Abacano

Abaceno
Rovine della necropoli di contrada Cardusa
Nome originale Ἀβάκαινον
Territorio e popolazione
Nome abitanti Abacenini (Ἀβακαινῖνος)
Localizzazione
Stato attuale Italia (bandiera) Italia
Località Tripi-Abakainon
Coordinate 38°03′N 15°06′E
Altitudine 300 m s.l.m.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Abaceno
Abaceno
Mappa di localizzazione: Sicilia isola
Abaceno
Abaceno

Abaceno (in greco antico Ἀβάκαινον? o Ἀβάκαινα; in latino Abacaenum) era un'antica città della Sicilia situata tra i monti Nebrodi e Peloritani, a nord-est dell'odierna Tripi-Abakainon e in corrispondenza della frazione Casale.

Descrizione

Fondata dai Siculi forse intorno al X secolo a.C., fu tra le poche città della Sicilia a non essere convertita in una colonia greca; ciò nonostante finì comunque per ricevere influenze elleniche ed è pertanto considerata una città siculo-greca. Scarse le testimonianze sul suo conto: nel V secolo ebbe una zecca con proprie emissioni monetali, mentre nel 396 a.C. vide il suo ampio territorio diviso dal tiranno siracusano Dionisio I per agevolare la fondazione di Tindari.

Pochi anni dopo, nel 393 a.C, fu protagonista di una battaglia tra Cartagine e Siracusa che vide vittoriosa quest'ultima: poiché Abaceno era alleata dei Cartaginesi, passò presto sotto il controllo siracusano e negli anni seguenti non ebbe più diritto di battere moneta, divenendo quasi asservita al rapido sviluppo della vicina Tindari. La situazione restò probabilmente immutata anche con la morte di Dionisio, visto che nessun cenno della città viene fatto tra tra il 357 e il 343 a.C.

Nel 343 a.C. partecipò attivamente alla simmachia creata da Timoleonte, avendo nuovamente modo di emettere monete di bronzo e rare litre d’argento, ma già nel 339 a.C. si unì alla coalizione anti-siracusana rinnegando il condottiero corinzio. Nel 315 a.C. si alleò nuovamente con i Cartaginesi per opporsi ad Agatocle, finendo per cadere nuovamente sotto il dominio siracusano nel 313 a.C.

Nel 289 a.C, ovvero dopo la morte di Agatocle, la città tornò ad essere di nuovo indipendente ma già nel 263 a.C. venne conquistata dai Romani, che rinominarono Abacaenum. Nel corso dei dissidi tra Sesto Pompeo e Augusto – forse contemporaneamente alla presa della vicina Tindari nello stesso anno – Abaceno venne distrutta da quest'ultimo nel 36 a.C.; la sua memoria, tuttavia, non scomparve del tutto, in quanto nel II secolo era ancora citata dagli scritti di Claudio Tolomeo.

Monetazione

Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione di Abacaenum.
Litra d'argento
Testa barbata di dio indigeno assimilato a Zeus Cinghiale in corsa

Già documentato dall'archeologo Antonio Salinas nel 1886, esistono monete di Abaceno sia in argento che in bronzo. Alcune presentano al rovescio un cinghiale e accompagnato, come simbolo da una ghianda, allusione, secondo Smith, alle foreste che circondavano la città durante la sua esistenza.

Ricerca archeologica

I primi cenni di riscoperta si datano al 1558, anno in cui Tommaso Fazello riconobbe nei pressi di Tripi rovine di un'antica città, associandole a quelle di Abaceno: tale scoperta viene riportata come assodata anche in testi di altri autori successivi. Dalla seconda metà del Novecento, ipotesi accreditate ragionarono intorno all'effettiva collocazione della città sicula in territorio tripense e, soprattutto, intorno alla sua possibile estensione e grandezza.

Più recentemente, gli esiti positivi di importanti scavi archeologici a Tripi hanno portato tra il 2022 e il 2023 alla luce i resti di una stoà porticata di età greco-romana: sono blocchi di pietra a filari isodomi e di un terrazzamento, solitamente antistanti a una piazza, che doveva costituire l'agorà della greca Abakainon. La scoperta attesta così la vera ubicazione del sito strategicamente rilevante, seppur di «brevissima vita» urbana, citato per primo da Diodoro Siculo, rimasto poi degradato per secoli, quindi il «declino», fino ad essere ridotto ad agglomerato di case sparse. Eppure in tempi antichi «fu città fiorente e abitata da aristocratici», com'è già documentato dai ricchi corredi rinvenuti nelle tombe monumentali.

Inoltre, il catalogo noto di monete coniate, quelle conservate anche al British Museum di Londra, oltreché al Museo «Santi Furnari» di Tripi, deve ora tenere conto del rinvenimento di nuove monete nei recenti scavi che potrebbero riscriverne la storia, come un pentanummo di Giustiniano I, forato e usato come ciondolo, in prossimità di una sepoltura di un individuo vissuto intorno alla seconda metà del VI e il VII secolo.

Note

  1. ↑ Anche nota come Abaceno, Abacena
  2. 1 2 3 4 Le indagini storiche sono state riscritte da nuovi ricerche e da alcuni ritrovamenti che evidenziano la grandezza e la ricchezza del sito, come si legge nell'articolo completo: Isabella Di Bartolo, Abakainon, fine oblio la città dell’oro si mette in mostra, su palermo.repubblica.it, La Repubblica Palermo, 3 aprile 2024, p. 12. URL consultato il 5 aprile 2024.
  3. ↑ Giacomo Gugliandolo, La Sicilia del mito: L’antica città di Abakainon, su nuovosoldo.wordpress.com (archiviato dall'url originale il 18 luglio 2019).
    «Le notizie più antiche finora pervenuteci riguardano alcuni eventi risalenti all’inizio del IV secolo a.C, ma è possibile sostenere che già nel V secolo a.C. la città ebbe notevole rilevanza fra i centri siculi indipendenti della Sicilia settentrionale, coniando una numerosa serie di monetine d’argento.»
  4. ↑ Diodoro Siculo, 78, v.4-6, in Bibliotheca historica, vol. 14.
    «Dopo la catastrofe subita dai Cartaginesi, i sopravvissuti delle città siciliane che erano state ridotte in schiavitù si riunirono, riconquistarono le loro terre natali e riacquistarono le forze. Dionisio insediò a Messene mille Locri, quattromila Medmei e seicento Messeni del Peloponneso, esiliati da Zante e Naupatto. Ma quando si accorse che i Lacedemoni erano risentiti perché i Messeni che avevano cacciato erano stati insediati in una città illustre, li allontanò da Messene e, assegnando loro un luogo sul mare, ritagliò una porzione di Abacano e la annesse al loro territorio. I Messeni chiamarono la loro città Tindari e, vivendo in armonia tra loro e concedendo la cittadinanza a molti, giunsero ben presto a contare più di cinquemila cittadini.»
  5. ↑ Antonino Busacca, Dizionario geografico, statistico e biografico della Sicilia preceduto da un compendio storico siculo, Messina, Stamperia Fiumara, 1850, p. 211.
    «Fu fabbricata dai Greci, e distrutta da Cesare Augusto.»
  6. ↑ Claudio Tolomeo, Geografia, traduzione di Girolamo Ruscelli, vol. 3, p. 144.
    «Le città dell'entroterra della Sicilia sono: Abacena (Ἀβάκαινα) (39°00', 38°15') [...]»
  7. ↑ (EN) Edward Herbert Bunbury, Abacaenum, in William Smith et al., A Dictionary of Greek and Roman Geography, vol. 1, Londra, John Murray, 1872.
    «Its name is, however, found in Ptolem (III. 4. § 12), so that it appears to have still continued to exist in his day.»
  8. ↑ Smith.
  9. ↑ Tommaso Fazello, De Rebus Siculis Decades Duae, traduzione di Remigio Fiorentino, vol. 1, Palermo, Tipografia Giuseppe Assenzio, 1817, p. 94.
    «Fornaro castello piccolo lontan due miglia, e Tripo castello in monte, lungi cinque miglia, e le rovine di un'antichissima e grandissima città, la quale forse che fu Abaceno.»
  10. ↑ Giuseppe Emanuele Ortolani, Nuovo dizionario geografico, statistico e biografico della Sicilia antica e moderna, Palermo, Francesco Abbate, 1819, p. 1.
    «Abacena: città antica, oggi distrutta, che secondo il Cluverio esistea vicino Montalbano nel Val Demone, e secondo il Fazello presso Siracusa.»
  11. ↑ Giovanni Andrea Massa, La Sicilia in prospettiva, Parte Prima, Palermo, Stamperia di Francesco Chicè, 1709, p. 1.
    «[...] assai probabile rendersi l'opinione di Cluverio, e di Bonfiglio, che scrissero su le rovine di Abaceno essersi in decorso di tempo edificata la Terra di Tripi [...]»
  12. ↑ Gli scavi archeologici del XX secolo, in ordine cronologico, risalgono agli anni Cinquanta, e poi ancora tra il 1994 e il 2004. Fonte: La Repubblica Palermo, 3 aprile 2024, p.12.
  13. ↑ Regione Siciliana, Beni culturali, domani presentazione dei risultati della campagna di scavi nell’antica Abakainon. Scarpinato: «Preziosa finestra sul passato», su agenparl.eu, 5 aprile 2024. URL consultato il 5 aprile 2024.
    «Nel corso degli scavi sono stati rinvenuti: una stoà porticata di età ellenistico romana, realizzata da grosse mura a doppia cortina di blocchi squadrati, messi in opera a filari isodomi, che consente di identificare lo spazio con l’agorà-foro della città [...]»

Bibliografia

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