| Villa Chiuminatto | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Piemonte |
| Località | Torino |
| Indirizzo | Via Galliano 27, quartiere Crocetta |
| Coordinate | 45°03′35.36″N 7°39′55.67″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | attivo |
| Costruzione | 1923 |
| Stile | Liberty |
| Uso | spazio espositivo, uffici |
| Altezza |
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| Realizzazione | |
| Architetto | Gottardo Gussoni |
| Appaltatore | Giacomo Chiuminatto |
| Proprietario | Stefano Buono |
Villa Chiuminatto è una villa di Torino in stile Liberty costruita nel 1923 nel quartiere Crocetta dall'architetto Gottardo Gussoni.
Location per numerose produzioni cinematografiche, attualmente ospita uffici ed è location di eventi .

Villa Chiuminatto venne costruita a partire dall’ottobre del 1923 ad opera dell’architetto piemontese Gottardo Gussoni e prende il nome dal suo committente, il Commendatore Giacomo Chiuminatto, imprenditore edilizio del Canavese, che si suppone possa avere ispirato le sembianze della grande statua presente all’entrata principale dell’edificio e dell’uomo ritratto negli affreschi interni . Durante il fascismo, dopo essersi schierato apertamente contro il regime a seguito dell’omicidio Matteotti (stracciò pubblicamente la tessera del partito), l’imprenditore venne condannato al confino e perse così la sua dimora . Ferito alla schiena durante una retata nel 1944, rimase in sedia a rotelle e morì a Roma dopo pochi anni, destino riservato anche ad una delle sue figlie proprio mentre si recava alle esequie paterne.
In un secolo di vita, la villa ebbe nove diverse famiglie di proprietari. Passata alla società Bonifiche Calabresi grazie agli auspici dell'amico parlamentare fascista Maurizio Maraviglia (ne era l'amministratore), nel 1937 fu acquistata da Gino Burgagni che morì dopo due anni dall'acquisto e l'immobile venne ereditato dai nipoti, che la vendettero alla famiglia Ceratto. Martino Ceratto, fondatore della clinica di lusso Sanatrix , morì dopo aver contratto la malaria in Africa e il figlio maggiore, Armando, attivo nella Resistenza (nella clinica nascose dai fascisti anche Vittorio Valletta), ne ereditò la villa e la clinica; si innamorò e sposò la celebre attrice Caterina Boratto che nella villa soggiornò prima di trasferirsi a Roma al seguito di Federico Fellini. I proprietari successivi furono i Libois, poi la villa venne venduta alla famiglia Ferrari, che la occuparono per più tempo, dal '52 all'80. Pierino Luigi Ferrari divenne parlamentare nel 1958 per il partito monarchico , e la villa accolse spesso comizi e riunioni di partito ospitando Achille Lauro, capostipite di quella stessa fazione .
Successivamente l'edificio passò agli industriali baresi Scianatico, che all'interno compivano sedute spiritiche ed erano soliti invitare il sensitivo Gustavo Rol il 31 ottobre, giorno di compleanno della villa.
Nel 2018 la famiglia dell'imprenditore Stefano Buono acquista la villa e dopo una importante ristrutturazione la trasforma nella sede della Fondazione BuonoLopera, dell’energy company Newcleo e del family office Elysia Capital .
Oltre ad essere stata frequentata per un periodo dall'attrice torinese Caterina Boratto , l'edificio è stato scelto come location di numerose produzioni cinematografiche. Nel 1948 viene girato il primo film L’eroe della strada con Delia Scala ed Erminio Macario. Il secondo film è Canzoni a due voci del 1952 con il noto baritono Tito Gobbi. Tra il 2000 e il 2016 la villa ospita per ben quindici volte diversi progetti televisivi, come Violetta (2011) con Vittoria Puccini o Qualunque cosa succeda (2013) con Pierfrancesco Favino.
L'architetto piemontese Gottardo Gussoni, allievo di Pietro Fenoglio, maestro del Liberty, scelse di costruirla insolitamente in travertino con grandi vetrate ad arco e con uno stile eclettico, in netto contrasto con gli altri villini del quartiere Crocetta; l’insolita scelta dei materiali le è valsa il soprannome di “villa-veliero” .
Il grande affresco della sala principale, dove i putti consegnano al proprietario i progetti architettonici della Villa, vuole omaggiare il mestiere di Chiuminatto nel campo dell’edilizia. Anche la statua all'esterno impugna un martello e non un bastone, sempre in riferimento alla azienda edile del proprietario. Notevole lo scalone d’onore in ferro battuto che conduce alle stanze del primo piano della villa, che oggi ospitano gli uffici .
All'esterno, Giacomo Chiuminatto volle che fossero inserite nei cancelli di ferro battuto, che circondano la Villa, delle lettere “C”, che, come blasoni, avrebbero conferito un senso di nobiltà alla famiglia e alla Villa stessa. La statua all’ingresso sembra evocare una polena, che serviva a mostrare lo status e la ricchezza del proprietario. La scritta sulla facciata, Amicis Praelibet Hora, pare si tratti di un errore del noto motto Amicis Quaelibet Hora (traducibile con “Ogni ora è adatta agli amici”) .