| Velocisaurus | |
|---|---|
Illustrazione degli elementi noti | |
| Stato di conservazione | |
Fossile | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Superordine | Dinosauria |
| Ordine | Saurischia |
| Sottordine | Theropoda |
| Famiglia | †Noasauridae |
| Genere | †Velocisaurus Bonaparte, 1991 |
| Nomenclatura binomiale | |
| †Velocisaurus unicus Bonaparte, 1991 | |
Velocisaurus (il cui nome significa "lucertola veloce") è un genere estinto di dinosauro teropode noasauride vissuto nel Cretaceo superiore, circa 85 milioni di anni fa (Santoniano), in quella che oggi è la Formazione Bajo de la Carpa in Argentina. Il genere contiene una singola specie, la specie tipo Velocisaurus unicus.

Velocisaurus ha una lunghezza stimata di circa 1,5 metri, basandosi sulla lunghezza della tibia di 14 centimetri. Questo lo rende il più piccolo noasauride conosciuto, dopo Berthasaura. Similmente allo strettamente imparentato Vespersaurus, il piede di Velocisaurus è alquanto bizzarro in quanto il metatarso medio (terzo) è diventato l'elemento principale portante. La sua estremità superiore si è ispessita mentre i corpi dei metatarsi adiacenti secondo e quarto si sono assottigliati considerevolmente. Bonaparte spiegò questa curiosa anatomia come un adattamento per uno stile di vita cursorio (di corsa). Un'elevata velocità, infatti, sarebbe stata necessaria per sfuggire ai teropodi più grandi; Bonaparte suggerì che Velocisaurus stesso fosse un'onnivoro, come indicato dal fatto che l'unico artiglio ritrovato, del quarto dito, non era particolarmente affilato o ricurvo, bensì relativamente dritto.
Velocisaurus può essere riconosciuta da diversi tratti distintivi sconosciuti in altri abelisauroidi. Questi includono:

Nel 1985, Oscar de Ferrariis e Zulma Brandoni de Gasparini scoprirono fossili a Boca del Sapo, nella Provincia di Neuquén, Patagonia, provenienti da strati della Formazione Bajo de la Carpa, risalenti al Santoniano. Tra questi vi era l'arto posteriore inferiore destro di un piccolo teropode. Nel 1991 questo dinosauro fu descritto e denominato da José Bonaparte come Velocisaurus unicus. Il nome del genere deriva dal latino velox ossia "veloce", un riferimento al fatto che la zampa posteriore e il piede mostrano adattamenti per la corsa, e saurus che significa "lucertola". Il nome della specie, unicus, significa "unico" in latino, riferendosi alla particolare conformazione del piede. Il genere e la specie si basano sull'olotipo MUCPv 41, una zampa destra quasi completa che fa parte della collezione del Museo de la Universidad Nacional del Comahue. Una zampa sinistra abbastanza completa, l'esemplare MPCN-PV-370, è stata descritta nel 2016.
Bonaparte inizialmente assegnò Velocisaurus a una famiglia a sé stante, i Velocisauridae. Uno studio sulle relazioni tra i teropodi condotto da Fernando Novas e Sebastian Apesteguia nel 2003 dimostrò che Velocisaurus era un parente stretto dello strano ceratosauro Masiakasaurus. Questi due potrebbero formare una sottofamiglia, i Velocisaurinae. Nel 2004, questa sottofamiglia fu assegnata ai Noasauridae all'interno della più inclusiva Abelisauroidea.
In uno studio del 2001 condotto da Bruce Rothschild e altri paleontologi, 12 ossa del piede attribuite a Velocisaurus sono state esaminate per individuare segni di frattura da stress, ma non ne è stata trovata alcuna.