| Campi Flegrei | |
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| Altezza | 457 m s.l.m. |
| Ultima eruzione | 29 settembre 1538 |
| Codice VNUM | 211010 |
| Coordinate | 40°49′39.65″N 14°08′20.55″E |
| Mappa di localizzazione | |
I Campi Flegrei (dal greco antico φλέγω?, phlégō, "brucio", letteralmente "campi ardenti") sono un complesso sistema vulcanico della città metropolitana di Napoli, caratterizzato dalla presenza di una vasta caldera formatasi principalmente in seguito a grandi eruzioni esplosive avvenute nel corso di decine di migliaia di anni. Il sistema è tuttora attivo ed è caratterizzato da fenomeni di bradisismo, attività sismica e manifestazioni idrotermali.
Per la grande energia liberata dalle principali eruzioni preistoriche, i Campi Flegrei sono talvolta indicati nei media come "supervulcano"; tuttavia il termine non corrisponde a una classificazione vulcanologica formale.

I Campi Flegrei costituiscono una complessa caldera vulcanica con un diametro di circa 15-18 km, in parte emersa e in parte sommersa nel golfo di Pozzuoli. Il margine della caldera comprende strutture morfologiche come la collina di Posillipo, la collina dei Camaldoli, il monte di Cuma e il monte di Procida.
La caldera si è generata a seguito di violente eruzioni, presumibilmente ignimbrite e tufo giallo. L'ultima eruzione definita di Monte Nuovo è avvenuta nel 1538, da allora la caldera è quiescente ma continuano i segnali di attività, in particolare i Campi Flegrei sono caratterizzati da vulcanismo secondario e sono noti per il fenomeno del bradisismo e le crisi recenti.
La depressione vulcanica è in parte sommersa dal golfo di Pozzuoli. La massima elevazione dell'area è rappresentata dalla collina dei Camaldoli, che raggiunge i 457 m s.l.m.. Il territorio dei Campi Flegrei comprende principalmente i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli e Quarto, oltre a porzioni dei territori di Giugliano in Campania, Marano di Napoli e della zona occidentale del comune di Napoli.
Dell'area flegrea fanno parte anche le isole Flegree di Ischia, Procida e Vivara, che appartengono tuttavia a sistemi vulcanici distinti, con una storia geologica in parte autonoma rispetto al sistema dei Campi Flegrei. Nel golfo di Pozzuoli sono inoltre stati individuati numerosi apparati vulcanici sommersi o modificati dall'erosione marina nel corso dei millenni.

I Campi Flegrei furono una delle mete del Grand Tour tra il XVII e il XIX secolo, grazie alla presenza di paesaggi vulcanici, testimonianze archeologiche e siti legati alla storia antica. Tra i primi viaggiatori europei interessati al territorio vi fu Montesquieu, che durante il viaggio in Italia del 1728 visitò anche l'area flegrea, soffermandosi sulle acque termali di Baia.
In questo periodo William Hamilton, ambasciatore britannico presso il Regno di Napoli, compì numerose osservazioni sui fenomeni vulcanici dell'area. Le sue ricerche confluirono nell'opera Campi Phlegraei: Observations on the Volcanos of the Two Sicilies (1776), corredata dalle illustrazioni del pittore napoletano Pietro Fabris, considerata una delle prime opere sistematiche dedicate allo studio dei vulcani dell'Italia meridionale.
Goethe, durante il soggiorno napoletano del 1787, raccontò il paesaggio flegreo nel suo Viaggio in Italia, definendolo «il più prodigioso paese del mondo» e descrivendone gli elementi vulcanici, tra cui «acque ribollenti» e «crepacci esalanti zolfo».
Nel 2003 è stato istituito il Parco regionale dei Campi Flegrei, previsto nell'ambito del programma regionale delle aree naturali protette della Regione Campania approvato con la legge regionale n. 33 del 1º settembre 1993. Tra le aree di particolare interesse naturalistico rientrano Capo Miseno, il Parco sommerso di Baia, il Monte Nuovo e il Cratere degli Astroni.
I fenomeni vulcanici dei Campi Flegrei hanno favorito fin dall'antichità la presenza di sorgenti termali, sfruttate soprattutto in epoca romana quando l'area di Baia divenne un importante luogo di soggiorno dell'aristocrazia romana grazie anche ai suoi impianti termali. Le antiche strutture, oggi in parte comprese nel Parco archeologico delle Terme di Baia, testimoniano l'importanza del termalismo flegreo in età imperiale.
Ancora oggi nell'area sono presenti sorgenti e stabilimenti termali, tra cui le Terme di Agnano a Napoli e le Stufe di Nerone presso Lucrino, nel comune di Bacoli. Questi ultimi conservano anche strutture riconducibili alla tradizione termale di epoca romana.
La città di Pozzuoli (l'antica Puteoli) fu uno dei principali porti commerciali del Mediterraneo romano fino alla realizzazione del Porto di Traiano a Ostia agli inizi del II secolo d.C. Conserva un ricco patrimonio archeologico, tra cui il Macellum (tradizionalmente noto come «Tempio di Serapide»), il tempio di Augusto, l'Anfiteatro Flavio, complessi termali, necropoli e altri resti della città romana. Il Macellum è inoltre uno dei monumenti simbolo del bradisismo flegreo, grazie ai segni lasciati dai litodomi sulle sue colonne, utilizzati fin dal XIX secolo per documentare le variazioni del livello del suolo.
Il collegamento tra Napoli e i Campi Flegrei avveniva attraverso la Crypta Neapolitana, una galleria scavata nel tufo in età augustea per facilitare le comunicazioni tra la città e l'area flegrea. Presso l'ingresso napoletano della crypta si trova un colombario romano di età imperiale, tradizionalmente identificato come la tomba del poeta Virgilio, attribuzione dalla lunga tradizione ma non priva di discussioni tra gli studiosi.

Il lago d'Averno, bacino craterico di origine vulcanica situato nei, ebbe in epoca romana un'importante funzione strategica. Nel 37 a.C. Marco Vipsanio Agrippa vi realizzò, insieme al vicino lago di Lucrino, il porto militare denominato Portus Iulius, utilizzato durante le operazioni navali contro Sesto Pompeo.


Baia, oggi frazione del comune di Bacoli, fu uno dei principali luoghi di villeggiatura dell'élite romana, frequentato anche da diversi imperatori. La presenza di sorgenti termali e la posizione sul golfo di Pozzuoli favorirono la costruzione di numerose ville residenziali e complessi termali, i cui resti monumentali sono oggi tradizionalmente indicati con i nomi di "Tempio di Mercurio", "Tempio di Venere" e "Tempio di Diana", sebbene tali denominazioni non corrispondano necessariamente alla loro funzione originaria.
Le innovazioni dell'architettura termale romana comprendono anche i sistemi di riscaldamento a pavimento mediante suspensurae, descritti da Vitruvio nel De architectura e tradizionalmente collegati alla figura di Sergio Orata, imprenditore romano del I secolo a.C.
I resti dell'antica città sono visitabili nel Parco archeologico delle Terme di Baia, mentre una parte consistente della città antica è oggi sommersa a causa dei fenomeni di bradisismo. Per il patrimonio archeologico sommerso del golfo di Baia è stato istituito il Parco sommerso di Baia. Tra i rinvenimenti più significativi figura il Ninfeo di Punta Epitaffio, le cui sculture sono esposte nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei ospitato nel Castello aragonese di Baia.
Tra gli altri monumenti romani presenti nel territorio di Bacoli si trovano le Cento Camerelle, complesso idraulico di età romana costituito da ambienti voltati e cisterne, probabilmente collegato a una villa o a strutture di servizio dell'area costiera; e la cosiddetta "Tomba di Agrippina", denominazione tradizionale attribuita a un monumento che in realtà è identificato come un odeion trasformato successivamente in ninfeo, parte di una villa marittima di epoca imperiale.
Sul lago Fusaro, nel territorio di Bacoli, si trova la Casina Vanvitelliana, edificio realizzato a partire dal 1782 dall'architetto Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi Vanvitelli, per volontà di Ferdinando IV di Borbone. La costruzione faceva parte degli interventi promossi dai Borbone nell'area del Fusaro, destinata alla caccia e alla pesca, e fu utilizzata come casino reale di soggiorno durante tali attività.
L'attuale frazione di Miseno sorge ai piedi del promontorio di Capo Miseno, che costituisce l'estremità occidentale del golfo di Pozzuoli e uno dei punti più avanzati verso il golfo di Napoli. La posizione strategica del promontorio favorì lo sviluppo dell'antica Misenum, che in età imperiale divenne sede della principale base navale romana del Tirreno, la Classis Misenensis.
Dopo il lago Fusaro si trova l'antica città di Cuma, fondata nell'VIII secolo a.C. da coloni greci provenienti dall'isola di Eubea e considerata una delle più antiche colonie greche d'Occidente. La città è nota anche per il culto della Sibilla cumana, la sacerdotessa dell'oracolo ricordata dalle fonti antiche e dalla tradizione letteraria romana. L'area archeologica comprende l'acropoli, con l'antro della Sibilla e i templi attribuiti ad Apollo e Giove, oltre alla città bassa di età romana, con il foro, gli edifici pubblici e la Crypta Romana.
All'ingresso della città si trova l'Arco Felice, costruito in età romana nel taglio della collina per permettere il passaggio della via Domiziana, che collegava Pozzuoli con il litorale flegreo e con Cuma.

Tra le principali manifestazioni vulcaniche visitabili dei Campi Flegrei rientrano la Solfatara, caratterizzata da fumarole e fenomeni idrotermali, e il Monte Nuovo, formatosi durante l'eruzione del 1538 presso il lago Lucrino. Entrambi costituiscono elementi caratteristici del paesaggio flegreo e testimoniano l'attività vulcanica ancora riconoscibile nell'area.
Poco distante da Pozzuoli, presso il lago Lucrino, si trova il Monte Nuovo, un cono vulcanico formatosi durante l'eruzione del 1538, ultima eruzione conosciuta dei Campi Flegrei. L'area è oggi tutelata come sito di interesse naturalistico.
I Campi Flegrei costituiscono un complesso sistema vulcanico caratterizzato dalla presenza di una grande caldera, formatasi attraverso una lunga evoluzione eruttiva iniziata decine di migliaia di anni fa. La struttura attuale è il risultato di numerosi eventi vulcanici, tra cui due grandi eruzioni esplosive che hanno modificato profondamente l'assetto dell'area: l'eruzione dell'ignimbrite campana, avvenuta circa 39 000 anni fa, e quella del tufo giallo napoletano, datata circa 15 000 anni fa.
All'interno della caldera si sono sviluppati, nel corso delle successive fasi eruttive, numerosi apparati vulcanici, tra cui crateri, coni e duomi lavici. Alcune di queste strutture sono oggi riconoscibili nel paesaggio, mentre altre risultano parzialmente sommerse nel golfo di Pozzuoli o modificate dall'evoluzione geologica e dai fenomeni di deformazione del suolo che hanno interessato l'area.


I Campi Flegrei costituiscono un sistema vulcanico complesso caratterizzato dalla presenza di una grande caldera, formatasi in seguito a due principali eventi eruttivi esplosivi avvenuti circa 39 000 e 15 000 anni fa. All'interno della caldera sono presenti numerosi crateri, coni vulcanici, duomi lavici e strutture eruttive, distribuiti sia sulla terraferma sia nel golfo di Pozzuoli.
Tra gli apparati vulcanici più noti rientrano la Solfatara di Pozzuoli, caratterizzata da manifestazioni fumaroliche e idrotermali, il Cratere degli Astroni, il lago d'Averno e il Monte Nuovo, formatosi durante l'ultima eruzione dei Campi Flegrei nel 1538.
Il Monte Gauro, situato nel territorio di Pozzuoli, è uno dei principali rilievi vulcanici dei Campi Flegrei. Si tratta di un antico edificio vulcanico costituito prevalentemente da depositi tufacei, formatosi nelle prime fasi dell'evoluzione della caldera flegrea. La sua struttura, oggi in gran parte modellata dall'erosione, rappresenta uno degli elementi morfologici più riconoscibili del paesaggio interno flegreo.
Alcuni apparati sono oggi parzialmente sommersi o non immediatamente riconoscibili nel paesaggio, a causa dell'evoluzione della caldera e dei fenomeni di modificazione del territorio, tra cui il bradisismo flegreo. L'attività vulcanica non si è tuttavia completamente esaurita: l'area è sottoposta a monitoraggio continuo da parte dell'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attraverso reti sismiche, geodetiche, vulcanologiche e geochimiche.

La prima fase della storia vulcanica dei Campi Flegrei si sviluppò tra circa 42 000 e 35 000 anni fa ed è caratterizzata dalla formazione dei primi prodotti vulcanici dell'area, tra cui depositi di piperno e tufi grigi pipernoidi oggi affioranti in diversi settori del territorio flegreo.
Questa fase culminò con l'eruzione dell'ignimbrite campana, avvenuta circa 39 000 anni fa, uno dei maggiori eventi esplosivi del Quaternario mediterraneo. Con una magnitudo stimata tra 7,7 e 7,8, l'eruzione produsse un vastissimo deposito di materiali piroclastici, oggi riconosciuto in gran parte dell'Italia meridionale e nel Mediterraneo orientale, e determinò il collasso di una vasta porzione del sistema vulcanico con la formazione della prima grande struttura calderica. L'evento ebbe conseguenze su scala regionale e modificò profondamente il paesaggio vulcanico della Campania. Studi più recenti hanno inoltre permesso di ricostruire con maggiore precisione la geometria e l'evoluzione della caldera attraverso l'analisi dei depositi profondi e delle strutture sotterranee.
La seconda grande fase dell'evoluzione dei Campi Flegrei si sviluppò tra circa 35 000 e 10 500 anni fa. Durante questo periodo si verificarono importanti eventi eruttivi che modificarono ulteriormente l'assetto del sistema vulcanico, tra cui l'eruzione del tufo giallo napoletano, avvenuta circa 15 000 anni fa.
Questa eruzione, caratterizzata da una notevole emissione di materiali piroclastici, produsse un vasto deposito di tufo che oggi costituisce una delle principali formazioni geologiche dell'area flegrea e di parte della pianura campana. L'evento contribuì alla definizione della struttura della caldera attuale, all'interno della quale si sono successivamente sviluppati numerosi apparati vulcanici più recenti.
I depositi del Tufo giallo napoletano sono oggi riconoscibili in diversi settori dei Campi Flegrei, dove costituiscono numerosi rilievi e affioramenti rocciosi, tra cui il massiccio del Monte Gauro.
Dopo la formazione della caldera, il vulcanismo dei Campi Flegrei è proseguito attraverso numerose eruzioni di minore intensità che hanno dato origine a nuovi crateri, coni vulcanici e duomi lavici all'interno della struttura calderica. Questa fase, iniziata circa 8 000 anni fa, è caratterizzata dalla formazione di numerosi apparati costituiti prevalentemente da depositi di pozzolana bianca e altri prodotti vulcanici.
L'attività eruttiva si è distribuita in diverse aree della caldera: una prima fase ha interessato soprattutto il settore sud-occidentale, tra Bacoli e Baia; successivamente gli eventi si sono concentrati nell'area centrale, tra Pozzuoli, Montagna Spaccata e Agnano; nelle fasi più recenti il vulcanismo si è nuovamente spostato verso il settore occidentale, con la formazione del lago d'Averno e del Monte Nuovo.
L'ultima eruzione dei Campi Flegrei è quella del Monte Nuovo, avvenuta nel 1538 presso il lago Lucrino. La formazione di questo piccolo cono vulcanico, alto circa 133 metri, rappresenta l'evento più recente della storia eruttiva flegrea e si verificò dopo un periodo di quiescenza durato circa tremila anni.
L'attività vulcanica dei Campi Flegrei, pur in assenza di eruzioni dal 1538, continua a manifestarsi attraverso un complesso sistema idrotermale caratterizzato da fumarole, emissioni gassose, sorgenti termali e fenomeni di degassamento diffuso. Queste manifestazioni superficiali sono alimentate dalla circolazione di fluidi caldi all'interno della caldera e costituiscono uno degli elementi principali attraverso cui viene monitorata l'evoluzione del sistema vulcanico.
Tra le principali aree interessate dai fenomeni idrotermali rientrano la Solfatara di Pozzuoli e la vicina area di Pisciarelli, dove sono presenti emissioni fumaroliche e significativi flussi di anidride carbonica e altri gas vulcanici. Le variazioni delle caratteristiche chimico-fisiche delle emissioni gassose costituiscono uno dei parametri utilizzati dall'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per il controllo dello stato del vulcano.
La Solfatara, uno dei siti più rappresentativi del vulcanismo secondario flegreo, è caratterizzata dalla presenza di fumarole, pozze di fango e terreni alterati dall'azione dei fluidi idrotermali. L'area di Pisciarelli, situata nel settore orientale della caldera, è stata oggetto di particolare attenzione negli ultimi decenni per l'aumento delle emissioni di gas e per il suo rapporto con la crisi bradisismica in corso.
Oltre all'attività eruttiva, i Campi Flegrei sono caratterizzati dal fenomeno del bradisismo flegreo, ossia il periodico sollevamento e abbassamento del suolo dovuto a variazioni delle condizioni del sistema idrotermale e magmatico sottostante. Il fenomeno, noto fin dall'antichità, è particolarmente evidente nell'area di Pozzuoli, dove ha modificato nel tempo il rapporto tra la città e il mare.
In epoca contemporanea si sono verificati due importanti episodi di sollevamento del suolo: tra il 1970 e il 1972 il livello del suolo nell'area del porto di Pozzuoli aumentò di circa 170 cm, mentre tra il 1982 e il 1984 si registrò un ulteriore sollevamento di circa 3 metri, accompagnato da una intensa attività sismica che portò all'evacuazione temporanea di parte della popolazione del centro storico di Pozzuoli.
Dal 2005 è in corso una nuova fase di sollevamento del suolo, accompagnata da attività sismica e da variazioni dei parametri geochimici e geofisici monitorati dall'Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
Lo studio dell'evoluzione recente della caldera è stato approfondito anche attraverso il Campi Flegrei Deep Drilling Project, progetto di ricerca internazionale che ha consentito di analizzare la struttura del sottosuolo attraverso un pozzo pilota realizzato nell'area di Bagnoli. Le analisi stratigrafiche dei campioni estratti hanno permesso di ricostruire l'evoluzione dell'attività eruttiva del settore orientale della caldera fino a circa 47 000 anni fa e di ridefinire alcuni aspetti dei suoi limiti strutturali.
Dal 2023 i Campi Flegrei sono interessati da una nuova fase di sollevamento bradisismico, tuttora in corso, accompagnata da un'intensificazione dell'attività sismica. Tra gli eventi sismici più significativi dell'attuale crisi si ricordano i terremoti del 27 settembre e del 2 ottobre 2023, rispettivamente di magnitudo 4,2 e 4,0, quello del 20 maggio 2024, di magnitudo 4,4, quello del 13 marzo 2025, di magnitudo 4,6, e quello del 30 giugno 2025, anch'esso di magnitudo 4,6.
A seguito del terremoto del 20 maggio 2024 è stata disposta la mobilitazione straordinaria del Servizio nazionale della protezione civile; il provvedimento, conclusosi nel luglio dello stesso anno, è stato nuovamente adottato dopo il terremoto del 13 marzo 2025.
Nel 2026 la fase di unrest è proseguita con una nuova intensa sequenza sismica. Il 31 luglio un terremoto di magnitudo 4,7 ha interessato l'area dei Campi Flegrei, risultando il più forte registrato durante l'attuale crisi bradisismica. La scossa, seguita da numerose repliche, ha provocato danni ad alcuni edifici e l'evacuazione di diverse abitazioni, determinando l'attivazione delle procedure di emergenza e l'avvio di nuove verifiche di agibilità da parte delle autorità competenti. Secondo il vulcanologo dell'INGV Giuseppe De Natale, la scossa principale costituisce l'evento sismico di maggiore magnitudo registrato nell'area dei Campi Flegrei negli ultimi cinque secoli, superando per energia rilasciata tutti i terremoti documentati successivamente all'eruzione del Monte Nuovo del 1538.
L'attività fumarolica e idrotermale dei Campi Flegrei ha favorito la formazione di numerose specie mineralogiche, alcune delle quali descritte per la prima volta proprio in quest'area. In particolare, le manifestazioni della Grotta dello Zolfo presso Miseno hanno costituito una località di interesse storico per la mineralogia dei solfati, studiata già nell'Ottocento da Arcangelo Scacchi e successivamente da Ferruccio Zambonini.
Tra le specie mineralogiche rinvenute nell'area flegrea figurano:
I Campi Flegrei costituiscono un'area soggetta a rischio vulcanico e sismico, sottoposta alla sorveglianza dell'Osservatorio Vesuviano, sezione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
I livelli di allerta per i Campi Flegrei descrivono lo stato di attività del vulcano e il livello di attenzione richiesto in relazione alla possibile evoluzione dell'attività vulcanica. Le azioni previste dal Servizio nazionale della protezione civile sono organizzate nelle fasi operative di attenzione, preallarme e allarme definite dalla pianificazione nazionale di emergenza. Le fasi di preallarme e allarme sono dichiarate dal Presidente del Consiglio dei ministri.
I livelli di allerta sono quattro:
Dal 2012 il livello di allerta dei Campi Flegrei è giallo, corrispondente alla fase operativa di attenzione.
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