
L'urlo è un grido alto e prolungato.
Secondo una ricerca condotta dalle università di Ginevra e di New York, e dal Max Planck Institute for Empirical Aesthetics, catturano l'attenzione non a causa dell'intensità e all'acutezza del suono emesso, bensì alla capacità di cambiare intensità sonora molto velocemente. Secondo il medesimo studio, a a rendere sgradevole un urlo contribuisce la sua ruvidità.
L'urlo può essere causato da una forte eccitazione o un'intensa reazione emotiva che può essere portata, ad esempio, da gioia, rabbia, tristezza o paura.
La pratica di urlare, o comunque di esprimersi ad alta voce, viene usata al fine di catturare l'attenzione e persuadere coloro ai quali ci si rivolge per ottenere consensi. In politica ed economia, si urla per ottenere approvazione o un'utile economico. Secondo Francesca Carone de Il fatto quotidiano, afferma, non senza polemica, che «nell'urlo c'è autorevolezza, forza, tenacia, sfida, lotta: esattamente ciò che la politica ha tolto alla gente, che delega la sua azione all'oratore urlante, convinto che lo farà risorgere dalle ceneri del nichilismo aberrante in cui è scivolato e che il Mondo vivrà beato tra uguaglianza e Diritto (...) L'attore politico urlante ha sempre qualcosa da dire, dimostrare, rinfacciare, difendere attraverso la dialettica di attacco. Chi urla ha rinunciato all'essenza partecipativa della politica e corre nelle retrovie di una fantomatica lotta eroica che inneggia ai diritti di tutti, ma che in realtà opera per il bene di pochi eletti.»
L'urlo trova qualche applicazione anche in musica, come confermano ad esempio le tecniche del growl e dello scream, entrambe contestuali di generi musicali duri come l'heavy metal.
Nello scautismo, il grido (o urlo) è una frase, concisa e detta ad alta voce, usata da una squadriglia per presentarsi.