| Via Pignolo | |
|---|---|
| Nomi precedenti | Mugazone |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Città | Bergamo |
| Codice postale | I-24121 |
| Informazioni generali | |
| Tipo | strada urbana |
| Collegamenti | |
| Trasporti | Società Trasporti Bergamo |
Via Pignolo o borgo Pignolo, è una strada residenziale di Bergamo che collega la parte bassa della città da via Borgo Palazzo, fino alla parte terminale di viale Vittorio Emanuele II, in prossimità delle mura, ed è tra le vie medioevali più importanti e rinascimentali della città.
L'antica via era posta sulla direttrice che delle valli Seriana e Brembana portava alla città alta; collegava le vecchie plaghe Pelabrocco e del Cornasello, attraverso via Osmano, all'altura di Sant'Agostino. Si chiamava “Mugazone” già dal XIV secolo, quando viene indicata in un documento del 1296 “Mugazone ubi dicitor Piniolo»”,ed era anticamente protetta da porte e mura di cui non è rimasta traccia. Con lo statuto del 1391 venne abbandonato il termine Maguzone indicando solo quello di Pignolo. Era zona prativa e boschiva di conifere, da questo il toponimo e il simbolo della pigna. La via era sicuramente ricca di mura e di torri, di cui l'unica segnalata è quella di Arnoldi di fronte alla chiesa alessandrina, forse risalente già al periodo dei comuni del XIII secolo. Ebbe la sua grande trasformazione agli inizi XVI secolo, quando la città subì la grande variazione urbanistica per la costruzione delle mura venete. Per la costruzione delle mura venete la relazione del capitano Veniero de 5 novembre 1561 indica la demolizione di 57 abitazioni in via Pelabrocco e altre in Sant'Agostino. Con le abitazioni furono distrutti anche gli orti e i vigneti.
Risulta che la famiglia Roncalli aveva una abitazione in questa località, e che aveva anche una cappella nella chiesa di Sant'Agostino. I Roncalli si divisero nei Bragini e nei Negro Roncalli. Successivamente arrivarono altre famiglie a questa vicine per motivi commerciali. Probabilmente vi erano poche abitazioni sul territorio fino al XVI secolo di proprietà di alcune famiglie come i Rivola, o i Vertova, i Della Sale e gli Olmo, che però non abitavano frequentemente ma che occupavano saltuariamente. Certo che era poco abitata se una pergamena del 1272 del Consorzio vicinale di Sant'Alessandro della Croce, indica la presenza di 61 confratelli.
La via fu oggetto di invasione e occupazione da parte dei Visconti che volevano tornare signori di Bergamo, e che volevano scacciare i veneziani, ma Bartolomeo Colleoni con i suoi 300 fanti riuscì ad allontanare gli invasori il 19 novembre 1437. L'evento è raffigurato nel castello di Malpaga, a opera del Romanino.
L'importante cambiamento politico della città e del suo territorio con la venuta dei veneziani nel 1428, in una città svuotata con palazzi distrutti e fatiscenti a causa delle numerose guerre, portò numerose famiglie di commercianti e artigiani a fuggire dalle valli bergamasche e a fare scendere a Bergamo, dove Venezia concedeva alcune agevolazioni a chi avesse costruito nuovi palazzi o ristrutturava quelli decadenti. Molti scesero dalla valle Imagna come le famiglie dei Roncalli, Petrobelli, Mazzoleni, Grassi Locatelli, Zabelli Rota, e altri ancora. Era sicuramente una società diversa, la nobiltà era in declino, e i nuovi ricchi non erano i nobili ma il nuovo ceto sociale composto da commercianti. Molti artigiani e commercianti si trasferirono a Venezia dove si arricchirono.
La via, dal Cinquecento, divenne quella percorsa dagli importanti rappresentanti veneziani che dalla laguna si portavano a Bergamo nei palazzi amministrativi posti sulla parte alta cittadina, assumendo negli anni la caratteristica di strada di prestigio per le famiglie bergamasche sia di commercianti che della nobiltà.
La città, per proteggersi dai continui attacchi e dalle invasioni francesi e spagnole, decise la costruzione di mura che proteggessero i palazzi sede del potere e residenza di tante famiglie dell'antica nobiltà. L'edificazione delle mura comportò la demolizione di tutte quelle abitazioni di patrizi, di commercianti e artigiani che vi risiedevano e gestivano le proprie attività, trovandosi d'improvviso sfrattati ma con un ricco patrimonio a disposizione, proprio a questi nobili e ricchi commercianti, che erano ormai la nuova forza economica cittadina, si deve la costruzione dei palazzi che dall'inizio del XVI secolo hanno reso unica e importante via Pignolo. Questa ubicazione offriva anche una situazione migliore rispetto alla città alta ormai troppo satura, diventando una soluzione intermedia, tra la vita cittadina e quella della campagna.
Con i palazzi edificati nel Cinquecento, la via divenne tra le più rinomate della città orobica, tanto che continuarono le costruzioni di palazzi anche nel Seicento e nel Settecento anche grazie alla famiglia Albani. Nella prima metà del Settecento abita via PIgnolo al n, 56 la famiglia del conte Carlo Carrara che iniziò un grande lavoro di raccolta opere e oggetti d'arte che continuò, con maggior valore, il figlio Giacomo Carrara.

I palazzi vennero principalmente costruiti sul lato a sud, era infatti più facile realizzare i giardini sul lato verso la pianura trovandosi a un livello inferiore dal piano terra. Quando la plaga fu ormai satura di palazzi, le famiglie signorili, proprio per il prestigio che dava abitare nella via, iniziarono l'edificazione anche sul lato a nord. Piccole botteghe di artigiani e commercianti sono presenti lungo il percorso viabile.
L'approvvigionamento d'acqua veniva da un'antica fonte, detta fons de Piniolo, vi era inoltre un'ulteriore fontana che risulta inaugurata già nel 1200, mentre quella del Delfino fu inaugurata il 9 agosto 1572.
Certamente il personaggio che maggiormente contribuì a dare importanza alla via e borgo Pignolo fu Alessandro Martinengo Colleoni nipote del più famoso Bartolomeo, che grazie al suo legame familiare, sposando una Mocenigo, con i veneziani e con la politica locale, portò la nobiltà, ma maggiormente imprenditori che avevano, proprio grazie alla nuova politica veneziana, accumulato grossi patrimoni, a costruire nuovi palazzi sempre di maggior pregio architettonico e artistico.
L'antica strada aveva inizio con porta Sant'Antonio andata perduta, via che introduce e conduce il visitatore alle due parti della città: quella bassa e quella alta, con la presenza di palazzi rinascimentali edificati nei primi decenni del Cinquecento da quelle importanti e ricche famiglie di commercianti che commissionarono i ritratti a Lorenzo Lotto conservati nei migliori musei europei, e ben tre pale d'altare dell'artista ospitate nelle più importanti chiese. Sono proprio gli anni in cui l'artista abitava la città orobica, tra il 1513 e il 1526, corrispondenti a quelli che furono i più importanti per la formazione e lo sviluppo della via.
Lungo la strada vi sono molti monumenti di interesse storico artistico:

Numerosi sono i palazzi che si trovano sul tratto che corre da via Giuseppe Verdi alla chiesa di Sant'Alessandro, chiamata via Pignolo alta, o borgo Pignolo. I palazzi posti su entrambi i lati rispettando entrambi la medesima tipologia architettonica dando alla via un aspetto austero sul lato che si presenta sulla strada, ma presentando sull'altro lato una serie di giardini e di porticati di rara raffinatezza: