La zecca di Massa fu l'officina monetaria dello Stato di Massa e Carrara. Fu inaugurata il 26 luglio 1560 da Alberico I Cybo-Malaspina, che l'anno precedente aveva ottenuto dall'imperatore Ferdinando I il privilegio di battere moneta, e rimase in attività, con interruzioni, sotto i suoi successori della dinastia Cybo-Malaspina.
Il 2 marzo 1559 Alberico I ottenne dall'imperatore Ferdinando I il privilegio di battere moneta nel proprio Stato. Prima di coniare le nuove monete, il sovrano riallineò il valore di quelle in circolazione sul mercato massese; il 26 luglio 1560, oltre un anno dopo la concessione, inaugurò la zecca. Gli Stati di Massa e Carrara ebbero così una propria moneta, che aveva corso legale anche nel territorio toscano e nelle repubbliche di Lucca e di Genova.
Già nel periodo iniziale, tra il 1560 e il 1568, la zecca realizzò una serie di pezzature in oro, tra cui tre diverse tipologie di scudi e un raro mezzo scudo; in questi anni furono prodotti ventitré diversi tipi di monete d'oro. Seguì un periodo di tredici anni in cui, a differenza del periodo precedente e di quello successivo, furono coniati solo due tipi di monete d'oro, entrambi scudi. Il rallentamento delle coniazioni si colloca intorno al 1568, anno in cui l'imperatore Massimiliano II concesse ad Alberico il titolo di principe del Sacro Romano Impero; la zecca riprese a coniare nel 1588, quando l'imperatore Rodolfo II concesse al principe di Massa di fregiare il proprio stemma dell'aquila bicipite e del motto «Libertas».
Il successore di Alberico I, Carlo I, coniò due nuove monete, la doppia da cinque e il ducatone o piastra, con il ritratto del principe al dritto e lo stemma della casata Cybo al rovescio. Con il duca Alberico II la zecca riprese la sua attività e nel 1665 fu affidata a due maestri coniatori, Giovanni Margariti e Antonio Lagett, che tentarono alcune falsificazioni: il 27 dicembre 1667 il parlamento di Aix denunciò che a Massa si coniavano monete di bassa lega con l'effigie della principessa d'Orléans, e il duca dovette chiarire la vicenda con l'ambasciatore di Francia a Roma.
Con le guerre di successione e la caduta del ducato la zecca di Massa cessò l'attività; le antiche monete dei duchi di Massa e Carrara, non più in corso nemmeno nei loro Stati, divennero oggetto di collezionismo numismatico. Maria Beatrice d'Este, ultima sovrana di Massa, tornò a coniare monete nel 1702[è tornata a coniare prima di nascere?] affidandosi però a una zecca milanese; per far entrare in circolazione le proprie monete dovette svalutare la moneta genovese, che aveva corso anche a Massa e a Carrara.
Alberico I coniò monete d'oro e d'argento. Tra quelle d'oro le principali erano il mezzo scudo, la mezza doppia o scudo, la doppia e la quadrupla doppia; sulle monete di maggior valore il principe fece incidere il proprio ritratto e, al rovescio, lo stemma della casata, con lo spino fiorito dei Malaspina, la banda scarlatta dei Cybo e le palle dei Medici. Le monete d'argento più diffuse erano il paolo e il mezzo paolo, molti dei quali recano la data di emissione. La qualità del conio era tale che se ne tentò più volte la falsificazione.
Dopo il 1570, quando fu zecchiere Giulio Romanelli dall'Aquila, la zecca si trovava nell'area centrale di Massa Cybea, in un edificio di via Pietro Guerra, l'attuale via Dante. Il toponimo «La Zecca» designa una vasta zona di campagna sulla riva sinistra del fiume Frigido, al di là delle mura.