
Nella tradizione medievale, i tempestarii erano maghi che possedevano la capacità di scatenare o prevenire tempeste a piacimento. Per questo motivo, chiunque fosse reputato un produttore di agenti atmosferici era oggetto di rispetto, paura e odio nelle zone rurali.
Nel 815 o 816 fu scritta l'opera più famosa su i tempestarii intitolata Contra insulsam vulgi opinionem de grandine et tonitruis («Sulla folle credenza popolare circa la grandine e il tuono») dell'arcivescovo Agobardo di Lione, che fece riferimento a una credenza diffusa tra i suoi fedeli: la convinzione che i tempestarii fossero in combutta con una mitica razza di abitanti delle nuvole, che provenivano da una terra chiamata Magonia.
Burcardo di Worms, nel De arte magica scrisse:
Un sermone di san Bernardino da Siena mostra che la credenza nei tempestarii ed in una terra di nubi chiamata Magonia era ancora molto viva nell'Italia del XV secolo.