Trattasi di uova bollite, dimezzate e i cui tuorli, dopo essere stati mescolati con un amalgamante (maionese, senape, burro, salsa tartara o olio), sottaceti (ad esempio capperi, cetrioli e cipolline), spezie, prezzemolo, tonno in scatola o altri ingredienti, vengono riposti nella cavità degli albumi.
Nella versione detta "uova mimosa", un paio di tuorli vengono messi da parte per poi essere finemente "sbriciolati" e tale "polvere" di color giallo, distribuita uniformemente sul piatto di portata, dà così l'immagine dei fiori della mimosa.
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In Italia
Un piatto di portata contenente uova ripiene nella versione "mimosa"
In Piemonte e nel Friuli-Venezia Giulia, dove sono tipiche, il tuorlo delle uova ripiene può anche essere mescolato con burro ammorbidito e acciughe.
In Piemonte le uova ripiene sono conosciute come uova alla bella Rosina (in piemonteseoeuv a la bela Rosin), e prendono il nome da Rosa Vercellana, moglie morganatica di Vittorio Emanuele II divenuta celebre per la sua avvenenza e proprio per questo soprannominata bela Rosin. La leggenda vuole che Vercellana preparasse questo piatto al suo consorte quando questi si recava nella tenuta di Fontanafredda.
Note
↑Margaret Fulton, Le ricette per i party, Alberto Peruzzo, 1987, p.60.
Dan Alatorre, Tutto il meglio della cucina americana: ricette di famiglia e molto di più, Babelcube, 2015, "Uova alla diavola della mamma e le nostre uova alla diavola con un tocco in più".
Mimi Sheraton Falcone, 1000 Cibi da provare nella vita: La bibbia dei sapori della decana del food writing americano, Rizzoli, 2015, "Deviled eggs".
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