Vittorio Marcozzi S.J. (Venezia, 29 maggio 1908 – Padova, 10 gennaio 2005) è stato un antropologo, biologo, psicologo, e gesuita italiano.
Ha svolto ricerche nell'ambito della paleoantropologia, pubblicando opere in varie lingue, e ha contribuito al dibattito internazionale sui rapporti tra scienza e fede, ispirando a papa Pio XII una moderata apertura all'evoluzionismo contenuta nella storica enciclica Humani generis del 1950.
Nato da Giovanni e Antonietta Voltolina, Marcozzi entra nel 1928 nella Compagnia di Gesù all'età di vent'anni, nella circoscrizione allora vigente della provincia veneto-milanese dell'Ordine.
Si laurea in teologia e scienze naturali. Ordinato sacerdote nel 1938, pronuncia i voti definitivi nel 1945.
Nel 1939 inizia l'attività di docenza in Psicologia sperimentale e Questioni scientifiche di biologia e antropologia presso l'Istituto filosofico «Aloisianum» di Gallarate. Successivamente insegna per tre anni presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e tiene alcuni corsi all'Università degli Studi di Padova.
Nel 1943 ottiene una cattedra di filosofia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, di cui diventa professore ordinario dal 1945, ruolo che mantiene fino al 1978. Nel corso della sua carriera accademica svolge inoltre ricerche antropologiche sul campo in Africa.
Scrive a lungo sulla rivista La Civiltà Cattolica, organo della Compagnia di Gesù, dove affronta temi legati alla paleontologia, ai rapporti tra Chiesa ed evoluzionismo, ma anche alla sindonologia e al paranormale.
L'opera di Marcozzi si è distinta per un approccio interdisciplinare che integra antropologia e psicologia sperimentale, concentrandosi sul confronto anatomico e psicologico tra l'essere umano e gli antropoidi (gli animali superiori), dei quali ha messo in luce le divergenze qualitative.
Marcozzi argomenta che, pur essendo l'evoluzione un fatto, i meccanismi fortuiti della selezione naturale teorizzati dal neodarwinismo sono insufficienti a spiegare la complessità della vita:
Nella sua produzione saggistica ha sostenuto come l'apparire delle facoltà superiori umane, quali il pensiero astratto, la coscienza morale, la libera volontà, la consapevolezza della morte, manifestata attraverso rituali funebri specifici, costituiscano una netta discontinuità rispetto al regno animale, non riducibile alla sola evoluzione biologica della materia o all'attività neurofisiologica.
In aperta contrapposizione alle tesi evoluzioniste basate sul caso espresse dal biologo Jacques Monod nell'opera Il caso e la necessità (1970), Marcozzi ha replicato che esse poggiavano su presupposti non scientifici ma ideologici, in un volume intitolato in maniera antitetica Caso e finalità (1976). In esso, come in altri libri ed articoli, richiamandosi in parte alla dottrina del collega gesuita Pierre Teilhard de Chardin, ha sostenuto la presenza di un finalismo biologico intrinseco alla natura e all'ordine cosmico, da lui interpretato come espressione di un disegno creativo divino.
Oltre ai limiti esplicativi del materialismo applicato alla macroevoluzione, ha analizzato gli insuccessi dei tentativi di insegnare linguaggi umani alle scimmie antropomorfe, confrontandone lo sviluppo con quello dei bambini.
Tracciando un confine metodologico tra ciò che la scienza dell'evoluzione può dimostrare e quanto invece rimane di esclusiva pertinenza teologica, Marcozzi ha inoltre affrontato il dibattito sul monogenismo, cioè sull'origine dell'umanità da un unico ceppo iniziale, contrapposto alla tesi del poligenismo.
Secondo Marcozzi il problema della poligenesi può essere inteso in due modi diversi:
Riguardo al primo caso, Marcozzi sosteneva che non vi fosse alcun argomento scientifico valido a supporto della comparsa simultanea dell'uomo in più luoghi della Terra.
Riguardo al secondo interrogativo, Marcozzi chiariva come le scienze naturali non potranno mai risolvere con certezza se vi fossero state all'origine una o più coppie, e pertanto la soluzione andasse ricercata in altri ambiti, come nelle risposte della fede e della teologia.
Nella seconda parte della sua carriera si è occupato anche della Sindone di Torino, partecipando come relatore e cronista scientifico ai congressi nazionali sul tema, in particolare con un articolo sulla Civiltà Cattolica intitolato La Sindone e la Scienza (1982).
Ha concentrato le sue ricerche sugli aspetti ematologici dell'uomo della Sindone, approfondendo gli studi di Pierluigi Baima Bollone sull'argomento, e pubblicando contributi specifici sulla presenza del gruppo sanguigno AB, di cui ha evidenziato la concordanza con i rilievi del miracolo eucaristico di Lanciano e del sudario di Oviedo.
È intervenuto inoltre nel dibattito sulla datazione radiocarbonica del lenzuolo, condividendo con Baima Bollone le perplessità metodologiche sulle irregolarità procedurali che riteneva commesse dai laboratori nell'applicazione del metodo del carbonio 14.
Marcozzi è stato tra i primi accademici cattolici in Italia ad analizzare i fenomeni della parapsicologia, della medianità e dell'occultismo, adottando una prospettiva scientifica e psicologica.
Attraverso una serie di articoli su La Civiltà Cattolica ed altri saggi, ha esaminato criticamente vari fenomeni ritenuti straordinari dalla letteratura sensazionalistica dell'epoca, distinguendo d'altra parte gli eventi spiegabili psicologicamente o artificialmente, dai veri «doni mistici» e i miracoli descritti dalla teologia.
Se diffidava pertanto della maggior parte dei sensitivi, contestava anche gli scettici a oltranza, negazionisti della possibilità stessa del paranormale, accusandoli di pregiudizio e scientismo.