount ai grandi magazzini tradizionali della famiglia. Douglas Dayton fu nominato primo presidente della nuova divisione. Sebbene la catena chiuse il primo anno con quattro punti vendita in Minnesota operando inizialmente in perdita, nel 1965 registrò i primi utili con un fatturato di 39 milioni di dollari, permettendo l'apertura di un quinto negozio a Bloomington. Nel frattempo, entro il 1964, la Dayton Company era già diventata la seconda più grande catena privata di grandi magazzini negli Stati Uniti.

Tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70, la Dayton Company visse una profonda trasformazione, espandendo Target oltre il Minnesota, modernizzandone il celebre logo a bersaglio e quotandosi in borsa, per poi fondersi nel 1969 con la J.L. Hudson Company e dare vita alla Dayton-Hudson Corporation. Nonostante il forte successo e le ambiziose espansioni in vari stati del Midwest e del Sud, la crescita estremamente rapida di Target finì per causare un grave accumulo di merci nei magazzini, provocando nel 1972 il primo calo di profitti della sua storia e spingendo la casa madre a valutarne persino la vendita. La crisi fu però scongiurata nel 1973 grazie al nuovo amministratore delegato Stephen Pistner, che bloccò temporaneamente le nuove aperture e svalutò le scorte in eccesso per smaltire l'inventario, risanando la gestione operativa e gettando le basi per trasformare Target nel colosso del retail che conosciamo oggi.

Alla metà degli anni '70 Target iniziò una crescita travolgente: nel 1975 divenne la principale fonte di ricavi della casa madre Dayton-Hudson e, entro il 1979, superò il miliardo di dollari di vendite da sola, portando la rete a 80 negozi in 11 Stati. Tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, Dayton-Hudson consolidò la propria struttura cedendo le attività immobiliari e alcune catene storiche per concentrarsi sul settore discount. L'azienda rilevò la catena Mervyn's nel 1978 (poi mantenuta fino al 2004) e acquisì i 40 punti vendita di Ayr-Way nel 1980, convertendoli rapidamente sotto l'insegna Target. Grazie a queste acquisizioni e a una continua espansione sul territorio, Target superò i 150 negozi e i 2 miliardi di dollari di fatturato nel 1981.

Espansione nazionale (1982-1999)

A partire dal 1982, Target avviò una decisa espansione verso la Costa Ovest e il Sud degli Stati Uniti, consolidando la propria presenza in Arizona, California e Texas grazie alle acquisizioni dei negozi FedMart e Gemco, diventando così un marchio dominante nel Sud della California. Parallelamente, la casa madre Dayton-Hudson cedette settori non strategici — come la divisione gioiellerie, le librerie B. Dalton e altre catene minori — per focalizzarsi sul settore della grande distribuzione. Nel 1987, mentre la catena si espandeva nel Michigan ed entrava in concorrenza diretta con Kmart a Detroit, il gruppo finanziario Dart Group tentò una scalata ostile su Dayton-Hudson. La manovra fu sventata sia dall'approvazione di severe leggi anti-acquisizione nello Stato del Minnesota, sia dal crollo di Wall Streetdell'ottobre 1987, che fece crollare il valore delle azioni rendendo l'operazione insostenibile. Scongiurato il pericolo, Target chiuse il decennio espandendosi nel Sud-Est fino a raggiungere circa 400 punti vendita e oltre 7,5 miliardi di dollari di fatturato.

Negli anni '90 Target diversificò la propria offerta introducendo nel 1990 il format di grandi dimensioni Target Greatland e nel 1995 il modello ipermercato SuperTarget, completo di reparto alimentari. Nello stesso periodo rafforzò i propri servizi lanciando la Target Guest Card, prima carta di credito proprietaria nel settore discount, e debuttò nell'e-commerce con il lancio del sito Target.com nel settembre 1999. In questo decennio Dayton-Hudson respinse anche un'offerta di acquisizione da 6,8 miliardi di dollari da parte di J.C. Penney, scegliendo di rimanere indipendente e di concentrare gli investimenti sul brand Target, diventato il vero motore trainante del gruppo a scapito delle altre divisioni aziendali. Guidata dal CEO Bob Ulrich, l'azienda si affermò per la vendita di prodotti di design di buona qualità a prezzi accessibili. Entro la fine del 1999, Target contava oltre 900 negozi in 44 stati, portando i ricavi complessivi di Dayton-Hudson a 33,7 miliardi di dollari e permettendo al gruppo di superare per la prima volta nella sua storia il miliardo di dollari di utile netto.

Target Corporation (2000-2019)

Nel gennaio 2000, la Dayton-Hudson Corporation ha ufficialmente cambiato nome in Target Corporation, a testimonianza del fatto che la catena discount generava ormai circa il 75% delle vendite e degli utili del gruppo. In questa fase di riorganizzazione, le operazioni di e-commerce sono state separate per creare la divisione autonoma target.direct, mentre la carta di credito proprietaria è stata affiancata dal circuito Target Visa.

Tra il 2005 e il 2010 la società ha accelerato sia l'espansione operativa sia l'innovazione di format e mercati. Nel 2005 ha inaugurato la sua sede tecnologica e operativa overseas a Bangalore, in India, ampliata l'anno successivo con la costruzione del Robert J. Ulrich Center. Nel 2008 Gregg Steinhafel è subentrato come CEO allo storico Bob Ulrich; nello stesso periodo, l'azienda ha completato la sua prima struttura logistica dedicata ai prodotti alimentari a Lake City, in Florida. Nel marzo 2009 Target si è espansa per la prima volta oltre gli Stati Uniti continentali, aprendo contemporaneamente punti vendita ad Anchorage, Alaska e sull'isola di Oahu nelle Hawaii.

A gennaio 2011, Target ha avviato la sua prima espansione internazionale in Canada rilevando i locali della catena Zellers per 1,8 miliardi di dollari e aprendo oltre cento punti vendita. Tuttavia, gravi problemi logistici, scaffali sguarniti e prezzi superiori alle attese della clientela hanno compromesso l'operazione. A fronte di perdite per miliardi di dollari, l'azienda ha chiuso tutti i 133 store canadesi all'inizio del 2015, segnando uno dei ripiegamenti più rapidi della sua storia.

Nel 2012, Target ha fatto il suo ingresso nelle grandi metropoli lanciando il format CityTarget. Caratterizzati da superfici ridotte rispetto ai negozi tradizionali e da un assortimento mirato per la spesa quotidiana, questi punti vendita sono stati progettati per servire i centri urbani come Chicago, Los Angeles e New York, ponendo le basi per la successiva strategia d'espansione dei negozi di piccolo formato.

Nel giugno 2015, Target ha chiuso un accordo strategico cedendo a CVS Health le proprie farmacie e cliniche interne: l'accordo ha portato oltre 1.660 farmacie in 47 Stati a operare con il modello store-within-a-store sotto il marchio CVS, mentre le circa 80 cliniche sono state riconvertite in MinuteClinic. Pochi mesi dopo, a luglio 2015, la società ha inaugurato a San Francisco lo spazio concept Target Open House, una struttura progettata come una vera e propria abitazione per mostrare e testare dal vivo prodotti per la domotica e per la casa connessa.

Nel 2017 l'azienda ha lanciato il servizio di ritiro all'esterno del negozio Drive Up e ha acquisito la piattaforma di consegna a domicilio Shipt per 550 milioni di dollari per competere con i colossi del commercio elettronico, annunciando al contempo l'apertura del suo primo punto vendita nel Vermont.

Nel 2019, Target ha introdotto Target Circle, il nuovo programma fedeltà integrato nell'app. Nello stesso periodo la società ha stretto importanti collaborazioni commerciali con Disney per la creazione di spazi Disney Store all'interno dei propri punti vendita, e con Toys "R" Us per la gestione delle vendite online del marchio di giocattoli, consolidando ulteriormente la sua popolarità sul mercato americano.

Sviluppi recenti (2020-oggi)

Durante le prime fasi dell'emergenza sanitaria da COVID-19, nel marzo 2020, Target ha collaborato con le autorità federali e con altre importanti catene del settore mettendo a disposizione i propri punti vendita come centri per i test tampone, introducendo successivamente l'obbligo di mascherina per tutti i clienti. Nel corso della pandemia, la risposta operativa dell'azienda e il forte incremento della domanda di beni di prima necessità, alimentari e articoli per la casa hanno fatto più che raddoppiare le vendite digitali, consolidando la posizione di Target come uno dei principali punti di riferimento nel mercato al dettaglio americano. Inoltre, l'azienda ha lanciato il concept Ulta Beauty at Target e ha rafforzato le partnership strategiche con marchi del calibro di Disney, Apple e Levi Strauss.

Nel marzo 2022, Target ha convertito il punto vendita di Vista, in California, in una struttura alimentata interamente da fonti rinnovabili grazie all'installazione di pensiline solari nel parcheggio, un progetto pilota concepito per testare l'iniziativa su tutta la catena.

Nel 2024, Target ha annunciato il restyling del proprio programma fedeltà e della fidelity card, abbandonando il riferimento al colore rosso per valorizzare il celebre simbolo del cerchio: la carta RedCard è stata così ribattezzata Target Circle Card. La riorganizzazione ha mantenuto inalterati tutti i vantaggi già previsti per i clienti e ha introdotto l'evento promozionale dedicato Circle Week.

A inizio luglio 2024, Target ha annunciato che dal 15 luglio dello stesso anno non avrebbe più accettato assegni personali nei propri punti vendita.

Il 24 gennaio 2025, Target ha annunciato il ridimensionamento delle proprie iniziative di diversità, equità e inclusione per allinearsi al recente ordine esecutivo della presidenza Trump. La decisione ha suscitato un'immediata reazione negativa tra i clienti, sfociata in un boicottaggio del marchio e in significative ripercussioni sul valore azionario della società.

Il 14 agosto 2025, Target ha annunciato che l'accordo di partnership quinquennale con Ulta Beauty per il format store-within-a-store non verrà rinnovato alla sua scadenza nell'agosto 2026.

Il 20 agosto 2025, Target ha annunciato che Michael Fiddelke diventerà il nuovo CEO della società a partire dal 1° febbraio 2026, sostituendo Brian Cornell che assumerà il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione.

Il 26 agosto 2026, Target ha annunciato il lancio di Target Beauty Studio, una nuova area dedicata alla cosmesi con oltre 1.600 prodotti di 90 marchi differenti. Il debutto dell'iniziativa, previsto per il 10 settembre 2026, si affianca a sconti dedicati e offerte promozionali riservate agli iscritti al programma fedeltà.

Negozi

Target

Con una superficie media di circa 12.500 m² (135.000 piedi quadrati), i punti vendita Target offrono un ampio assortimento di merceologia generale, dai beni durevoli al tessile. Pur nascendo sul modello strutturale dei classici big-box, dal 2006 l'azienda ha avviato un processo di personalizzazione dei negozi per adattarne offerta e layout alle specifiche esigenze dei quartieri ospitanti. Nello stesso periodo si sono consolidati anche i servizi interni di ristorazione: le aree Starbucks, inizialmente riservate ai soli SuperTarget, sono state gradualmente integrate in tutti i punti vendita tradizionali a partire dal 2003. L'evoluzione dell'offerta alimentare ha registrato una svolta cruciale nel 2008 con l'introduzione del format PFresh, un prototipo che ha incrementato la presenza di cibi freschi, surgelati e prodotti da forno. Per fare spazio a questo ampliamento e potenziare le sezioni stagionali, l'azienda ha dismesso i reparti giardinaggio, avviando un piano massiccio di ristrutturazioni che ha coinvolto centinaia di store tra il 2009 e il 2010.

CVS Health

Il 15 giugno 2015, CVS Health ha annunciato un accordo con Target per acquisire l'intero ramo d'azienda relativo a farmacie e cliniche per circa 1,9 miliardi di dollari. A seguito dell'operazione, completata nel febbraio 2016, le 1.672 farmacie presenti all'interno dei punti vendita Target sono state riposizionate sotto il marchio CVS Health, mentre le cliniche sono state rinominate MinuteClinic. L'acquisizione delle farmacie Target ha consentito a CVS di espandere la propria presenza in mercati chiave quali Seattle, Denver, Portland e Salt Lake City.

Super-Target

Nel settembre 1990, con l'inaugurazione del primo punto vendita ad Apple Valley, nel Minnesota, è nato il format Target Greatland. Con una superficie maggiorata del 50% rispetto agli store tradizionali, questo modello ha segnato un importante salto qualitativo nell'esperienza di acquisto, introducendo corsie più ampie, un maggior numero di casse e scanner per il controllo prezzi, reparti farmacia e fotografia potenziati e un'area ristorazione. A partire dal 2009, queste strutture sono state gradualmente riconvertite nel format PFresh.

L'evoluzione naturale di questo concept è sfociata nel 1995 con l'apertura del primo ipermercato Super-Target a Omaha, nel Nebraska, caratterizzato dall'integrazione di un reparto di generi alimentari completo. L'ampliamento dell'offerta alimentare nel 2003 ha portato l'anno successivo all'adozione del payoff dedicato "Eat Well. Pay Less." (variante del celebre "Expect More. Pay Less."). In quel periodo l'azienda ha tentato anche diverse partnership di servizio, come l'installazione di postazioni finanziarie E-Trade in circa 40 store, dismesse nel 2003 poiché poco redditizie.

Nel confronto con i rivali Walmart Supercenter, l'allora CEO Gregg Steinhafel sottolineava l'approccio distintivo di Target: mentre Walmart operava come «un grande alimentari che vende anche merceologia generale», per Target il settore grocery rappresentava un complemento strategico ad alto impatto ma a costi contenuti. Nel 2015, l'azienda contava 239 ipermercati SuperTarget (ciascuno di circa 16.200 m²), prima di avviare una progressiva uniformazione del brand sotto un'unica visione aziendale sintetizzata nel motto: «Grandi o piccoli che siano, i nostri negozi hanno una cosa in comune: sono tutti Target».

Small-Target

Mentre i punti vendita Target tradizionali occupano circa 12.500 m², la maggior parte dei negozi a "piccolo formato" CityTarget copre una superficie di circa 7.400 m² (80.000 piedi quadrati). I primi punti vendita sono stati aperti nel luglio 2012 a Chicago, Los Angeles e Seattle, mentre la sede di Boston, inaugurata nel luglio 2015 con i suoi 15.000 m² (160.000 piedi quadrati), è la più grande. I negozi TargetExpress presentano dimensioni ancora più ridotte, tra i 1.300 e i 2.000 m² (da 14.000 a 21.000 piedi quadrati); il primo è stato inaugurato nel luglio 2014 a Dinkytown, nei pressi dell'Università del Minnesota.

I prodotti offerti in questi format flessibili sono solitamente venduti in confezioni più piccole, pensate per i clienti che utilizzano i trasporti pubblici. I punti vendita realizzati nelle comunità universitarie offrono spesso un reparto articoli per la casa potenziato, con arredi specifici per appartamenti e dormitori. Quasi tutte le aperture pianificate fino al 2019 sono state concepite in piccolo formato (con superfici inferiori ai 4.600 m² / 50.000 piedi quadrati). L'obiettivo di questi negozi più contenuti era conquistare la clientela dei millennial; i quasi 30 nuovi punti vendita dovevano essere situati in città universitarie o in aree ad alta densità abitativa.

Progetti abbandonati

Target Portrait Studio

Target Portrait Studio era una catena di studi fotografici situati all'interno di punti vendita Target selezionati. La catena, gestita da Lifetouch, ha iniziato le attività nel 1996 e ha cessato le operazioni il 28 gennaio 2017.

Target Garden Center

I Target Garden Center rappresentavano la rete di aree dedicate al giardinaggio presente in circa 260 punti vendita in California, Nevada, Arizona e Florida. Nel settembre 2010, l'azienda ha disposto la chiusura definitiva di tutti i centri giardinaggio a causa della scarsa redditività e del ridotto valore aggiunto per la clientela, riallocando la superficie espositiva per ampliare le sezioni stagionali e l'offerta alimentare del format PFresh.

Target Canada

È nata nel 2013 quando Target ha acquisito i contratti di locazione di Zellers, convertendo i relativi punti vendita in negozi Target. Target Canada è rimasta operativa per due anni fino alla chiusura di tutti i negozi nel 2015. L'operazione si è conclusa con perdite finanziarie per circa 2,1 miliardi di dollari, venendo poi citata da analisti e media come un emblematico caso di studio sulle criticità operative e logistiche nell'ingresso nei mercati esteri.

Logistica

A ottobre 2026, Target Corporation gestisce 66 centri di distribuzione negli Stati Uniti. Ad eccezione degli articoli forniti direttamente dai produttori (come biglietti d'auguri e bevande gassate), questi centri spediscono la merce direttamente ai punti vendita Target. Inoltre, a differenza di Walmart, l'assortimento alimentare di Target non proviene da centri di distribuzione di sua proprietà, ma da aziende con cui ha stretto delle partnership.

Il primo centro di distribuzione della catena ha aperto a Fridley, nel Minnesota, nel 1969. Dotato di un sistema di distribuzione computerizzato, era noto come Northern Distribution Center.

Il 9 agosto 2004, Target ha annunciato ai propri fornitori che avrebbe avviato un test sugli effetti della tecnologia RFIDsull'efficienza della gestione della catena di fornitura. Il test ha coinvolto un centro di distribuzione Target e 10 negozi limitrofi, applicando etichette RFID sui codici a barre di pallet e scatole per tracciare le merci dai fornitori al centro di distribuzione, e da questo ai negozi. tuttavia, nel 2016, Target ha pianificato di estenderla a tutti i suoi 1.795 punti vendita statunitensi.

Il 27 gennaio 2009 ha annunciato la chiusura del centro di Maumelle, in Arkansas, motivandola con la necessità di garantire la propria competitività a lungo termine. Nel giugno 2009, ha aperto un nuovo impianto per rifornire oltre 60 negozi in tre stati.

Identità aziendale

Sede centrale

La sede centrale di Target Corporation sorge lungo il Nicollet Mall a Minneapolis, nell'area storicamente occupata dal primo punto vendita Goodfellows. Progettato dallo studio Ellerbe Becket e sviluppato da Ryan Companies con un investimento di circa 260 milioni di dollari per accentrare oltre 6.000 dipendenti, il complesso direzionale si articola tra la torre Target Plaza North e la Target Plaza South. A questo hub storico si è aggiunto, nell'ottobre 2014, il Target Northern Campus a Brooklyn Park, in Minnesota: una moderna cittadella aziendale di circa 150.000 m².L'immobile della sede centrale di Minneapolis ha attraversato anche momenti di tensione quando, nell'agosto 2020, ha subito irruzioni, danni e incendi dolosi durante i disordini urbani scoppiati in città, eventi che hanno poi portato alla condanna dei responsabili in sede federale.

Diversità

Nel corso degli anni, Target ha affrontato importanti sfide legali e giudiziarie in materia di inclusione e accessibilità. Nel 2008 l'azienda ha chiuso con un accordo da 6 milioni di dollari una causa intentata dalla federazione dei non vedenti per rimuovere le barriere digitali del sito Target.com, mentre nel 2009 ha gestito un contenzioso con la commissione federale per le pari opportunità (EEOC) riguardo alla tutela dei dipendenti con disabilità.

Sul fronte dei diritti civili e della rappresentanza, Target nel 2020 ha promosso un'iniziativa per una forza lavoro ampiamente diversificata, con metà dei 350.000 dipendenti appartenenti a minoranze etniche e una forte presenza femminile nei ruoli manageriali.

Questo indirizzo strategico ha subito una drastica revisione nel 2025 quando, a seguito delle disposizioni federali emanate dall'amministrazione Trump per il superamento dei programmi basati sulla diversità, l'equità e l'inclusione (DEI), Target ha interrotto diverse iniziative interne collegate e ha formalizzato il ritiro da tutte le valutazioni e dai sondaggi di conformità esterni.

Filantropia

L'impegno sociale e la filantropia costituiscono da sempre un pilastro fondamentale dell'identità aziendale di Target, tanto da valere alla società importanti riconoscimenti, tra cui il primo posto negli Stati Uniti per percentuale di utili devoluti in beneficenza (pari a circa il 5% del profitto operativo ante imposte, superando i 3 milioni di dollari erogati settimanalmente alle comunità locali).

Tra i progetti di maggior impatto sociale risalta la realizzazione della Target House a Memphis, in Tennessee: un complesso residenziale da 96 appartamenti interamente finanziato con oltre 27 milioni di dollari per offrire accoglienza gratuita e a lungo termine alle famiglie dei bambini in cura presso il St. Jude Children's Research Hospital.

Privacy

Uno dei momenti più critici della storia recente di Target si è verificato nel dicembre 2013, quando l'azienda è stata vittima di un imponente attacco informatico che ha compromesso i dati personali di circa 70 milioni di clienti, inclusi nomi, recapiti telefonici, indirizzi e-mail e residenze. La violazione dei sistemi di sicurezza ha generato un'ampia ricaduta legale e reputazionale, risolta negli anni successivi attraverso complessi accordi transattivi: nel marzo 2015 Target ha concordato un risarcimento di 10 milioni di dollari a favore dei consumatori coinvolti tramite una causa collettiva, a cui è seguito, nel maggio 2016, un ulteriore accordo transattivo da 39 milioni di dollari per indennizzare gli istituti bancari e i crediti cooperativi colpiti dai costi di gestione e sostituzione delle carte.

Introdotto nel 1962 con l'apertura del primo negozio, l'iconico logo a bersaglio (bullseye) di Target nasce per comunicare l'idea di "colpire nel segno" per qualità e convenienza. Con il tempo, il design si è evoluto verso forme più essenziali e minimaliste, diventando uno dei marchi più famosi al mondo. Il logo è diventato così popolare nell'immaginario collettivo da ispirare il noto soprannome ironico alla francese Tar-zhay, utilizzato persino dall'azienda per lanciare una linea di moda chiamata Targét Couture.

Identità visiva

Note

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