Giuseppe Tartini

Autore ignoto, Giuseppe Tartini, fine del secolo XIX, olio su tela, 65,5x53 cm, n. inv. U. 776; custodito presso il Museo del mare "Sergej Mašera" di Pirano, Stanza memoriale di Giuseppe Tartini.

Giuseppe Tartini (Pirano, 8 aprile 1692 – Padova, 26 febbraio 1770) è stato un violinista e compositore italiano della Repubblica di Venezia, autore della celebre sonata per violino in sol minore Il trillo del diavolo. A lui è intitolato il Conservatorio di Trieste, mentre i comuni di Milano, Torino, Bologna, Firenze e Padova gli hanno intitolato ciascuno una via; Roma gli ha dedicato un largo.

Aiuto
Giuseppe Tartini (info file)
Fuga in Sol maggiore — da: Sei fughe per flauto e orchestra
Fuga in Sol maggiore — da: Sei fughe per flauto e orchestra

Biografia

«Primo studio deve essere l'appoggio dell'arco sulla corda siffattamente leggero, che il primo principio della voce che si cava, sia come un fiato, e non come una percossa sulla corda. Consiste in leggerezza di polso, e in proseguir subito l'arcata; dopo l'appoggio leggero non c'è più pericolo d'asprezza e di crudezza»
Ritratto presunto di Giuseppe Tartini (ma formalmente dell'Abbate Ferrè da Lucca) Olio su tela, Museo degli strumenti musicali, Castello Sforzesco di Milano.

Nacque a Pirano in Istria, cittadina allora appartenente alla Repubblica di Venezia, l'8 aprile 1692 da Giovanni Antonio Tartini, di origine fiorentina che prestava servizio come scrivano dei sali della Serenissima a Pirano, e Caterina Zangrando, di Pirano. Venne battezzato nel battistero di S. Giovanni Battista attiguo alla Chiesa di San Giorgio. Giuseppe era il quarto di sei fratelli, almeno due dei quali non raggiunsero la maggiore età, e tre sorelle. Alla morte del padre, avvenuta intorno al 1709 o 1710, il fratello Domenico divenne il capofamiglia.

Entrò dapprima alla scuola dell'Oratorio di San Filippo Neri, ma essendosi ben presto distinto per le sue brillanti disposizioni, fu inviato a Capodistria per completare i suoi studi al collegio dei Padri delle scuole. Fu lì che ricevette le prime lezioni di musica e violino. Inoltre, l'arte della scherma gli divenne egualmente familiare, tanto che pochi potevano eguagliarlo.

I suoi genitori avevano creduto di poterlo avviare alla vita ecclesiastica come francescano, ma non riuscendovi lo mandarono, nel 1708, all'Università di Padova per studiarvi giurisprudenza e intraprendere la carriera di avvocato. Le sue grandi capacità gli resero questo studio così facile che ebbe anche il tempo di perfezionarsi nella scherma e di segnalarsi per parecchi duelli. Questa passione divenne tanto forte che Tartini avrebbe voluto recarsi a Parigi o a Napoli per diventare maestro d'armi. E avrebbe certo messo in atto questo progetto senza esitare se non si fosse innamorato di una damigella, Elisabetta Premazore (1690-1769), nipote del cardinale ed arcivescovo di Padova Giorgio Cornaro, a cui dava lezioni e che Tartini sposò in segreto il 27 luglio 1710 nella Chiesa del Carmine, attirandosi l'ira della sua famiglia e, secondo Francesco Fanzago, anche quella del cardinale stesso. In realtà, i documenti hanno dimostrato che il matrimonio aveva avuto regolare consenso del vescovo, oltre alla dispensa dalle usuali pubblicazioni. Non gli restò altra scelta che lasciare la sua sposa a Padova, che venne rinchiusa in un convento, e fuggire a Roma, travestito da pellegrino. Non trovando sicurezza in nessun luogo, errò di città in città finché trovò un rifugio sicuro presso il Sacro Convento di Assisi, il cui guardiano, padre Giovanni Battista Torre che era un suo parente, lo accolse e assecondò il suo interesse per lo studio del violino.

Antonio Dal Zotto, Statua di Tartini a Pirano, sua città natale
Monumento nella Basilica di Sant'Antonio di Padova

Dimorò due anni in questo convento e si applicò allo studio del violino che aveva quasi completamente trascurato a Padova. Tartini fino ad allora aveva studiato violino solo per tre mesi all'età di dodici anni. Le "frequenti musicali lezioni" di Bohuslav Matěj Černohorský, celebre organista che in quel periodo esercitava presso il medesimo convento, qui chiamato semplicemente "padre Boemo", completarono la sua iniziazione all'arte della musica. Un altro vantaggio che ebbe per lui questo ritiro isolato, fu il totale cambiamento del carattere: da violento e superbo che era, divenne amabile e modesto e perse per sempre, grazie a questa vita tranquilla, i difetti che erano stati all'origine di tutte le sue sventure.[senza fonte]Il suo nascondiglio era rimasto a lungo sconosciuto; ma un incidente imprevisto lo fece scoprire: suonando il violino nel coro della chiesa, un colpo di vento sollevò la tenda che lo nascondeva alla vista dei presenti e fu riconosciuto.

Nel 1714 si ritirò ad Ancona dove aveva trovato impiego suonando nell'orchestra del teatro "La Fenice" (il Teatro delle Muse non era ancora stato costruito). Qui ebbe modo di perfezionarsi sotto la guida di un eccellente musicista per altri versi sconosciuto: tale Giulio Terni. Ad Ancona, Tartini elaborò un modo nuovo di suonare il violino scoprendo fenomeno del terzo suono, poi divenuto notissimo (toni risultanti o toni di Tartini) ovvero della risonanza della terza nota dell'accordo, quando si fanno sentire le due note superiori.

Rientrato a Padova nel 1716, ebbe in quell'anno l'occasione di ascoltare un'esibizione, a Venezia presso casa Mocenigo, del famoso violinista Francesco Maria Veracini durante un concerto in onore del principe elettore di Sassonia, il futuro Federico Augusto III: Tartini rimase talmente colpito dalla sua tecnica ardita e nuova, che decise di ritornare nelle Marche per perfezionare soprattutto la tecnica dell'arco. Tra il 1717 e il 1718 praticò infatti nelle Marche dove figura essere stato anche primo violino nell'orchestra del Teatro della Fortuna di Fano.

Nel 1721 la Presidenza della Veneranda Arca di Sant'Antonio chiese a Tartini di prestare servizio presso la basilica. Tartini accettò ed il 16 aprile del 1721 venne messo a capo dell'orchestra di Basilica di Sant'Antonio di Padova, presso la Cappella Musicale del Santo, una delle meglio assortite d'Italia, all'epoca composta da quaranta musicisti, di cui sedici cantanti. Fu assunto senza dover superare alcuna prova, come era invece uso, e con la concessione straordinaria di potersi recare in altre città e nei teatri senza dover presentare richiesta scritta, la cosiddetta supplica, ma semplicemente chiedendo il permesso di assenza al Maestro di Cappella. Inoltre, le sue assenze non comportavano alcuna riduzione di onorario. Tuttavia, anch'egli veniva valutato nelle annuali riballotazioni, ossia quelle verifiche a cui la Presidenza della Veneranda Arca sottoponeva ciascun membro della Cappella musicale.

Nel 1723 fu chiamato a Praga per l'incoronazione dell'imperatore di Boemia Carlo VI, città dove rimase per ben tre anni con il suo amico Antonio Vandini, violoncellista al servizio del conte Francesco Ferdinando Kinsky. A Praga Tartini ebbe l'occasione di entrare in contatto con le personalità musicali più importanti dell'epoca come Johann Joseph Fux, Antonio Caldara e Sylvius Leopold Weiss. È in questa città che Quantz lo sentì, e ne parlò in questi termini:

«Tartini era in effetti uno dei più grandi violinisti esistenti. Riusciva a cavare dal suo strumento un bellissimo suono, e possedeva un controllo omogeneo di entrambe le mani e dell'arco. Padroneggiava il violino durante le più grandi difficoltà senza sforzo apparente, ottenendo un suono purissimo. I trilli, perfino quelli doppi, li eseguiva egualmente bene con tutte le dita. Impiegava le corde doppie sia nei movimenti lenti che in quelli veloci, e gli piaceva suonare in prima posizione. Tuttavia le sua esecuzione non era commovente, né il suo stile nobile; in effetti risultava piuttosto in controtendenza rispetto allo stile vocale. Locatelli [Pietro Antonio Locatelli, 1695-1764] e Piantanita [Giovanni Piantanida, 1705-1782] ricordavano per molti aspetti questo famoso violinista.»

Nel 1726, i problemi di salute causati dal clima praghese lo costrinsero a rientrare in Italia, assieme all'amico Vandini. Si stabilì quindi nuovamente a Padova, dove riprese la sua attività presso la basilica antoniana. A partire da quest'epoca nulla poté più convincerlo ad accettare di mettersi al servizio di uno straniero, per quanto vantaggiose fossero le proposte che gli venivano fatte. Grazie alla flessibilità del suo contratto di lavoro, poté esibirsi in numerose città: la sua presenza come musicista è testimoniata a Parma (1728), a Bologna (1730), a Camerino (1735), a Roma (molto probabilmente nel 1737), a Ferrara (1739), a Verona e, soprattutto, a Venezia.

Nel 1728 fondò a Padova la Scuola delle Nazioni, una scuola di violino nella quale Tartini poté formare molti allievi provenienti da tutta Europa e che in seguito divennero famosi violinisti: lo si chiamava il Maestro delle Nazioni e la sua scuola fornì grandi musicisti a Francia, Inghilterra, Germania e Italia. Pagin, ad esempio, si recò espressamente a Padova per formarsi sotto la sua direzione. Fra i suoi allievi, si annoverano Pietro Nardini, Pasquale Bini, Paolo Alberghi, Domenico Ferrari, Domenico Dall'Oglio, Joseph Touchemoulin, Carminati, Maddalena Lombardini, Lahoussaye e Capuzzi. Oltre tali nomi, deve essere ricordato, fuori dalla scuola strettamente violinistica, il più famoso dei suoi allievi, il compositore Antonio Salieri, che da Tartini prese lezioni durante i suoi anni giovanili a Venezia. È in questo periodo che probabilmente scrive le variazioni per violino e basso continuo intitolate L'arte dell'arco, basate sulla gavotta della sonata per violino op. 5 n. 10 di Arcangelo Corelli.

«Già molto forte sul violino [Pugnani] andò a vedere Tartini a Padova per consultarlo a proposito del proprio modo di suonare. Prima di suonare alcunché, lo pregò di dargli sinceramente il suo parere. Aveva appena iniziato ad eseguire una sonata che Tartini gli fermò il braccio dicendo "Siete crescente". Ricominciò e, arrivato allo stesso punto sente che Tartini di nuovo gli ferma il braccio dicendo "Siete calante". A questo punto lascia il violino e chiede a Tartini di dargli delle lezioni. In effetti si trattenne qualche mese a Padova e si mise a studiare daccapo il suo strumento sotto la guida di quel grande maestro. È per questo che molte persone dicono che Pugnani fu suo allievo.»

Tartini ha senza dubbio saputo acquisire in seguito dal punto di vista dell'espressione e del gusto ciò che gli mancava allora, a giudizio di Quantz, poiché, ogni volta che sentiva suonare con destrezza, ma senz'anima, diceva: «Questo è bello, questo è difficile, ma non parla all'anima!».[senza fonte]

Attorno al 1740, Tartini strinse importanti amicizie con scienziati e personalità illustri, fra cui si ricordano Gian Rinaldo Carli, il di cui "Dialogo della musica antica e moderna" ne riporta la testimonianza diretta, padre Stellini, l'abate Gregorio Bresciani, l'abate Vincenzo Rota, che disegnò l'unico ritratto di Tartini a noi giunto, il marchese Angelo Gabrielli (poi I principe di Prossedi), il conte Giordano Riccati. Contatti frequenti ci furono anche con il conte Francesco Algarotti (le lettere di Tartini ad Algarotti sono di estremo interesse per la conoscenza delle sue idee), che lo mise a sua volta in contatto con Federico II di Prussia (per il quale Tartini scrisse un Concerto per flauto). Inoltre, ebbe contatti anche col matematico e fisico Leonardo Eulero e, probabilmente, con D'Alembert.

L'interesse di Tartini per le speculazioni teoriche fu costante per tutta la sua vita, al punto che egli si allontanò progressivamente dalla pratica compositiva e da quella esecutiva per dedicarsi assiduamente all'elaborazione dei suoi trattati.

Per tutta la vita fu oberato dalle continue ed insistenti richieste di aiuto economico da parte della famiglia a Pirano, testimoniate nelle numerose lettere conservate presso la sezione piranese dell'Archivio Regionale di Capodistria.

Vincenzo Rota, Giuseppe Tartini, tempera su carta, 17,3x14 cm, 1761; custodito presso il Conservatorio di Musica "G. Tartini" di Trieste.

Tartini fu ufficialmente in servizio presso la Cappella Antoniana fino al 1765, anno in cui gli successe l'allievo Giulio Meneghini. Svolse l'attività di insegnante almeno fino al 1767 e continuò fino alla fine dei suoi giorni a perseguire lo scopo di perfezionare la sua teoria sul sistema armonico.

In età molto avanzata, fu colpito dallo scorbuto. Pietro Nardini, uno dei suoi allievi prediletti, partì da Livorno alla notizia della sua malattia e gli prodigò le sue cure fino all'ultimo momento. A causa di una gangrena alla gamba che l'aveva reso ormai infermo, Tartini morì il 26 febbraio 1770, un anno dopo la morte della moglie. Il suo corpo fu deposto nella chiesa di Santa Caterina a Padova, accanto a quello di sua moglie: una cerimonia funebre, ordinata dal suo successore, Giulio Meneghini, fu celebrata in suo onore nella chiesa dei serviti. L'abate Fanzago pronunciò il suo elogio e la cappella di Sant'Antonio eseguì un requiem di composizione di Vallotti.

Lasciò tutti i suoi scritti al suo protettore, il conte di Thurn und Taxis, chiedendo a padre Colombo di pubblicare il suo Trattato del suono.

Curiosità legate all'artista

Charles Burney nel suo scritto Viaggio musicale in Italia (1771) nel quale racconta di aver passato tre giorni a Padova, descrive il rapporto di Tartini con la moglie Elisabetta Premazore come quello fra Socrate e Santippe. Nutriva più famiglie indigenti e fece allevare più orfani a sue spese. Dava anche lezioni gratuite a quelli che volevano apprendere la musica e non avevano mezzi per pagarlo.

Il posto che occupò per trent'anni non gli rendeva che 400 ducati e non era obbligato a suonare che alle feste, ciò nonostante, non lasciava passare una settimana senza suonare più volte.

Il teatro a lui intitolato nella sua città natale, Pirano, fu inaugurato il 27 marzo 1910 non con una sua composizione, né con musica, ma con la tragedia Fedra di Umberto Bozzini, messa in scena dalla Compagnia di Italia Vitaliani, prima attrice, con Paola Pezzaglia prima attrice giovane.

Considerazioni sull'artista

Non conosciamo che pochi brani di musica vocale di Tartini, come il Miserere eseguito a Roma, il mercoledì santo del 1768 alla presenza di papa Clemente XIII. Il barone Agostino Forno, autore di un elogio di Tartini, che vi assisté, dice che questo pezzo merita il primo posto tra tutti quelli dell'autore. Essi recano, in generale, l'impronta e l'invenzione del genio; il canto è grazioso, vivo e pittoresco, l'armonia è melodiosa e semplice, sebbene sapiente. Tartini era tanto grande come compositore che come violinista. Algarotti dice che prima di comporre, Tartini aveva l'abitudine di leggere un sonetto di Petrarca che gli piaceva molto, per la finezza del sentimento e che faceva ciò per avere un oggetto ben determinato da esprimere poi in musica. È così che nelle sue sonate, la più grande varietà è congiunta all'unità più perfetta. Ma ascoltiamo Pierre-Louis Ginguené analizzare i suoi concerti:

«Si sa che questo grand'uomo operò una doppia rivoluzione nella composizione musicale e nell'arte del violino. Dei canti nobili ed espressivi, dei tratti sapienti ma naturali e disegnati su un'armonia melodiosa, dei motivi sviluppati con un'arte infinita e senza l'aria di schiavitù e pedanteria che Corelli stesso, più preoccupato del contrappunto che del canto, non aveva sempre evitato; niente di trascurato, di inutilmente affettato, canti ai quali è impossibile non attribuire un senso e dove si intravede appena che la parola manca. Tale è il senso dei concerti di Tartini.»

L'abate Vincenzo Rota di Padova, compositore spesso consultato da Tartini stesso, dettò questo distico latino perché venisse messo in basso al ritratto del suo amico:

Tartini haud potuit veracius exprimi imago
Sive lyram tangat, seu meditatur, is est

Quest'altro distico è del conte Antonio Pimbiolo di Padova:

Hic fidibus, scriptis, claris hic magnus alumnis
Cui par nemo fuit, forte nec ullus erit.

Tartini nel fumetto

Lo stesso argomento in dettaglio: Il trillo del diavolo.

In un albo di Dylan Dog, Il Trillo del Diavolo è l'opera che una giovane e bella violinista suona sotto la direzione di un vecchio compositore che vuole perfezionarla al punto di renderla uguale a quella suonata dal diavolo nel leggendario sogno di Tartini. Le note della nuova melodia causano però reazioni inspiegabili ai suoi ascoltatori mettendoli a diretto contatto con l'inferno. Inoltre, in numerose storie della serie, lo stesso Dylan Dog esegue tale musica al clarinetto (con scarsi risultati, a detta dell'assistente Groucho).

Saggi e trattati

Questo trattato, dedicato da Tartini al nobile sig. conte Decio Agostino Trento, si basa in parte sul fenomeno del terzo suono , Jean Jacques Rousseau diede un estratto di quest'opera all'articolo «sistema» del suo dictionnaire de musique e sembrò preferire le idee di Tartini a quelle di Rameau. M. Serre de Genéve accumulò le obiezioni contro il sistema di Tartini, nel secondo capitolo delle sue observations sur les principes de l'harmonie che diedero luogo all'opera seguente:

«Il sistema di Tartini», dice Forkel a seguito di questa risposta, «è ammirato quasi esclusivamente in Italia, in Francia lo è soltanto in parte e per nulla in Germania. Schreibe, nel suo trattato di composizione, assicura che Tartini si è servito della penna di padre Colombo, come Rameau di quella di Castel. A detta del teorico tedesco, Tartini era in grado di comprendere soltanto la più semplice aritmetica. Con un grande apparato di calcoli ha voluto darsi l'aria di un profondo teorico»

Si fatica a comprendere come un tale sistema avesse potuto essere ammirato in Italia e in Francia, poiché non è mai stato compreso da nessuno e l'autore stesso, probabilmente, non ha mai saputo quello che voleva dire. Grande violinista, grandissimo compositore, Tartini era un debole geometrista, un fisico ancor meno preparato ed un cattivo logico. Arrivati ad un'epoca in cui non si credeva di poter dare alla musica un fondamento nella natura che donandole un fondamento nella fisica, ebbe la debolezza come Rameau che ne aveva dato per primo l'esempio, di sacrificarsi a questo fine. Volle inventare un sistema, ma come Rameau aveva preso per base il fenomeno della risonanza multipla, egli prese come fondamento il fenomeno inverso, sul quale edificò, come poté, un sistema di cui né lui né i suoi lettori poterono mai capire nulla, perché non era in effetti a forza di oscurità che si poteva dare un'aria di verosimiglianza a queste chimere.

In quest'opera, dedicata a sua eccellenza il signor principe Angelo Gabrielli, Tartini cercò di evitare di ricadere nei difetti che Serre gli aveva rimproverato. Quelli che desiderano conoscere la refutazione algebrica del sistema di Tartini, possono leggere il discorso preliminare del nuovo sistema di musica pubblicato da Mercadier de Belesta nel 1776.

Sorge aveva pubblicato ad Amburgo, nel 1744 Anweizung zur stimmung der orgelwerke unde des claviers (istruzioni per accordare gli organi e i clavicembali) in cui fa menzione della coesistenza di un suono grave uguale all'unità, ma non è il primo che ha scoperto questo fenomeno, come pretende Chladni, Tartini lo aveva osservato fin dal 1714 facendone la base del suo trattato di musica, ma non lo rese pubblico che nel 1754, nel suo trattato di musica. Romieu aveva presentato nel 1751, all'accademia di Montpellier, la sua memoria sullo stesso fenomeno. Tartini sosteneva che questo terzo suono fosse di un'ottava più acuto di quello che è in realtà, ma Mercadier ha ben confutato questa falsa asserzione.

Opere

Trattato di musica secondo la vera scienza dell'armonia, 1754

Canzoncine sacre ad una e tre voci

Musica strumentale (manoscritta)

violoncello, in LA
violoncello, 2 corni, in RE
flauto, in SOL
flauto, in FA

Musica strumentale (pubblicata)

Trattati

Note

  1. ↑ La data di battesimo è l'8 aprile 1692, però è probabile che sia nato qualche giorno prima.
  2. ↑ Antonio Capri, Giuseppe Tartini, Milano, Garzanti, 1945, p. 12.
  3. ↑ (IT) Duška Zitko, Giuseppe Tartini - virtuoso del violino, compositore, teorico e pedagogo di fama mondiale., Pirano, Museo del Mare "Sergej Mašera" Pirano, 2017, p. 33.
  4. ↑ (IT) Pierluigi Petrobelli, Giuseppe Tartini, le fonti biografiche, Vienna-Venezia, Universal, 1968, p. 40.
  5. ↑ Sergio Durante, Tartini, Padova, l'Europa, Livorno, Sillabe Editore, 2017, p. 10
  6. ↑ (IT) Pierluigi Petrobelli, Tartini, le sue idee e il suo tempo, Lucca, LIM, 1992, p. 3.
  7. 1 2 (IT) Pierluigi Petrobelli, Giuseppe Tartini, le sue idee e il suo tempo, Lucca, LIM, 1992, p. 4.
  8. ↑ Antonio Vandini, Manoscritto DXVII della Biblioteca del Seminario di Padova, p. c. 2.
    «Si diede a trattare certa Figlia, modesta bensì, et avvenente, dal che nell'animo suo nacque un riscaldamento così fatto, che s'è determinato d'isposarla a fronte di qualunque disparità di condizione e fortune.»
  9. ↑ (IT) Claudio Bellinati, Contributo alla biografia padovana di Giuseppe Tartini con nuovi documenti., Tartini, il tempo e le opere, a cura di A. Bombi e M.N. Massaro, Bologna, Il Mulino, 1994, pp. 23-33: 27..
  10. ↑ Gian Rinaldo Carli, Osservazioni sulla musica antica e moderna, 1743, p. 40.
    «"ogni giorno per otto ore continue l'esercizio vostro non è stato altro che il violino."»
  11. ↑ (IT) Agostino Forno, Prose volgari del barone Agostino Forno, Palermo, 1767, pp. 133-134.
  12. 1 2 (IT) Francesco Fanzago, Compendio della vita di Giuseppe Tartini, in Orazione del signor abate Francesco Fanzago padovano delle lodi di Giuseppe Tartini, recitata nella chiesa de' RR. PP. Serviti in Padova li 31 marzo l'anno 1770, Padova, Conzatti, 1770, p. 41.
  13. ↑ (IT) Sergio Durante, Tartini, Padova, l'Europa, Livorno, Sillabe, 2017, p. 20, ISBN 978-88-8347-970-0.
  14. ↑ Gastone Rossi-Doria, TARTINI, Giuseppe, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937. Modifica su Wikidata
  15. ↑
    • F. de Boni, Biografia degli artisti ovvero dizionario della vita e delle opere dei pittori, degli scultori, degli intagliatori, dei tipografi e dei musici di ogni nazione che fiorirono da' tempi più remoti sino a' nostri giorni (Google eBook); editore A. Santini e figlio, 1852 (pagina 997)
    • Giuseppe Rovani, Cento anni; edito da Stab. Redaelli, 1868 (pagina 306)
    • Giuseppe Arnaud, Teatro, arte ed artisti: mosaico d'aneddoti di escursioni storiche, schizzi biografici ed artistici (Google eBook); edito da G. Gnocchi di Giacomo, 1869 (pagina 28)
    • Giuseppe Pizzati La Scienza de Suoni et dell'Armonia (Google eBook) 1782 (pagina 228)
    • Da un sito svizzero di biografie[collegamento interrotto] (PDF), su lanternarossa.ch.
    • Dall'archivio del Corriere della Sera, su archiviostorico.corriere.it.
    • Da un sito di Musica classica Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive.
  16. ↑ Se si canta un duo in terze, il basso è sottinteso per ogni orecchio sensibile, esso si fa sentire distintamente quando sul violino si esegue un seguito di terze perfettamente giuste: «se non sentite il basso» diceva Tartini ai suoi allievi, «le vostre terze o le vostre seste sono imperfette»
  17. ↑ (IT) Pierluigi Petrobelli, Giuseppe Tartini, le sue idee e il suo tempo, Lucca, LIM, 1992, p. 5.
  18. ↑ (IT) Pierluigi Petrobelli, Giuseppe Tartini, le sue idee e il suo tempo, Lucca, LIM, 1992, p. 6.
  19. ↑ (IT) Saggio di un metodo per suonare il flauto traverso a cura di Luca Ripanti, Rugginenti editore, pag. 463.
  20. ↑ Matteo Cossu (a cura di), Giuseppe Tartini, L'arte dell'arco, Kassel, Bärenreiter, 2022, p. III.
  21. ↑ (FR) François Fayolle, Notices sur Corelli, Tartini, Gavinìes, Pugnani et Viotti, Parigi, 1810, pp. 33-34.
  22. ↑ Si son fatte esaminare da uomini dottissimi le carte di Tartini che aveva molto scritto sulla teoria della musica, ma questo musicista pieno di spirito e di talento si era messo a correr dietro, sulla fine della sua vita a delle idee metafisico-teologiche che pretendeva di mettere in relazione ad Aristotele e Platone. Si sa che anche Rameau, aveva inseguito le stesse chimere
  23. ↑ Charles Burney, Viaggio musicale in Italia, a cura di Enrico Fubini, Torino, EDT, 1979, ISBN 978-88-5920-153-3.
  24. ↑ (IT) Charles Burney, Viaggio musicale in Italia, a cura di Enrico Fubini, Torino, EDT, 1979, p. 118, ISBN 978-88-5920-153-3.
    «Egli sposò presto una moglie del genere di Santippe che, nei momenti più difficili, gli fece esercitare una pazienza veramente socratica.»
  25. ↑ Tartini non poteva esprimere la propria immagine spirituale in modo più verosimile; suonasse al violino o su di esso solo meditasse, era sempre sé stesso.
  26. ↑ Gran maestro di violino, di trattati scientifici e insegnante di illustri discepoli, maestro che non ebbe eguali allora e forse mai ne avrà.
  27. ↑ Giuseppe Tartini, Trattato di musica secondo la vera scienza dell’armonia, Padova, Manfré, 1754, su archive.org.
  28. ↑ R. Cresti, Ipertesto di Storia della Musica, Città Ideale, Scandicci, 2004 p.263
  29. ↑ Giuseppe Tartini, Risposta di Giuseppe Tartini alla critica del di lui trattato di musica di M. Serre di Ginevra, Venetiae, 1767, su archive.org.
  30. ↑ De' principj dell'armonia musicale contenuta nel diatonico genere. Dissertazione di Giuseppe Tartini. In Padova, MDCCLXVII, nella Stamperia del Seminario, con licenza de' superiori

Bibliografia

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