| Malaspina | |
|---|---|
| Stato | Marca obertenga Altri marchesati della Lunigiana |
| Casata di derivazione | Obertenghi |
| Titoli |
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| Fondatore | Alberto "il Malaspina" |
| Ultimo sovrano | Maria Teresa Cybo-Malaspina (Massa) Carlo Emanuele Malaspina (Fosdinovo) |
| Data di fondazione | XI secolo |
| Data di deposizione | 1790, 1797 |
| Etnia | italiana |
| Rami cadetti |
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I Malaspina sono una nobile famiglia italiana d'origine longobarda, discendente dagli Obertenghi della linea dei marchesi di Massa e conti di Luni, che resse, a cominciare dal XIII-XIV secolo, i molti feudi della Lunigiana e, dal 1473 al 1553, furono i sovrani di Massa e Carrara, seguiti dai loro discendenti per linea femminile (Cybo-Malaspina) fino all'ingresso del Ducato di Massa e Carrara nel 1790 nell'ambito dei domini degli Austria-Este, per il tramite di Maria Beatrice d'Este, figlia ed erede dell'ultima duchessa Cybo-Malaspina, Maria Teresa. Maria Beatrice mantenne i titoli sovrani del ducato (sia pure con l'intermezzo napoleonico), e quindi la distinzione giuridica di esso rispetto agli altri Stati Estensi, fino alla propria morte nel 1829.. Un altro importante feudo fu il Marchesato di Fosdinovo, governato dai Malaspina ed esistente fino al 1797.

Sulle origini del cognome esistono varie leggende: alcuni le fanno risalire addirittura ai tempi di Anco Marzio (come mostrano gli affreschi fatti dipingere nelle sale del castello di Fosdinovo per opera di Gaetano Bianchi nel 1882), alcuni pensano ad un episodio leggendario di uccisione di un nemico, il re franco merovingio Teodeberto I, nel 548 circa, tramite una grossa spina, da parte del nobile romanico Accino Marzio, un presunto discendente della gens Marcia, ai tempi della riconquista di Giustiniano e della guerra gotico-bizantina; la vicenda, secondo cui il giovane Accino (o Alcino), figlio di Ilduino duca di Milano, avrebbe vendicato la morte del padre trafiggendo nel sonno Teodeberto (che avrebbe gridato "ah, mala spina!") è raccontata su cinque formelle in arenaria sul portale d'ingresso del palazzo Malaspina di Godiasco e nell'affresco a Fosdinovo. Altri ancora le collegano alla probabile disdicevole condotta da parte di Alberto detto il Malaspina (XII secolo) o qualche suo parente.
La dinastia dei Malaspina derivò dalla stirpe longobarda obertenga, il cui iniziatore fu Oberto I, nominato conte di Luni nel 945, marchese di Genova (ad opera del re d'Italia Berengario II, durante l'impero di Ottone il Grande) nel 951 ed, infine, conte palatino nel 953.
Questi ebbe due figli, Oberto II, che ereditò dal padre il titolo di conte di Luni, e Adalberto I, la cui discendenza darà vita alle famiglie dei Pallavicino e dei Cavalcabò.
Questa fu la prole di Oberto II: Berta, moglie di Arduino re d'Italia; Ugo, conte di Milano; Alberto Azzo I, conte di Luni, la cui posterità darà vita agli Este di Brunswick e di Hannover; ed infine Oberto Obizzo I, progenitore della prosapia dei Malaspina.
Nel 1004 Oberto Obizzo I, combatté insieme al cognato re Arduino contro i Vescovi-Conti di Luni: fu solo il primo conflitto che la famiglia ebbe con i governanti della cittadina di fondazione romana. Figlio di Oberto Obizzo I fu Alberto I.
Figlio di Alberto I fu Oberto Obizzo II (?-1090), padre di Alberto II (?-1140), il primo a farsi chiamare Malaspina (e per questo considerato il vero capostipite della famiglia).
Alberto Malaspina ampliò i possedimenti di famiglia dagli Appennini a ridosso della Lunigiana ed entrando in antagonismo con Genova ed i vescovi di Luni.
Nel 1124, nel trattato di pace di Lucca, si fa riferimento a divisioni di beni che coinvolsero i discendenti di Oberto che, nel tempo, daranno vita a diverse e celebri famiglie nobili europee: linea primogenita dei marchesi di Massa e Corsica, Brunswick, Estensi, Pallavicino e Malaspina.
Il figlio di Alberto, il marchese Obizzo I Malaspina (?-1185), combatté dapprima contro Federico Barbarossa a sostegno dei comuni ribelli, ma poi, quando l'imperatore prese il sopravvento, lo sostenne e appoggiò nella battaglia contro Milano (1157). Questi lo ricompensò investendolo dei domini di Liguria, Lunigiana, Lombardia ed Emilia.
Nel 1176, però, Obizzo, dopo aver scortato il Barbarossa a Pavia, si alleò a sorpresa con la Lega Lombarda e attaccò il sovrano. Anche per questo doppio gioco, il Federico fu sconfitto nella battaglia di Legnano. Nella pace di Costanza, Obizzo fu comunque perdonato da Federico, che gli confermò i suoi possedimenti. I due ultimi eventi (la battaglia di Legnano e la pace di Costanza) sono rappresentati nei dipinti conservati nel salone del castello di Fosdinovo, realizzati da Gaetano Bianchi alla fine dell'Ottocento.
Obizzo I ebbe due figli: Obizzo II Malaspina (noto anche come Obizzone) e Moroello I Malaspina. I discendenti del primo figlio verranno chiamati Malaspina dello Spino Secco, quelli del secondo saranno denominati Malaspina dello Spino Fiorito (1221).

Figlio di Obizzone fu Corrado I Malaspina (che Dante chiamò "l'antico"), il primo vero esponente dei Malaspina dello Spino Secco, che ottenne tutti i possedimenti alla destra del Magra più il territorio di Villafranca, che si trovava sulla sinistra del fiume. Da lui discesero: Manfredi, Moroello di Mulazzo, Federico di Villafranca e Alberto. Da Manfredi nacque Moroello "Vapor di Valdimagra", amico di Dante Alighieri; da Moroello di Mulazzo, nacque Franceschino Malaspina, che prese parte alle guerre tra guelfi e ghibellini e ospitò più volte il Sommo Poeta durante il suo esilio in Lunigiana, nominandolo suo procuratore e degli altri Malaspina (compresi alcuni dell'altro ramo) nelle trattative di pace con il vescovo di Luni Antonio Nuvolone da Camilla, che porteranno alla pace di Castelnuovo (1306); Federico di Villafranca fu il genitore di Obizzino e del celebre Corrado Malaspina il Giovane, a cui Dante si rivolse nell'VIII Canto del Purgatorio per riconoscenza nei confronti della sua famiglia.
Discendente di Moroello I Malaspina fu invece Guglielmo, il cui figlio fu Obizzino, il vero capostipite dei Malaspina dello Spino Fiorito che ricevette tutti i territori alla sinistra del Magra. Sposato con Caterina Cattaneo, ebbe tre eredi: Bernabò, Isnardo e Alberto. Isnardo sposò Cubina d'Este che diede alla luce Gabriele I e Azzolino, che, a sua volta, generò tre figli; Spinetta Malaspina, detto Il Grande, che acquistò nel 1340 il feudo di Fosdinovo senza lasciare prole legittima; Isnardo; infine, Azzolino, i cui successori assumeranno il titolo di marchesi di Fosdinovo (1355).
I Malaspina appoggiarono ora i ghibellini ora i guelfi. Come appartenente alla fazione guelfa Obizzino prese parte alle lotte dei lombardi contro gli Hohenstaufen. Con Moroello dei Malaspina di Giovagallo fu a capo dei guelfi toscani che difesero Firenze contro Enrico VII. La fazione ghibellina toscana a difesa dell'imperatore fu guidata da un altro esponente della casata, Spinetta Malaspina detto il Grande.
Ebbe anche un'ampia e compatta signoria nella zona a nord di Genova (area delle Quattro province), nelle valli dei fiumi Trebbia e Staffora. Entrambe le signorie, quella della Lunigiana e quella a nord di Genova (detta lombarda), andarono ben presto sfaldandosi per l'adozione del diritto longobardo che prevedeva la spartizione dei beni (e anche dei feudi) tra tutti i figli maschi.
Alcuni membri dei Malaspina ressero una parte del giudicato di Torres nei secoli XIII e XIV, ma, soprattutto, dal XV al XVIII secolo, il ramo dei Cybo-Malaspina governò il marchesato indipendente di Massa e principato di Carrara (poi ducato di Massa e Carrara). I possedimenti sardi dei Malaspina furono: il castello di Serravalle (Bosa) con le curatorie di Planargia e Costa de Addes; il castello di Osilo con le curatorie di Montes, Figulinas e Coros.
Gli appartenenti alla famiglia avevano il titolo di principi di San Colombano.
I Malaspina, al pari degli Estensi e dei Pallavicino, furono un ramo marchionale disceso dalla famiglia degli Obertenghi, il cui capostipite fu Oberto I (Otbert o Odebertus), che fu attorno alla metà del X secolo conte palatino (conte del Sacro Palazzo di Pavia e massima autorità giudiziaria nel regno), e dal 951 marchese di Milano e conte di Luni e della marca da lui detta Obertenga, nella Liguria orientale, comprendente i "comitati" di Milano, Genova, Tortona, Bobbio, Luni e zone limitrofe.
Questo ampio territorio andò riducendosi e frammentandosi, sia per le divisioni ereditarie (non essendo in vigore né l'istituto della primogenitura, né quello del maggiorascato), sia per avvicendamenti con altre famiglie (Fieschi, Spinola, Doria, Pallavicino, Landi ed altri), ma pure per la pressione dei nascenti comuni (Milano, Genova, Piacenza, Tortona, Pavia e Bobbio). La progressiva spartizione delle terre tra un numero crescente di eredi portò ad un frazionamento dei domini in feudi sempre più piccoli, in quanto per lungo tempo, fino alla graduale adozione dell'istituto della primogenitura, nel sedicesimo secolo, i Malaspina continuarono a dividere i titoli e i possessi feudali tra tutti i figli maschi.
Da Oberto I, attraverso i successivi discendenti Oberto II, Oberto Obizzo I, Alberto I, Oberto Obizzo II, si giunse ad Alberto o Adalberto II (morto nel 1140) detto Malaspina, capostipite della famiglia.
Il figlio Obizzo I ("il grande") (morto nel 1185) ebbe nel 1164 confermati i suoi feudi dall'imperatore Federico I e fu nominato vassallo imperiale: essi detenevano già i due gruppi storici: parte della Liguria (Tigullio, Cinque Terre e Levanto sul mare, persi per acquisizioni di Genova e dei Fieschi), con la Lunigiana e la Garfagnana e la zona delle valli del Trebbia (fino a Torriglia), la Val d'Aveto (fino a Santo Stefano d'Aveto) e Staffora (Oltrepò); e in quella che allora si diceva Lombardia (Val Bormida e Oltregiogo).
Dei suoi vari eredi nel 1220 erano viventi i soli Corrado e Obizzino, confermati dall'imperatore nei loro feudi, invero alquanto ridotti per le cessioni fatte specie a Piacenza. Nel 1221 essi divisero le loro signorie: Corrado ebbe la Lunigiana a ovest del Magra e la val Trebbia in Emilia, dando origine al ramo dello Spino Secco; Obizzino ebbe la Lunigiana a est del Magra e la valle Staffora in Lombardia, inaugurando la linea dinastica dello Spino Fiorito.

Dai figli del capostipite Corrado, ricordato da Dante Alighieri come l'Antico, derivarono (divisione effettuata nel 1266) quattro ulteriori rami.
Trassero origine da Moroello (morto nel 1284), che oltre al castello di Mulazzo in Lunigiana, principale rocca della linea dello Spino Secco, possedeva feudi in Val Trebbia attorno a Ottone, e partecipazioni nei domini della famiglia in Sardegna.
Il ramo primogenito fu sempre titolare del marchesato di Mulazzo fino all'abolizione del feudalesimo, e si estinse (1810) con il marchese Alessandro Malaspina, celebre politico e navigatore.
Il marchesato, sovrano dal 1266 al 1797 e feudo imperiale fin dal 1164, si estese con varie acquisizioni anche su Pozzo, Montereggio, Montarese, Castagnetoli (dal 1746), Calice, Veppo e Madrignano (questi tre ultimi dal 1710 fino al 1772 furono amministrati dalla linea minore, quando per difficoltà finanziarie furono venduti al granduca di Toscana).
Nel XVI secolo si distaccarono temporaneamente i rami di Madrignano (1523-1634) e di Montereggio (1523-1646) e il feudo di Mulazzo dal 1473 fu governato ad anni alterni fino al 1776 dai "Malaspina del Castello" e "Malaspina del Palazzo". La linea diretta maschile si estinse con il famoso esploratore Alessandro Malaspina.
Suoi sovrani furono i marchesi:
e Gian Gaspare -1531 (del Palazzo) - Margherita Malaspina di Lusuolo
e Gian Cristoforo -1574 - Nicola Vivaldi
e Gian Gaspare II -1584
e Anton Maria -1600 - Euridice Malaspina di Castevoli
e Gian Cristoforo II -1643 - Lucrezia Rinaldi
e Corrado -1676
e Obizzo -1691 - Maria Felicia Cambi
e Gian Cristoforo III -1763 - Dejanira Malaspina di Podenzana
e Cesare -1776
(e Luigi -1797, de jure). Tra le linee collaterali derivate da questa di Mulazzo si ricordano:
Linea autonoma dal XV secolo costituitasi con Azzone di Antonio di Mulazzo, possedeva anche i feudi di Stadomelli, Cavanella ed il governo congiunto di Villafranca. I principali esponenti furono Tommaso II (-1603) e il figlio Francesco (-1649). La linea diretta si estinse nel 1759 e con il consenso imperiale il feudo fu unificato con quello di Villafranca (1796). Dal 1794 iniziarono le rivolte contro il governo autoritario del marchese Tommaso III. Dal 1757 una parte del feudo fu acquisito dalla linea di Mulazzo.
Suoi marchesi sovrani:
Trassero origine da Manfredo, figlio di Corrado l'Antico verso il 1260. Possedevano il castello di Giovagallo (Tresana) con la zona circostante. Si estinsero nel 1365, e i loro feudi passarono alla linea di Villafranca (vedi sotto), mentre gran parte del marchesato fu assorbito da quello di Tresana.
Trassero origine da Federico, figlio di Corrado l'antico, ed ebbero il castello di Malnido a Villafranca in Lunigiana con le terre vicine. Le successive divisioni ereditarie, le guerre e la perdita di numerosi territori nelle valli vicine del Vara, Aulella e Taverone, portarono la linea dinastica alla povertà e decadenza. Dal XVI secolo si posero sotto la protezione (accomandigia) di Modena e per la loro lealtà, con decreto del 3 maggio 1726 il duca Rinaldo d'Este di Modena concesse loro la denominazione "Malaspina Estensi". Lo staterello si estendeva su Garbugliaga, Beverino, Villa, Rocchetta di Vara, castello della Virgoletta, e castello di Malnido a Villafranca, sede congiunta con i consignori della linea di Castevoli.
I marchesi sovrani furono
Si ramificarono molto, sopravvivendo alla fine del feudalesimo, ed esistono tuttora in varie linee. Di esse alcune hanno avuto proprie signorie e un'identità separata. Si ricordano:
Trassero origine da Alberto (morto nel 1298), figlio di Corrado l'Antico. Ebbero il feudo di Pregòla (frazione di Brallo di Pregola) con un vasto territorio sul lato sinistro della Val Trebbia (il fiume divideva i loro feudi da quelli del ramo di Mulazzo), a monte di Bobbio. Nel 1304 Corradino Malaspina signore della rocca di Carana (Corte Brugnatella) (non compresa nella donazione del Barbarossa, ma donata in feudo dall'abate di Bobbio Rainerio in cambio del diritto di riscuotere il pedaggio sulla strada della Val Trebbia) d'accordo con Visconte Pallavicino e l'Abate di Bobbio Guido prende Bobbio e la trasformò in una signoria costruendovi l'attuale castello; nel 1341 i Visconti di Milano si impossessarono di Bobbio e di Corte Brugnatella, togliendogli la rocca di Carana e distruggendo il Castello nero (dal colore delle pietre) ma lasciando la torre di guardia sul Bricco (805 m), dopo il 1347, quando morì Corradino, il feudo venne ridato ai figli, ma nel 1361 lo dovettero cedere sempre ai Visconti e poi nel 1436 passò ai Dal Verme divenuti Conti di Bobbio e Voghera; inoltre gli fu tolta la zona dell'antica parrocchia di San Cristoforo nella Valle del Carlone, rimanendogli solo Dezza che era sempre nella parrocchia di San Cristoforo e dandola ai Malaspina di Pregòla. Con una prima divisione nel 1347 si staccarono i feudi di Prato (frazione di Cantalupo Ligure, nella Val Borbera, adiacente alla Val Trebbia) e di Corte Brugnatella, che ebbero breve vita. Nella successiva divisione del 1453 si determinarono i quattro quartieri del marchesato di Pregola, ognuno infeudato a un distinto ramo della famiglia. Questi rami furono dunque:

Da tre nipoti e un figlio superstite del capostipite Obizzo Malaspina detto Obizzino, per divisione attuata nel 1275, ebbero origine quattro ulteriori linee.
Discesero da Azzolino, nipote di Obizzino e figlio di Isnardo, che morì prima della divisione del 1275; Azzolino ebbe in comune con il fratello Gabriele un terzo delle signorie del nonno Obizzino, parte in Lunigiana e parte in Lombardia, e successivamente, in accordo col fratello, tenne per sé i soli feudi lombardi, localizzati in valle Staffora attorno a Varzi. Il Marchesato di Varzi fu diviso tra i tre figli di Azzolino: la linea di Isnardo, che possedeva Menconico, si estinse nel XV secolo, le altre due invece sopravvissero:
Discesero da Gabriele, nipote di Obizzino e figlio di Isnardo, che morì prima della divisione del 1275; Gabriele ebbe in comune con il fratello Azzolino un terzo delle signorie del nonno Obizzino, parte in Lunigiana e parte in Lombardia, e successivamente, in accordo col fratello, tenne per sé i soli feudi in Lunigiana, consistenti nel castello della Verrucola presso Fivizzano, e dei territori circostanti nella Lunigiana orientale. Dei tre figli di Gabriele, Isnardo lasciò una discendenza che si estinse nel XV secolo, lasciando Fivizzano alla Repubblica di Firenze di cui erano alleati, e determinando quindi la presenza fiorentina prima e toscana poi in Lunigiana (la futura Lunigiana Granducale contrapposta a quella malaspiniana e poi modenese); Spinetta Malaspina si mise al servizio di Verona e acquistò il feudo di Fosdinovo, dopodiché, non avendo figli che potessero succedergli, designò come eredi i figli di Azzolino: a questi dunque toccò Fosdinovo e furono essi a dar origine alla linea dei Malaspina di Fosdinovo, la più importante della casata, vicari imperiali in Italia, da cui discese Antonio Alberico I Malaspina, che, come marchese di Fosdinovo, ottenne Massa nel 1441.
Discendevano da Galeotto (morto nel 1367), figlio di Azzolino e nipote di Spinetta Malaspina il grande. Il marchesato come sovranità autonoma si costituì nel 1367 e si estese su Viano, Castel dell'Aquila, Gragnola (1646), Cortila, Pulica, Giucano, Ponzanello, Tendola, Marciaso e Posterla, Caniparola. Gabriele figlio di Antonio Alberico I di Fosdinovo, resse il feudo avito di Fosdinovo, lasciando ai fratelli gli altri possedimenti.
Nel 1529 al marchese di Fosdinovo venne riconosciuta la carica ereditaria di vicario imperiale per i feudi italiani e nel 1666 l'imperatore gli concesse il diritto di zecca. L'ultimo marchese sovrano, Carlo Emanuele, si dimostrò favorevole all'abolizione dei feudi imperiali in Italia, aderendo al decreto napoleonico del 2 luglio 1797. Il suo tentativo di riprendere il marchesato nel 1802 lo costrinse a fuggire a Pisa, dove morì senza figli nel 1808. Dopo la Repubblica Cisalpina il marchesato venne aggregato al Ducato di Massa e Principato di Carrara nel 1815 e poi al Ducato di Modena e Reggio retto dai discendenti in via femminile dei Cybo-Malaspina.
La famiglia Torrigiani-Malaspina (dal matrimonio di Filippo Torrigiani e Cristina Malaspina) è ancora proprietaria del castello fosdinovese, avendolo riacquistato alla fine del XIX secolo.
I marchesi sovrani furono:
con Galeotto II (1508-1523) - Zaffira Pio di Savoia
Nella seconda metà del XV secolo, nella linea dei Malaspina di Fosdinovo si venne a enucleare un nuovo ramo che diede vita a quella formazione statuale che sarebbe diventata il Ducato di Massa e Carrara. In particolare, nel 1467 si addivenne, tra i figli del defunto marchese di Fosdinovo, Antonio Alberico I, ad un accordo per la spartizione dell'eredità, necessario in quanto all'epoca, come già sopraccennato, tra i Malaspina non vigeva il principio della primogenitura. In base a tale accordo, il più anziano dei figli, Giacomo I, ottenne per sé il possesso di Massa ed il relativo titolo marchionale che il padre aveva ottenuto nel 1442, mentre il fratello minore Gabriele II ottenne quello avito di Fosdinovo. Nel 1473 Giacomo acquistò anche la Signoria di Carrara, Moneta e Avenza, dando così vita al "Marchesato di Massa e Signoria di Carrara", e cioè al primo nucleo dei futuri Stati di Massa e Carrara.
Il nuovo doppio titolo fu da lui tramandato al figlio Antonio Alberico II, che però morì nel 1519 senza eredi maschi, lasciando sul trono la figlia ventiduenne (e di lì a poco vedova), Ricciarda, sia pure in una condizione di dubbia legittimità giuridica. Nel 1522 la nuova marchesa convolò a seconde nozze con il conte Lorenzo Cybo (che fu anche per alcuni anni associato al trono); questi era discendente diretto di papa Innocenzo VIII (Giovanni Battista Cybo), in quanto nato dal matrimonio tra il figlio legittimato di questi, Franceschetto Cybo, e Maddalena de' Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico signore di Firenze.
Il matrimonio fu alla base della nuova casata dei Cybo-Malaspina (iniziata dal terzogenito ed erede di Ricciarda, Alberico I, probabilmente figlio naturale dello zio Innocenzo Cybo), la quale governerà gli stati di Massa e Carrara, acquisendo anche la dignità ducale, fino al 1790. Fu questo l'anno del decesso di Maria Teresa Cybo-Malaspina, ultima della casata ma anche duchessa consorte di Modena, e come tale madre dell'ultima degli Este, Maria Beatrice Ricciarda (che le succedette sul trono di Massa e Carrara), e quindi ava degli Austria-Este.
Trassero origine da Francesco, figlio di Bernabò e nipote di Obizzino. Nella divisione del 1275 ebbe terre sia in Lunigiana (incentrate sul castello di Olivola, frazione di Aulla) sia in Lombardia (comprendenti il castello di Pizzocorno, frazione di Ponte Nizza). Tutti i discendenti furono assassinati nel 1413 nel castello di Olivola. I loro feudi furono spartiti tra gli altri rami della famiglia (Fosdinovo e Godiasco). Olivola venne dato alla linea di Gragnola e alla sua estinzione passò ad Alberico I di Fosdinovo ed al figlio Gabriele II. Questi, nonostante la fiera opposizione di uno dei suoi figli, Galeotto, lo lasciò a sua volta al nipote Lazzaro, il quale che diede origine a una nuova linea autonoma dei Malaspina che perdurò in carica fino all'abolizione dei feudi imperiali del 1797, per estinguersi poi alla metà del secolo successivo.
Marchesi sovrani:

Discesero da Alberto, figlio di Obizzino, che nella divisione del 1275 coi nipoti ebbe feudi sia in Lunigiana sia in Lombardia, incentrati sui castelli di Filattiera (per cui furono inizialmente detti anche Malaspina di Filattiera, titolo poi rimasto solo a una linea) e di Oramala (frazione di Val di Nizza), cui successivamente subentrò il borgo di Godiasco come centro principale della famiglia. Nel 1743 si formò la Provincia di Bobbio sotto il marchesato di Bobbio (dal 1516) sotto i Savoia e sotto il mandamento di Varzi, che racchiuse i territori. Attraverso Nicolò detto Marchesotto, figlio di Alberto, e ai suoi cinque figli, derivarono le cinque linee della famiglia, che ebbero tutte quante feudi sia in Lunigiana sia nel marchesato di Godiasco in Lombardia (Oltrepò Pavese):

Il mecenatismo di Corrado l'Antico e dei suoi parenti e discendenti fu celebrato. Il nipote omonimo Corrado si è distinto all'interno del ramo dello Spino Secco anche per un profondo interesse per la tradizione e per la consapevolezza della storia e della tradizione della famiglia. La sua figura fu di ispirazione per due maggiori scrittori italiani del Trecento: Dante Alighieri e Giovanni Boccaccio.
Dante nell'VIII canto del Purgatorio inscena il suo incontro nella valletta dei principi (parte dell'Antipurgatorio dove soggiornano coloro che furono "negligenti" ai doveri religiosi) con Corrado, il quale spicca sugli altri compagni di pena per i valori cortesi di amore e famiglia, facendo dei Malaspina i perfetti rappresentanti dei valori cavallereschi.

Dai versi citati è possibile capire la distinzione che viene fatta con il noto avo (Corrado l'Antico), anch'egli citato nella Commedia, mentre l'ultimo verso è votato all'esemplarità che la famiglia aveva per la concezione poetica di Dante e come elogio ad una delle più importanti famiglie italiane che lo ospitarono durante l'esilio. Dante fu ospitato dal cugino di Corrado, Moroello Malaspina (di Manfredi), marchese di Giovagallo, da lui chiamato "vapor di val di Magra", e dal cugino Franceschino Malaspina (di Moroello), al castello di Mulazzo-Lusuolo (dei Malaspina dello Spino Secco) e a quelli di Giovagallo e Tresana, ma conobbe forse anche Spinetta Malaspina (Spino Fiorito) alla corte veronese di Cangrande I della Scala; è ricordata dalla tradizione anche la permanenza del poeta presso il castello di Fosdinovo, pur essendo da molti ritenuta inesatta. Fu proprio Dante a mediare la pace di Castelnuovo (siglata nel Castello di Castelnuovo Magra e anch'essa ricordata nella Commedia) tra Moroello con l'erede Franceschino e il vescovo di Luni, con cui il castello venne restituito ai Malaspina, anche se ciò avvenne di fatto solo nel 1340 a causa anche dell'usurpazione di Castruccio Castracani ai danni di Spinetta. A differenza degli altri Malaspina, ghibellini o guelfi bianchi come Dante, Moroello era guelfo nero, ma il poeta, che lo aveva conosciuto a Firenze, si riappacificò con lui tramite il comune amico Cino da Pistoia. Alcuni pensano che Moroello abbia ospitato l'Alighieri a Lusuolo nel 1306 per il suddetto motivo diplomatico e a Fosdinovo in seguito, dove Dante avrebbe lavorato alla Divina Commedia secondo una leggenda divulgata anche da Gabriele D'Annunzio.
Nel testo dantesco, Corrado risponde al poeta che elogia i Malaspina con una profezia: prima che passino sette anni Dante potrà per esperienza diretta confermare il suo cortese giudizio sulla famiglia lunigiana. La profezia "post eventum" allude al fatto che Dante troverà ospitalità presso i Malaspina durante l'esilio nel 1306 e permette di fissare il viaggio immaginario di Dante nel 1300 con certezza, quando aveva circa 35 anni (nel mezzo del cammin di nostra vita):
Sempre facendo riferimento ai nobili valori e alla grandezza della famiglia, Boccaccio, nella sesta novella della seconda giornata del Decameron, narra di Corrado come ghibellino e gentiluomo liberale e attento ai valori familiari cortesi dipingendolo nel suo quadro familiare insieme alla moglie e alla figlia Spina.
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