Alberto Malaspina

Alberto Malaspina detto "il Moro", anche "lo marches putanier", secondo un manoscritto illuminato del XIII secolo (BIblioteca Nazionale di Francia)

Alberto Malaspina, detto il Moro (Pontremoli, 1160/1165 – 1210 circa), è stato un nobile, poeta e trovatore italiano, che componeva in lingua occitana. Viene ricordato anche per essere stato protettore di molti trovatori provenzali.

Stemma dei Malaspina dello Spino Fiorito.

Biografia

Figlio di Obizzo "il Grande", nacque a Pontremoli, nel nord della Toscana, tra il 1160 e il 1165 e morì intorno al 1210. Fu un esponente della nobile casata d'origini longobarde dei Malaspina, i quali, per sua mano, furono costretti a cedere il castello di Grondola ai piacentini.

Alberto Malaspina detto "il Moro" e "lo marches putanier", è ricordato soprattutto per essere stato un trovatore. Suoi "colleghi" in terra italica furono i genovesi Bonifacio Calvi e Lanfranco Cigala, oltre al veneziano Bartolomeo Zorzi e, più celebre di tutti, Sordello da Goito, l'anima lombarda "altera e disdegnosa" che si accompagna a Virgilio e Dante nell'Antipurgatorio.

Il Malaspina, che altri trovatori definirono "valenz hom, larcs e cortes", è forse più noto per la tenzone sboccata e senza freni (lo stile tradizionale delle tenzoni) con il provenzale Rambaldo di Vaqueiras, che lo definisce marches putanier : è questa l'unica testimonianza rimasta dell'opera poetica di Alberto, il cui vene anche accusato da Vaqueiras per il rapimento de la nobildonna genovese Saldina de Mari.

Va ricordato che Peire Vidal gli dedicò l'ultima canzone scritta prima della morte, rivolgendoglisi in modo ingiurioso.

Discendenza

Sposò una delle figlie, il cui nome non è noto (forse Beatrice), di Guglielmo V del Monferrato ed ebbero una figlia, Caracossa.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Malaspina Alberto, su treccani.it. URL consultato il 18 giugno 2024.
  2. ↑ Dizionario della musica e dei musicisti dei territori del Ducato di Parma e Piacenza, su biblioteche2.comune.parma.it (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2005).
  3. ↑ (DE) Fritz Bergert, Die von den Trobadors genannten oder gefeierten Damen, Walter de Gruyter GmbH & Co KG, 26 ottobre 2020, ISBN 978-3-11-232452-3. URL consultato il 13 novembre 2025.

Bibliografia

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