La cosiddetta teoria dei poteri impliciti è un principio giuridico proprio del diritto degli Stati Uniti, poi adottato anche nel diritto internazionale dalle Nazioni Unite. Consiste nell'esercizio, da parte di alcuni organi, di poteri non espressi ma desumibili con operazioni logiche.
Negli Stati Uniti tale teoria fu espressa per la prima volta in atti formali da Alexander Hamilton il 23 febbraio 1791; del resto egli stesso l'aveva teorizzata nel Federalist n. 33, commentando la Necessary and Proper Clause con argomentazioni sulle quali aveva poi convenuto anche James Madison nel n. 44 della stessa opera.
A partire dal 1819 con la sentenza McCulloch contro Maryland, questa dottrina è accolta alla giurisprudenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, in particolare per estendere le competenze di tale corte nei confronti delle corti dei singoli stati federali laddove non siano previste costituzionalmente. L'estensione in particolare riguarda poteri non previsti dalla Costituzione ma necessari per poter esperire quelli espressi nella Carta fondamentale americana.
Tale costruzione logica è stata importata anche nell'ambito del diritto internazionale, in particolar modo dalla Corte internazionale di giustizia.
In ambito internazionale tale dottrina è spesso considerata eccessiva, sia perché l'esportazione di parametri costituzionali di diritto interno è poco auspicabile, sia perché l'eccessiva dilatazione porta a forti contrasti tra le organizzazioni internazionali e gli Stati. Tale potere è invece accettato per un'interpretazione analogica o estensiva delle norme.
Dopo avervi acceduto in via pretoria (grazie alla Corte di giustizia) l'Unione europea ha procedimentalizzato il ricorso alla teoria dei poteri impliciti, mediante l’art. 352, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che stabilisce le basi per l’uso di poteri impliciti. Esso permette all’Unione di adottare, in determinate circostanze, misure relative a una politica o a un obiettivo definiti nei trattati, ma per i quali non le sono stati conferiti poteri specifici. Le condizioni da soddisfare sono che il Consiglio dell'Unione europea, dopo aver ricevuto l’approvazione del Parlamento europeo, voti all’unanimità a favore delle misure appropriate sulla base di una proposta della Commissione europea.
Il diritto derivato dalla codificazione napoleonica segue un diverso modo dogmatico di concettualizzare lo stesso problema costituzionale risolto dagli statunitensi con la dottrina dei poteri impliciti: si è elaborata la questione più che come riconoscimento di competenze autonome e non scritte, come una particolare tecnica di determinazione dell'estensione delle competenze espressamente attribuite.
In questa prospettiva, ciò che la tradizione costituzionalistica qualifica come “potere implicito” può essere ricostruito, almeno nei casi di connessione funzionale o strumentale con una competenza espressa, come risultato dell'interpretazione sistematica o teleologica della norma attributiva della competenza. Una simile ricostruzione trova un significativo parallelo nella dottrina tedesca della Kompetenz kraft Sachzusammenhangs (competenza in forza della connessione tra materie) che, per la Corte costituzionale tedesca, sussiste quando una materia attribuita al Bund non può ragionevolmente essere regolata senza disciplinare contemporaneamente una materia non espressamente attribuita: la dottrina considera questa giurisprudenza sullo sconfinamento unerlässlich (indispensabile) come fondata sull'interpretazione delle disposizioni costituzionali sulle competenze.
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