| Wusun 烏孫 | |
|---|---|
| Nomi alternativi | Usun |
| Luogo d'origine | Asia centrale; inizialmente Gansu, successivamente Zhetysu, valle dell'Ili e Tian Shan |
| Periodo | circa II secolo a.C.-V secolo d.C. |
| Popolazione | circa 630.000 secondo il Libro degli Han |
| Lingua | non attestata direttamente; classificazione discussa, forse iranica o comunque indoeuropea |
I Wusun (WūsūnT, 烏孫S, 乌孙P) furono un antico popolo o confederazione tribale dell'Asia centrale, noto principalmente attraverso le fonti storiche cinesi. Compaiono nelle cronache cinesi a partire dal II secolo a.C. e rimasero una delle principali potenze delle steppe e delle montagne dello Zhetysu e della valle dell'Ili per diversi secoli.
Secondo il Libro degli Han, i Wusun vivevano originariamente nella regione compresa tra Dunhuang e i monti Qilian, nell'attuale Gansu, in prossimità degli Yuezhi. Dopo una serie di conflitti che coinvolsero Wusun, Yuezhi e Xiongnu, durante il II secolo a.C. si spostarono verso occidente e si impadronirono della valle dell'Ili, precedentemente occupata dagli Yuezhi e, prima ancora, da popolazioni saka.
Una volta stabilitisi nello Zhetysu, i Wusun costituirono un'entità politica potente, con capitale o residenza reale a Chigu («Città della Valle Rossa»), la cui posizione esatta rimane incerta, probabilmente nelle vicinanze dell'Issyk-Kul. Tra il II e il I secolo a.C. divennero importanti alleati della dinastia Han contro gli Xiongnu, e la loro alleanza con la Cina venne rafforzata attraverso missioni diplomatiche e matrimoni dinastici.
Le fonti cinesi continuano a menzionarli nei primi secoli dell'era volgare. Nel V secolo, sottoposti alla pressione dei Rouran, sembra che si fossero ritirati verso le montagne dell'Asia centrale. Dopo questo periodo scompaiono progressivamente dalle fonti e la loro sorte successiva rimane incerta.
L'origine etnica e soprattutto linguistica dei Wusun è ancora discussa. Numerosi studiosi hanno proposto una lingua iranica, mentre altri li hanno messi in relazione con le lingue tocarie o, più raramente, con le lingue indoarie. Non è sopravvissuto alcun testo che possa essere identificato con sicurezza come scritto nella loro lingua, per cui nessuna di queste ipotesi può essere considerata definitivamente dimostrata.
Il nome Wusun rappresenta la pronuncia moderna dei caratteri cinesi 烏孫, tradizionali, o 乌孙, semplificati, letti Wūsūn in pinyin. Presi letteralmente, i caratteri significano rispettivamente «corvo» e «nipote» o «discendente», ma in questo contesto furono quasi certamente utilizzati soprattutto per trascrivere foneticamente un etnonimo straniero e non ne forniscono necessariamente l'etimologia.
La forma antica del nome è stata ricostruita in modi differenti. Edwin G. Pulleyblank ricostruì forme quali *aĥ-smən per il cinese antico e mise il nome in relazione con gli Asmiraioi menzionati nella Geografia di Claudio Tolomeo, popolazione che avrebbe abitato una regione vicina all'Issyk-Kul e allo Zhetysu.
Victor H. Mair ha confrontato il nome con il sanscrito áśva, «cavallo», e aśvin, mentre Christopher I. Beckwith ha proposto una ricostruzione *âswin, avvicinandola al sanscrito aśvin, «cavalieri» o al nome dei gemelli divini Ashvin. Queste proposte non sono tuttavia universalmente accettate.
Un'interpretazione differente è stata avanzata da Étienne de la Vaissière, che ha messo in relazione i Wusun con un etnonimo trascritto nelle iscrizioni sogdiane di Kultobe. Secondo la sua interpretazione, la forma sogdiana *wδ'n potrebbe essere collegata a una parola iranica con il significato di «tenda», permettendo di ricostruire un possibile endonimo *Wəθan, approssimativamente «[popolo] delle tende». Lo stesso autore presenta tuttavia questa interpretazione come ipotetica.
È stata inoltre proposta, fin dal XIX e XX secolo, un'identificazione dei Wusun con gli Issedoni ricordati dalle fonti greche; anche questa equivalenza rimane incerta.

Le informazioni più dettagliate sulle origini dei Wusun provengono dallo Shiji di Sima Qian e soprattutto dallo Hanshu o Libro degli Han. Queste opere furono redatte dal punto di vista della corte cinese e combinano informazioni diplomatiche con tradizioni relative al passato dei popoli dell'Asia interna.
Secondo il racconto riportato dalle fonti Han, i Wusun costituivano inizialmente un piccolo regno stanziato insieme agli Yuezhi tra i monti Qilian e Dunhuang. Il loro sovrano Nandoumi sarebbe stato ucciso dagli Yuezhi, mentre suo figlio ancora neonato, chiamato nelle fonti cinesi Liejiaomi, sarebbe sopravvissuto.
La tradizione narra che il bambino venne abbandonato nella steppa, dove sarebbe stato nutrito da una lupa e da corvi che gli portavano carne. Impressionato dal carattere miracoloso dell'episodio, il chanyu degli Xiongnu avrebbe preso il giovane sotto la propria protezione.
Il racconto appartiene al diffuso motivo eurasiatico dell'antenato o sovrano abbandonato e salvato da un animale. La sua natura leggendaria rende impossibile utilizzarlo come resoconto letterale degli avvenimenti, ma esso costituiva evidentemente una parte importante della tradizione dinastica associata ai sovrani wusun.
Nel frattempo gli Xiongnu, sotto Modu Chanyu, accrebbero enormemente la propria potenza e intorno alla prima metà del II secolo a.C. inflissero pesanti sconfitte agli Yuezhi. Questi ultimi migrarono verso occidente, penetrando nella valle dell'Ili e costringendo a loro volta parte delle popolazioni saka ad abbandonare la regione.
Divenuto adulto, Liejiaomi, noto con il titolo di kunmo o kunmi, avrebbe prestato servizio come comandante degli Xiongnu. Secondo le fonti cinesi guidò quindi i Wusun verso occidente e, probabilmente intorno alla metà del II secolo a.C., sconfisse gli Yuezhi della valle dell'Ili.
Gli Yuezhi continuarono quindi la propria migrazione verso Sogdiana e Battriana, dove alcuni secoli più tardi una delle loro componenti avrebbe dato origine all'Impero Kushan. I Wusun occuparono invece lo Zhetysu e la valle dell'Ili, incorporando con ogni probabilità parte delle popolazioni saka e yuezhi rimaste sul posto. Lo stesso Hanshu afferma che nel loro regno erano presenti elementi discendenti sia dai Saka sia dagli Yuezhi.
La nuova posizione dei Wusun era strategicamente importante. A est confinavano con gli Xiongnu, a nord-ovest con il Kangju, a ovest con il Dayuan della valle di Fergana e a sud con i regni-oasi del bacino del Tarim.
La residenza del sovrano era chiamata Chigu Cheng (赤谷城), «Città della Valle Rossa». Le distanze fornite dalle fonti cinesi hanno indotto numerosi studiosi a localizzarla nei pressi dell'Issyk-Kul, ma il sito esatto non è stato identificato con certezza.

La crescente potenza degli Xiongnu spinse l'imperatore Han Wudi a cercare alleati nell'Asia centrale. Il diplomatico Zhang Qian, che aveva precedentemente attraversato l'Asia interna nel tentativo di raggiungere gli Yuezhi, suggerì di instaurare rapporti con i Wusun.
Intorno al 115 a.C. Zhang Qian fu inviato presso il loro sovrano con una missione diplomatica. La corte Han cercava di convincere i Wusun a entrare in un'alleanza contro gli Xiongnu e, secondo il progetto originario, a tornare verso le loro antiche terre nel Gansu. Il sovrano wusun non accettò quest'ultima proposta, ma le relazioni diplomatiche fra le due potenze si intensificarono.
Il Libro degli Han descrive il regno wusun come una delle maggiori potenze delle Regioni Occidentali. Gli attribuisce 120.000 famiglie, una popolazione complessiva di circa 630.000 persone e 188.800 uomini in grado di portare le armi. Queste cifre derivano dall'amministrazione e dalla storiografia Han e non possono essere considerate equivalenti a un moderno censimento, ma testimoniano la percezione cinese dell'importanza del regno.
L'alleanza venne consolidata attraverso la politica matrimoniale nota come heqin. Tra il 110 e il 105 a.C. circa l'imperatore inviò presso i Wusun la principessa Liu Xijun, appartenente alla casa imperiale Han, affinché sposasse il sovrano wusun.
Secondo le fonti, Xijun soffrì profondamente per la lontananza dalla Cina e compose un celebre lamento nel quale descriveva la vita in una tenda di feltro e un'alimentazione basata sulla carne e sui latticini fermentati. Il testo è una delle più note testimonianze letterarie cinesi dei contatti con le popolazioni pastorali dell'Asia centrale.
Alla sua morte la corte Han inviò un'altra principessa, Liu Jieyou, che trascorse circa mezzo secolo presso i Wusun e assunse un ruolo politico molto più attivo. Jieyou sposò diversi sovrani successivi secondo le usanze dinastiche locali, ebbe numerosi figli e mantenne una fitta corrispondenza con la corte Han.
Durante il I secolo a.C. i Wusun furono ripetutamente coinvolti nella guerra tra Han e Xiongnu. Intorno all'80 a.C. subirono un'importante incursione xiongnu; alcuni anni più tardi chiesero direttamente l'intervento militare della Cina.
Nel 72-71 a.C. i Wusun parteciparono a una grande campagna congiunta contro gli Xiongnu. Il kunmi mobilitò decine di migliaia di cavalieri, mentre gli Han attaccarono da più direzioni. Le fonti cinesi descrivono l'operazione come una pesante sconfitta per gli Xiongnu e attribuiscono ai Wusun la cattura di un enorme numero di persone e capi di bestiame.
L'indebolimento degli Xiongnu accrebbe temporaneamente l'influenza wusun. La famiglia reale instaurò legami matrimoniali anche con alcuni regni del bacino del Tarim: un principe wusun divenne sovrano di Yarkand, mentre una principessa sposò il signore di Kucha.
Le relazioni con gli Han non furono tuttavia prive di tensioni e la corte wusun era divisa tra fazioni favorevoli alla Cina e gruppi legati agli Xiongnu.
Nel corso del I secolo a.C. dispute dinastiche provocarono una grave crisi interna. Dopo l'uccisione del sovrano Nimi, suo figlio Wujiutu, nato da una principessa xiongnu, si impadronì del potere.
La corte Han intervenne nella successione e raggiunse un compromesso che portò alla divisione dell'autorità fra un Grande Kunmi e un Piccolo Kunmi. Il primo era generalmente sostenuto dagli Han, mentre il secondo aveva rapporti più stretti con gli Xiongnu.
La divisione non determinò immediatamente la scomparsa dello stato wusun, ma ne indebolì la coesione politica. Nei decenni successivi le cronache registrano frequenti lotte fra i due rami dinastici e interventi diplomatici cinesi.
La principessa Jieyou ottenne infine il permesso di rientrare in Cina, dove morì nel 49 a.C.
Durante il I secolo d.C. i Wusun mantennero rapporti con la dinastia Han orientale. Nel 74 sono menzionati tributi inviati ai comandanti cinesi della regione di Turfan, mentre nel 80 il generale Ban Chao chiese il loro appoggio contro Kucha.
Da questo periodo le informazioni diventano però molto più scarse e la loro importanza politica sembra diminuire.
Nel V secolo la crescente pressione dei Rouran modificò profondamente gli equilibri delle steppe orientali e centroasiatiche. Secondo le fonti cinesi, i Wusun furono costretti a spostarsi verso le regioni montuose a occidente, generalmente identificate con il Pamir o con le montagne dell'Asia centrale occidentale.
Nel 436 una missione cinese raggiunse ancora il loro territorio e ricevette una missione di risposta. Questa è generalmente considerata una delle ultime attestazioni inequivocabili dei Wusun come entità politica autonoma.
È stata avanzata l'ipotesi che una parte di essi sia stata successivamente assorbita dagli Eftaliti o da altre confederazioni centroasiatiche, ma non esistono prove sufficienti per ricostruire con certezza il loro destino.
Il cuore del regno wusun durante il suo periodo di massima potenza era lo Zhetysu, comprendente la valle dell'Ili, il bacino dell'Issyk-Kul e le pendici settentrionali del Tian Shan.
Il Libro degli Han descrive il territorio come prevalentemente pianeggiante, relativamente freddo e più piovoso rispetto alle regioni desertiche situate a sud. Le montagne erano ricoperte di conifere e il paese disponeva di abbondanti pascoli.
La posizione geografica dei Wusun permetteva loro di controllare una parte importante delle vie che collegavano la Cina e il bacino del Tarim alla Fergana, alla Sogdiana e alle steppe kazake. Il loro territorio costituiva quindi una delle zone di passaggio di quella rete di itinerari commerciali che sarebbe stata successivamente indicata come via della seta.
Secondo le fonti Han, la popolazione del regno non era etnicamente omogenea. Lo stesso Hanshu afferma esplicitamente che comprendeva discendenti dei Saka e degli Yuezhi, riflettendo probabilmente le successive migrazioni e conquiste verificatesi nello Zhetysu durante il II secolo a.C.
La lingua dei Wusun non è direttamente documentata. Non sono infatti conosciute iscrizioni o testi che possano essere attribuiti con sicurezza a parlanti wusun, e i nomi personali e i titoli tramandati dalle fonti cinesi sono stati adattati alla fonologia e alla scrittura cinese.
Per questo motivo la loro classificazione linguistica è oggetto di discussione.
Numerosi studiosi del XX secolo, tra cui János Harmatta, Denis Sinor, Elena Efimovna Kuzmina e Peter Benjamin Golden, hanno considerato probabile che i Wusun parlassero una lingua iranica, sulla base del contesto storico dell'Asia centrale, dei rapporti con le popolazioni saka e di interpretazioni dell'onomastica.
Una possibile indicazione in questa direzione è stata individuata da Étienne de la Vaissière nelle iscrizioni sogdiane di Kultobe, nelle quali compare il nome di un popolo interpretato dallo studioso come riferimento ai Wusun. L'identificazione non è però universalmente accettata.
Edwin G. Pulleyblank propose invece che i Wusun, insieme agli Yuezhi e ad alcune altre popolazioni dell'Asia centrale orientale, potessero essere parlanti di una lingua affine alle lingue tocarie.
Christopher Beckwith ha sostenuto un'ipotesi indoaria, basandosi soprattutto sulla propria ricostruzione del nome Wusun e di alcuni titoli reali.
Sono state formulate anche ipotesi di una lingua turcica, principalmente sulla base di interpretazioni di nomi e titoli trasmessi dalle fonti cinesi. Queste proposte sono state criticate da vari turcologi moderni, poiché molti dei termini utilizzati come prova hanno etimologie controverse o possono essere spiegati attraverso prestiti iranici.
Nel complesso, la documentazione disponibile non consente di attribuire con certezza i Wusun a una specifica famiglia linguistica. L'ipotesi iranica è una delle più frequentemente proposte, ma deve essere distinta da un'identificazione definitivamente dimostrata.
Le più antiche fonti dettagliate sui Wusun, lo Shiji e lo Hanshu, non forniscono una descrizione sistematica del loro aspetto fisico.
Una testimonianza spesso citata proviene invece da Yan Shigu, erudito del VII secolo e autore di un commento al Libro degli Han. Nel discutere i popoli delle Regioni Occidentali, Yan Shigu affermò che i Wusun presentavano un aspetto particolarmente insolito e collegò loro persone del suo tempo caratterizzate da occhi chiari e barba rossastra.
Poiché il commentatore scriveva circa sette-otto secoli dopo il periodo principale della storia wusun, la testimonianza non costituisce una descrizione contemporanea e deve essere utilizzata con cautela.
La letteratura antropologica del XX secolo tentò inoltre di classificare alcuni crani provenienti da sepolture dello Zhetysu mediante categorie razziali quali «caucasoide» e «mongoloide». Tali classificazioni tipologiche sono oggi considerate superate e non permettono di stabilire in maniera affidabile l'identità etnica di una popolazione archeologica.
Gli studi di DNA antico hanno invece mostrato che le popolazioni delle steppe centroasiatiche dell'età del ferro erano geneticamente eterogenee e risultavano da ripetuti processi di mescolanza tra gruppi con differenti ascendenze eurasiatiche.
L'allevamento costituiva la base dell'economia wusun. Il Libro degli Han riferisce che essi seguivano le mandrie alla ricerca di acqua e pascoli e possedevano un numero particolarmente elevato di cavalli; secondo la stessa fonte gli individui più ricchi potevano possederne tra 4.000 e 5.000.
I cavalli wusun acquisirono una notevole importanza anche nei rapporti con la Cina Han. Gli animali dell'Asia centrale erano molto ricercati dall'esercito cinese e cavalli, muli, seta e altri beni furono ripetutamente scambiati come doni diplomatici.
Le fonti letterarie descrivono i Wusun prevalentemente come pastori nomadi, ma l'archeologia suggerisce un'economia più complessa. Nei siti dello Zhetysu attribuiti al periodo wusun sono stati rinvenuti macine, utensili agricoli e resti di cereali, indicando che almeno una parte della popolazione praticava l'agricoltura.
Il modello economico era quindi probabilmente differenziato. Accanto a gruppi pastorali mobili esistevano insediamenti più stabili nelle valli fluviali e nelle zone pedemontane, dove l'agricoltura poteva essere integrata con l'allevamento.
Tra gli animali domestici erano particolarmente importanti cavalli, bovini, ovini e caprini.
Il sovrano wusun portava il titolo di kunmi o kunmo. La monarchia era dinastica e il sovrano era assistito da un'articolata gerarchia di dignitari e comandanti.
Il Libro degli Han elenca numerose cariche amministrative e militari, prova dell'esistenza di un'organizzazione politica più complessa di una semplice aggregazione temporanea di tribù.
L'esercito era in gran parte fondato sulla cavalleria. I capi della famiglia reale e dell'aristocrazia controllavano proprie forze armate e la capacità di mobilitare decine di migliaia di cavalieri costituì uno dei principali elementi della potenza wusun.
La società appare fortemente stratificata. Le sepolture archeologiche mostrano grandi differenze nella quantità e nella qualità dei corredi, mentre le fonti cinesi distinguono una ricca aristocrazia proprietaria di grandi mandrie dalla maggioranza della popolazione pastorale.
Il bottino di guerra, il bestiame, i tributi e il commercio contribuirono probabilmente all'accumulo di ricchezze da parte dell'élite.
Le fonti attestano inoltre forme di levirato, per cui una vedova poteva sposare un parente del marito defunto. Questa usanza ebbe conseguenze politiche rilevanti nei matrimoni delle principesse Han Xijun e Jieyou, alle quali la corte cinese chiese di conformarsi alle consuetudini wusun per preservare l'alleanza.
La schiavitù è attestata dalle cronache soprattutto in relazione ai prigionieri catturati durante le guerre. Non è però possibile stabilire con precisione la percentuale di persone non libere né il loro peso complessivo nell'economia.

L'identificazione archeologica dei Wusun presenta notevoli difficoltà, poiché le fonti cinesi descrivono un'entità politica comprendente anche popolazioni di origine saka e yuezhi. Non è quindi necessariamente possibile identificare ogni cultura materiale dello Zhetysu tra il II secolo a.C. e i primi secoli d.C. con una singola etnia.
Numerosi insediamenti e necropoli del periodo wusun sono stati scavati nello Zhetysu, nella valle dell'Ili e nel Tian Shan settentrionale. Le sepolture sono generalmente costituite da kurgan di dimensioni variabili, spesso contenenti tombe a fossa accompagnate da ceramiche, ornamenti, armi e oggetti d'uso quotidiano.
Gli archeologi sovietici distinsero diversi gruppi funerari, tra cui quello di Chil-pek e quello di Aygyrzhal. Le differenze nelle strutture tombali e nei corredi sono state interpretate in vari modi, anche come possibile testimonianza della convivenza di differenti componenti etniche e culturali.
Uno dei ritrovamenti più celebri del periodo è il cosiddetto tesoro di Kargaly, scoperto nel 1939 in una sepoltura nelle montagne a ovest di Almaty. Il corredo comprendeva numerosi oggetti d'oro, fra cui il famoso diadema di Kargaly, decorato con figure umane, animali e motivi vegetali.
Il complesso è spesso attribuito alla cultura materiale del periodo wusun, sebbene l'associazione etnica precisa debba essere trattata con prudenza.
Un altro importante complesso è il kurgan di Tenlik, nello Zhetysu orientale, datato tra il III e il II secolo a.C. Una sepoltura di alto rango conteneva numerosi ornamenti d'oro, compresi elementi decorativi raffiguranti cavalieri e animali.
Gli oggetti rinvenuti testimoniano l'inserimento dello Zhetysu in una vasta rete di scambi culturali che collegava le steppe, la Sogdiana, la Battriana, il mondo xiongnu e la Cina Han.
Gli studi di DNA antico hanno fornito nuove informazioni sulle popolazioni dello Zhetysu durante il periodo wusun, ma i risultati devono essere interpretati con cautela. L'attribuzione di individui archeologici ai «Wusun» deriva infatti dalla datazione, dalla posizione geografica e dalla cultura materiale delle sepolture e non può sempre essere equiparata direttamente all'identità etnica descritta dalle fonti scritte.
Uno studio pubblicato su Nature nel 2018 analizzò, insieme a numerosi altri individui delle steppe eurasiatiche, alcuni campioni provenienti da sepolture classificate come wusun e datate approssimativamente fra il III secolo a.C. e il I secolo a.C.
I risultati indicano che gli individui attribuiti a Wusun e Kangju appartenevano al complesso panorama genetico delle popolazioni centroasiatiche dell'età del ferro e possedevano componenti di ascendenza legate sia ai pastori della steppa dell'età del bronzo sia a popolazioni dell'Asia centrale e dell'Eurasia orientale.
Nel limitato campione wusun analizzato nello studio del 2018, un individuo maschile apparteneva a una linea del cromosoma Y dell'aplogruppo R1a-Z93, mentre furono rilevati diversi aplogruppi mitocondriali. Date le ridotte dimensioni del campione, questi dati non possono essere utilizzati per attribuire un singolo aplogruppo all'intera popolazione wusun.
Uno studio più ampio pubblicato nel 2021 su Science Advances ha ulteriormente analizzato la storia genetica delle popolazioni della steppa centroasiatica. Nei modelli di mescolanza utilizzati dagli autori, gli individui denominati «Tian Shan Wusun» potevano essere descritti attraverso contributi provenienti da popolazioni pastorali della steppa occidentale dell'età del bronzo, da gruppi legati al complesso archeologico battriano-margiano e da popolazioni dell'Eurasia orientale.
In uno dei modelli proposti, circa il 47% dell'ascendenza era rappresentato da una componente legata ai pastori occidentali della steppa, circa il 32% da una componente legata al complesso battriano-margiano e circa il 21% da una componente affine alle popolazioni della Mongolia dell'età del bronzo.
Questi risultati sono compatibili con la posizione geografica dello Zhetysu come zona di incontro fra le steppe occidentali, l'Asia centrale meridionale e l'Asia interna orientale. Non consentono però, da soli, di determinare quale lingua parlassero i Wusun.
Diversi studiosi hanno tentato di identificare i Wusun con popolazioni menzionate dalle fonti greco-romane.
Una delle ipotesi più note li collega agli 'Issedoni descritti da Erodoto e successivamente da altri autori greci. La localizzazione degli Issedoni è tuttavia fortemente discussa e varia, secondo le ricostruzioni, dalla Siberia occidentale al Turkestan orientale. Di conseguenza, l'identificazione con i Wusun resta ipotetica.
Iaroslav Lebedynsky e altri autori hanno inoltre proposto un collegamento con gli Asii, una delle popolazioni citate dalle fonti classiche in relazione alle migrazioni che portarono alla caduta del regno greco-battriano. Anche in questo caso la scarsità delle fonti non permette un'identificazione sicura.