| Tiorre frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°40′03.7″N 10°15′50.7″E |
| Altitudine | 310 m s.l.m. |
| Abitanti | 19 |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43010 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cartografia | |
Tiorre è una minuscola frazione del comune di Langhirano, in provincia di Parma.
La località dista 5,93 km dal capoluogo.
La frazione, distinta nelle vicine località collinari di Case di Tiorre e Chiesa di Tiorre, sorge alla quota di 310 m s.l.m., sui primi rilievi appenninici che si ergono nella valle del torrente Cinghio.
La località, nota in epoca medievale come Tuliore o Toliore, deriva il suo nome dal latino Tulliola, in riferimento alla gens Tullia, oppure da Locum Tutiorem, col significato di "luogo più sicuro" grazie alla collocazione geografica elevata.
Il borgo sorse in epoca altomedievale. La più antica testimonianza della sua esistenza risale al maggio 921, quando Tuliore fu nominata in un placito emesso dal conte Alberto del Comitato Parmense a conclusione di una disputa.
Il centro abitato fu nominato anche il 18 settembre 935, in un placito emanato dal conte Salirone riguardante il possesso dei diritti su alcuni beni: nel documento fu menzionato tal Rambertus de Tuliore.
Il castello fu edificato sulla cima del colle sul versante destro della valle del Cinghio, probabilmente nella prima metà dell'XI secolo per volere della famiglia di Attone de Comitatu Parmensi, appartenente a una casata di conti o di ricchi militari, proveniente da Parma o dalle sua immediate vicinanze. Il maniero fu nominato per la prima volte nel 1049, in un atto di donazione redatto da sua nipote Gisla, figlia di Arduino e vedova di Rolando.
Nel 1091 il maniero risultava invece appartenere a una certa Aslasia, figlia di Alberto, esattore delle gabelle di Parma, la quale il 3 gennaio 1092 vi redasse il suo testamento.
In seguito il feudo passò forse sotto il diretto controllo del Comune di Parma, che nel 1258 destinò le colline di Tiorre a piantagione di ulivi.
Agli inizi del XIV secolo gli Scorza occuparono il castello; nel 1316 Cabrietto Scorza vi accolse l'alleato Giberto III da Correggio in seguito alla sua cacciata da Parma. L'anno seguente le truppe parmigiane assediarono l'edificio e costrinsero il proprietario alla resa; il feudo tornò sotto il controllo del Comune di Parma, ma il borgo, le mura e il maniero furono completamente distrutti, a eccezione della torre del mastio.
Agli inizi del XV secolo i Rossi, in guerra coi Terzi, occuparono il castello ed edificarono sull'antico dongione una bastia, che fu conquistata nel 1405 da Giacomo Terzi. Nel 1409, in seguito all'uccisione di Ottobuono de' Terzi, la moglie e il fratello Giacomo si rifugiarono nel castello di Guardasone e inviarono un manipolo di guastatori a Tiorre allo scopo di distruggere la bastia per non farla cadere nelle mani dei Rossi; tuttavia, questi ultimi il giorno seguente, approfittando delle parziali distruzioni, la occuparono e la fortificarono.
Nel 1413 l'imperatore del Sacro Romano Impero Sigismondo di Lussemburgo investì ufficialmente del feudo Pier Maria I de' Rossi, che ne ricevette conferma anche nel 1425 da parte del duca di Milano Filippo Maria Visconti.
Nel 1465 Pier Maria II de' Rossi assegnò nel testamento il castello di Torrechiara con i borghi di Basilicanova, San Michele Tiorre, Tordenaso, Tiorre, Rivalta, Cazzola, Santa Maria del Piano, Lesignano, Stadirano e Masdone a Ottaviano, che, pur risultando formalmente figlio di Bianca Pellegrini, sua amante, e del marito Melchiorre Arluno, in realtà era molto più probabilmente figlio naturale del Conte. Tuttavia, Ottaviano premorì a Pier Maria, perciò i beni a lui destinati furono assegnati all'erede principale Guido. Il 20 marzo 1470 il Conte ricevette conferma da parte del duca Galeazzo Maria Sforza dell'investitura su Torrechiara e su sessantun manieri e borghi del Parmense, tra i quali Tiorre.
Tuttavia, pochi anni dopo, durante la guerra dei Rossi, il castello fu conquistato dalle truppe milanesi e il 13 luglio 1482 Ludovico il Moro lo restituì al Comune di Parma.
Nei decenni successivi, San Michele Tiorre divenne sede di giurisdizione feudale, comprendente oltre a Tiorre anche i borghi di Barbiano, Paderno e San Michele de' Gatti. Verso la fine del XVI secolo i duchi Farnese assegnarono il feudo al conte Cosimo Masi; nel 1600 gli succedette il figlio Giovan Battista, che a causa degli ingenti debiti paterni fu costretto nel 1604 a vendere i diritti a Gian Antonio e Lelio Sozzi.
Nel corso del XVIII secolo la contea di San Michele Tiorre, comprendente anche le terre di San Michele Gatti, Barbiano, Paderno e Tordenaso, fu assegnata ai marchesi Lampugnani, feudatari anche di Felino; alla scomparsa, nel 1762, di Camillo, ultimo erede della casata, i feudi ritornarono alla Camera ducale.
In seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805, l'anno seguente San Michele Tiorre fu aggregata al comune di Felino, mentre Tiorre passò a quello di Langhirano.

Nominata per la prima volta nel 1230 tra le dipendenze della pieve di Arola, la cappella, situata nei pressi del castello, divenne sede parrocchiale autonoma nel 1564; semidistrutta dal terremoto del 15 luglio 1971, fu abbandonata e completamente ricostruita in forme brutaliste tra il 1975 e il 1976 al centro del borgo, sull'altro versante della piccola vallata. Il piccolo edificio moderno, esteso su un impianto a navata unica, presenta una facciata in vetrocemento; i fianchi sono costituiti da due setti in calcestruzzo armato a vista, mentre a coronamento è collocato un tetto a falda unica in rame elettrolitico; all'interno il presbiterio, sviluppato in continuità con l'aula, accoglie l'altare maggiore in cemento.

Edificato entro la prima metà dell'XI secolo forse dalla famiglia di Attone de Comitatu Parmensi, nel XII o XIII secolo passò sotto il controllo del Comune di Parma; occupato dagli Scorza agli inizi del XIV secolo, fu riconquistato e quasi interamente distrutto dai parmigiani nel 1316; riedificato in forme di bastia dai Rossi nei primissimi anni del XV secolo, cadde in rovina nei decenni seguenti; restituito al Comune di Parma nel 1482 al termine della guerra dei Rossi, fu completamente abbandonato, fino alla sua scomparsa nei secoli successivi.