| Presbite del Popa | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Mammalia |
| Sottoclasse | Theria |
| Infraclasse | Eutheria |
| Superordine | Euarchontoglires |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Haplorrhini |
| Infraordine | Simiiformes |
| Superfamiglia | Cercopithecoidea |
| Famiglia | Cercopithecidae |
| Sottofamiglia | Colobinae |
| Tribù | Presbytini |
| Genere | Trachypithecus |
| Specie | T. popa |
| Nomenclatura binomiale | |
| Trachypithecus popa Roos et al., 2020 | |
| Nomi comuni | |
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Langur del Popa | |
| Areale | |
Il presbite del Popa (Trachypithecus popa Roos et al., 2020), conosciuto anche come langur del Popa, è un primate della famiglia dei Cercopithecidae e della sottofamiglia dei Colobinae, endemico della Birmania centrale. Appartiene al genere Trachypithecus, che comprende numerose specie di presbiti asiatici prevalentemente arboricoli ed erbivori. La specie fu descritta scientificamente nel 2020 da Christian Roos e collaboratori, sulla base di analisi molecolari e morfologiche effettuate su esemplari museali e campioni raccolti sul campo. In precedenza le sue popolazioni venivano attribuite al complesso del presbite di Phayre (Trachypithecus phayrei). La revisione ha permesso di distinguerla anche dal presbite dello Shan (Trachypithecus melamera). Il presbite del Popa presenta un mantello prevalentemente grigio-brunastro, una faccia scura con caratteristiche marcature biancastre intorno agli occhi e alla bocca, e una lunga coda non prensile. La sommità del capo è ricoperta da peli relativamente lunghi, che formano una cresta. Come gli altri colobini, possiede uno stomaco specializzato nella fermentazione microbica delle componenti fibrose degli alimenti vegetali. La specie vive soprattutto nelle foreste tropicali e subtropicali della zona arida centrale della Birmania e dei rilievi limitrofi. Le popolazioni conosciute sono frammentate e concentrate in pochi territori, tra cui il monte Popa, i monti Bago Yoma e il santuario faunistico di Panlaung-Pyadalin. È classificata come in pericolo critico (CR) nella Lista rossa IUCN. La valutazione pubblicata nel 2022 stimava soltanto 135-176 individui maturi, distribuiti in quattro sottopopolazioni isolate, con una tendenza demografica complessiva in diminuzione. Nel gennaio 2025 le autorità birmane hanno comunicato una crescita della popolazione presente sul monte Popa, stimata in circa 150 individui nel 2024. Questa informazione rappresenta un possibile segnale di recupero locale, ma non costituisce un aggiornamento della stima globale della specie.
Il presbite del Popa fu descritto scientificamente nel novembre 2020 da Christian Roos e numerosi collaboratori, in uno studio pubblicato sulla rivista Zoological Research. La ricerca era dedicata alla filogenesi mitogenomica del genere Trachypithecus, con particolare attenzione alle popolazioni tradizionalmente attribuite al presbite di Phayre. La descrizione della nuova specie si basava su differenze genetiche, morfologiche e biogeografiche rispetto agli altri membri del complesso. Il nome scientifico Trachypithecus popa venne proposto in riferimento al monte Popa, un rilievo vulcanico situato nella Birmania centrale. Il nome specifico costituisce un sostantivo in apposizione e rimane pertanto invariato.
L'olotipo è un esemplare maschio adulto conservato presso il Natural History Museum di Londra, con il numero di catalogo BMNH 1914.7.19.3. L'animale fu raccolto nel 1913 sul monte Popa, nell'allora distretto di Myingyan, a un'altitudine di circa 1.512 metri. La località tipica è situata approssimativamente alle coordinate 20°55′ N e 95°15′ E. Il fatto che l'olotipo fosse conservato da oltre un secolo prima della descrizione scientifica della specie dimostra l'importanza delle collezioni museali per la ricerca tassonomica. Gli esemplari storici possono infatti conservare informazioni morfologiche e genetiche fondamentali per identificare linee evolutive precedentemente non riconosciute.
Per gran parte del XX secolo le popolazioni oggi attribuite al presbite del Popa furono comprese nel complesso di Trachypithecus phayrei. La specie veniva considerata un presbite dagli occhiali affine alle popolazioni della Birmania occidentale e orientale. Le differenze morfologiche relativamente limitate e la scarsità di ricerche genetiche avevano impedito di riconoscere con precisione le differenti linee evolutive. Le revisioni tassonomiche successive hanno evidenziato che il presbite di Phayre, come tradizionalmente definito, comprendeva popolazioni geograficamente e geneticamente differenziate. La ricerca pubblicata nel 2020 ha permesso di identificare tre linee principali, proponendo il riconoscimento di specie autonome.
Lo studio di Roos e collaboratori ha analizzato 41 genomi mitocondriali ottenuti da campioni fecali raccolti sul campo e da esemplari storici conservati nei musei. Le analisi hanno permesso di ricostruire le relazioni evolutive di numerose specie del genere Trachypithecus. All'interno del complesso di T. phayrei sono state individuate tre principali linee mitocondriali:
Le tre linee avrebbero iniziato a differenziarsi approssimativamente 0,9-1 milione di anni fa, durante il Pleistocene. Le differenze genetiche sono risultate coerenti con alcune caratteristiche morfologiche e con la distribuzione geografica delle popolazioni. Gli autori hanno quindi proposto di riconoscere tre specie distinte, attribuendo alle popolazioni centrali della Birmania il nome Trachypithecus popa.
Il presbite del Popa appartiene al gruppo evolutivo di Trachypithecus obscurus, che comprende differenti presbiti dell'Asia sud-orientale. Le specie più strettamente affini sono il presbite di Phayre e il presbite dello Shan. La diversificazione delle tre linee è stata probabilmente influenzata dalle grandi barriere fluviali della Birmania. I sistemi dell'Irrawaddy, del Chindwin e del Salween possono aver limitato gli spostamenti degli animali e gli scambi genetici tra le popolazioni. Le trasformazioni della copertura forestale durante il Pleistocene potrebbero aver ulteriormente contribuito alla differenziazione evolutiva. La posizione filogenetica del presbite del Popa evidenzia quindi l'importanza delle barriere geografiche nella diversificazione dei colobini asiatici.
Il presbite di Phayre in senso stretto è distribuito principalmente nel Bangladesh orientale, nell'India nord-orientale e nella Birmania occidentale. Il presbite del Popa occupa invece la Birmania centrale, soprattutto i territori situati tra Irrawaddy e Salween. Le due specie presentano notevoli somiglianze morfologiche. Entrambe possiedono un mantello grigio-brunastro e marcature facciali chiare intorno agli occhi e alla bocca. Le differenze comprendono alcuni caratteri del cranio, della dentatura e delle proporzioni corporee. La separazione tra le due specie è sostenuta soprattutto dall'insieme dei dati molecolari, morfologici e geografici.
Il presbite dello Shan è distribuito principalmente nella Birmania orientale e nello Yunnan occidentale, in Cina. Le popolazioni di questa specie si trovano generalmente a est di quelle attribuite al presbite del Popa. Le differenze comprendono caratteristiche del mantello e della regione facciale. Le analisi mitogenomiche hanno confermato che le due forme appartengono a linee evolutive distinte. Nella zona di Myogyi, tuttavia, è stata individuata una popolazione che potrebbe comprendere individui di origine ibrida tra T. popa e T. melamera. La possibile ibridazione costituisce un problema importante per la definizione dei confini geografici e genetici delle due specie.
Il presbite del Popa è considerato una specie monotipica, senza sottospecie riconosciute. Questa interpretazione è adottata dal Mammal Diversity Database, che riconosce Trachypithecus popa come specie autonoma descritta nel 2020.
Il presbite del Popa è un primate di dimensioni medie, caratterizzato da una corporatura relativamente slanciata e da una lunga coda. Gli arti sono adattati alla locomozione arboricola. La coda non è prensile e contribuisce soprattutto al mantenimento dell'equilibrio durante gli spostamenti sui rami. Le caratteristiche morfometriche della specie sono state analizzate nella descrizione originale, attraverso il confronto con esemplari di presbite di Phayre e presbite dello Shan. Le informazioni disponibili non permettono tuttavia di definire intervalli biometrici rappresentativi dell'intera specie sulla base di un campione sufficientemente ampio di individui selvatici.
Il mantello è prevalentemente grigio-brunastro. La colorazione del dorso può variare dal grigio scuro al bruno-grigiastro. La regione ventrale è generalmente più chiara e presenta un contrasto relativamente netto con il dorso. La faccia è scura, con caratteristiche regioni pallide intorno agli occhi e alla bocca. I peli che circondano gli occhi producono un effetto simile a un paio di occhiali chiari. La fronte presenta peli relativamente lunghi, che possono formare una piccola cresta. Le mani e i piedi sono scuri. La coda è lunga, sottile e ricoperta da peli relativamente folti.
Le differenze morfologiche tra il presbite del Popa e le specie affini sono relativamente sottili. Secondo la descrizione originale, il mantello di T. popa presenta generalmente tonalità grigie o brunastre. Il presbite dello Shan può invece presentare una colorazione complessiva più fulva. Nel presbite del Popa e in quello di Phayre, la regione ventrale chiara contrasta nettamente con quella dorsale. La distinzione tra le specie richiede tuttavia il confronto di diversi caratteri e non può basarsi esclusivamente sulla colorazione.
Come in numerose altre specie del genere Trachypithecus, i neonati presentano una colorazione del mantello differente da quella degli adulti. Nei presbiti del gruppo di T. phayrei, i piccoli sono generalmente caratterizzati da tonalità arancioni o giallo-aranciate. Durante lo sviluppo la colorazione viene progressivamente sostituita dal mantello grigio-brunastro tipico degli adulti. Le informazioni specifiche sulla durata del cambiamento cromatico in T. popa rimangono tuttavia limitate.
Il presbite del Popa è endemico della Birmania centrale. La sua distribuzione è compresa principalmente tra i fiumi Irrawaddy e Salween, nella zona arida centrale del paese e nei rilievi occidentali dei monti Kayah-Karen. Il limite nord-orientale dell'areale non è ancora completamente chiarito. Le popolazioni conosciute sono fortemente frammentate e concentrate in pochi territori. Secondo la valutazione IUCN del 2022, rimanevano quattro sottopopolazioni principali.
La specie frequenta differenti formazioni forestali tropicali e subtropicali. Gli habitat comprendono foreste decidue umide, foreste decidue secche, formazioni forestali relativamente aperte e territori con vegetazione dominata dal bambù. La specie può frequentare anche foreste secondarie e alcune piantagioni, purché siano presenti risorse alimentari adeguate. L'altitudine delle località conosciute varia approssimativamente tra 100 e 1.500 metri. La distribuzione relativamente limitata delle foreste residue costituisce una delle principali cause della frammentazione delle popolazioni.
Il monte Popa costituisce la località più importante per la conoscenza scientifica della specie. Si tratta di un complesso vulcanico situato nella Birmania centrale, nella regione di Mandalay. Il rilievo raggiunge un'altitudine di circa 1.500 metri. Le pendici ospitano formazioni forestali differenti, influenzate dall'altitudine e dalla disponibilità di acqua. Il territorio protetto comprende una parte significativa degli habitat ancora utilizzati dai presbiti. La presenza della specie è documentata sia da esemplari storici sia da ricerche recenti.
Il parco del monte Popa, istituito nel 1989, protegge parte del complesso vulcanico. Secondo la descrizione scientifica del 2020, l'area protetta comprende circa 128,54 km², dei quali 26,97 km² classificati come habitat da idoneo a molto idoneo per il presbite del Popa. Le indagini hanno documentato una forte riduzione della popolazione locale. Il numero degli individui rilevati è passato da circa 196 nel 2005 a 111 nel 2019. La diminuzione corrisponde a circa il 43% nell'arco di quattordici anni. Questa riduzione ha contribuito in maniera decisiva alla valutazione dello stato di conservazione della specie.
Il santuario faunistico di Panlaung-Pyadalin Cave rappresenta un altro importante rifugio del presbite del Popa. Il territorio comprende foreste, rilievi e un sistema di cavità naturali. Le indagini citate nella descrizione originale del 2020 stimavano una popolazione di circa 46-96 individui. Il santuario costituisce una delle aree più importanti per il mantenimento della specie. La tutela delle foreste residue è fondamentale per prevenire ulteriori riduzioni demografiche.
I monti Bago Yoma ospitano un'altra popolazione del presbite del Popa. La regione comprende rilievi relativamente bassi e foreste soggette a diverse pressioni antropiche. Secondo le informazioni riportate nel 2020, la popolazione conosciuta comprendeva circa 22 individui. Le foreste dei Bago Yoma sono state interessate da disboscamento e frammentazione. La conservazione di questo nucleo è quindi particolarmente importante. La regione potrebbe offrire superfici forestali relativamente estese, qualora venissero ripristinati gli habitat degradati.
Un'altra popolazione è stata documentata sul monte Yathae Pyan. Le osservazioni riportate nello studio del 2020 indicavano una consistenza di circa 20-30 individui. Il territorio si trova nei rilievi della Birmania sud-orientale. La popolazione è relativamente isolata e la sua consistenza demografica rimane conosciuta in maniera incompleta. Sono necessarie ulteriori indagini per definirne la distribuzione e le condizioni di conservazione.
Una popolazione di presbiti è stata osservata presso il monastero di Myogyi, nella Birmania centrale. Le indagini citate da Roos e collaboratori indicavano circa 75-100 individui. La popolazione è tuttavia considerata di attribuzione tassonomica incerta. Secondo gli autori dello studio, gli animali potrebbero rappresentare ibridi tra il presbite del Popa e quello dello Shan. Per questo motivo non furono inclusi nella stima complessiva della popolazione di Trachypithecus popa. Ulteriori analisi genetiche sono necessarie per chiarire la situazione.
Il presbite del Popa è una specie diurna. Come gli altri rappresentanti del genere Trachypithecus, presenta abitudini prevalentemente arboricole. La locomozione comprende progressione quadrupede sui rami, arrampicata e salti. La lunga coda contribuisce al mantenimento dell'equilibrio. Le attività quotidiane comprendono alimentazione, riposo, spostamenti e interazioni sociali. Le informazioni dettagliate sulla ripartizione del tempo tra le differenti attività rimangono relativamente limitate.
Il presbite del Popa vive in gruppi sociali. Le osservazioni effettuate sul monte Popa confermano la presenza di unità comprendenti adulti e individui immaturi. La struttura sociale specifica della specie non è stata studiata in maniera sufficientemente approfondita dopo il suo riconoscimento tassonomico nel 2020. Come negli altri presbiti del complesso di T. phayrei, è probabile che le unità sociali comprendano maschi adulti, femmine e rispettivi piccoli. La composizione effettiva dei gruppi può tuttavia variare secondo la popolazione e le condizioni ambientali. Le informazioni raccolte prima del 2020 devono essere interpretate con cautela, poiché non tutte le osservazioni storicamente attribuite al presbite di Phayre riguardano il presbite del Popa.
Le conoscenze sulle interazioni sociali della specie sono relativamente limitate. Nei presbiti del genere Trachypithecus sono comuni comportamenti affiliativi, contatti corporei e pulizia reciproca del mantello. Il comportamento di pulizia, conosciuto come grooming, contribuisce al mantenimento dei legami sociali. Le femmine svolgono generalmente un ruolo importante nell'accudimento dei piccoli. Sono tuttavia necessari ulteriori studi per descrivere la frequenza e le modalità di questi comportamenti nel presbite del Popa.
La comunicazione dei presbiti comprende vocalizzazioni, posture corporee e segnali visivi. I richiami contribuiscono al mantenimento dei contatti tra individui distribuiti nelle chiome degli alberi. Le vocalizzazioni possono inoltre essere utilizzate in situazioni di allarme. Non sono disponibili studi sufficientemente dettagliati per descrivere l'intero repertorio vocale specifico di Trachypithecus popa.
Il presbite del Popa appartiene a un gruppo di primati prevalentemente erbivori e folivori. Le foglie rappresentano presumibilmente una componente fondamentale dell'alimentazione, come nelle specie affini del genere Trachypithecus. Le osservazioni locali riportano il consumo di foglie giovani e altre parti vegetali. Non sono tuttavia disponibili studi quantitativi sufficientemente completi per definire con precisione la composizione della dieta della specie. Le informazioni alimentari raccolte in passato su popolazioni attribuite genericamente a Trachypithecus phayrei non possono essere automaticamente assegnate a T. popa.
Le risorse alimentari disponibili variano secondo il tipo di foresta e la stagione. La vegetazione della zona arida centrale della Birmania comprende formazioni decidue, foreste relativamente aperte e nuclei forestali più umidi sui rilievi. La disponibilità delle foglie giovani può essere influenzata dalle precipitazioni stagionali. La struttura della vegetazione e la distribuzione delle risorse possono quindi condizionare gli spostamenti dei gruppi. Sono necessari ulteriori studi per individuare le principali specie vegetali consumate dal presbite del Popa.
Come gli altri colobini, il presbite del Popa possiede uno stomaco specializzato nella fermentazione microbica dei materiali vegetali. L'apparato digerente comprende differenti compartimenti nei quali microrganismi simbionti contribuiscono alla degradazione delle componenti fibrose. La fermentazione permette di utilizzare foglie e altre risorse relativamente difficili da digerire per numerosi altri primati. Questo adattamento costituisce una caratteristica fondamentale dell'ecologia alimentare del genere Trachypithecus.
Le conoscenze specifiche sulla riproduzione del presbite del Popa rimangono relativamente limitate. Come negli altri rappresentanti del genere Trachypithecus, le femmine danno generalmente alla luce un solo piccolo per parto. I neonati presentano una colorazione del mantello differente da quella degli adulti. Durante le prime settimane dipendono strettamente dalle madri per l'alimentazione, il trasporto e la protezione. Con la crescita aumenta progressivamente l'autonomia locomotoria. Le osservazioni effettuate sul monte Popa confermano la presenza di gruppi riproduttivi. Non sono tuttavia disponibili informazioni sufficientemente precise per definire la durata della gestazione, la stagionalità delle nascite e gli intervalli riproduttivi specifici della specie.
Il presbite del Popa è classificato come in pericolo critico (CR) nella Lista rossa IUCN. La valutazione globale pubblicata nel 2022, basata sui dati esaminati il 7 dicembre 2020, applica i criteri A2ac+4ac. La specie presenta una popolazione estremamente ridotta, una distribuzione frammentata e un forte declino storico. Le principali minacce comprendono la caccia, il disboscamento, l'espansione delle attività agricole e la degradazione delle foreste.
La descrizione scientifica del 2020 stimava una popolazione complessiva di circa 199-259 individui, distribuiti in quattro nuclei principali. La popolazione di Myogyi, considerata di possibile origine ibrida, non venne inclusa nel totale. La valutazione IUCN pubblicata nel 2022 stimava invece 135-176 individui maturi. I due intervalli non descrivono esattamente la stessa grandezza. La prima stima riguarda il numero complessivo degli individui, mentre la seconda considera soltanto gli animali sessualmente maturi. La differenza non deve quindi essere interpretata come una variazione demografica direttamente osservata.
La popolazione del monte Popa costituisce uno dei nuclei meglio documentati. Secondo la valutazione IUCN, nel 2005 erano stati censiti 196 individui. Nel 2019 il numero risultava diminuito a 111 individui. Il declino del 43% in quattordici anni è particolarmente preoccupante perché riguarda una popolazione situata in un'area formalmente protetta. Gli autori della valutazione IUCN hanno considerato probabile un declino complessivo di almeno il 90% nell'arco di tre generazioni, corrispondenti a circa 33 anni. La stima si basa sull'andamento demografico documentato e sul deterioramento degli habitat.
Nel gennaio 2025 le autorità birmane hanno diffuso nuove informazioni sulla popolazione del monte Popa. Secondo il resoconto, i monitoraggi effettuati tra il 2019 e il 2023 avevano documentato circa 116 individui. Nel 2024 il numero sarebbe aumentato a circa 150 individui. Le autorità hanno attribuito particolare importanza alle attività di sorveglianza, al ripristino della vegetazione e al contrasto alla caccia. Questi dati suggeriscono un possibile recupero della popolazione locale. Non è tuttavia disponibile una descrizione metodologica sufficientemente dettagliata per confrontarli direttamente con i censimenti precedenti. Il dato non modifica inoltre la categoria IUCN globale, che rimane in pericolo critico.
La caccia rappresenta una delle principali minacce. Gli animali possono essere uccisi per il consumo della carne e per l'utilizzazione di parti del corpo nella medicina tradizionale. La mortalità degli adulti può compromettere la struttura sociale dei gruppi e ridurre la capacità riproduttiva delle popolazioni. La presenza di nuclei molto piccoli rende particolarmente grave anche la perdita di pochi individui. Le attività di sorveglianza delle aree protette costituiscono quindi una priorità conservazionistica.
Il disboscamento e l'espansione delle attività agricole contribuiscono alla riduzione delle foreste. La raccolta illegale o non sostenibile di legname rappresenta un problema importante in diversi territori dell'areale. La degradazione della vegetazione può ridurre la disponibilità degli alberi utilizzati per l'alimentazione e il riposo. La frammentazione può inoltre ostacolare gli spostamenti tra gruppi differenti. Queste pressioni sono particolarmente gravi nella zona arida centrale della Birmania, dove la disponibilità di foreste relativamente continue è limitata.
La raccolta di prodotti forestali non legnosi e il pascolo del bestiame domestico possono contribuire al degrado degli habitat. La presenza di bovini e altri animali domestici può modificare la vegetazione e ostacolare la rigenerazione naturale degli alberi. Anche il disturbo umano nelle aree di alimentazione e riposo può influenzare il comportamento dei presbiti. La valutazione IUCN identifica queste pressioni tra le minacce che interessano le popolazioni residue.
La separazione delle popolazioni costituisce un problema importante per la conservazione a lungo termine. I quattro nuclei principali sono geograficamente isolati. La dispersione degli individui può essere ostacolata dalla presenza di territori agricoli e foreste degradate. L'isolamento può ridurre gli scambi genetici e aumentare i rischi associati alla consanguineità. Non sono tuttavia disponibili dati genetici demografici sufficientemente completi per quantificare con precisione la perdita di diversità genetica nelle differenti sottopopolazioni.
Il monte Popa rappresenta una delle principali priorità per la conservazione della specie. La protezione del parco richiede attività di sorveglianza, monitoraggio e ripristino forestale. La disponibilità di habitat idonei è limitata a una parte relativamente piccola dell'area protetta. Il mantenimento della vegetazione autoctona costituisce quindi un elemento fondamentale per sostenere il recupero demografico.
Il santuario faunistico di Panlaung-Pyadalin ospita una delle principali popolazioni residue. Il territorio riveste particolare importanza perché protegge un nucleo relativamente numeroso rispetto alla consistenza complessiva della specie. Le principali priorità comprendono il controllo della caccia e la conservazione delle foreste. Il rapporto Primates in Peril 2023–2025 sottolinea l'importanza di rafforzare la gestione delle aree protette, soprattutto sul monte Popa e a Panlaung-Pyadalin.
Le foreste dei Bago Yoma sono state interessate da un forte deterioramento degli habitat. La popolazione conosciuta è relativamente piccola. La protezione e il ripristino della vegetazione potrebbero contribuire a migliorare le condizioni ambientali. Secondo il rapporto Primates in Peril 2023–2025, i Bago Yoma potrebbero offrire uno dei maggiori complessi di habitat potenzialmente continui, qualora venissero invertiti i processi di deforestazione e degradazione forestale.
La popolazione del monte Yathae Pyan non beneficia dello stesso livello di protezione delle principali aree protette. Il rapporto Primates in Peril 2023–2025 suggerisce la possibilità di istituire un'area di conservazione gestita con il coinvolgimento delle comunità locali. Una gestione di questo tipo potrebbe contribuire a preservare gli habitat e a ridurre la pressione venatoria. La piccola consistenza della popolazione rende particolarmente importanti gli interventi preventivi.
La conservazione del presbite del Popa richiede ulteriori indagini scientifiche. Le principali priorità comprendono il censimento delle popolazioni, la definizione dell'areale effettivo e il monitoraggio delle minacce. Particolare importanza rivestono le ricerche nelle regioni dei monti Kayah-Karen, dove potrebbero essere presenti popolazioni ancora poco conosciute. Sono inoltre necessari studi genetici per valutare il grado di isolamento dei nuclei e chiarire la posizione della popolazione di Myogyi. Le ricerche dovrebbero approfondire anche la dieta, la riproduzione e l'organizzazione sociale.