| Acireale comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Roberto Barbagallo (lista civica) dal 12-6-2023 |
| Territorio | |
| Coordinate | 37°36′45″N 15°09′56″E |
| Altitudine | 170 m s.l.m. |
| Superficie | 40,43 km² |
| Abitanti | 50 494 (31-5-2026) |
| Densità | 1 248,92 ab./km² |
| Frazioni | Vedi elenco |
| Comuni confinanti | Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Giarre, Riposto, Santa Venerina, Zafferana Etnea |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 95024 |
| Prefisso | 095 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 087004 |
| Cod. catastale | A028 |
| Targa | CT |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona C, 978 GG |
| Nome abitanti | acesi o acitani |
| Patrono | Santa Venera |
| Giorno festivo | 26 luglio |
| Soprannome | città delle cento campane |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Acireale (in siciliano Aci Rigali - AFI: /ˌ(j)a.ʃɪ.ʐɪˈa.lɪ/ - o Aci; Jaci Riali o Jaci in dialetto siciliano orientale) è un comune italiano di 50 494 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Città formatasi da piccole migrazioni dal territorio a sud, oggi l'impianto urbanistico è quello tipico delle città tardo-medievali della Sicilia. Vicina all'Etna, comprende nel suo territorio una serie di borghi marinari, ossia, da sud a nord, Capo Mulini, Santa Caterina, Santa Maria la Scala, Santa Tecla, Stazzo e Pozzillo.
Il centro abitato sorge lungo la Riviera dei Ciclopi, nella Sicilia orientale, adagiato sulle pendici meridionali dell'Etna e affacciato sul mar Ionio, a un'altitudine media di 161 metri s.l.m. Il territorio comunale, che si estende per circa 40 km², si sviluppa principalmente su un altopiano di origine lavica. Questo è nettamente separato dalla linea di costa da un'imponente scarpata di faglia, nota come la Timpa, istituita come area protetta nel 1999. Dal punto di vista geologico, il costone della Timpa espone una successione stratigrafica eccezionale, mettendo a nudo antichi depositi vulcanici e formazioni sedimentarie risalenti al Pleistocene medio-superiore.
La costa, lungo la quale si sviluppano diverse borgate marinare, è caratterizzata da una frastagliata scogliera anch'essa di natura lavica. L'area circostante si distingue per la ricchezza di sorgenti d'acqua e per la rigogliosa vegetazione, ampiamente valorizzata dalle coltivazioni agricole con una netta prevalenza di agrumeti. Il territorio di Acireale è classificato in zona sismica 2 (sismicità medio-alta).
Il clima della città è tipicamente mediterraneo (classificazione di Köppen Csa), caratterizzato da estati calde e siccitose che si alternano a inverni miti e moderatamente piovosi. Ai sensi della normativa italiana in materia di efficienza energetica, il comune rientra nella zona climatica C, con un valore di 978 gradi giorno. Sulla base dei rilevamenti storici, la temperatura media annua si attesta intorno ai 16-17 °C. Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 650 mm, distribuiti mediamente in una sessantina di giorni all'anno. I dati termo-pluviometrici confermano un picco marcato durante la stagione autunnale, un massimo secondario in inverno e un netto minimo nel trimestre estivo. Le precipitazioni nevose costituiscono un fenomeno del tutto eccezionale, verificatosi storicamente solo in concomitanza di rare e intense ondate di gelo artico.
Il toponimo di questa città è caratterizzato, come per molti altri insediamenti urbani limitrofi, dal riferimento al mito siculo-greco di Aci. Ἄκις (Ákis) - o Ἆκις (Âkis) - era in origine un potamonimo, cioè il nome dato a fiumi o torrenti, che si riferiva proprio al fiume Aci, il cui corso è ormai estinto. Prima ancora però che il suo corso fluviale si interrompesse, i Greci ne avevano tratto un racconto mitico che poneva a protagonista la personificazione del fiume sotto forma di pastore. Da qui si spiega anche la diffusione in tutta l'area circostante dei nomi delle località di Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Aci San Filippo e Acitrezza.
Successivamente latinizzata con il femminile Acis o con il neutro Acium, la città acquisì anche la qualifica di "regale" divenendo dapprima Acis Aquilia e infine Acis Regalis (o Acium Regale).
È così che ancora oggi in siciliano è detta Aci Rigali e localmente Jaci [riali]. I suoi abitanti sono noti in siciliano con il demonimo di jacitani mentre in italiano sono detti acesi o anche acitani.

Il nome della città deriva dalla mitologia greca, in cui vi era posto per un personaggio chiamato Aci. Questi era un pastore di cui si innamorò la ninfa Galatea, di cui a sua volta era innamorato il ciclope Polifemo che schiacciò il rivale sotto un masso. Dal sangue del pastore nacque un fiume chiamato Akis dai Greci, prevalentemente sotterraneo. Il nome della città ha subito dunque una lenta evoluzione: diventò Jachium nel periodo Greco-bizantino, Al Yag con gli Arabi e Jaci con gli Spagnoli. Nel XIV secolo la città si stabilì nel territorio attuale (prima sorgeva nei pressi del castello di Aci, oggi Aci Castello) con il nome di Aquilia Vetere prima, e di Aquilia Nuova in seguito. Il nome Acireale fu attribuito alla città, secondo la tradizione, da Filippo IV di Spagna solo nel 1642.
Si narra che Acireale e le altre Aci trassero la propria origine da Xiphonia, una misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa. I poeti Virgilio e Ovidio fecero risalire il mito della fondazione alla storia d'amore tra Galatea ed Aci, ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo.
In epoca romana nello stesso territorio nacque una città chiamata Akis, e che storicamente partecipò alle guerre puniche. Nel Medioevo il borgo si consolidò attorno al castello di Aci e solo nel Trecento una decina di nuclei familiari si spostarono più a nord, dove nacque Aquilia (Aci d'Aquila) o Aquilia Nuova, primo punto stabile dell'odierna città. Il Cinquecento fu importantissimo per Aquilia Nuova, dove si consolidò un forte ceto mercantile che portò una notevole ricchezza alla città e si insediarono diverse corporazioni e ordini religiosi lasciando un'impronta tanto indelebile che ancora oggi spesso viene citata come "la città dalle cento campane".
Nel 1528 l'imperatore Carlo V la eresse a comune. Nel Seicento, il territorio di Aquilia perse molti territori (divenuti universitas, cioè città) ma ottenne il nome odierno, grazie all'intervento del re Filippo IV nel 1642. L'11 gennaio 1693 la città fu in parte distrutta dal terremoto, che sconvolse tutta la Sicilia sud-orientale. Il processo di ricostruzione che seguì favorì l'esplosione e la magnificenza del architettura barocca in tutte le sue infinite sfaccettature.
Nel 1848 fu uno dei principali centri dei moti in Sicilia e nel 1860, dopo lo sbarco dei Mille, è stata la prima città insorta ad innalzare il tricolore in Sicilia. Dal 1861 è stata capoluogo del Circondario di Acireale, abolito poi, come tutti i circondari d'Italia, dal regime fascista nel 1927. Nel 1873 con l'apertura dello stabilimento termale Santa Venera e l'inaugurazione dell'annesso Grand Hotel des Bains, Acireale divenne un centro termale di una certa notorietà. Ottiene il titolo di Città con decreto presidenziale del 30 novembre 2005.
Oggi è nota in particolar modo per il Carnevale di Acireale, tra i più famosi a livello nazionale, che attrae visitatori provenienti da gran parte d'Italia, data la presenza, accanto ai carri allegorico-grotteschi e ai gruppi mascherati in sfilata, dei carri infiorati, prerogativa tipica acese.
Inoltre, grazie alla presenza del PalaTupparello, il palazzetto dello sport più capiente in Sicilia, Acireale è spesso nota per ospitare, ogni anno, numerosi concerti dei più noti cantanti e gruppi musicali italiani.

Lo stemma attuale di Acireale si ricollega al sigillo dell'Universitas di Aci concesso al tempo dell'ottenimento dell'autonomia comunale e apposto su un documento del 1592. Vi compaiono i tre faraglioni uscenti dal mare e il castello con tre torri concesso nel 1092 dal conte Ruggero al vescovo abate Angerio insieme al suo territorio, che divenne un importante baluardo del sistema difensivo del Regnum Siciliae, e allo stesso tempo simbolo identificativo dell'antica Aci. Dopo il 1626, compaiono anche il leone coronato, presente nello stemma della Casa Reale di Spagna in Sicilia, la bandiera reale e le iniziali A G.
Lo stemma storico venne riconosciuto con decreto del capo del governo del 29 settembre 1936 ed era così blasonato: d'azzurro, al castello a sinistra uscente dal mare, merlato alla ghibellina e fra i merli al leone rampante coronato d'oro, tenente con le branche uno stendardo bifido di rosso, carico delle lettere capitale A. G. d'oro, il castello accostato nel centro da tre faraglioni.
Lo stemma attuale è stato modificato con delibera del consiglio comunale del 6 dicembre 2008 e concesso con decreto del presidente della Repubblica del 27 febbraio 2009.
Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 26 giugno 1955 e confermato nel 2009, è un drappo di rosso.
La bandiera è un drappo di rosso caricato dello stemma civico.
Nel territorio di Acireale ricade l'area in cui sorgeva il bosco d'Aci, oggi ridotto solamente alle frazioni di Santa Maria degli Ammalati, San Giovanni Bosco, Pennisi, Piano d'Api e Santa Maria la Stella. Un tempo si estendeva in tutta la zona orientale dell'Etna e ospitava soprattutto querce e castagni. Claudiano lo citò nel mito del ratto di Proserpina, nella Gigantomachia i Giganti sconfitti vi furono cacciati e durante la dominazione romana era tristemente conosciuto come rifugio per i briganti. Disboscato a partire dal Quattrocento per ricavarne legname, si è ulteriormente ridotto per far spazio alle costruzioni cittadine.
La Timpa è un complesso di faglie e falesie tra 80 e 150 m di altezza circa a ridosso della costa di Acireale. Dal 1999 è diventata riserva naturale orientata. È caratterizzata da rocce di origine vulcanica a gradinate e da diverse faglie nelle quali cresce una fitta vegetazione; il territorio della riserva si presenta conservato ed in larga parte incontaminato, pur se inserito in un contesto particolarmente antropizzato, come la costa orientale a nord di Catania.
Acireale è, dopo la città capoluogo, il comune più popoloso della città metropolitana di Catania e dell'Area metropolitana e inoltre rappresenta il 14º comune più popoloso della Sicilia, posizionandosi al 6º posto tra i comuni non capoluogo più popolosi della medesima regione.
La popolazione è distribuita per poco più del 60% in città e la restante parte risiede nelle diverse frazioni, in un territorio molto antropizzato. Le dinamiche demografiche vedono un certo drenaggio di popolazione, dalla città alle frazioni ed anche ai comuni vicini, specie quelli di Aci Catena, Aci Sant'Antonio e Santa Venerina.
Molto strette sono le relazioni con Catania, caratterizzate dalla complementarità a livello turistico e da pendolarismo per gli studi universitari e per ragioni di lavoro.
Abitanti censiti

Gli stranieri residenti ad Acireale al 1º gennaio 2025 erano 1 686, ovvero il 3,33% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:
Acireale, sebbene non sia un comune capoluogo di Libero consorzio comunale, è sede di numerose istituzioni, enti e associazioni (molte delle quali comunque dipendenti gerarchicamente da Catania in qualità di uffici distaccati) costituendo, anche sul profilo dei servizi statali e regionali, un punto di riferimento per l'intero hinterland acese e comuni limitrofi.
Ad Acireale alla storia si affianca spesso la leggenda, soprattutto nel mito della fondazione. Tra le leggende Aci e Galatea, l'avventura di Odisseo contro il ciclope Polifemo, un bosco nato dalla vendetta di Zeus contro dei giganti e una leggenda relativa alla fuga dell'esercito cartaginese davanti a una colata dell'Etna.
Il mito, da cui poi nascerebbe anche il nome della città e dei casali, fu l'idillio di amore fra Aci e Galatea ed è introdotta da Ovidio nelle Metamorfosi, da Teocrito, da Virgilio, da Posidippo, da Filosseno, da Callimaco, da Ermesianatte e da Euforione.
La bellissima ninfa Galatea era innamorata del pastorello Aci. Il loro amore era contrastato da Polifemo, terribile ciclope che, infuriato dalla gelosia, scagliò contro il pastorello un sasso, provocandone la morte. La ninfa, disperata per la perdita di Aci, supplicò gli dèi affinché lo restituissero in vita ed essi, accogliendo le preghiere, trasformarono il pastorello in un fiume eterno, chiamato Aci (Akis). Secondo una diceria popolare l'antico fiume Aci scorrerebbe sotto piazza del Duomo e sarebbe possibile udire lo scorrere delle sue acque. Il fiume Aci, che ha un cammino sotterraneo ignoto e fa parte del ricchissimo sistema imbrifero etneo, sfocia sia in località Acque grandi ("acquaranni") tra Acireale e Capomulini, sotto un poderoso banco lavico, sia nella frazione di Santa Maria la Scala (Testa di l'Acqua), presso il "Molino di Miuccio", con acqua limpidissima e gelida, sia a nord del quartiere di Santa Caterina (Acqu'e ferru) dove ha un caratteristico effetto rossiccio, causato dalla presenza di ossidi di ferro, che nella fantasia popolare, sulla base dei versi ovidiani, viene attribuito al sangue di Aci ("u sangu di Jaci", in dialetto siciliano).
Nella Villa Belvedere è esposto un gruppo scultoreo di Aci e Galatea, copia in marmo eseguita al pantografo sul modello in gesso patinato esposto alla Biblioteca Zelantea, opera di Rosario Anastasi del 1846, che rappresenta l'epilogo del mito, l'ultimo atto, quando Galatea, con la sua drammatica invocazione agli dèi, vorrebbe risuscitare il suo amato Aci ucciso da un sasso scagliato da Polifemo.
A venti anni di distanza, nel 1866, Auguste Ottin adatta nella seicentesca Fontana Medici dei Giardini del Lussemburgo di Parigi, la marmorea composizione con Galatea languidamente distesa accanto ad Aci cui fa da contrasto il bronzeo Polifemo che li guata geloso sovrastandoli, preludio della sua primordiale vendetta.
Un altro riferimento al figlio di Poseidone si ha nel libro IX dell'Odissea. Nell'identificare l'antro dove abitò il feroce avversario di Ulisse in Virgilio, in Callimaco e in altri autori classici e moderni si fa riferimento alle balze dell'Etna, propriamente nel tratto di costa situato tra Capo Mulini e Aci Trezza. I faraglioni di Acitrezza inoltre sarebbero secondo il mito i massi scagliati contro il Laerziade dall'accecato mostro. L'Isola Lachea venne identificata con l'isola bassa dove sostò la flotta delle dodici navi achee di cui fa menzione Omero solo nel XIX secolo (prima infatti era nota semplicemente come l'Isola).
Nella Gigantomachia di Claudiano si fa riferimento allo scontro che funestò il mondo dei miti, tra i Titani dell'Olimpo e i Giganti. Questi ultimi vennero puniti cadendo nel Lucus Jovis identificato col Bosco d'Aci, nel quale bosco si sarebbero potute scorgere, come riportato sempre nella stessa opera, sia le pelli che le teste recise di questi sfortunati in strazianti espressioni di dolore tanto che persino Polifemo vi si teneva lontano.
Secondo la tradizione l'eruzione dell'Etna del 396 a.C. - che storicamente investì e stravolse il territorio acese - avrebbe anche terrorizzato e messo in fuga la flotta cartaginese comandata da Imilcone che si preparava ad uno sbarco durante la seconda guerra punica, determinandone un grave smacco.
La festa di San Sebastiano, il 20 gennaio, è il primo evento significativo del calendario acese. La festa religiosa consiste in una processione che parte in mattinata dalla Basilica dedicata al Santo con in testa il Fercolo di San Sebastiano, mentre il 26 luglio viene celebrata la patrona Santa Venera.
La città era cresciuta nella seconda metà del XIX secolo come "Città degli studi" in quanto vi era un patrimonio di diversi collegi e istituti di istruzione superiore che oggi, in assenza di un polo universitario, può considerarsi perduto. Ad Acireale vi sono diversi istituti di istruzione superiore di secondo grado, pubblici e privati, divisi tra licei, istituti tecnici e professionali, di cui si servono in gran parte anche gli studenti di comuni limitrofi.
Fondata il 3 ottobre 1671, l'Accademia di scienze, lettere e belle arti degli Zelanti e dei Dafnici, fondata il 3 ottobre 1671 dal sacerdote Giuseppe Cavallaro (originariamente con il nome di "Accademia dei Zelanti"), detiene il primato assoluto di accademia più antica di tutta la Sicilia.


Il più importante teatro della città è stato il Teatro Vincenzo Bellini costruito, seguendo lo stile neoclassico, dall'ingegnere catanese Carmelo Sciuto Patti ed inaugurato nel 1870. Nel 1952 un devastante incendio doloso ne distrusse l'interno; a distanza di sessant'anni si attende ancora il suo restauro e la riapertura.
Altri teatri importanti sono il Cinema Teatro Maugeri (attualmente chiuso) e il Teatro Turi Ferro (in attività).
Acireale è sede delle emittenti televisive locali REiTV, Sestarete Acireale (ex T.R.A.), Etna Espresso Channel (ex Canale 9) e delle emittenti radio Radio Aci Broadcasting Communication (Radio ABC), Radio Digital Sound (ex Studio Aquilia Sound) e Radio Etna Espresso. In città si pubblicano il settimanale Il Gazzettino del Sud, Akis e il quindicinale cattolico La Voce dell’Jonio. Dal 2008 è inoltre attivo il settimanale telematico d'informazione L’Eco delle Aci , e Etna Mare Reporter.

Acireale, la seconda città siciliana, dopo Palermo, a poter godere di un cinematografo dal 5 febbraio 1897, ha ospitato il set di diversi film:
La granita, ottimo alimento rinfrescante dall'afa estiva, ma consumata spesso anche in altri periodi dell'anno, ad Acireale è considerato quasi un rito. Nato probabilmente dalla tradizione dei «nevaroli» che dall'Etna trasportavano la neve sino in riva al mare, quando ancora non esisteva il frigorifero, in città l'invenzione della granita è attribuita a Francesco Procopio dei Coltelli, un ingegnoso trezzoto che con il café «le Procope» fece successo nella Parigi del XVII secolo.
Generalmente viene servita nella sua ricetta di base al gusto di mandorla ed accompagnata da brioche o dal panino di frumento. È molto diffusa anche la granita di gelsi, un tempo coltivato nel territorio e impiegato per l'allevamento dei bachi da seta, e quella al limone, ma vengono proposti anche molti altri gusti tipici della tradizione siciliana, secondo disponibilità stagionale degli ingredienti principali. Un altro alimento tipico dell'estate acese è il seltz con limone e sale, venduto dai numerosi chioschi che si trovano per le vie della città.
Inoltre, è rinomata la pasticceria, aderente principalmente alla tradizione ionico-etnea, che ha nelle zeppole di riso con miele (definite anche crispelle di San Giuseppe in altri comuni), nei cannoli ripieni con crema di cioccolato, crema bianca o ricotta, nei prodotti di pasticceria mignon e nella gelateria artigianale le sue punte di diamante, ma non va tralasciata una serie di dolci di antica tradizione, che ancora, specie durante alcune festività o ricorrenze, vengono prodotti: come le rami, dette a Catania oss’e mortu, dolci durissimi su cui si allenano i denti dei bambini, riproducenti scheletri e teschi; o le morbide frutta aggilippati, o le nucàtuli, che a Catania vengono dette ram’i Napuli, e poi piparelli, viscotta d’a monica, strunza d’angili, jancu mangiari, pasta riali, frascàtuli, turruni, mastazzola,e tanti altri. La tavola calda è presente con prodotti freschi di forno (arancini, "cartocciate", "cipolline" ecc.) nonché prodotti da colazione dolci (cornetti, panzerotti, "raviole" con ripieno di ricotta, "iris" con ripieno di crema di cioccolato o crema bianca). Nelle borgate marinare vi sono molti ristoranti che propongono menù a base di solo pesce fresco.
Acireale, insieme al suo comprensorio, è altresì nota per il Limone dell'Etna, che nell'ottobre 2020 ha ottenuto il riconoscimento I.G.P. da parte dell'Unione europea. Vi si coltiva altresì il cavolo trunzu, riconosciuto ufficialmente come Presidio Slow Food, varietà di cavolo rapa (Brassica oleracea gongylodes) autoctono anche delle località vicine. Si tratta di una varietà caratterizzata da striature violacee, dalle peculiari caratteristiche storiche e organolettiche.
Il Carnevale di Acireale, conosciuto come "Il più bel carnevale di Sicilia", è considerato una naturale continuazione della festa religiosa. La prima edizione nota è quella del 1594 e si è proseguita la tradizione ogni anno, salvo nei periodi bellici e dopo il terremoto del Val di Noto. Oggi è accompagnato da una competizione per i carri allegorici, infiorati e in miniatura più belli. La manifestazione è stata abbinata, assieme ad altre, alla Lotteria Nazionale negli anni 1996, 1999, 2001, 2006 e nel 2010.
L'espansione edilizia della città si è rivolta prevalentemente verso nord, dove il centro urbano del XIX secolo è stato raddoppiato in termini di superficie. Negli ultimi decenni del XX secolo gli interventi di edilizia popolare e residenziale hanno portato all'intensa urbanizzazione dell'area di San Cosmo (o, più correttamente, San Cosimo) dove già esisteva un piccolo borgo già attestato nel XVII secolo e ormai completamente inglobato nella periferia cittadina. Altre zone di sviluppo sono poste a nordovest, nella zona del Santuario di Loreto, (in siciliano U Litu) e delle frazioni di Balatelle (Balateddi), Piano d'Api e Pennisi, nonché a sudovest, dove il centro urbano va saldandosi con la frazione di Aciplatani.
La strada statale 114, la cosiddetta strada Orientale Sicula, per gli acesi anche Litoranea, la attraversa "dall'esterno", ma svolge praticamente la funzione di delimitazione del centro cittadino a est, così come via Lazzaretto a ovest e viale Cristoforo Colombo a nord.
Le frazioni marittime di Acireale sono, da nord a sud, Pozzillo, Stazzo, Santa Tecla, Santa Maria la Scala, Santa Caterina e Capo Mulini, citata nel romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga.
Storicamente, Acireale rappresentò uno dei principali centri economici della Sicilia orientale. Il volano dell'economia acese in epoca rinascimentale e moderna fu l'istituzione della Fiera Franca di Santa Venera, le cui origini privilegiate, garantite dalle concessioni regie, richiamavano mercanti da diverse parti del Mediterraneo. Tali privilegi commerciali, uniti ai vantaggi derivanti dalla demanialità (la città fu più volte riacquistata dai propri cittadini per sfuggire al vassallaggio feudale), favorirono un massiccio afflusso di capitali e l'affermarsi di una solida borghesia mercantile. Tuttavia, la storia economica della città si è spesso caratterizzata per andamenti ciclici: a profonde crisi – innescate da catastrofi naturali o fluttuazioni dei mercati – sono seguite rinascite vigorose, testimoniate anche da traguardi storico-istituzionali come l'ottenimento della diocesi nel 1844, considerato da parte della storiografia locale un importante successo politico del ceto dirigente cittadino.

Seppur il limone sia giunto in Sicilia grazie alla dominazione araba nel X secolo, ad Acireale la coltura intensiva dell'agrume venne introdotta organicamente alla fine del XIX secolo, per poi conoscere una forte espansione negli anni cinquanta del Novecento. In quel periodo, il fiorente business agrumicolo generò un imponente indotto economico che interessò buona parte della provincia di Catania, estendendosi fino ai confini di Messina e Siracusa.
Questa fase di crescita, tuttavia, fu gradualmente erosa dalla concorrenza internazionale e dalle mutate condizioni del mercato agricolo. Le aziende che non riuscirono ad adattarsi subirono ridimensionamenti o andarono incontro al fallimento. Oggi, a testimonianza di quel periodo, sopravvive il toponimo di Riviera dei Limoni, mentre molti degli storici stabilimenti destinati alla lavorazione del frutto sono stati riconvertiti in esercizi commerciali e capannoni artigianali.
Attualmente, la produzione limonicola è gestita prevalentemente da cooperative di medio-grandi dimensioni ed è assorbita in buona parte dall'industria delle essenze, data la qualità degli oli estratti dalle bucce. Una quota residuale è invece destinata all'industria di trasformazione alimentare e al consumo fresco. A tutela di questo comparto, nel novembre del 2020 l'Unione europea ha ufficialmente riconosciuto il marchio Limone dell'Etna I.G.P.. Il disciplinare tutela le storiche cultivar coltivate su terreni vulcanici, sancendo il legame tra questo agrume e il suo storico comprensorio etneo, di cui Acireale rappresenta il centro principale.
In cerca di una ridefinizione del proprio tessuto produttivo a seguito della crisi agrumicola, l'economia di Acireale si è spostata progressivamente sul settore dei servizi, sull'edilizia e sul commercio. Nel comparto commerciale, a partire dalla seconda metà degli anni novanta, si è assistito allo sviluppo di una rilevante area dedicata alla vendita di autoveicoli: lungo l'asse di Viale Cristoforo Colombo e nelle zone limitrofe a sud della città si è infatti concentrata una consistente densità di concessionarie d'auto, rendendo l'area un punto di riferimento per il mercato automobilistico provinciale.
Nel settore manifatturiero e alimentare, un'importanza storica ha rivestito l'imbottigliamento delle acque minerali. Celebre è stata la storia dell'Acqua Pozzillo, il cui stabilimento a ridosso della frazione marinara ha rappresentato un'importante fonte occupazionale per decenni, prima di subire un blocco produttivo nel 2006 culminato nel fallimento della società nel 2008. Tra le realtà produttive in attività, di rilievo è la Sibat Tomarchio, nata nel 1920 come piccola produzione artigianale e divenuta nel tempo un marchio di riferimento, anche al di fuori della Sicilia, per la produzione e l'imbottigliamento di bevande analcoliche legate agli agrumi locali.
Nel comparto terziario finanziario, la città ha ospitato la sede legale e la direzione generale del Credito Siciliano (già Banca Popolare Santa Venera), istituto successivamente fuso per incorporazione nel Credito Valtellinese, a sua volta assorbito in Crédit Agricole Italia nell'aprile 2022.
L'economia locale fa affidamento anche sul turismo e sulla ristorazione. Il settore turistico-ricettivo trae vantaggio dal patrimonio architettonico del Barocco siciliano, dalla riserva naturale della Timpa e dal richiamo del Carnevale di Acireale, evento capace di generare un significativo indotto nei mesi invernali e primaverili. Storicamente, un ruolo trainante per i flussi turistici era ricoperto dalle Terme di Acireale, inaugurate a fine Ottocento. Tuttavia, una complessa crisi strutturale ha portato alla chiusura al pubblico del polo termale nel 2009 e alla sua successiva messa in liquidazione nel 2015, in attesa di piani di recupero della struttura.
I collegamenti viari principali della città sono l'autostrada A18 Messina-Catania, svincolo di Acireale, e la circonvallazione, formata dalla Via Cristoforo Colombo e dalla Strada statale 114 Orientale Sicula, di fondamentale importanza per la viabilità della città.
Acireale dispone di una propria stazione ferroviaria sulla linea Messina-Siracusa con un traffico di treni nazionali a lunga percorrenza (InterCity ed InterCity Notte) e d'interesse regionale.
Buona parte della viabilità nel territorio è su strade provinciali e sulla citata Strada statale 114 Orientale Sicula (l'antica Via consolare Valeria), che non passa però per il centro di Acireale, rendendo così più scorrevole la percorrenza. Esistono dei porti pescherecci a Pozzillo, Santa Tecla, Santa Maria la Scala, Stazzo e Capo Mulini (questi ultimi due sono anche piccoli porti turistici).
La mobilità pubblica contava sul servizio pubblico urbano gestito dall'Azienda Siciliana Trasporti e sul suo servizio di autobus extraurbani verso Catania e altri comuni limitrofi, dal 2024 la mobilità pubblica conta sul servizio pubblico urbano e interurbano gestito dall'azienda Zappalà e Torrisi.
Dal 1915 al 1934 la città costituì il capolinea settentrionale della tranvia Catania-Acireale, che, nella tratta da Acireale, partiva dalla villa Belvedere, passava per il Duomo, le terme, Capo Mulini, Aci Trezza, Aci Castello, arrivando infine a Catania. Fu soppressa nel 1934, per l’incremento del traffico automobilistico ed il preferito utilizzo delle stazioni ferroviarie.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 23 gennaio 1989 | 28 giugno 1990 | Giuseppe Basile | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 28 giugno 1990 | 9 settembre 1992 | Rosario Sciuto | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 13 ottobre 1992 | 21 ottobre 1993 | Alfonso Sciacca | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 15 febbraio 1994 | 8 giugno 1998 | Cristoforo Filetti | Alleanza Nazionale | Sindaco | |
| 8 giugno 1998 | 12 ottobre 1999 | Agostino Pennisi | L'Ulivo | Sindaco | |
| 23 novembre 1999 | 27 novembre 2000 | Massimo Raimondi | Commissario straordinario | ||
| 27 novembre 2000 | 22 settembre 2002 | Antonino Nicotra | Cristiani Democratici Uniti | Sindaco | |
| 14 ottobre 2002 | 27 maggio 2003 | Massimo Raimondi | Commissario straordinario | ||
| 27 maggio 2003 | 29 agosto 2003 | Antonino Garozzo | Forza Italia | Sindaco | |
| 16 ottobre 2003 | 28 giugno 2004 | Onofrio Zaccone | Commissario straordinario | ||
| 28 giugno 2004 | 10 giugno 2014 | Antonino Garozzo | Forza Italia / Il Popolo della Libertà | Sindaco | |
| 11 giugno 2014 | 27 febbraio 2018 | Roberto Barbagallo | Liste civiche | Sindaco | |
| 23 marzo 2018 | 28 giugno 2018 | Salvatore Scalia | Commissario straordinario | ||
| 28 giugno 2018 | 12 giugno 2023 | Stefano Alì | Movimento 5 Stelle | Sindaco | |
| 12 giugno 2023 | in carica | Roberto Barbagallo | Liste civiche | Sindaco | |
Il comune fa parte della regione agraria n. 7 - Colline litoranee di Acireale.

Lo sport più seguito è il calcio. La prima squadra è l'Acireale Calcio, che in passato ha preso parte a due campionati di Serie B (1993-94 e 1994-95) e molti di Serie C1, Serie C2 e Serie C. Nella stagione 2026-2027 milita nel campionato di Eccellenza Sicilia Girone B.
Nel calcio a 5, la Drago Acireale milita in Serie A2, campionato nazionale di terza serie.
Nel calcio femminile ad Acireale giocava l'A.S.D. C.F. Acese che ha militato nel campionato di Serie A2 nazionale.
Inoltre altri sport praticati sono la pallacanestro, con la squadra maschile della Polisportiva Basket Acireale, che milita nel campionato regionale di Serie C Silver, e quelle sia maschili sia femminili del Basket San Luigi Acireale; la pallavolo con l'Aquilia Acireale; la pallamano con la Società Sportiva Pallamano Acireale; la pallanuoto con la Polisportiva Pozzillo Acireale che militava in B (ricordata dal regista Nanni Moretti nel film Palombella rossa), la Polisportiva Acese che milita in Serie B nazionale, e le squadre maschili e femminili della Brizz Pallanuoto, militanti rispettivamente in B nazionale (terza serie) e in A1 nazionale (massima serie); il pattinaggio con l'Unione Sportiva Galatea. La città vanta una solida tradizione anche nella scherma: nell'aprile 2008 ad Acireale si sono svolti i campionati mondiali categoria juniores e cadetti e nel 2014 i Campionati Italiani assoluti.
Quasi tutti gli sport sono praticati in città, pur con alcune difficoltà dovute alla carenza di strutture sportive.
Vi sono due stadi principali: Lo Stadio Aci e Galatea che è dotato di un campo in erba, pista di atletica, con una capacità massima di 14.500 posti a sedere e il vecchio stadio Comunale, in effetti chiuso definitivamente nel 2025 per far posto a un terminal bus, sito in viale Regina Margherita, con un campo di calcio regolamentare in terra battuta, dotato di tribune per circa 4.700 spettatori. Ci sono anche altri campi di calcio nelle frazioni antistanti la città.
Vi sono due palazzetti dello sport: il PalaTupparello di circa 8.500 posti ed il PalaVolcan con capienza di 1.200 spettatori.
Vari i campi di calcio a 5 o pallamano con tribunette. Infine, Acireale possiede diverse palestre scolastiche (molto nota quella dell'Istituto San Luigi), una pista di pattinaggio regolamentare e una piscina di pallanuoto con tribuna da 400 spettatori, inaugurata nel 1977, in occasione della gara decisiva per la promozione della Polisportiva Pozzillo nella Serie B di pallanuoto maschile, in stato di degrado e chiusa da diversi decenni.
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