
Lo xoanon (in greco antico ξόανον?, pl. ξόανα, xoana; dal greco antico ξέω?, "intagliare, scolpire") era una tipologia di idolo scolpito in legno, diffuso nell'antica Grecia e solitamente associato al leggendario scultore Dedalo.
Numerosi xoana sono stati descritti da Pausania nella sua Periegesi della Grecia, tutti raffiguranti divinità o semidei; ad oggi se ne conoscono soltanto tre piccoli esemplari, rinvenuti nel 1934 a Palma di Montechiaro, in Sicilia.
Alcuni tipi di xoana arcaici possono essere riflessi nelle arcaiche versioni in marmo, come l'Hera di Samo simile a un pilastro, la piatta Hera di Delo o alcuni tipi di kouros che possono essere stati usati per rappresentare Apollo.
Un tipo differente di figura di culto dove faccia, mani e piedi venivano intagliati nel marmo, mentre il resto del corpo era fatto di legno, viene chiamata acrolito. Le parti in legno erano solitamente coperte con tessuto o foglia d'oro.

Nelle fonti antiche e nella saggistica storica, tra cui gli studi di Walter Burkert, vengono menzionati diversi importanti simulacri lignei:

Per Strabone, lo xoanon "intagliato" può essere anche in avorio; Pausania, tuttavia, usa sempre il termine xoanon al meglio, in senso stretto, per denotare un'immagine in legno; a Corinto Pausania annota che "Il santuario di Atena Chalinitis è nei pressi del teatro, e vicino a esso vi è uno xoanon scoperto di Eracle, che si diceva fosse stato realizzato da Dedalo. Tutti i lavori di questo artista, sebbene alquanto sgraziati a vedersi, hanno in essi, nonostante tutto, un tocco di divino". (Descrizione, 2.4.5)
Simili xoana vennero ascritti dai greci al contemporaneo di Dedalo, l'ugualmente leggendario Smilide. Tali figure furono spesso vestite con vero materiale tessile, come il peplo il quale era tessuto e cerimonialmente consegnato ad Atena, sull'Acropoli di Atene.
Il legno di cui uno xoanon era intagliato era spesso simbolico: legni d'olivo, pero, vitex, quercia , sono tutti specificamente menzionati.

Una tale immagine arcaica di legno della dea taurica venne rubata da Ifigenia e Oreste in Ifigenia in Tauride (versi 1359-59). Considerata l'importanza dello xoanon nel culto locale ci si assicurava che esso sarebbe stato accuratamente copiato quando le colonie venivano fondate, e portato via dai coloni dalla città madre.
Strabone (4.1) riporta che la metropoli Massalia (attuale Marsiglia) venne fondata dai focesi. Il loro culto di Artemide ad Efeso venne trasferito con la colonia, giustificato nel mito di fondazione da un sogno, e la rappresentazione artistica dell'immagine di culto — Strabone usa il termine diathesis (greco διάθεσις) — venne ri-esportata nelle sotto-colonie massaliote, "dove essi tenevano la stessa diathesis dello xoanon, e tutti gli altri usi precisamente gli stessi come era consuetudine nella città-madre" .
Similmente, si andavano cementando i legami culturali tra la colonia di focesi a Massalia e la comunità di focesi a Roma, "tra gli altri, i romani hanno consacrato lo xoanon di Artemide sull'Aventino, prendendo lo stesso modello dai Massalioti" (Strabone, 4.1.5). Così l'immagine di culto della Signora di Efeso, identificata come Artemide nella cultura greca, fu ridefinita come Diana Aventina a Roma, di cui sopravvivono copie marmoree (illustrazione, a sinistra).