| Viserano frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Travo |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°49′37″N 9°32′25″E |
| Altitudine | 466 m s.l.m. |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 29020 |
| Prefisso | 0523 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | San Giorgio Martire |
| Cartografia | |
Viserano (Vijaràn, in dialetto piacentino) è una località del comune italiano di Travo, in provincia di Piacenza. Si trova circa 5 km a sud del capoluogo comunale ed è raggiungibile attraverso una strada comunale che si dirama dalla strada statale 45 di Val Trebbia in località Cernusca.
Viserano si trova in val Trebbia, sulla riva destra del fiume Trebbia, in zona collinare bagnata dal Rio Cernusca a un’altitudine di 466 m s.l.m., alle pendici del monte Viserano (711 m s.l.m.) posto nei pressi dello spartiacque tra la val Trebbia e la val Nure.
Il paese si compone di varie località: Castagneto, Castello, Chiesa, Rocca e Zanrè.
Secondo Lorenzo Molossi, il toponimo deriva dal fondo Vicirianum parte del pago Domitio citato all'intero della tabula alimentaria traianea. Questa interpretazione è stata successivamente confermata nel 2018 da Nicola Criniti e Caterina Scopelliti, i quali hanno confermato che il fondo citato nella tavola è localizzabile nella zona di Viserano. Il toponimo potrebbe derivare dai gentilizi Vicirius o Vicrius.
In epoca romana Viserano è citato all'interno della tabula alimentaria traianea come fondo Vicirianum, che risultava appartenere a un certo Gneo Antonio Prisco.
La costruzione di un castello a Viserano risalirebbe a prima dell'anno 1000, come testimoniato da un documento risalente all'XI secolo. Nel 1043 un certo Oberto, figlio di Agione, cedette il castello di Viserano, che gli era pervenuto da un certo Odone e dalla sua consorte Ildegarda, insieme alla corte di Robiano, situata in territorio parmense, al monastero di San Savino di Piacenza. Viserano fu poi distrutto nel 1152, come testimoniato da Giovanni Vincenzo Boselli che, parlando di una controversia sorta fra il vescovo di Piacenza e il comune, protrattasi dal 1162 al 1189, riferisce di alcune testimonianze di questo evento.
Nel 1164 Viserano, citata all'epoca come Vixirano, fu concessa, così come diversi altri possedimenti situati lungo la catena appenninica, dall’imperatore Federico Barbarossa alla famiglia Malaspina. Successivamente, il locale castello divenne un centro della resistenza ghibellina.
Nel 1257 il marchese Oberto II Pallavicino, dopo aver combattuto senza fortuna contro le forze ghibelline provenienti da Pavia, ritornò a Piacenza dove alcuni signori, guidati da Federico Landi, avevano occupato diversi castelli di proprietà del comune di Piacenza, il più importante dei quali era quello di Viserano. In risposta il marchese inviò a Viserano il suo vicario Guglielmo Pietra Pavese con il suo esercito che comprendeva anche 400 militi al soldo di Ezzelino III da Romano. Il castello di Viserano venne quindi assediato e i nobili che vi si erano asserragliati, tra cui Federico Landi e Omodeo Bianco, rimasti senza riserve di acqua, furono costretti a fuggire nottetempo, abbandonando i servi e i villani, 37 dei quali furono catturati e impiccati. Il forte fu poi raso al suolo da Guglielmo Pietra che poi proseguì la sua missione attaccando diversi altri castelli ribelli posti nella valle.
Successivamente, forse nel 1438, il castello passò a far parte dei possedimenti della famiglia Anguissola, che erano stati infeudati nella zona di Travo a partire dai primi anni del XIV secolo. Nel 1652 il castello di Viserano fu acquistato dalla famiglia Morando, così come diversi altri possedimenti in zona.
All'interno del fondo Morando, conservato presso l’Archivio di Stato di Piacenza, in alcuni incartamenti risalenti al 1803, sono presenti tre investiture relative a possedimenti situati a Viserano da parte del conte Giovanni Carlo Morando a favore, rispettivamente, delle famiglie Dodici, Mazzari e Gazzola.
Nell’archivio della chiesa parrocchiale di Rallio sono conservati dei documenti relativi alla parrocchia di Viserano che dipendeva, insieme ad altre parrocchie, dal vicariato foraneo di Rallio. Da questi documenti della seconda metà del 1700 si evince che la parrocchia di Viserano era la più turbolenta per colpa di due preti: il parroco di Viserano don Francesco Testani e Giovanni Dodici, cappellano dell’Oratorio di Dolgo.Il Testani, il 3 gennaio 1776 scrisse al vicario, don Giovanni Bori, lamentandosi del comportamento violento e sprezzante del Dodici, chiedendo per lui un severo castigo. In data 21 luglio 1779 il Testani scrisse ancora al vicario definendo il Dodici “scapestrato prete protettore e difensore di briganti”. Il Dodici infatti ospitava Girolamo Gazzola detto Giromone, uomo violento che “verso le due di notte ha bastonato il garzone del ferraio e lisciato anche con il bastone un nipote del soldato Battista Ghelfi …….”
Tra il 1847 e il 1863 fu eretta la nuova chiesa, consacrata a san Giorgio Martire.
All’inizio degli anni ’20 del 1900 incomincò a Viserano lo sfruttamento minerario della pietra per la litografia, tecnica di stampa utilizzata dai primi dell’Ottocento. Si tratta di una pietra calcarea molto compatta e a grana finissima che, una volta spianata, veniva utilizzata come “matrice” per la riproduzione di immagini grafiche. Nel 1922 il Ministero dell'agricoltra concesse tramite un decreto la miniera di calcare litografico di Rocca di Viserano al signor Ettore Brambilla di Milano. Nel 1924 la ditta “Impresa Pietre Litografiche Emiliana” fece domanda al Consiglio Superiore delle Miniere per un ampliamento della miniera di Viserano e per la sua riunione in un’unica concessione con quella di Costa di Vej sotto la denominazione di “Miniere di Calcare Litografico di Val Trebbia”, ottenendo quanto richiesto. Queste miniere rimasero produttive fino al 1932.
Viserano è situato lungo la strada che, partedo dalla località Cernusca, collega la val Trebbia con Bettola, centro posto in val Nure, attraversando il passo della Pia.