| Adversus Haereses | |
|---|---|
| Titolo originale | Sulla scoperta e il rovesciamento della falsa gnosi |
| Altri titoli | Ἔλεγχος καὶ ἀνατροπὴ τῆς ψευδονύμου γνώσεος |
| Autore | Ireneo di Lione |
| 1ª ed. originale | 180 |
| Genere | saggio |
| Sottogenere | religione |
| Lingua originale | greco antico |
Adversus Haereses è il titolo latino comunemente usato per indicare un libro di Ireneo, vescovo di Lione e padre della Chiesa. Il testo è anche noto come Contro le eresie o Sulla scoperta e il rovesciamento della falsa gnosi (in greco antico Ἔλεγχος καὶ ἀνατροπὴ τῆς ψευδονύμου γνώσεος). È un'opera in cinque volumi contro lo gnosticismo e altre eresie cristiane, scritta intorno al 180 d.C.
A volte può essere confuso con le seguenti opere per la somiglianza del titolo:
La composizione dell’opera può essere datata in un periodo compreso tra il 174 e 189, dal momento che nella lista di Vescovi di Roma è riportato Eleuterio (175-189), ma non il suo successivo Vittore I (189-199). Il più antico frammento di manoscritto (P. Oxy. 405) è datato attorno al 200. Ireneo, quando iniziò l'opera, intendeva scrivere solo i primi due libri: secondo le ultime ricostruzioni di Grant, infatti, egli inviò prima i libri I e II ad un suo innominato corrispondente a cui è dedicata l’opera, poi il III, il IV e il V in successione.
Quello delle fonti dell'Adversus haereses è tuttora un problema aperto: dal momento che Ireneo non si è limitato a giustapporre in modo quasi meccanico elaborati precedenti, ma li ha risistemati in modo personale , non sempre risulta chiaro quali documenti abbia preso in esame. Tra i testi consultati, sicuramente rientrano i trattati perduti di Giustino come Syntagma e Contro tutte le eresie che, secondo lo stesso Giustino, discuteva di Simone Mago, del suo discepolo Menandro e di Marcione (e di altri non elencati). Inoltre, Ireneo dichiara più di una volta di rifarsi a tradizioni e affermazioni precedenti, soprattutto di non meglio identificati «presbiteri»: tra essi, Grant ipotizza gli asiatici Papia e Policarpo e i romani Clemente e Giustino Martire. Le sfasature presenti nell’opera potrebbero quindi derivare dalla difficoltà di padroneggiare strutturalmente una pluralità di fonti. Il continuo rifarsi di Ireneo alla fonte dei presbiteri, da lui considerata valida in massimo grado, evidenzia la sua volontà di inserirsi in una linea di tradizione autentica, l'unica capace di indirizzare la comunità a cogliere il significato esatto della Scrittura, ossia quella confermata dall’autorità episcopale della chiesa cattolica. Infatti, sia la chiesa, sia i movimenti ereticali, come era naturale in ambiente cristiano, facevano ricorso alla Parola di Dio per fondare le loro argomentazioni, ed entrambe erano caratterizzate dall'interpretazione allegorica del testo sacro. Ireneo contesta agli avversari il metodo di esegesi delle Scritture: essi, a sua detta, selezionano dal testo solo quanto loro occorre e ne forzano il significato per farlo quadrare con i dati della loro dottrina, non ortodossa né provata dalle Scritture.
È stato possibile ricostruire il testo grazie alle molte copie complete in lingua latina (la cui datazione è però incerta, probabilmente del III o IV secolo ), ma son giunti fino a noi alcuni frammenti del testo originale in antico greco: Eusebio ed Epifanio infatti riportano una serie di citazioni dei libri I e III, mentre dei libri IV e V si è conservata anche in una traduzione letterale in armeno del VI secolo. Quanto al libro II (che si trova praticamente solamente in una versione latina), a detta di Grant non conteneva delle argomentazioni razionali molto convincenti e perciò non ha avuto la stessa fortuna degli altri volumi .
Non si conosce l'identità della persona specifica per cui scrisse questa opera. Si potrebbe supporre che il destinatario sia un leader di una comunità cristiana poiché Ireneo si augura che il suo amico, avendo appreso queste cose, possa renderle chiare a tutto il suo popolo. Costui conosceva chiaramente il greco ed era turbato dagli insegnamenti che Ireneo aveva incontrato nella sua regione intorno alla valle del Rodano, ma, dato che Ireneo fa riferimento al «dialetto barbaro» in uso in Gallia, è improbabile che l'opera fosse destinata a lettori di quel luogo. A detta di Grant, infatti, questo libro non è stato scritto per i cristiani della Gallia o di Roma (ai quali non sarebbe servito ricordare il nome dei vescovi), ma più probabilmente per i fedeli dell'Asia e della Frigia, in quanto si registra come molte lettere cristiane venivano inviate da Lione specificamente in queste zone. Secondo Behr invece, dal momento che Ireneo descrive anche un incidente riguardante «un certo diacono tra la nostra gente in Asia» (haer. 1.13.5), egli non sta scrivendo per coloro che si trovano in Asia. È molto probabile che il destinatario fosse il leader di una comunità cristiana a Roma, probabilmente composta in gran parte da immigrati dall'Asia, sua terra natia. Inoltre, anche il modo in cui Ireneo parla di Marcellina e delle sue attività a Roma (haer. 1.25.6) indicherebbe un ambiente romano.
In qualità di vescovo, Ireneo si sentì obbligato a controllare l’evoluzione della comunità gnostica (soprattutto i Valentiniani) al fin di salvaguardare i fedeli cattolici dall’eresia. Per adempire a questo dovere, Ireneo si informò molto sulla dottrina e sulle opere non ortodosse e successivamente si dedicò alla compilazione di questo trattato. Fornisce così «un resoconto conciso e chiaro» della loro dottrina, in particolare dei discepoli di Tolomeo, una propaggine della scuola di Valentino, e offre «suggerimenti ... per confutare questa dottrina mostrando quanto le loro affermazioni siano assolutamente assurde, incoerenti e incongrue con la verità» (haer. 1. Pref.2). Il principale obiettivo di Ireneo era infatti attaccare i culti che si erano distaccati dall’ortodossia cristiana e presentare un’autentica tradizione secolare contro lo gnosticismo.
L’intera opera può essere divisa in due sezioni:
Sebbene si tratti di un'opera voluminosa, ogni libro dell’Adversus Hereses è in realtà strutturato in modo molto serrato: tranne il primo, che è organizzato in modo da smascherare i suoi avversari, ogni libro segue lo stesso schema tematico tripartito. Gli argomenti principali dei libri II-V sono infatti:
Si riporta un riassunto schematico della struttura e suddivisione del contenuto nei capitoli:
| Libro | Contenuto |
|---|---|
| I. Esposizione della dottrina valentiniana |
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| II. Prove razionali della falsità delle dottrine gnostiche |
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| III. Predica Apostolica |
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| IV. La Parola del Signore |
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| V. Gli altri insegnamenti del Signore e le lettere di Paolo |
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Non è una lettura facile: viene spesso definito noioso, ripetitivo e di difficile interpretazione. Infatti, anche se certamente Ireneo seguiva una coerente linea di base quando componeva i libri III-V, il risultato finale non è del tutto positivo quanto a scioltezza e organicità di discorso. Nella dichiarazione di stile che inserisce in haer. 1 praef. 2-3, egli avverte il lettore che la sua forma non potrà essere elegante e la lingua non sarà raffinata, in quanto egli, vivendo a contatto con i Celti, è abituato a parlare una lingua ‘barbara’ e non conosce l’arte della persuasione retorica. Tuttavia, il metodo di stesura dell’opera (che da una parte critica la dottrina gnostica e dall’altra mette insieme le idee delle autorità accettate da Ireneo), si basa sulle regole di argomentazione insegnate dalle scuole di retorica del IV secolo. Inoltre, lo stesso passo in cui accusa il suo stile di esser eccessivamente semplice, in realtà, come evidenzia Schoedel, presenta dei parallelismi eruditi con altri autori quali Platone, Lisia, Isaia e Teofilo di Antiochia. Allo stesso modo, anche il lessico da lui utilizzato per descrivere concetti teologici chiave rivela le sue conoscenze provenienti da studi retorici. In modo particolare, Ireneo prese tre termini utilizzati già da antichi scoliasti dell’Odissea e li utilizzò per la teologia: hypotesis (presentazione della trama o descrizione della struttura di un testo), oikonomia (scopo, obiettivo di una narrazione) e anakephalaiôsis (riassunto o ricapitolazione di una serie di vicende).
Ireneo accomuna sotto l’etichetta di gnostici una vasta gamma di tendenze e di gruppi che propongono un’interpretazione del credo cristiano e delle scritture che egli ritiene aberrante, falsa ed eterodossa. Egli riserva il termine 'eretico' a chiunque segua la scia di Simone Mago, non solamente la corrente dei valentiniani (da lui considerata la dottrina più elaborata e conosciuta e quindi più pericolosa per la chiesa cattolica). Ireneo, tuttavia, non poteva limitarsi all'indignazione morale, ma doveva spiegare perché gli gnostici si sbagliavano. Tra le motivazioni, egli era sicuro che gli gnostici non potessero ragionare perché essi stessi erano malati di mente, e si prende gioco addirittura di alcuni miti valentiniani (come le passioni dell'Achamoth caduto che hanno prodotto la materia). Il suo compito fu facilitato dal fatto che i valentiniani erano relativamente convenzionali e cercavano di rendere il loro sistema il più possibile razionale. Si riportano ora le principali critiche mosse allo gnosticismo, contrapposte alla posizione della chiesa:
Infine, la storia obbediva a un misterioso piano di salvezza divino. Creato ad immagine e somiglianza della divinità, l'uomo, col peccato, aveva infranto questa parentela originaria; ma ora, in conseguenza dell'incarnazione, egli si trovava in possesso di quella grazia vivificante, lo Spirito, che rendeva possibile superare definitivamente gli effetti del peccato. Seguace del millenarismo, Ireneo reinterpretava in modo originale questo periodo finale della storia: una sorta di 'scuola' in cui i giusti sarebbero stati messi in grado di preparare la loro carne risorta, grazie all'assistenza continua dello Spirito divino, a quella contemplazione di Dio che avrebbe costituito il loro destino eterno.
Ireneo polemizzò anche contro Marcione di Sinope, il quale predicava che il Dio creatore dell'Antico Testamento e il Padre di Gesù Cristo erano due dei diversi. Ireneo sosteneva che lo stesso Dio che inviò Gesù sulla Terra guidò anche l'umanità attraverso la storia mediante la legge e i profeti ebrei.
Adversus haereses divenne presto piuttosto popolare tra i contemporanei, soprattutto tra i cristiani anti-gnostici delle chiese legate a Roma e dell’Egitto: il più antico frammento dell'opera, uno scarto di papiro proveniente da Ossirinco in Egitto, suggerisce infatti che i nemici dello gnosticismo egiziano lo trovarono presto utile. Inoltre, Clemente lo utilizzò presto ad Alessandria, Tertulliano a Cartagine, Ippolito a Roma. La scomparsa degli scritti di Ireneo nella redazione originale, che fa pensare a scarso interesse in antico per l'autore, non deve affatto sminuire ai nostri occhi la sua grande importanza, peraltro ben rilevata da Eusebio. La sua opera è legata ad una contingenza storica precisa, ossia la crisi gnostica: quando essa fu superata, anche gli scritti di Ireneo furono considerati ormai poco significativi e, in funzione antieretica, sostituiti da altri più aggiornati. Quel momento fu tuttavia fu decisivo per la vita della Chiesa e la polemica di Ireneo contribuì a chiarire e fissare in modo definitivo alcuni capisaldi del suo patrimonio dottrinale. Possono essere avanzati dubbi circa i risultati raggiunti dalla sua polemica anti-gnostica, in quanto a tratti superficiale e troppo aderente ai dati esterni della dottrina. Difficilmente uno gnostico sarà stato spinto ad abbandonare le proprie convinzioni dalla critica di Ireneo, ma va considerato come gli effettivi destinatari dell'Adversus haereses non fossero gli gnostici, quanto più i comuni fedeli sollecitati dagli valentiniani: è in quest'ottica che il modo di far polemica di Ireneo appare tutt'altro che privo di efficacia.
L'importanza dell'Adversus haereses è notevole per gli effetti che ha avuto sino ai nostri giorni principalmente per tre motivi: reca un’ottima descrizione dello gnosticismo, per la prima volta Ireneo considera canonici dei passi neotestamentari e infine perché avverte la necessità di un’esegesi controllata da un’autorità.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 125152138599510981460 · BAV 492/8545 · LCCN (EN) nr2006005059 · GND (DE) 4124694-9 · BNE (ES) XX3383571 (data) · BNF (FR) cb12009584v (data) · J9U (EN, HE) 987007590426905171 |
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