Torre Archirafi

Torre Archirafi
frazione
Torre Archirafi – Veduta
Torre Archirafi – Veduta
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sicilia
Città metropolitana Catania
Comune Riposto
Territorio
Coordinate37°42′31″N 15°13′03″E
Altitudine3 m s.l.m.
Abitanti2 304
Altre informazioni
Cod. postale95010
Prefisso095
Fuso orarioUTC+1
Patronosanta Maria del Rosario
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Torre Archirafi
Torre Archirafi

Torre Archirafi ( 'a Turri in siciliano) è un piccolo borgo marinaro, frazione di Riposto e congiunto ad essa da sud dal lungomare Edoardo Pantano. Dall'abitato, nelle giornate terse è possibile ammirare un paesaggio che spazia dall'Etna e le sue pendici fino a Taormina, con le prime propaggini dei Peloritani, quindi alla costa reggina della Calabria.

Origini del nome

Il nome del borgo deriva dalla torre difensiva che un tempo sorgeva sulla costa. L'etimologia del toponimo "Archirafi" è stata oggetto di diverse e articolate interpretazioni storiografiche legate al periodo bizantino e medievale:

Secondo l'ipotesi di Davide Cristaldi, il toponimo indicherebbe la radice *arch-raphis col significato di "prima cucitura" o primo punto di raccordo fortificato (da arx), oppure indicherebbe un luogo destinato all'assemblaggio e alla riparazione di navigli per via della ricchezza di legname del retrostante Bosco d'Aci. Altre ipotesi riconducono il prefisso a *akros o *arch- ("punta", "capo"), indicando una "Punta delle Canne" o, da *archielafi, "Punta del Cervo".

Secondo Santi Correnti, invece, il termine avrebbe il significato bizantino di "erbe alte". Tale lettura fu influenzata dagli studi di Michele Amari, il quale nel tradurre il geografo arabo Al-Idrisi ipotizzò (mantenendo un punto interrogativo) l'identificazione tra la "Fonte delle Canne" (Ajn'al al Qasab) e il litorale di Torre Archirafi. Diversamente da Amari e Correnti, uno storico del Seicento che studiò Idrisi collocava tale toponimo in un punto diverso del territorio ripostese, ossia tra la Fonte della Galea e il Ruscelletto di San Giovanni.

Per Alessandro Vasta, l'etimo rimanderebbe a un toponimo di origine bizantina (aktí ráfi, ακτή ράφι) con il significato di "sporgenza costiera". La traslitterazione in latino Archiraphis o Archiraphi fu poi l'appellativo con cui la torre venne catalogata tra le fortificazioni della Contea di Mascali. Tale etimo condivide la radice con altre strutture dell'area etnea, descrivendone l'analoga collocazione su "sporgenze" geografiche.

Storia

L'epoca aragonese

Le prime testimonianze documentali riguardanti la presenza di una struttura fortificata sulla costa risalgono al XV secolo. Una regia lettera datata 16 gennaio 1406, emessa da Re Martino I d'Aragona (il Giovane), ordinava a Giovanni de Rocha e Nicola de Paternione la ristrutturazione e il restauro della turrim in loco de Archiraphi. L'esigenza di restauri già all'inizio del Quattrocento attesta la preesistenza della torre (risalente alla seconda metà del XIV secolo), collocandone l'origine nell'ambito delle guerre tra Aragonesi e Angioini, prima dell'epoca delle incursioni barbaresche del XVI secolo. La torre sorgeva su un promontorio allora sporgente sul mare, proprio di fronte all'attuale chiesa del borgo.

Nel giugno del 1446, re Alfonso V d'Aragona concesse a Giovanni Cruyllas, barone di Calatabiano, il diritto di riscuotere gabelle sulle merci in transito fino alla Torre di Archirafi. Nel dicembre 1464, il Vescovo di Catania concesse in censo la torre e i terreni circostanti a Guglielmo Raimondo V Moncada, conte di Adrano, favorendo l'avvio del popolamento agricolo e marinaro legato alla coltivazione della vite e alla produzione del vino mascalese.

Le ispezioni cinquecentesche e la difesa costiera

Nel XVI secolo, con il moltiplicarsi delle scorrerie dei corsari ottomani, la Torre di Archirafi fu integrata stabilmente nel sistema difensivo delle coste siciliane.

Nelle relazioni degli architetti militari e ricognitori del viceré — tra cui Tiburzio Spannocchi (1578), Camillo Camilliani e il capitano Giovan Battista Fieschi Garaventa (1583-1584) — la torre viene descritta come un'antica struttura a pianta circolare su due piani, alta circa 14 metri (6 canne e 6 palmi) e dotata di baglio interno con pozzo d'acqua dolce. Le guardie comunicavano mediante segnali fumo/fuoco con la Torre di Santa Anna a sud e con Castelmola a nord.

I rapporti del tempo segnalano che a sud della torre la scogliera della Timpa ("ripe dell'Artala") cadeva a picco sul mare senza approdi, tranne che presso il "Vallone della Fico" (alveo del torrente Casanera-Olmo), punto in cui terminava la scogliera e cominciava la spiaggia di ciottoli di Archirafi. La posizione della torre difendeva proprio tale punto critico d'approdo oltre che avere un'ampia visuale sul litorale mascalese e quello acese. Nel 1594, la fortificazione fu impegnata nel respingere la flotta ottomana guidata da Scipione Cicala (Sinan Bassà).

La Ducea di Archirafi (XVIII secolo)

Con l'attenuarsi delle incursioni barbaresche, nel Settecento il borgo iniziò a strutturarsi urbanisticamente. Il titolo di "Duca di Archirafi" venne inizialmente concesso a Francesco Natoli Alifia da Carlo III di Borbone con Dispaccio reale del 10 marzo 1736 e successivo biglietto della Real Segreteria del 23 giugno 1736.

Fu il figlio primogenito Giovanni Natoli Ruffo (1714-1769), ricevente il titolo in occasione delle nozze con Gerolama Ardoino, a scegliere la località di Archirafi come denominazione del titolo ducale. L'infeudamento e l'esecutoria ufficiale arrivarono il 24 maggio 1741, dopo il superamento di una dura contesa giudiziaria promossa dalla città di Jaci e dalla Contea di Mascali, che tentarono di ostacolare l'istituzione della ducea nei loro territori confinanti.

Ottenuta la ducea, Giovanni Natoli portò a compimento la "palazzata" (in parte avviata dagli avi Alifia-Castello) e fece edificare nel 1741 la chiesa ducale annessa al palazzo (con diritto di cappellanìa) dedicata votivamente alla Madonna della Lettera, su indulto dell'arcivescovo di Messina.

Durante il suo trentennio di governo, il Duca promosse un imponente piano di sviluppo agricolo e urbano: bonificò i terreni, impiantò estesi vigneti e promosse la gelsicoltura per l'allevamento dei bachi da seta (nutricati). Per ripopolare il borgo vi attrasse agricoltori e maestranze provenienti principalmente da Acireale e Messina.

La scomparsa della torre

La vecchia torre marinara, costantemente battuta dal mare, andò incontro al degrado. Secondo la storiografia basata sul marchese di Villabianca, la torre fu ricostruita nel 1762 in "luogo più sicuro" a cura del Duca Giovanni Natoli, come indicato negli scritti del Villabianca.

Tuttavia, la mancanza di riscontri storici e materiali — invece ampiamente presenti per la torre Laviefuille di Riposto (1752), anch'essa documentata dallo stesso Villabianca — evidenzia che non vi fu alcuna ricostruzione nel Settecento, mentre la trecentesca torre non venne mai restaurata e fu gradualmente distrutta dai terremoti e dai marosi (come ritratto in un dipinto di fine Settecento), finché i suoi ultimi resti emersi scomparvero tra il XVIII e il XX secolo per via dei bradisismi e delle mareggiate. L'attestazione di "ricostruzione" sarebbe un falso storico per ingannare la Deputazione del Regno che premeva per la sua restaurazione da farsi a carico del proprietario Duca.

Dal XIX secolo a oggi

Alla morte di Giovanni Natoli Ruffo (22 maggio 1769), privo di eredi diretti, gli successe il nipote Francesco Moncada Natoli (1750-1838), dei principi di Montecateno. L'anno seguente, questi rivendette il solo titolo ducale (con la formula del "Verbo Regio") al Tesoriere del Regno Placido Vanni Sitajolo, mantenendo la proprietà dei beni immobili.

In epoca borbonica, tra il 1815 e il 1818, sulla vicina "Punta dell'Olmo" venne installata una stazione di telegrafo ottico ad aste sistema Depillon in uso alla Real Marina del Regno delle Due Sicilie, attiva fino al 1860 per le segnalazioni navali con Acireale e Taormina.

Nel 1815, con l'autonomia di Giarre dalla Contea di Mascali, Torre Archirafi ne divenne frazione. Successivamente, nel 1841, con la separazione di Riposto da Giarre, la frazione ("borgo La Torre") entrò a far parte del nuovo comune ripostese.

Con le leggi di eversione dell'asse ecclesiastico del 1866, il palazzo ducale fu acquisito dai Marchesi Vigo, assumendo la denominazione di Palazzo Vigo.

Monumenti e luoghi d'interesse

Società

Tradizioni e folclore

All'inizio degli anni '80, la frazione salì alle cronache giornalistiche di mistero e di costume (tra cui la rivista Cronaca Vera) per via dei presunti avvistamenti del sugghiu, creatura leggendaria del folklore siciliano assimilata ad una sorta di mostro marino o fluviale.

Economia

L'economia tradizionale del borgo si basa sulla pesca e sulle attività marittime legate al porticciolo e alla costa. Negli ultimi decenni vi è stata una forte riconversione verso il settore del turismo e della ricettività estiva. Torre Archirafi costituisce anche il punto di partenza di una pista cicloturistica costiera che si snoda verso nord in direzione della foce del fiume Alcantara.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 Davide Cristaldi, La Torre di Archirafi e le difese della Contea di Mascali, Acireale-Roma, Gruppo Editoriale Bonanno, 2018, ISBN 978-88-7728-426-6.
  2. 1 2 3 Santi Correnti, Riposto nella storia, nell'arte, nell'economia, Giardini Naxos, A.I.T.E.C., 1985.
  3. ↑ Michele Amari, Biblioteca Arabo-Sicula, Torino-Roma, 1880.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Salvatore Vasta, Le Tre torri del filosofo. Giovanni Natoli Ruffo e la ducea di Archirafi, Viagrande, Algra Editore, 2023, ISBN 978-88-9341-714-3.
  5. 1 2 Francesco Maria Emanuele Gaetani marchese di Villabianca, Della Sicilia Nobile, Appendice, Palermo, 1775.
  6. ↑ Debora Guglielmino, Lo strano mito del "sugghiu": anche la Sicilia ha il suo mostro di Loch Ness, LiveUnict, 2020.
  7. ↑ Come Loch Ness ma in Sicilia: c'è un mostro nell'isola che riempie le pagine di mistero, Balarm.it, 2021.

Bibliografia

Voci correlate

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