Arthur Wellesley, I duca di Wellington

Arthur Wellesley, I duca di Wellington
Arthur Wellesley, I duca di Wellington di Thomas Lawrence, c. 1814~1815, Royal Collection.
SoprannomeIl Duca di Ferro
Il Vecchio Nasone
NascitaDublino, 1º maggio 1769
MorteWalmer, 14 settembre 1852
Cause della mortemalattia
Dati militari
Paese servitobandiera Regno di Gran Bretagna
Regno Unito (bandiera) Regno Unito
Forza armata British Army
ArmaFanteria, Cavalleria
Anni di servizio1787-1852
GradoFeldmaresciallo
GuerreQuarta guerra anglo-mysore
Seconda guerra anglo-maratha
Guerre rivoluzionarie francesi
Guerre napoleoniche
CampagneCampagna di Napoleone in Spagna
Campagna delle Fiandre
Campagna di Waterloo
BattaglieBattaglia di Assaye
Battaglia di Vimeiro
Battaglia di Talavera
Battaglia di Salamanca
Battaglia di Vitoria
Battaglia di Waterloo
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Arthur Wellesley
Ritratto del Duca di Wellington di Thomas Lawrence, c. 1815~1816, Wellington Collection, Wellington Museum.

Primo ministro del Regno Unito
Durata mandato17 novembre 1834 –
9 dicembre 1834
MonarcaGuglielmo IV
PredecessoreWilliam Lamb
SuccessoreRobert Peel

Durata mandato22 gennaio 1828 –
16 novembre 1830
MonarcaGiorgio IV
Guglielmo IV
PredecessoreFrederick John Robinson
SuccessoreCharles Grey

Leader della Camera dei lord
Durata mandato22 gennaio 1828 - 22 novembre 1830
Capo del governose stesso
PredecessoreFrederick John Robinson
SuccessoreCharles Grey

Durata mandato14 novembre 1834 –
18 aprile 1835
Capo del governoRobert Peel
PredecessoreWilliam Lamb
SuccessoreWilliam Lamb

Durata mandato3 settembre 1841 –
27 giugno 1846
Capo del governoRobert Peel
PredecessoreWilliam Lamb
SuccessoreHenry Petty-Fitzmaurice

Segretario di Stato per gli affari esteri
Durata mandato14 novembre 1834 –
18 aprile 1835
Capo del governoRobert Peel
PredecessoreHenry John Temple
SuccessoreHenry John Temple

Dati generali
Prefisso onorificoFeldmaresciallo Sua Grazia
Suffisso onorificoDuca di Wellington
KG, KP, GCB, GCH, PC, FRS
Partito politicoPartito Tory e Partito Conservatore
FirmaFirma di Arthur Wellesley

Arthur Wellesley (RP: ['ɑː.θəʳ 'welz.li]; Dublino, 1º maggio 1769 – Walmer, 14 settembre 1852) è stato un generale, politico e nobile britannico di origine irlandese. Ritenuto uno dei militari più brillanti della sua epoca, è particolarmente noto per aver sconfitto Napoleone Bonaparte nella battaglia di Waterloo.

Nato in Irlanda da una famiglia di antiche origini inglesi, Wellesley non dimostrò negli anni giovanili alcun particolare talento. Iniziò a esprimere interesse verso una carriera militare solo nell'adolescenza, perfezionando le proprie conoscenze in materia frequentando un'accademia militare in Francia e studiando l'arte della guerra da autodidatta. Entrato nell'esercito, combatté brevemente nella campagna delle Fiandre tra il 1794 e il 1795 sotto il duca di York. Inviato in India al seguito del fratello Richard nel 1797, ebbe modo di fare esperienza come comandante militare, ottenendo importanti successi nel corso delle guerre nel subcontinente indiano, contribuendo in maniera considerevole alla sottomissione della regione al dominio inglese. Tornato in patria nel 1805 da militare decorato, Wellesley prese prima parte alla spedizione inglese contro Copenaghen per poi essere inviato in Spagna, dove rimase tra il 1808 e il 1814.

Wellesley dimostrò di essere un pericoloso avversario per tutte le armate francesi inviate nella penisola: nonostante la limitatezza dei suoi mezzi, la sua esperienza come comandante unita alle sue grandi capacità nella guerra difensiva, gli permisero di ottenere numerosi successi e di vanificare per diversi anni i tentativi di conquista del Portogallo prima e della Spagna poi, riuscendo verso l'inizio del 1814 ad incalzare le forze del maresciallo Nicolas Soult e a respingerle sino a Tolosa, nella Francia meridionale. Tra le sue battaglie più famose nella penisola iberica vi furono quella di Talavera e le vittorie di Vimeiro, di Salamanca e di Vitoria. La serie di successi riportata da Wellesley contribuì alla sua scalata dei ranghi nobiliari, terminata con l'acquisizione del titolo di duca di Wellington, ottenuto nel 1814 e divenuto per antonomasia epiteto del condottiero.

Dopo il ritorno di Napoleone dall'Elba, Wellesley fu inviato nel Belgio al comando delle truppe britanniche, con il compito di frenare l'avanzata dell'imperatore francese. Dopo aver resistito all'attacco del maresciallo Michel Ney a Quatre-Bras, il duca di Wellington e la sua armata ingaggiarono battaglia contro l'imperatore francese nei pressi della cittadina di Waterloo: sebbene in difficoltà, le giubbe rosse riuscirono a difendere la posizione abbastanza a lungo da permettere al contingente prussiano del maresciallo Gebhard Leberecht von Blücher di raggiungerlo e sconfiggere così le forze francesi. Dopo essere entrato in Francia con il suo esercito, firmò il trattato di Parigi, restituendo la sovranità alla dinastia borbonica.

Ebbe anche una notevole carriera da politico: negli anni giovanili fu un deputato del Parlamento Irlandese fino alla sua dissoluzione nel 1800 per poi diventare in due occasioni il primo ministro del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e servendo come ministro per vari altri governi. Particolarmente noto per le sue posizioni conservatrici, fu rilevante la sua accanita opposizione al Reform Act del 1832.

Biografia

I primi anni

Wellington nacque con il nome di Arthur Wesley a Dublino, presso la tenuta di Mornington House, o nella residenza familiare di Dangan Castle, vicino a Trim, contea di Meath, da una famiglia protestante della piccola nobiltà, di lontane radici inglesi. Era il quarto dei cinque figli di Garret Wesley, I conte di Mornington. L'esatta data di nascita è avvolta da un alone di incertezza; egli stesso celebrava il suo compleanno il 1º maggio, ma il registro parrocchiale di St. Peter, a Dublino, riporta il battesimo al 30 aprile. La famiglia cambiò più tardi la forma del cognome in "Wellesley", che il fratello maggiore Richard considerava l'antica e propria grafia nel 1798. Il giovane Arthur fu educato ad Eton dal 1781 al 1785, ma la sua poco brillante condotta negli studi e alcune traversie economiche lo costrinsero a proseguire la sua istruzione a Bruxelles, in Belgio. Dopo aver dimostrato la volontà di intraprendere la carriera militare, Arthur incominciò anche da autodidatta un rigido studio dell'arte della guerra, materia che non era insegnata nelle accademie militari britanniche e decise di proseguire la sua istruzione nell'accademia militare di Angers, che lo ospitò tra il 1786 e il 1787. Ad Angers, fece dei notevoli progressi, pur non distinguendosi: affinò le proprie abilità nell'equitazione ed imparò il francese.

Raggiunta l'età di diciotto anni, Arthur riuscì ad entrare nel 73º reggimento di fanteria con il grado di alfiere. I successivi anni della sua vita furono caratterizzati da numerosi trasferimenti e promozioni, tanto che è difficile stabilire esattamente quale dei reparti dell'esercito inglese abbia contribuito in modo maggiore alla sua formazione: completati nove mesi di addestramento nel 73°, fu spostato nel 76º reggimento e promosso a tenente nel 1788; da qui fu poi trasferito al 41º reggimento di fanteria, seguito dal 12º reggimento di dragoni e dal 58º reggimento di fanteria, dove il 30 giugno 1791 ottenne il grado di capitano. Passò nell'ottobre 1792 al 18º reggimento di dragoni, mantenendo lo stesso incarico. Questi frequenti spostamenti erano abbastanza insoliti per un qualsiasi soldati, visto che la tendenza generale era di rimanere per buona parte della propria carriera nel reggimento dove ci si era arruolati: si sospetta che Arthur avesse ricevuto dei favoritismi da un ufficiale dell'esercito, che lo avrebbero portato a fare carriera più rapidamente, rendendo le sue promozioni più una questione politica che una di meritocrazia. Nel 1793 era stato appuntato come maggiore del 33º reggimento di fanteria e nel settembre dello stesso anno, con il contributo del fratello maggiore, aveva comprato il titolo di tenente colonnello del reggimento. Nonostante le promozioni, il giovane nobile rimase tra il 1790 e il 1794 un aiutante di campo prima del conte di Westmorland e poi del Lord luogotenente d'Irlanda, il marchese di Buckingham. Negli stessi anni, Arthur fu eletto come membro indipendente per la sede familiare di Trim nella Camera dei Comuni irlandese, posizione che ricoprì per sette anni, sino alla sua dissoluzione nel 1800.

La campagna in Olanda

Wellington nel 1795

Nel maggio 1794 Wellesley si imbarcò a Cork con il suo reggimento e partì per i Paesi Bassi: la sua destinazione sarebbe stata l'armata inglese sotto il comando del Duca di York, impegnata al fianco delle forze della coalizione contro l'Armata del Nord del generale francese Jean-Charles Pichegru. Il reggimento di Wellesley, sbarcato ad Ostenda, doveva fungere da rinforzo all'Armata delle Fiandre e aiutare le forze della coalizione a difendere i possedimenti asburgici in Belgio ma arrivò troppo tardi: si unirono al duca di York nella sua ritirata verso i Paesi Bassi. Il 15 settembre, durante la battaglia di Boxtel, Wellesley prese temporaneamente comando della propria brigata nella sua prima esperienza sul campo di battaglia. Mentre il generale Ralph Abercromby si ritirava di fronte alle forze francesi, nettamente superiori, il 33º reggimento di Wellesley riusciva a tenere a bada la cavalleria nemica, assicurando una copertura alle truppe in fase di ritirata. Nel successivo inverno, l'ufficiale inglese fu impiegato nella difesa del fiume Waal: l'estrema rigidità dell'inverno, unita alla natura paludosa del terreno, compromise la salute di Wellesley così come quella di una considerevole parte delle sue truppe, provate anche dalle scaramucce con le forze repubblicane. Per quanto la campagna inglese nelle Fiandre fosse stata un disastro, concluso con la ritirata nei territori tedeschi alleati nel 1795, Wellesley ne trasse delle importanti lezioni sull'importanza della tattica e sulla necessità di un'ottima organizzazione, a partire dal proprio quartier generale. Disse, a proposito della sua esperienza nelle Fiandre:

(inglese)
«Almeno ho imparato cosa non fare, e questa è sempre un'ottima lezione.»
(italiano)
«At least I learned what not to do, and that is always a valuable lesson.»

Tornato in patria nel 1795, venne riammesso nel Parlamento irlandese. Il giovane ufficiale sperava di ricevere un posto di rilievo all'interno del governo irlandese ma Lord Camden, il nuovo Lord luogotenente, gli offrì solo una posizione secondaria. Wellesley declinò l'offerta e fece ritorno al proprio reggimento. Nell'autunno nel 1795 il comandante irlandese ed il suo reggimento avrebbero dovuto salpare in direzione delle Indie Occidentali ma a causa di una sfortunata serie di eventi, tra cui una tempesta che li costrinse a ritornare a Poole, gli uomini di Wellesley furono costretti a rimanere in Gran Bretagna sino all'anno successivo.

Le guerre in India

Lo stesso argomento in dettaglio: Quarta guerra anglo-mysore e Seconda guerra anglo-maratha.

Il ministero decise di inviare il 33º reggimento in India. Wellesley, promosso a colonnello nel maggio del 1796, si unì al resto del reggimento nei pressi della colonia del Capo dopo aver superato una malattia che aveva impedito la sua partenza. Il resto del viaggio proseguì normalmente e le truppe inglesi giunsero a Calcutta nel febbraio 1797. Partì brevemente per le Filippine in agosto, facendo ritorno in India a novembre, periodo nel quale venne a sapere che il fratello Richard, all'epoca noto come Lord Mornington, sarebbe diventato governatore generale dell'India al suo arrivo nel subcontinente, previsto per il 1798. Fu in questo periodo che il colonnello iniziò a firmarsi con il cognome "Wellesley", abbandonando la grafia "Wesley".

L'assedio di Seringapatam in un dipinto di Joseph Mallord William Turner

Dopo un primo anno pacifico, le tensioni tra i britannici e il vicino sultanato di Mysore, ostile ai britannici e in contatto con i francesi, affiorarono nuovamente sino a scoppiare in un conflitto tra le due parti: il governatore generale mobilitò le truppe presenti, ordinando l'invasione del Mysore il 3 febbraio 1799. Arthur era stato inviato con il 33º reggimento a Madras, il più vicino possibile al futuro teatro di guerra, e posto sotto la supervisione del generale George Harris. Harris fu piacevolmente colpito dalla disciplina del 33º reggimento e dalle altre misure prese da Wellesley, lodando il colonnello nei suoi rapporti. Le armate inglesi furono inviate a catturare la capitale nemica, Shrirangapattana, divise in tre corpi. Dopo aver patito una prima sconfitta a Seedaseer il 6 marzo ad opera dei generali Stuart e Montresor, le truppe del sultano affrontano il generale Harris nei pressi di Mallavelly: una brigata indiana avanzò contro il 33º reggimento britannico, che dopo aver sopportato una scarica di proiettili nemici, su ordine del colonnello Wellesley avanzò impugnando le baionette. La carica delle giubbe rosse fu tale da costringerlo a indietreggiare. La successiva carica di cavalleria del generale britannico Floyd mandò del tutto in rotta gli indiani. Pochi giorni dopo, Wellesley si ripeté, sconfiggendoli nei pressi di Sultanpettah, un avamposto nemico nei pressi della capitale Shrirangapattana, tra il 5 e il 6 aprile: nonostante un primo attacco notturno terminato malamente, un cui lo stesso colonnello rimase ferito e fu quasi sconfitto, una nuova azione britannica il giorno seguente mise in fuga i nemici. Nel frattempo, il 4 aprile, l'esercito britannico era giunto alle porte della capitale nemica e le operazioni di assedio avevano avuto inizio. Dopo diverse settimane di bombardamenti, il generale David Baird riuscì ad aprire un varco nelle possenti mura della città, permettendo alle truppe britanniche di conquistarla. Wellesley, assegnato alla riserva, entrò nella città fortificata solo dopo l'inizio dell'assalto degli uomini di Baird, assicurando le retrovie. Mentre si trovava all'interno della fortezza, riconobbe il corpo del sultano e ne constatò la morte misurandogli il polso. La caduta di Tippoo Sahib determinò l'inizio del dominio inglese sul Mysore. Il generale Harris nominò Wellesley come primo governatore della città di Shrirangapattana e della regione, causando diverse dicerie tra i ranghi dell'esercito.

Il corpo di Dhondia Wagh trasportato su un cannone dopo lo scontro decisivo con le forze britanniche

L'anno seguente un soldato dell'esercito del Mysore, Dhondia Wagh, riuscì a causare un'insurrezione contro il dominio britannico. Il soldato, sfuggito all'assedio della capitale, aveva radunato attorno a sé i resti dell'esercito di Tippoo Sahib e, con il supporto dei maratti ostili ai britannici, aveva cominciato ad effettuare incursioni nella provincia governata da Wellesley, spesso assaltano alcune fortezza isolate lungo il suo cammino. Preoccupati dal seguito di Wagh, i britannici assegnarono a Wellesley un esercito di 8000 uomini e iniziarono a inseguire gli indiani che, sebbene molto più numerosi, erano perlopiù composti da truppe irregolari e inesperte. Entrato nel territorio controllato dal nemico, il piccolo esercito di Wellesley si diede ad una capillare opera di conquista, catturando le fortezze in mano nemica e sgominando le bande di insorti lungo la loro marcia. Ben presto, le diserzioni nell'esercito di Dhondia Wagh aumentarono e anche a causa dell'arrivo dei monsoni non poté più sfuggire ai britannici, più veloci di lui nella marcia: il 10 settembre 1800 le due parti si scontrarono nei pressi di Conagul e gli uomini di Wellesley, con una carica a cavallo guidata personalmente dal loro comandante, sbaragliarono l'esercito nemico. Dhondia Wagh fu ucciso nello scontro. La morte del leader indiano pose fine all'insurrezione e consolidò il dominio inglese in India. Terminati gli scontri in India, Wellesley fu coinvolto nella progettazione di una spedizione per la conquista dell'isola di Mauritius, in mano francese, e di Batavia. Il giorno prima della sua partenza per Trincomalee, dove un'armata di 5000 uomini era stata allestita, giunsero degli ordini dall'Europa, che prevedevano la sua partecipazione alla spedizione britannica in Egitto, in collaborazione con il generale Abercromby. La partenza dall'India fu fissata per il 25 marzo 1801 ma Wellesley, che nella sua permanenza in Asia si ritrovò spesso affetto da varie malattie, non poté lasciare il Mysore poiché le sue condizioni di salute non lo consentivano. La malattia di Wellesley si rivelò una fortuna: la nave partita da Bombay affondò nel Mar Rosso. Dopo aver speso diversi mesi a riformare il sistema fiscale e quello giudiziario, Wellesley fu promosso a generale di brigata il 17 luglio 1801. La sua promozione a generale di divisione giunse il 29 aprile 1802, sebbene ci vollero diversi mesi prima che la notizia arrivasse in India.

Rappresentazione della battaglia di Assaye

Wellesley, che si era stabilito nel palazzo del sultano, rimase nel Mysore sino allo scoppio della seconda guerra anglo-maratha, quando gli fu affidata un'armata. Comprendendo che una guerra difensiva e di logoramento avrebbe nociuto più ai britannici che agli stati indiani, il comandante britannico prese la decisione di passare all'offensiva. Dopo aver preso il controllo del territorio a sud del fiume Godavari il 12 agosto, Wellesley divise il suo esercito di 24000 uomini in due parti e si mise alla ricerca del corpo principale dell'armata indiana. Il 24 settembre, Wellesley aveva programmato di riunire le proprie forze, ma nei giorni precedenti venne a sapere dai suoi informatori che il grosso dell'esercito nemico si trovava tra due fiumi nei pressi di Assaye. Non potendo perdere l'occasione, Wellesley prese gli uomini disponibili e si precipitò verso il nemico, ingaggiando battaglia il 23 settembre: oltrepassò il fiume Kaitna, riorganizzò le proprie truppe ed attaccò con la fanteria il centro nemico mentre la sua cavalleria leggera impegnava le ali dei maratti. Espostosi personalmente negli scontri, perdendo due cavalli sotto di sé. Nel momento decisivo della battaglia, ordinò al colonnello Maxwell di effettuare una carica sull'ala dei maratha mentre lui stesso rinnovava l'attacco al centro: la manovra funzionò e i maratha si diedero alla fuga dopo aver subito delle perdite molto pesanti. La battaglia, per quanto fosse una vittoria schiacciante, non segnò la fine del conflitto, prolungatosi anche nel 1803. Il generale britannico trovò una seconda importante vittoria ad Argaon e proseguendo con un fruttuoso assedio alla fortezza di Gawilghur. Le contemporanee vittorie delle forze europee nei pressi di Delhi portarono alla firma di un armistizio. Nel 1804, stanco della permanenza in India, Wellesley inoltrò la richiesta di un trasferimento in patria. Dopo la scadenza del mandato di governatore generale del fratello nel marzo 1805, i due salparono a bordo dell'HMS Howe diretti verso l'Europa. Nel frattempo, per i servizi resi nel subcontinente Arthur Wellesley era stato elevato a Cavaliere dell'Ordine del Bagno, la prima di una lunga serie di onorificenze concesse dalla corona inglese al militare.

1805 - 1807: dalla politica alla spedizione in Danimarca

Un incendio a Copenaghen causato dal bombardamento britannico del 1807

Tornato in Inghilterra, richiese un nuovo collocamento nel settembre 1805. In tale occasione ebbe modo di conoscere e parlare con l'ammiraglio Nelson, presente per puro caso nella stessa sala d'attesa di Wellesley. Scoppiata la guerra, il generale partì poche settimane dopo per una spedizione anglo-russa nell'Hannover ma non l'impresa fu abbandonata molto presto: la rapidità con cui Bonaparte pose fine al conflitto rese inutile ogni sforzo alleato in Germania, tanto che gli alleati si ritirarono senza mai aver affrontato i francesi. Tornato di nuovo in Inghilterra, Wellesley riprese la carriera politica, precedentemente abbandonata per via del suo trasferimento in India: fu eletto membro del parlamento per Rye, nell'East Sussex, nella Camera dei Comuni per sei mesi e l'anno seguente per Newport per due anni. A queste due nomine seguì quella di capo segretario per l'Irlanda. La rapida ascesa di Wellesley fu momentaneamente fermata da un'accusa, rivolta sia a lui sia al fratello Richard, riguardo all'operato dei due fratelli in India. Il generale inglese nel suo primo intervento nella Camera dei Comuni si difese brillantemente, attirando persino le simpatie di Lord Castlereagh. Parallelamente alla sua carriera politica anche la sua vita privata ebbe degli sviluppi significativi: con una cerimonia celebrata dal fratello Gerald, il 10 aprile 1806 si sposò a Dublino con Kitty Pakenham.

Wellesley era in Irlanda nel 1807 quando venne a sapere di una spedizione inglese contro la Danimarca. Il generale decise di prendervi parte, pur non rinunciando ai suoi impegni politici. Gli fu assegnato il comando della seconda brigata durante la battaglia di Copenaghen. In particolare nei presso di Køge, con lo stesso generale presente all'evento, i suoi uomini fecero 1500 prigionieri. Terminata con successo la spedizione, Wellesley fece ritorno in Inghilterra già il 30 settembre. Il successivo 30 aprile ottenne la promozione a maggior generale.

1808: la prima spedizione in Portogallo

Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Roliça e Battaglia di Vimeiro.

Nel giugno 1808 al generale inglese erano stati affidati 9000 uomini, con i quali sarebbe dovuto partire da Cork in direzione dell'America meridionale per assistere le forze del generale Francisco de Miranda, ma invece di salpare verso l'altra sponda dell'Atlantico, le sue forze furono inviate in Portogallo, dove una spedizione francese sotto il comando del generale Junot aveva recentemente preso il possesso della regione. Con la Francia indiscussa padrona dell'Europa centrale, l'unico luogo in cui gli inglesi potevano intervenire sul continente europeo era il territorio lusitano, dove la resistenza antifrancese era molto forte. Wellesley avrebbe dovuto raggiungere il Portogallo, congiungersi con 5000 uomini provenienti da Gibilterra e misurarsi con i francesi. Lord Castlereagh aveva messo il generale irlandese al comando ma tale ruolo fu poi affidato ai generali Harry Burrard e Hew Darlymple. Arrivato di fronte alle coste lusitane, si fermò una prima volta a Porto, dove apprese che l'esercito portoghese contava al più 9000 uomini, e poi proseguì verso sud, in direzione delle foci del Tago. Sbarcato ad agosto nei pressi della foce del Mondego, a metà strada tra Porto e Lisbona, dopo aver ricevuto i rinforzi provenienti da Gibilterra il generale aveva a sua disposizione circa 14000 uomini. In attesa dell'arrivo dei due comandanti, Wellesley, potendo agire di propria iniziativa, iniziò a spostarsi verso sud, scegliendo la strada che offriva la migliore disponibilità di provviste. I francesi, che disponevano di circa 25000 uomini in totale, avevano separato le loro forze e solo il distaccamento del generale Delaborde, composto da 6000 uomini, si trovava sul loro cammino. I due schieramenti si incrociarono il 17 agosto a Roliça: nonostante l'ottima posizione difensiva dei francesi, la superiorità numerica anglo-portoghese fu determinante e i napoleonici furono costretti alla ritirata.

Carica dei dragoni anglo-portoghesi a Vimeiro

Delaborde si mosse verso la capitale portoghese, incontrando le truppe del generale Junot nei pressi di Torres Vedras. Mentre le forze francesi si stavano ricompattando, un nutrito gruppo di rinforzi raggiunse Wellesley: altri 4000 uomini si unirono all'armata anglo-portoghese. L'arrivo di Burrard il 20 agosto rovinò i piani del generale, che intendeva marciare contro i francesi, consapevole che una parte delle loro forze sarebbe dovuta restare a Lisbona: il nuovo comandante impose una strategia difensiva in attesa dell'arrivo dei rinforzi del generale John Moore e Wellesley, dovendo obbedire agli ordini, rafforzò la propria posizione e rimase immobile a Vimeiro, in modo che un eventuale arrivo in forze del nemico non lo cogliesse di sorpresa. Il giorno seguente, l'armata di Junot si palesò di fronte a loro: nonostante i ripetuti attacchi delle brigate francesi, le truppe britanniche mantennero il possesso della loro posizione, respingendo il nemico tre volte. Stremati e senza il minimo vantaggio, i francesi abbandonarono il campo di battaglia e si ritirarono in direzione di Lisbona. Wellesley si sarebbe volentieri lanciato all'inseguimento del nemico ma Burrard, troppo prudente e già soddisfatto dei vantaggi ottenuti, proibì la cosa nonostante le reiterate argomentazioni del suo vittorioso commilitone. Il successivo arrivo di Darlymple, che assunse il definitivo ruolo di comandante della spedizione, sprecò malamente le vittorie ottenute da Wellesley sul campo: nonostante i francesi fossero in inferiorità numerica, senza via di fuga dalla città di Lisbona e avessero proposto una resa incondizionata, Darlymple offrì loro delle condizioni decisamente vantaggiose, nonostante la netta opposizione dello stesso Wellesley. Nella convenzione di Sintra fu stabilito che i napoleonici sarebbero stati imbarcati dalla flotta inglese, riportati in Francia e avrebbero potuto mantenere armi e bottino raccolto. Le generose condizioni concesse all'armata di Junot scatenarono un'ondata di pubblica indignazione in Inghilterra, culminata con il richiamo di tutti i generali coinvolti, incluso lo stesso Wellesley. Poiché Darlymple fece del generale irlandese il responsabile delle negoziazioni, questi subì un'indagine da una corte d'inchiesta britannica, uscendone completamente scagionato. Nel frattempo, il generale tornò ad occupare il proprio ufficio di capo segretario d'Irlanda.

1809: la seconda invasione del Portogallo e la battaglia di Talavera

Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda battaglia di Porto e Battaglia di Talavera (1809).
Mappa della seconda battaglia di Porto

Nello stesso periodo in cui Wellesley era tornato nelle isole britanniche, Napoleone Bonaparte, preso personalmente il comando dell'esercito, aveva attraversato i Pirenei e si era dedicato alla conquista della Spagna. Le forze anglo-spagnole poterono poco o nulla per fermare la sua avanzata. In particolare, l'esercito inglese sotto il generale Moore, attivo nella zona settentrionale della Spagna, fu costretto a fuggire via mare e lo stesso generale fu ferito mortalmente nella battaglia di La Coruña. Il governo inglese si ritrovò a dover cercare un generale per il posto il prossimo comandante delle forze britanniche in Portogallo, temporaneamente affidate a John Cradock. Wellesley inviò a Lord Castlereagh un manoscritto contenente le proprie idee per la gestione della faccenda: il generale irlandese riteneva che fosse possibile difendere con successo il territorio lusitano indipendentemente dall'occupazione francese della Spagna. Wellesley aveva avuto modo di studiare la geografia del territorio portoghese ed era convinto che riorganizzando l'esercito lusitano ed affidandone il comando agli esperti generali inglesi sarebbe stato possibile resistere efficacemente contro le forze napoleoniche. Per attuare questo piano, tuttavia, il supporto economico inglese era vitale, specialmente per armare, rifornire ed addestrare l'esercito locale. Lord Castlereagh lesse con attenzione il documento preparato e fu nuovamente un suo sostenitore. Con il supporto di Castlereagh e la reputazione ottenuta dalla vittoria di Vimeiro, il generale irlandese fu nominato comandante delle forze britanniche in Spagna e Portogallo.

Wellesley si dimise dal suo ruolo di capo segretario d'Irlanda il 16 aprile e dopo sei giorni di navigazione a bordo della fregata Surveillante raggiunse il Portogallo, sbarcando a Lisbona. La priorità di Wellington fu di riprendere la città di Porto, occupata dalle truppe francesi del maresciallo Soult. Il generale britannico iniziò ad avanzare verso nord, raggiungendo l'11 maggio la sponda meridionale del fiume Douro, dopo aver sconfitto alcune avanguardie nemiche il giorno precedente. Il maresciallo Soult, saputo dell'arrivo dei britannici, aveva già provveduto ad abbattere i ponti e ad evacuare parte delle sue truppe. Il 12 maggio Wellesley, con la copertura fornita da una collina, fece costruire un ponte di barche sul fiume e iniziò a portare i suoi uomini all'interno della città. Nonostante il rapido arrivo dei francesi, le forze di Wellesley riuscirono a mantenere la testa di ponte e a respingere i napoleonici. Compresa che la resistenza era inutile, i francesi abbandonarono la città definitivamente. Con la cooperazione delle forze portoghesi, il generale irlandese si diede all'inseguimento del corpo di spedizione di Soult, ostacolandone la marcia: dopo aver bloccato l'unica strada adatta alla marcia di un esercito, gli anglo-portoghesi forzarono il maresciallo nemico a intraprendere delle ostiche strade di montagna e ad abbandonare l'intero comparto di artiglieria e tutti i bagagli. Sebbene i francesi fossero riusciti a raggiungere la Spagna, le perdite subite dai napoleonici furono notevoli e il Portogallo nuovamente libero.

La battaglia di Talavera, dipinto di William Heath, 1815

Terminata questa prima campagna, le forze anglo-portoghesi si ritirarono verso Abrantes, dove rimasero fino alla fine di giugno. Nel frattempo, senza la minaccia rappresentata dalle forze di Soult, Wellesley decise di avanzare in supporto delle forze del generale spagnolo Cuesta e fare una dimostrazione contro Madrid. Tra inglesi e spagnoli, un'eventuale congiunzione dei loro eserciti avrebbe portato alla formazione di un'armata di oltre 75000 uomini, più che sufficiente a minacciare la capitale spagnola e impensierire il nuovo re di Spagna, Giuseppe Bonaparte. Il britannico avanzò lungo la valle del Tago alla testa di circa 22000 uomini, effettuando un movimento verso Almaraz che lo avrebbe schermato dalla vista dei francesi. L'idea di Wellesley era che gli spagnoli aggirassero la posizione del maresciallo Victor, a capo delle forze francesi a difesa di Madrid, ma Cuesta si dimostrò inflessibile e pretese che i loro due eserciti combinati marciassero direttamente contro la città. Non trovando uno spiraglio nell'ostinazione del generale spagnolo, Wellesley decise di assecondarlo. I francesi, saputa dell'avvenuta congiunzione dei due eserciti e della direzione da loro intrapresa, abbandonarono la posizione di Mérida e richiamarono le guarnigioni di Toledo e Madrid per aumentare i propri numeri. La collaborazione tra inglesi e spagnoli si dimostrò assai difficoltosa, specialmente per la scarsa attitudine degli iberici, i cui ritardi ed errori compromisero in più occasioni i piani del generale inglese. Alla fine, le due forze si scontrarono nei pressi di Talavera tra il 27 ed il 28 luglio: la battaglia fu cruenta e vide alternarsi momenti in cui i napoleonici avevano un vantaggio a tratti in cui le forze antifrancesi sembravano avere la meglio. Alla fine dei due giorni, furono i francesi ad abbandonare per primi il campo di battaglia. Nonostante ciò, Wellesley e Cuesta non poterono sfruttare in alcun modo il risultato ottenuto: alle loro spalle il maresciallo Soult si stava avvicinando con una forza di 30000 uomini, minacciando di tagliare la via di ritorno verso il Portogallo. Non potendo permettere che ciò accadesse, il generale inglese si affrettò a tornare sui propri passi e marciare a tappe forzate per evitare che Soult lo intrappolasse in Spagna. Raggiunto il Portogallo prima della fine di agosto, il comandante inglese vi rimase, evitando di prendere parte in ulteriori azioni sino all'inizio dell'anno successivo. In seguito la collaborazione con gli spagnoli si fece sempre più difficile e i rapporti tra i due comandanti sempre più tesi, con l'irlandese che accusò gli spagnoli di essere inefficienti e incapaci di sostenere lo sforzo bellico anglo-portoghese. L'eco della battaglia di Talavera fu enorme: dopo un lento declino durato un secolo, le forze inglesi avevano finalmente ottenuto una vittoria contro un esercito europeo. Il governo inglese si mosse in favore di un'elevazione alla nobiltà per il generale vittorioso. Arthur Wellesley venne quindi nominato Visconte Wellington di Talavera il 16 settembre 1809, iniziando a firmarsi in questo modo già dall'anno in corso.

1810 - 1811: la terza invasione del Portogallo

Alcune fortificazioni delle linee di Torres Vedras.

Dopo la campagna di Talavera, Wellesley decise di rimanere sulla difensiva. La decisione non fu esente da critiche, specialmente dal Ministero della guerra, che dopo la vittoria di Bonaparte a Wagram vedeva in serio pericolo la spedizione britannica in Portogallo. A seguito della pace con l'Austria, enormi masse di soldati prima attivi in Germania erano adesso libere di muoversi verso la penisola iberica. Nelle sue diverse lettere a Lord Castlereagh, al suo successore Lord Liverpool e a suo fratello Richard, Wellington manteneva la propria convinzione di poter continuare a difendere con successo il Portogallo, specialmente se fosse riuscito a rivitalizzare l'esercito lusitano, adesso costituito in fase di addestramento sotto il generale Beresford. Suggerì inoltre di fare di Cadice un porto sotto il controllo inglese per facilitare eventuali operazioni in Spagna. Avendo necessità del pieno supporto economico del ministero, Wellesley si recò brevemente a Siviglia in visita al fratello, nuovo ambasciatore britannico in Spagna, mostrando i suoi progetti per il prossimo futuro: prevedendo una nuova invasione francese del Portogallo, Wellington aveva intenzione di costruire una serie di fortificazioni per difendere Lisbona. Queste fortificazioni, note in seguito come linee di Torres Vedras, nelle intenzioni di Wellesley, avrebbero trasformato la regione di Lisbona in una fortezza inespugnabile, permettendo alle forze inglesi di mantenere una testa di ponte stabile sul continente europeo.

La battaglia del Buçaco in un dipinto del 1917

Mentre gli spagnoli subivano sconfitte dopo sconfitte per mano delle forze napoleoniche, Wellington si manteneva fermo in Portogallo, svernando ad Almeida. Le sue forze occupavano inoltre le fortezze di Badajoz e Ciudad Rodrigo, al confine con la Spagna, ma le continue vittorie dei francesi iniziarono a preoccuparlo. Ben presto, un'armata di circa 80000 uomini sotto il maresciallo Massena iniziò ad avvicinarsi verso il Portogallo. Dopo due difficili e lunghi assedi, prolungatisi per tutta l'estate del 1810, i francesi riuscirono a liberare Ciudad Rodrigo ed Almeida dalle guarnigioni che le occupavano ed iniziarono la loro marcia verso il cuore del Portogallo. Wellington iniziò ad indietreggiare, facendo terra bruciata lungo il suo passaggio. Dopo aver evacuato la valle del Mondego e distrutto le sue risorse, con i suoi 30000 uomini si posizionò sul massiccio del Buçaco, attendendo l'arrivo di Massena, e ingaggiò battaglia contro i francesi. Wellington riuscì abilmente a sfruttare la conformazione del terreno a suo vantaggio, respingendo con relativa facilità i napoleonici, costretti ad abbandonare il campo di battaglia per primi alla fine della giornata. Massena, tuttavia, era ancora convinto di poter sconfiggere gli anglo-portoghesi, per cui ripartì all'inseguimento del comandante britannico. La sorte volle che le fortificazioni volute da Wellington fossero completate solo pochi giorni prima dell'arrivo dei francesi, che appresero della loro costruzione solo quando giunti al loro cospetto. Il maresciallo francese, al cospetto delle tre linee difensive preparate da Wellesley non poté che accantonare i suoi progetti di avanzata. Non volendo arrendersi e sperando nell'arrivo di rinforzi, Massena rimase all'esterno delle fortificazioni, saccheggiando il territorio lusitano per sfamare la sua armata. Vi fu qualche schermaglia tra le due parti, ma nessun concreto tentativo di sfondare le linee di Torres Vedras da parte dei napoleonici.

Alcuni scontri di cavalleria avvenuti durante la battaglia
La battaglia di Fuentes de Oñoro

A novembre, dopo un mese di relativa inattività e con i propri soldati allo stremo delle forze a causa della fame e delle malattie, Massena fu costretto a tentare una ritirata verso Santarém. Il giorno seguente, il 16 novembre, le forze di Wellington si misero al loro inseguimento. Massena, trovata qui una buona posizione e un buon quantitativo di provviste, decise di prolungare la sua permanenza, provando a svernare in Portogallo. Gli anglo-portoghesi, ancora troppo deboli per assaltare i quartieri di Massena o sfidarlo in campo aperto, si limitarono a seguirne i passi, senza ingaggiare alcuno scontro. Passarono diversi mesi in cui sia Wellesley sia Massena rimasero inattivi, favorendo la posizione degli anglo-portoghesi: i magazzini in mano francese si stavano progressivamente svuotando, i ricognitori di Massena venivano sistematicamente infastiditi dalla cavalleria leggera portoghese mentre l'esercito di Wellington era ben rifornito e privo di alcun problema logistico. Il successivo 5 marzo, impossibilitato a prolungare ulteriormente la propria permanenza in Portogallo, Massena diede avvio alla propria ritirata verso la Spagna con le forze rimaste, circa 40000 uomini, la metà rispetto a settembre. Dopo un primo scontro inconcludente a Redinha, i due eserciti si confrontarono nuovamente nelle battaglie di Foz de Arouce e di Sabugal. Soult si mosse per soccorrere Massena ma rinunciò dopo aver appreso della ritirata del maresciallo e della delicata situazione di Cadice. Libero quindi dalla pressione dei francesi, Wellesley si preparò a riconquistare Almeida, prima di dedicarsi a Badajoz e Ciudad Rodrigo. Fu in quei giorni che Massena si fece avanti per prevenire la caduta della fortezza: le due parti si scontrarono a Fuentes de Oñoro. Massena fu nuovamente sconfitto, i francesi abbandonarono definitivamente il Portogallo e Almeida tornò in mano al condottiero britannico. Le altre due fortezza al confine tra Spagna e Portogallo rimasero in mano francese. In particolare, Soult e Beresford si fronteggiarono ad Albuera 16 maggio, concludendo lo scontro con uno stallo, mentre a settembre il maresciallo Marmont riuscì a scacciare Wellington da Ciudad Rodrigo e a rifornire la piazzaforte. L'annata si concluse con uno stallo su tutto il fronte occidentale della penisola iberica. D'altra parte, per i meriti acquisiti in Portogallo, Wellesley fu promosso a generale dell'esercito portoghese e nominato dalla corte lusitana conte di Vimeiro.

1812: l'avanzata in Spagna

Le truppe britanniche assaltano le mura della fortezza, incontrando la resistenza della guarnigione imperiale francese.
L'assedio di Ciudad Rodrigo

L'anno 1812 si aprì con la conquista di Ciudad Rodrigo da parte degli anglo-portoghesi: l'assedio iniziò il 7 gennaio e terminò dopo nemmeno due settimane. Dopo aver superato le mura della fortezza, gli anglo-portoghesi vi trovarono i depositi di scorte e di munizioni lasciati dal maresciallo Marmont. La notizia della caduta di Ciudad Rodrigo si diffuse rapidamente: in breve tempo Wellesley fu elevato a marchese di Torres Vedras in Portogallo e nominato duca di Ciudad Rodrigo dalla corte spagnola. Dopo aver riparato le difese della fortezza, il generale inglese si apprestò a marciare verso sud. Infatti, delle fortezze al confine tra il Portogallo e la Spagna l'unica ancora sotto il controllo napoleonico era Badajoz, ed egli intendeva impossessarsene. La raggiunse in marzo e si preparò immediatamente ad attaccarla. L'assedio non poté essere più diverso da quello appena sostenuto: il comandante della fortezza era un abile ingegnere militare e la guarnigione francese, quasi 4500 uomini, oppose una feroce resistenza. Per evitare l'arrivo delle forze di Soult, Wellesley lanciò un assalto finale nella notte tra il 6 e il 7 aprile: l'attacco fu oltremodo sanguinoso ma le truppe anglo-portoghesi riuscirono a conquistare la fortezza. Le perdite subite dalla sua armata furono notevoli e il comandante, attento a non sprecare le sue limitate risorse, ne fu molto dispiaciuto.

La battaglia di Salamanca. Il generale Wellesley colpì di sorpresa le forze di Marmont, infliggendo loro una sconfitta decisiva.

Dopo aver rafforzato le due fortezze di Almeida e Ciudad Rodrigo, Wellesley decise di muoversi verso la Castiglia, andando incontro alle forze del maresciallo Marmont. Il 17 giugno, i britannici entrarono a Salamanca, occupata solo da una modesta guarnigione dopo che l'intero corpo d'armata francese l'ebbe abbandonata il giorno precedente alla notizia dell'arrivo delle truppe di Wellington. Gli uomini della guarnigione resistettero fino al 27 giugno prima di arrendersi. Nel frattempo, Marmont si era avvicinato alla città, sperando di attirare Wellington in uno scontro diretto, cosa che non avvenne. Nonostante le gelosie e rivalità tra i marescialli, Marmont riuscì ad ottenere l'arrivo di diversi rinforzi, sino a raggiungere una sostanziale parità numerica con gli anglo-portoghesi. Per le prime tre settimane di luglio i due eserciti proseguirono in continue manovre nel tentativo di guadagnare un vantaggio sull'avversario. Dopo giorni di marce parallele, il generale britannico si accorse di un errore commesso da Marmont, che aveva separato l'ala sinistra dal corpo principale del suo esercito. Wellington, che stava assistendo ai movimenti dei francesi, ordinò immediatamente l'assalto ai reparti isolati di Marmont. Il maresciallo e il generale Clauzel, che dirigevano le forze imperiali, furono entrambi feriti e costretti ad abbandonare il teatro degli sconti mentre il resto dei suoi uomini si diede alla fuga per evitare la cattura. Al termine della giornata, quasi metà delle forze francesi furono uccise o catturate. Senza più un reale avversario a poterlo fermare, Wellesley marciò verso Madrid: dopo aver occupato Valladolid il 30 luglio e affrontato gli ultimi reparti di Clauzel, Wellesley entrò nella capitale spagnola il 12 agosto, accolto trionfalmente dalla folla madrilena.

L'occupazione, comunque, fu di breve durata: Soult abbandonò l'assedio di Cadice, evacuando del tutto le forze francesi dall'Andalusia, e si diresse in forze verso la capitale, forzando Wellesley, nel frattempo impegnato ad assediare la cittadella di Burgos, ad abbandonare tutte le sue operazioni e a fare ritorno in Portogallo. Sebbene l'avanzata di Soult avesse costretto il generale britannico a rinunciare ai frutti della propria campagna, i successi di Wellesley non passarono affatto inosservati: fu nominato duca della Vittoria dalla reggenza portoghese, duca di Ciudad Rodrigo dal governo spagnolo e marchese di Wellington da quello inglese.

1813-1814: la liberazione della Spagna

Il contrattacco francese mise gli inglesi in momentanea difficoltà, ma lord Wellington riprese subito il comando delle forze alleate in Spagna. Approfittando del ritiro di molte truppe francesi impegnate nella campagna di Russia, Wellington condusse una nuova offensiva su larga scala nel 1813, che culminò nella battaglia di Vitoria (celebrata da Beethoven ne La vittoria di Wellington op. 91), dove con un'abile manovra strinse in una tenaglia tre intere armate francesi poste sotto il comando nominale di Giuseppe Bonaparte; respinti così i francesi dalla Spagna, venne promosso maresciallo di campo e valicò con l'intero esercito i Pirenei, dove si scontrò nuovamente con le armate francesi. Annientata ogni resistenza, invase la Francia ed alla fine sconfisse i francesi nella battaglia di Tolosa (1814), mentre intanto Napoleone, battuto a Lipsia il 14 ottobre, firmava la propria abdicazione a Fontainebleau e veniva esiliato sull'isola d'Elba.

La campagna di Waterloo

Lo stesso argomento in dettaglio: Campagna di Waterloo e Battaglia di Waterloo.

Salutato come un eroe conquistatore, Wellington divenne duca, un titolo tuttora vantato dai suoi successori. Fu presto nominato ambasciatore in Francia, poi prese il posto di Lord Castlereagh quale primo plenipotenziario al Congresso di Vienna ed appoggiò la richiesta di Talleyrand affinché fosse concesso alla Francia di mantenere il proprio posto nell'equilibrio delle potenze europee. Il 26 febbraio 1815 Napoleone fuggì dell'Elba eludendo la sorveglianza della flotta britannica e fece ritorno in Francia, acclamato dalla popolazione. Ripreso il controllo del paese, dovette affrontare una risorta alleanza contro di lui.

Wellington a Waterloo

Wellington lasciò Vienna per assumere il comando dell'Armata dei Paesi Bassi (formata da contingenti britannici, olandesi e di vari principati tedeschi) durante la campagna di Waterloo. Arrivò in Belgio ai primi di aprile, con le forze prussiane guidate dal feldmaresciallo Gebhard Leberecht von Blücher. Wellington venne sorpreso dalla improvvisa e massiccia offensiva di Napoleone a nord di Charleroi e, avendo interpretato male i piani dell'imperatore, inizialmente diramò ordini totalmente errati alle sue truppe che prevedevano di effettuare una concentrazione a ovest di Bruxelles, a copertura di Mons e delle coste della Manica. Manovrando in questo modo egli si sarebbe allontanato dall'esercito prussiano, favorendo i piani di Napoleone di avanzata al centro per sconfiggere separatamente i due eserciti avversari. Egli inoltre trascurò di far presidiare l'importante incrocio stradale di Quatre-Bras, che fu occupato dai britannici solo grazie a un'azione personale non autorizzata di un ufficiale subordinato. Nelle prime ore del 16 giugno, dopo aver partecipato al ballo della duchessa di Richmond a Bruxelles, il duca, raggiunto da nuove informazioni, comprese finalmente l'errore commesso e diramò nuovi ordini per raggruppare le sue forze sul lato orientale, cercando di collegarsi con i prussiani.

Respinti i francesi del maresciallo Ney nella sanguinosa battaglia di Quatre-Bras (16 giugno), ove perì anche il duca Federico Guglielmo di Brunswick, Wellington fu costretto a ritirarsi verso Bruxelles (da dove nel frattempo la corte reale se ne era andata alla volta di Anversa) a causa della sconfitta subita dai prussiani a Ligny ad opera di Napoleone stesso. Due giorni dopo, il 18 giugno, Wellington affrontò Napoleone presso Mont-Saint-Jean, non lungi da Waterloo, dove, con il determinante aiuto dei corpi prussiani dei generali Friedrich Wilhelm von Bülow e Hans von Ziethen sconfisse infine l'imperatore. Napoleone abdicò di nuovo il 22 giugno e si arrese agli inglesi che, per evitare altre sue fughe, lo deportarono nella remota isola di Sant'Elena nell'Oceano Atlantico. In seguito Wellington salvò Bonaparte dalla vendetta prussiana e si schierò contro il Congresso di Vienna, opponendosi risolutamente a qualsiasi decisione di condanna a morte per l'imperatore francese.

Ultimi anni

Dagherrotipo del duca di Wellington (1844)

Wellington trascorse il suo ultimo incarico militare attivo come comandante in capo dell'esercito alleato che occupò la Francia dal 1815 al 1818, tornando poi a casa per iniziare la sua carriera politica.

Wellington fu per due volte primo ministro del Regno Unito (dal 22 gennaio 1828 al 22 novembre 1830 e dal 17 novembre al 9 dicembre 1834) ed un importante esponente della fazione dei Tories. In tale veste, Wellington fece approvare dal Parlamento una nuova legge sul grano che autorizzava le importazioni in qualunque momento e introduceva un sistema di dazi governativi variabili, avvantaggiando così i consumatori, ma suscitando forte malcontento tra i grandi proprietari fondiari. Un provvedimento importante del suo gabinetto fu però il decreto, varato nel 1829 su proposta del Ministro dell'Interno Robert Peel, di emancipazione dei cattolici, che riconosceva loro il diritto di sedere alla Camera dei comuni. Questa decisione era stata presa per meglio sedare le varie agitazioni politiche interne dell'Irlanda cattolica, insofferente al dominio di Londra, ma la situazione sull'isola, benché migliorasse, rimase estremamente tesa e confusa.

In politica estera Wellington cercò di porre il Regno Unito come ago della bilancia nel delicato scacchiere europeo, scosso dalla Rivoluzione di luglio del 1830 che aveva spodestato dal trono francese Carlo X e che aveva acceso le rivendicazioni nazionalistiche in Belgio, allora unito ai Paesi Bassi nel Regno Unito dei Paesi Bassi. Per questo, il 4 novembre 1830 convocò a Londra una conferenza di grandi potenze europee per decidere una soluzione accettabile: all'inizio del 1831 la conferenza infine decise di riconoscere le richieste indipendentistiche belghe e di trasformare il Paese in un regno indipendente, separato dai Paesi Bassi e sotto la corona di Leopoldo di Sassonia-Coburgo-Gotha. Wellington però non poté assistere alla conclusione, perché si dimise il 17 novembre dello stesso anno, dopo le elezioni parlamentari che riportarono al potere il partito dei Whig dopo oltre cinquanta anni; si formò dunque un governo di coalizione tra whig e torie liberali presieduto da lord Charles Grey. Wellington tornò brevemente alla ribalta politica nel biennio 1834-1835, quando fu ministro degli Esteri del gabinetto Peel e poi, dal 1841 al 1846, ministro senza portafoglio nello stesso governo. Ritiratosi infine dalla vita pubblica, il militare inglese nel 1842 fu nominato comandante supremo a vita dell'esercito britannico, in riconoscimento dei suoi meriti di guerra.

Morì nel 1852 nel castello di Walmer e ricevette sepoltura nella cattedrale di San Paolo a Londra.

Famiglia

Arthur Wellesley
Duca di Wellington
Stemma
Stemma
In carica3 maggio 1814 –
14 settembre 1852
SuccessoreArthur Wellesley, II duca di Wellington
Altri titoliMarchese di Douro

Principe di Waterloo
Duca di Ciudad Rodrigo
Duce della Vittoria
Marchese di Torres Vedras
Conte di Vimeiro

Matrimonio e discendenza

Già nel 1793, Wellesley aveva avanzato una proposta di matrimonio a Catherine Pakenham, figlia di un nobile ufficiale della marina britannica. All'epoca, però, il futuro condottiero britannico era un giovane privo di ambizioni e mezzi: aveva problemi di gioco, la sua carriera nell'esercito era appena agli albori e coltivava ancora il sogno di fare carriera come suonatore di violino. Il rifiuto ricevuto dal fratello di lei, il barone Thomas Longford lo motivò enormemente: cessò presto di giocare d'azzardo e diede fuoco al proprio strumento musicale, dedicandosi interamente agli studi militari. Tornato dall'India, dopo aver accumulato una discreta fortuna ed aver fatto carriera, ottenne la mano della donna, sposandola nell'aprile del 1806. Il matrimonio durò sino alla morte di lei, avvenuta nel 1831, dando alla coppia due figli. Il primogenito Arthur ereditò il titolo di duca, mentre il più giovane Charles divenne un uomo politico. Il rapporto tra i due, comunque, deteriorò piuttosto in fretta. Lei trascorse la maggior parte della vita in Irlanda mentre il marito visse per lo più nella capitale inglese.

Titoli nobiliari

Lo stesso argomento in dettaglio: Duca di Wellington.

I numerosi successi riportati da Arthur Wellesley nella sua carriera vennero in parte premiati con l'assegnazione di vari titoli nobiliari, il più noto dei quali è sicuramente quello di duca di Wellington, titolo che nel corso degli anni è finito per associarsi in modo indissolubile alla figura del militare britannico. Oltre ai titoli britannici, il generale inglese ricevette numerose onorificenze anche dalle corone portoghesi e spagnole in riconoscimento dei contributi per la liberazione della penisola iberica dagli invasori francesi. I titoli nobiliari passarono al primogenito Arthur e dopo la scomparsa di quest'ultimo, poiché privo di eredi diretti, furono trasferiti ai discendenti del secondogenito Charles.

Ascendenza

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Henry Colley Dudley Colley  
 
Anne Warren  
Richard Wesley, I barone Mornington  
Mary Ussher William Ussher  
 
Ursula St. Barbe  
Garret Wesley, I conte di Mornington  
John Sale …  
 
…  
Elizabeth Sale  
Ellinor Desminières Robert Desminières  
 
Elizabeth  
Arthur Wellesley, I duca di Wellington  
Michael Hill William Hill  
 
Eleanor Boyle  
Arthur Hill-Trevor, I visconte Dungannon  
Anne Trevor John Trevor  
 
Jane Mostyn  
Anne Hill-Trevor  
Edmund Francis Stafford Francis Stafford  
 
Sarah MacDonnell  
Anne Stafford  
Penelope Leslie Henry Leslie  
 
Margaret Beaghan  
 

Onorificenze

Onorificenze britanniche

Onorificenze straniere

Nella cultura di massa

Il suo nome è stato associato a un tipo di stivale (lo stivale Wellington), a un bombardiere inglese della seconda guerra mondiale (il Vickers Wellington), ad un secondo piatto (il filetto alla Wellington) e in suo onore è stata nominata la capitale della Nuova Zelanda (prima fu "Port Nicholson").

Note

Note esplicative

  1. ↑ Definire la battaglia di Talavera come una piena vittoria anglo-britannica, come nelle tradizioni storiografiche delle due nazioni coinvolte nello scontro, sembra leggermente eccessivo. Sebbene tatticamente questo sia corretto, avendo i napoleonici evacuato il campo di battaglia per primi, gli anglo-spagnoli fallirono nel conquistare la capitale e furono poi costretti a ritirarsi, motivo per cui lo scontro si può definire come strategicamente inconcludente.

Note bibliografiche

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  115. ↑ Holmes, pp. 25-27.
  116. ↑ Holmes, p. 206.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

Predecessore Deputato del Parlamento irlandese per Trim Successore
William Wellesley-Pole, III conte di Mornington
John Pomeroy
1790-1797
con John Pomeroy 1790-1791
Clotworthy Taylor, I barone Langford 1791-1795
Henry Wellesley 1795
William Arthur Crosbie 1795-1797
Chichester Fortescue
William Arthur Crosbie

Predecessore Deputato del Parlamento del Regno Unito per Rye Successore
Thomas Davis Lamb
Charles Talbot, II baronetto
1806
con Charles Talbot, II baronetto
Patrick Crauford Bruce
Michael Angelo Taylor

Predecessore Deputato del Parlamento del Regno Unito per Tralee Successore
Samuel Boddington maggio-luglio 1807 Evan Foulkes

Predecessore Deputato del Parlamento del Regno Unito per Mitchell Successore
Christopher Hawkins, I baronetto
Frederick William Trench
1807
con Henry Conyngham Montgomery, I baronetto
Edward Leveson-Gower
George Galway Mills

Predecessore Deputato del Parlamento del Regno Unito per Newport, Isola di Wight Successore
Isaac Corry
John Doyle, I baronetto
1807-1809
con Henry John Temple, III visconte Palmerston
Henry John Temple, III visconte Palmerston
Leonard Thomas Worsley-Holmes, IX baronetto

Predecessore Capo Segretario per l'Irlanda Successore
William Elliot 1807-1809 Robert Dundas, II visconte Melville

Predecessore Master-General of the Ordnance Successore
Henry Phipps, I conte di Mulgrave 1819-1827 Henry William Paget, I marchese di Anglesey

Predecessore Primo ministro del Regno Unito Successore
Frederick John Robinson, visconte Goderich 1828-1830 Charles Grey, conte Grey I
William Lamb, II visconte Melbourne 17 novembre - 10 dicembre 1834
pro tempore
Sir Robert Peel II

Predecessore Leader della Camera dei lord Successore
Frederick John Robinson, visconte Goderich 1828-1830 Charles Grey, conte Grey I
William Lamb, II visconte Melbourne 1834-1835 William Lamb, II visconte Melbourne II
William Lamb, II visconte Melbourne 1841-1846 Henry Petty-Fitzmaurice, III marchese di Lansdowne III

Predecessore Segretario di Stato per gli Affari Interni Successore
John Ponsonby, IV conte di Bessborough 1834
pro tempore
Henry Goulburn

Predecessore Segretario di Stato per la Guerra e le Colonie Successore
Thomas Spring Rice, I barone Monteagle di Brandon 1834
pro tempore
George Hamilton-Gordon, IV conte di Aberdeen

Predecessore Segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth Successore
Henry John Temple, III visconte Palmerston 1834-1835 Henry John Temple, III visconte Palmerston

Predecessore Leader del Partito Conservatore Successore
Titolo inesistente 1828-1834 Robert Peel

Predecessore Leader del Partito Conservatore presso la Camera dei lord Successore
Titolo inesistente 1828-1846 Edward Smith-Stanley, XIV conte di Derby

Predecessore Ambasciatore inglese in Francia Successore
Charles Whitworth, I conte Whitworth 1814-1815 Charles Stuart, I barone Stuart de Rothesay

Predecessore Cancelliere dell'Università di Oxford Successore
William Grenville, I barone Grenville 1834-1852 Edward Smith-Stanley, XIV conte di Derby

Predecessore Governatore di Plymouth Successore
Charles Lennox, IV duca di Richmond 1819-1827 William Harcourt, III conte Harcourt

Predecessore Comandante in Capo all'esercito inglese Successore
Federico Augusto, duca di York 1827-1828 Rowland Hill, I visconte Hill I
Rowland Hill, I visconte Hill 1842-1852 Henry Hardinge, I visconte Hardinge II

Predecessore Lord luogotenente dell'Hampshire Successore
James Harris, I conte di Malmesbury 1820-1852 John Paulet, XIV marchese di Winchester

Predecessore Conestabile della Torre di Londra e Lord Luogotenente di Tower Hamlets Successore
Francis Rawdon-Hastings, I marchese di Hastings 1827-1852 Stapleton Cotton, I visconte Combermere

Predecessore Lord guardiano dei cinque porti Successore
Robert Jenkinson, II conte di Liverpool 1829-1852 James Broun-Ramsay, I marchese di Dalhousie

Predecessore Barone Douro Successore
Titolo inesistente 1809-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Visconte Wellington Successore
Titolo inesistente 1809-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Conte di Wellington Successore
Titolo inesistente 1812-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Marchese di Wellington Successore
Titolo inesistente 1812-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Marchese Douro Successore
Titolo inesistente 1814-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Duca di Wellington Successore
Titolo inesistente 1814-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Conte di Vimeiro Successore
Titolo inesistente 1811-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Marchese di Torres Vedras Successore
Titolo inesistente 1812-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Duca di Vitória Successore
Titolo inesistente 1812-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Duca di Ciudad Rodrigo Successore
Titolo inesistente 1812-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington

Predecessore Principe di Waterloo Successore
Titolo inesistente 1815-1852 Arthur Wellesley, II duca di Wellington
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