Valery Larbaud

Valery Larbaud

Valery Larbaud, conosciuto anche con gli pseudonimi A.-O. Barnabooth, L. Hagiosy, X. M. Tourmier de Zamble (Vichy, 29 agosto 1881 – Vichy, 2 febbraio 1957), è stato un romanziere, poeta e traduttore francese.

Biografia

Figlio unico di Nicolas Larbaud, chimico di professione e proprietario dell'azienda che imbottigliava la famosa acqua minerale Vichy Saint-Yorre, e di Isabelle Bureau des Etivaux. All'età di otto anni rimase orfano di padre e venne perciò allevato dalla madre e da una zia.

Le ricchezze della famiglia gli permisero di condurre una vita agiata, consentendogli fra l'altro di compiere lunghi viaggi in Europa. Parlava inoltre correntemente, oltre che il francese, l'inglese, il tedesco, l'italiano e lo spagnolo. Grazie alla conoscenza delle lingue e all'amore per la lettura e per i viaggi, fu in grado di svolgere una funzione di intermediazione tra la cultura francese e le altre culture, specialmente quella inglese. Collaborò fin da giovane alle più importanti riviste francesi (La Plume, La Phalange, La Nouvelle Revue française) e a numerose riviste straniere. Sarà più tardi traduttore e farà conoscere in Francia Samuel Butler, amico e scopritore di Joyce, di cui a partire dal 1929, assieme ad Auguste Morel e a Stuart Gilbert, tradusse l'Ulisse. Fu in corrispondenza con Italo Svevo, Eugenio Montale e traduttore di Ramón Gómez de la Serna. Sarà amico di Charles-Louis Philippe, André Gide, Léon-Paul Fargue, Georges Jean-Aubry, che ne sarà il biografo, Paul Valéry, Saint-John Perse e Marguerite Caetani; collaborerà con la rivista Commerce diretta da quest'ultima. Valery Larbaud è stato perciò il massimo rappresentante del cosmopolitismo nel periodo tra le due guerre mondiali.

I suoi interessi si rispecchiano sia nei suoi scritti, nelle opere narrative, di poesia, di critica letteraria, sia nei diari di viaggio. Ottenne la laurea di primo livello in lettere nel 1908. Nel dicembre 1908, venne votato al Premio Goncourt da Octave Mirbeau per un'opera, Poèmes par un riche amateur, che Larbaud aveva pubblicato anonima. Il suo romanzo Fermina Márquez, dedicato agli amori dell'adolescenza, per cui venne paragonato al Grand Meaulnes di Alain-Fournier, gli fece ottenere nel 1911 il Goncourt. Nel novembre 1935 fu colpito da ictus, da cui residuò emiplegia e afasia; trascorse pertanto gli ultimi ventidue anni della sua vita su una sedia a rotelle, con difficoltà di comunicazione e di lavoro. Dopo aver speso tutti i suoi risparmi, nel 1948 dovette vendere alla città di Vichy l'abitazione e la sua biblioteca, ricca di quindicimila volumi.

Nel 1952 gli fu assegnato il Grand Prix national des lettres, seconda edizione.

Scritti (selezione)

Note

  1. ↑ Béatrice Mousli, Valery Larbaud, Flammarion, 1998, p. 544.
  2. ↑ Il padre aveva 59 anni di età alla nascita del figlio (Monique Kuntz, Valery Larbaud, 1881-1957, Bibliothèque nationale, 1981, p. 1)
  3. ↑ Ortensia Ruggiero, Lettres inedites d'Italo Svevo (Ettore Schmitz) a Valery Larbaud (1925-1928), Paris : Marcel Didier, 1962-63
  4. ↑ Eugenio Montale, Caro maestro e amico : carteggio con Valery Larbaud, 1926-1937; a cura di Marco Sonzogni, Milano, Archinto, 2003, ISBN 88-7768-291-4
  5. ↑ Georges Jean-Aubry, Valéry Larbaud: sa vie et son œuvre d'après des documents inédits, Éditions du Rocher, 1949.
  6. ↑ Sophie Levie, La rivista Commerce e il ruolo di Marguerite Caetani nella letteratura europea, 1924-1932, Roma, Fondazione Camillo Caetani, 1985
  7. ↑ Georges Jean-Aubry, Valéry Larbaud, Op. cit., Volume 1, p. 128.
  8. ↑ Robert Sabatier, Histoire de la poésie française, Volume 6, Partie 1, Albin Michel, 1988, p.322.
  9. ↑ Maaike Koffeman, Entre classicisme et modernité : La Nouvelle Revue Française dans le champ littéraire de la belle epoque, Rodopi, 2003, p.237.
  10. ↑ Roger Grenier, Colloque "Valéry Larbaud et la France" : Paris-Sorbonne, le 21 novembre 1989, Presses Univ. Blaise Pascal, 1990, p. 7.
  11. ↑ Grand prix national des Lettres, su revolvy.com. URL consultato l'11 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2020).
  12. ↑ La trad. tedesca è di Nino Erné.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

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