| Vanlandi | |
|---|---|
In questa saga è impersonificato nel goblin-succubus Mara | |
| Re mitologico della Svezia | |
| In carica | I secolo |
| Predecessore | Sveigðir |
| Successore | Vísburr |
| Signore di Uppsala | |
| Nome completo | Vanlandi Sveigðirsson |
| Morte | Gamla Uppsala, I secolo |
| Dinastia | Yngling |
| Padre | Sveigðir |
| Madre | Vana di Vanaheimr |
| Consorte | Driva |
| Figli | Vísburr |
| Religione | norrena |
Vanlandi, o Vanlande (norreno antico "l'uomo della terra del Vanir"), (... – Gamla Uppsala, I secolo), è stato un re leggendario sueone della casata dei Yngling, di Uppsala. Era figlio di Sveigðir e a lui succedette Vísburr.
La Saga degli Ynglingar (Ynglinga saga) racconta come sia morto per un sortilegio:
Driva fece un patto moglie-strega con Huld per incantare Vanlandi per farlo tornare in Finlandia o, altrimenti, per ucciderlo. Quando la stregoneria fu emessa, Vanlandi era a Uppsala, e un grande desiderio venne a lui di tornare in Finlandia; ma i suoi amici e consiglieri lo avvertirono altrimenti, e dissero che il maleficio del popolo finlandese si manifestava nel suo desiderio di tornare là. In seguito divenne molto stanco, e si distese per dormire. Ma quando aveva giusto dormito un poco urlò, dicendo che Mara lo stava calpestando. I suoi uomini accorsero a lui per aiutarlo. Tuttavia quando prendevano la sua testa, lei calpestava le sue gambe fino a quasi romperle, e quando afferravano le sue gambe lei premeva sulla sua testa e così morì. Gli svedesi presero il suo corpo e lo bruciarono presso il fiume chiamato Skytaa, dove fu eretta una pietra sopra di lui.»
Sniō il Vecchio è una figura riconducibile all'impersonificazione della neve, Huld è una potente vǫlva, mentre Mara è lo spirito degli incubi (dal proto-germano marōn, tuttora in Svedese Mara significa incubo), il cui malefico danzare sul corpo di chi è alle porte del sonno, opprimendolo, ricorda la paralisi ipnagogica.
Senza la prosa di Snorri la Saga degli Ynglingar, l'Ynglingatal, sarebbe ben più difficile da interpretare.
(NON)
En á vit
Vilja bróður
vitta véttr
Vanlanda kom,
þá er trollkund
of troða skyldi
liðs grímhildr
ljóna bága;
ok sá brann
á beði Skútu
menglötuðr,
er mara kvalði
(IT)
Ma ad incontrare
il fratello di Vili[=Odino]
il demone del sortilegio
portò Vanlandi,
quando il nato dalla strega
Grìmhildr della notte
calpestò sopra;
il nemico degli uomini[=guerriero],
E fu bruciato
sulla sponda dello Skytaa
colui che perde la collana[=il generoso?],
colui che Mara asfissiò.
(EN)
And to visit
Vili's brother[=Óðinn]
a witch's spell
sent Vanlandi,
when troll-kind[=witch-born?]
trampled—
ale-night's Hildr;[=Grímhildr of ale?]
the enemy of men[=warrior],
and he burned
on the bank of the Skúta
the necklace-waster,
the nightmare smothered[=whom mara killed].
(Þjóðólfr ór Hvíni - Ynglingatal, Stanze 4 e 5)
Qui l'interpretazione è più oscura e tende a variare in base all'autore. Chiaramente il kenning fratello di Víli è Odino. Trollkund potrebbe significare nato dalla strega, come troll della stregoneria, ma il senso complessivo non cambia. Piuttosto, grìmhildr è più problematico. Se grìm è l'oscurità, considerato che -hildur, -hildr è elemento comune nei nomi femminili, a volte è stato associato alle valchirie o a una dea dei liquori forti ma, leggendolo come grím hildr è più semplice che si riferisse al succubus Mara, citata nell'ultima strofa, o al più a colei che lanciò il maleficio quindi al grimmr (in norreno: malevolo) di Hild (Huld, la vǫlva).
L'Historia Norvegiæ presenta un sunto del Ynglingatal in latino, più antico delle citazioni di Snorri.
Wanlanda, qui in somno
a dæmone suffocatus interiit,
quod genus
dæmoniorum norwegico
sermone mara vocatur.
Walanda, che morì nel sonno
soffocato da un demone,
uno della specie
demoniaca norvegese,
invocato come 'Mara',
Fu il padre di Visbur [...]»
Vanlandi è altresì citato nel Íslendingabók quale successore di Svegðir e predecessore di Visbur.