Turdus maximus

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Merlo tibetano

Maschio

Femmina
Stato di conservazione
Rischio minimo
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseAves
OrdinePasseriformes
FamigliaTurdidae
GenereTurdus
SpecieT. maximus
Nomenclatura binomiale
Turdus maximus
(Seebohm), 1881
Areale

Il merlo tibetano (Turdus maximus Seebohm, 1881), o tordo tibetano, è un uccello passeriforme della famiglia Turdidae. È diffuso sull'Himalaya, dal Pakistan settentrionale al Tibet sud-orientale. Descritto originariamente come specie distinta da Henry Seebohm nel 1881, fu considerato una sottospecie del merlo (Turdus merula) fino al 2008, quando studi filogenetici rivelarono che la sua parentela con quest'ultima era piuttosto remota. Si tratta di un tordo di dimensioni relativamente grandi, con una lunghezza totale che varia dai 23 ai 28 cm. I maschi sono di colore bruno-nerastro su tutto il corpo, con piumaggio più scuro su testa, petto, ali e coda, e becco di un giallo-arancio opaco. Le femmine presentano parti inferiori più brunastre, con sottili striature sulla gola e un becco di un giallo scuro opaco. Entrambi i sessi possono apparire leggermente incappucciati. Si distingue dal merlo per la completa assenza dell'anello oculare e per il canto meno intenso.

Il merlo tibetano abita pendii scoscesi, erbosi e rocciosi, e prati alpini al di sopra del limite degli alberi. Generalmente presente ad altitudini comprese tra i 3.200 e i 4.800 metri, scende a quote inferiori in inverno, ma raramente al di sotto dei 3.000 metri. È onnivoro e si nutre di invertebrati, lucertole, frutta e semi. La riproduzione avviene da maggio a luglio, con un picco tra giugno e l'inizio di luglio. I nidi a forma di coppa sono fatti di fango, peli di animali ed erbe sottili e contengono covate di 3 o 4 uova. L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica la specie come a rischio minimo grazie alla sua ampia distribuzione geografica e alla popolazione numerosa e in crescita.

Tassonomia e sistematica

Il merlo tibetano fu originariamente descritto come Merula maxima da Henry Seebohm nel 1881, sulla base di un esemplare raccolto da Thomas C. Jerdon a Gulmarg, nel Kashmir. Successivamente, nel 1896, Charles Wallace Richmond lo considerò una sottospecie del merlo e lo trasferì al genere Turdus insieme a quest'ultima specie. Nel 2008, grazie a uno studio filogenetico condotto da Johan Nylander e colleghi, il merlo tibetano fu riclassificato come specie a sé stante. Questo studio dimostrò che il merlo tibetano è solo lontanamente imparentato con il merlo, essendo invece una specie sorella del tordo dorsobianco (Turdus kessleri).

Nel 1925, l'ornitologo britannico Richard Meinertzhagen e sua moglie Annie Meinertzhagen descrissero una presunta sottospecie buddae basandosi sui becchi più piccoli degli uccelli del Sikkim in India e di Gyantse in Cina, ma questa caratteristica non è costante in tutta la popolazione e la specie è quindi considerata monotipica. Il nome generico Turdus deriva dal latino turdus, che significa tordo, mentre il epiteto specifico maximus deriva anch'esso dal latino e significa maggiore.

Descrizione

Il merlo tibetano è un tordo di dimensioni relativamente grandi, che misura dai 23 ai 28 cm di lunghezza. I maschi sono di colore bruno-nerastro su tutto il corpo, più scuri su testa, petto, ali e coda, con becco giallo-arancio opaco. Le femmine hanno parti superiori marrone-nerastro e parti inferiori più brunastre, con sottili striature sulla gola e un becco giallo scuro opaco. Entrambi i sessi possono apparire leggermente incappucciati. I giovani sono simili alle femmine, ma presentano una colorazione camoscio-grigiastro sul dorso fino alle copritrici alari e al groppone, striature camoscio-grigiastro sulla gola e barre dello stesso colore dal ventre alla cloaca. Si distingue dal merlo europeo per la completa assenza di un anello oculare e per il canto meno intenso.

Vocalizzazioni

Il suo canto è una serie ripetitiva di note rapide e aspre, sgradevoli squittii, sibili simili a quelli di un drongo (Dicruridae) e gracchi gutturali, con sporadici fischi piew-piew, emessi dalla cima di crinali, rocce o alberi. A differenza del canto del merlo, non presenta gorgheggi o trilli. Le vocalizzazioni includono un basso chut-ut-ut, uno staccato chak-chak-chak-chak emesso in volo e un rumoroso chow-jow-jow-jow come richiamo d'allarme.

Distribuzione e habitat

Il merlo tibetano è diffuso localmente nell'Himalaya, in India, Pakistan, Nepal, Bhutan e Cina. Durante la stagione riproduttiva, abita pendii scoscesi, erbosi e rocciosi, e prati alpini appena sopra il limite degli alberi, ad altitudini comprese tra i 3.200 e i 4.800 metri. In inverno, scende a quote inferiori, ma raramente al di sotto dei 3.000 metri.

Biologia ed ecologia

Un esemplare che si nutre di lombrichi nel distretto di Hunza, in Pakistan.

Alimentazione

Onnivoro, si nutre di lombrichi, molluschi, insetti, piccole lucertole, frutta e semi. Cerca il cibo sul terreno, saltando su rocce e ciottoli, e predilige i terreni morbidi ed esposti ai margini della neve sciolta. A fine estate, si nutre in stormi che possono raggiungere anche dieci individui.

Riproduzione

La stagione riproduttiva del merlo tibetano va da maggio a luglio, con un picco tra giugno e l'inizio di luglio. La nidificazione avviene tra i cespugli di ginepro (Juniperus) o rododendro (Rhododendron). Costruisce un nido voluminoso a forma di coppa utilizzando fango, peli di animali ed erbe sottili. I nidi vengono costruiti tra le radici nel terreno, ai piedi di massi, tra i cespugli bassi, sulle pareti rocciose o contro le pareti di roccia. In Cina, la pianta di nidificazione preferita è il Cotoneaster microphyllus. Le uova sono grandi, di colore camoscio opaco o grigio con macchie marroni e vengono deposte in gruppi di tre o quattro. L'incubazione dura dai 12 ai 13 giorni e i pulcini imparano a volare in 16 ai 18 giorni. I pulcini vengono nutriti con piccoli lombrichi. Uno studio condotto in Cina ha rilevato un tasso di successo della nidificazione del 59%.

Stato di conservazione

Il merlo tibetano è classificato come specie a rischio minimo dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) nella Lista Rossa IUCN, grazie alla sua ampia distribuzione geografica, alla popolazione numerosa iniziale e al trend di crescita demografica.

Note

  1. 1 2 3 BirdLife International, Turdus maximus, vol. 2018, 2018, pp. e.T103892028A132202298, DOI:10.2305/IUCN.UK.2018-2.RLTS.T103892028A132202298.en. URL consultato il 18 novembre 2021.
  2. ↑ (EN) F. Gill e D. Donsker (a cura di), Family Turdidae, in IOC World Bird Names (ver 14.2), International Ornithologists’ Union, 2024. URL consultato il 31 maggio 2021.
  3. ↑ (EN) Henry Seebohm, Catalogue of the Passeriformes or Perching Birds in the British Museum, vol. 5, Londra, 1881, pp. 405.
  4. 1 2 (EN) Bulletin of the British Ornithologists' Club, vol. 46, Londra, British Ornithologists' Club, 1925, pp. 98.
  5. ↑ (EN) Richmond Charles W., Catalogue of a collection of birds made by Doctor W. L. Abbott in Eastern Turkestan, the Thian-Shan Mountains, and Tagdumbash Pamir, Central Asia, with notes on some of the species, in Proceedings of the United States National Museum, vol. 18, Washington, Smithsonian Institution Press, 1895, pp. 585–586.
  6. ↑ (EN) G. William Cottrell, James C. Greenway, Ernst Mayr, Raymond A. Paynter, James Lee Peters, Melvin A. Traylor e Harvard University, Check-list of birds of the world., vol. 10, Cambridge, Harvard University Press, 1964, pp. 177.
  7. ↑ (EN) Johan A. A. Nylander, Urban Olsson, Per Alström e Isabel Sanmartín, Accounting for Phylogenetic Uncertainty in Biogeography: A Bayesian Approach to Dispersal-Vicariance Analysis of the Thrushes (Aves: Turdus), in Allan Baker (a cura di), Systematic Biology, vol. 57, n. 2, 1º aprile 2008, pp. 257–268, DOI:10.1080/10635150802044003, ISSN 1076-836X (WC · ACNP), PMID 18425716, hdl:10261/166999.
  8. ↑ (EN) Thrushes, su IOC World Bird List. URL consultato il 3 novembre 2021.
  9. 1 2 3 4 5 6 (EN) Collar, Nigel, Tibetan Blackbird (Turdus maximus), in Shawn M. Billerman, Brooke K. Keeney, Paul G. Rodewald e Thomas S. Schulenberg (a cura di), Birds of the World, Cornell Lab of Ornithology, 4 marzo 2020, DOI:10.2173/bow.tibbla1.01. URL consultato il 2 novembre 2021.
  10. ↑ (EN) Jobling James A., Helm Dictionary of Scientific Bird Names, Londra, Christopher Helm, 2010, pp. 244, 393, ISBN 978-1-4081-3326-2.
  11. ↑ (EN) Peter Boesman, Notes on the vocalizations of Tibetan Blackbird (Turdus maximus) (PDF), in HBW Alive Ornithological Note, n. 312, Lynx Edicions, 2016.
  12. ↑ (EN) Xin Lu, Reproductive ecology of blackbirds (Turdus merula maximus) in a high-altitude location, Tibet, in Journal of Ornithology, vol. 146, n. 1, 2005, pp. 72–78, Bibcode:2005JOrni.146...72L, DOI:10.1007/s10336-004-0058-1, ISSN 0021-8375 (WC · ACNP).

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