| Piro piro codalunga | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Aves |
| Ordine | Charadriiformes |
| Sottordine | Scolopaci |
| Famiglia | Scolopacidae |
| Genere | Bartramia Lesson, 1831 |
| Specie | B. longicauda |
| Nomenclatura binomiale | |
| Bartramia longicauda (Bechstein, 1812) | |
| Areale | |
Il piro piro codalunga (Bartramia longicauda Bechstein, 1812) è un uccello caradriforme appartenente alla famiglia degli Scolopacidi. È un limicolo di dimensioni relativamente grandi, strettamente imparentato con i chiurli, dai quali si distingue soprattutto per il becco più corto e diritto e per le abitudini prevalentemente terrestri.
In passato la specie era conosciuta in inglese con i nomi di upland plover («piviere degli altopiani») e Bartram's sandpiper («piro piro di Bartram»), mentre in Louisiana è chiamata colloquialmente papabotte. È l'unico rappresentante vivente del genere Bartramia, il cui nome rende omaggio al naturalista statunitense William Bartram (1739-1823). Anche il nome comune inglese Bartram's sandpiper ricorda questo studioso e fu reso popolare dall'ornitologo Alexander Wilson, che aveva appreso da Bartram i fondamenti dell'ornitologia e dell'illustrazione naturalistica.
L'epiteto specifico longicauda deriva dal latino longus, «lungo», e cauda, «coda», in riferimento alla coda relativamente sviluppata che caratterizza la specie.

Il piro piro codalunga è uno scolopacide di corporatura slanciata, lungo circa 30 cm, con un'apertura alare di circa 66 cm e un peso medio di 170 g. Presenta un aspetto piuttosto insolito rispetto agli altri limicoli, dovuto soprattutto alla testa piccola e arrotondata, simile a quella di una colomba, sostenuta da un collo lungo e sottile. Il becco è relativamente corto, diritto e sottile, mentre le zampe sono lunghe e di colore giallastro.
Il piumaggio delle regioni superiori è fittamente screziato e marmorizzato di nero e bruno, una colorazione che assicura un efficace mimetismo tra le erbe delle praterie. Il collo presenta numerose striature bruno scure, che si prolungano sul petto e lungo i fianchi. Il ventre e le copritrici sottocaudali sono invece bianchi, creando un netto contrasto con le parti superiori più scure.
La coda è relativamente lunga rispetto a quella di molti altri scolopacidi, caratteristica alla quale fa riferimento il nome scientifico. Intorno agli occhi è presente un sottile anello biancastro, mentre le zampe gialle, particolarmente sviluppate, permettono all'animale di muoversi agevolmente tra la vegetazione erbacea.
Nel complesso, la silhouette slanciata, il collo lungo, la testa arrotondata e la postura eretta rendono il piro piro codalunga facilmente riconoscibile, soprattutto quando si trova posato su un palo o su un altro punto sopraelevato.
Il piro piro codalunga è una specie migratrice che nidifica nell'America settentrionale e trascorre l'inverno nell'America meridionale.
L'areale riproduttivo si estende dall'Alaska orientale verso sud-est, attraverso le regioni situate a est delle Montagne Rocciose, comprendendo il Montana e raggiungendo l'Oklahoma settentrionale. Da qui prosegue verso nord-est attraverso le grandi pianure e le regioni orientali degli Stati Uniti d'America, fino alla Pennsylvania, alla Nuova Inghilterra e alle estremità meridionali del Québec e dell'Ontario, in Canada.
Popolazioni nidificanti localizzate sono presenti anche nell'Oregon nord-orientale e nell'Idaho centro-occidentale. Il nucleo principale dell'areale riproduttivo si trova tuttavia nelle praterie degli Stati Uniti centro-settentrionali, dove la specie incontra condizioni ambientali particolarmente favorevoli.
Durante l'inverno boreale migra verso le regioni temperate e subtropicali dell'America meridionale, concentrandosi soprattutto nell'Argentina nord-orientale, in Uruguay e nel Brasile meridionale.
La specie è stata osservata eccezionalmente anche al di fuori delle normali rotte migratorie. È considerata un visitatore accidentale estremamente raro in Europa e nel Pacifico meridionale, con segnalazioni isolate provenienti anche dall'Australia e dalla Nuova Zelanda.
Nonostante appartenga alla famiglia degli Scolopacidi, che comprende numerose specie associate agli ambienti costieri e alle zone umide, il piro piro codalunga predilige gli ambienti aperti dell'entroterra, in particolare le praterie caratterizzate dalla presenza di erbe relativamente alte.
Gli habitat più tipici sono costituiti dalle vaste distese erbose delle grandi pianure nordamericane, dove la vegetazione offre contemporaneamente protezione per la nidificazione e spazi aperti nei quali ricercare il cibo.
La specie può tuttavia utilizzare anche ambienti modificati dall'uomo, purché mantengano caratteristiche strutturali simili a quelle delle praterie naturali. È stata infatti osservata in aeroporti, coltivazioni di mirtillo e aree precedentemente occupate da miniere a cielo aperto, soprattutto nelle regioni orientali degli Stati Uniti.
Il nucleo principale della popolazione riproduttiva rimane comunque associato alle praterie del Midwest, dove la disponibilità di grandi superfici erbose rappresenta un elemento essenziale per la sopravvivenza della specie.
Il piro piro codalunga è un uccello prevalentemente terrestre, che trascorre gran parte del tempo camminando tra le erbe delle praterie alla ricerca di alimento. A differenza di molti altri limicoli, che sondano il fango o il terreno con il becco, individua le prede soprattutto mediante la vista, raccogliendole direttamente dalla superficie del suolo o dalla vegetazione.
È frequentemente osservato posato sui pali delle recinzioni, sui pali telefonici e su altri punti sopraelevati, dai quali può sorvegliare il territorio circostante. Quando si posa, mantiene talvolta le ali sollevate per alcuni secondi, un comportamento caratteristico della specie.
Durante le attività quotidiane mostra una spiccata vigilanza, controllando frequentemente l'orizzonte per individuare eventuali intrusi o predatori.
La dieta è costituita principalmente da invertebrati terrestri, tra cui cavallette, grilli, curculionidi, coleotteri, falene, formiche, mosche, emitteri, chilopodi, diplopodi, ragni, gasteropodi e lombrichi. La dieta viene occasionalmente integrata con cereali e semi.
Un fenomeno particolare è stato documentato presso le lagune di Ozogoche, negli altopiani dell'Ecuador meridionale. Ogni anno, tra settembre e ottobre, alcuni piro piro codalunga in migrazione raggiungono questi specchi d'acqua d'alta quota. Secondo le osservazioni riportate, centinaia di individui precipitano o si tuffano nelle acque gelide delle lagune, dove muoiono per ipotermia.
Le cause di questo comportamento rimangono incerte e non esiste una spiegazione scientifica universalmente accettata del fenomeno, talvolta descritto impropriamente come una forma di «suicidio collettivo» degli uccelli.

Durante il periodo riproduttivo il piro piro codalunga può formare piccoli raggruppamenti di coppie nidificanti, organizzati in colonie sparse e poco compatte. La stagione della riproduzione si estende generalmente dall'inizio alla fine dell'estate boreale, con variazioni legate alla latitudine e alle condizioni climatiche locali.
Il nido viene costruito direttamente sul terreno, generalmente tra ciuffi di erba fitta che offrono protezione visiva contro i predatori. La struttura è relativamente semplice e consiste in una depressione poco profonda, nascosta dalla vegetazione circostante.
La femmina depone generalmente quattro uova. Entrambi i genitori partecipano alla cura della prole e alla difesa del territorio riproduttivo.
Quando un potenziale predatore si avvicina al nido o ai piccoli, gli adulti possono mettere in atto comportamenti diversivi, attirando l'attenzione dell'intruso su di sé e cercando di allontanarlo dalla covata. Tali esibizioni possono comprendere movimenti insoliti, vocalizzazioni e atteggiamenti che simulano una condizione di vulnerabilità.
Il piro piro codalunga possiede un richiamo particolarmente caratteristico, che costituisce uno degli elementi più utili per identificarlo anche a grande distanza.
La vocalizzazione principale, talvolta descritta in inglese come wolf whistle («fischio del lupo»), consiste in un fischio lungo e progressivamente ascendente, seguito da una seconda nota che può salire o scendere di tonalità.
Questi richiami vengono emessi frequentemente durante il volo, soprattutto quando l'uccello si trova a notevole altezza, oppure nelle fasi di atterraggio. Il loro andamento melodico e prolungato li rende facilmente distinguibili dai richiami più brevi e acuti di numerosi altri limicoli.
Il piro piro codalunga è classificato come specie a rischio minimo (Least Concern, LC) nella Lista rossa IUCN. Nonostante questa valutazione relativamente favorevole a livello globale, la specie ha subito importanti variazioni demografiche e distributive in seguito alle trasformazioni del paesaggio nordamericano.
All'inizio del XIX secolo, la progressiva eliminazione delle foreste in alcune regioni dell'America settentrionale favorì inizialmente l'espansione degli ambienti aperti e determinò un aumento delle popolazioni. Tuttavia, nella seconda metà del secolo, la pressione venatoria provocò un rapido declino numerico.
Attualmente la specie è ancora regolarmente presente nelle regioni centro-settentrionali del Nordamerica, soprattutto nel Midwest, mentre nelle aree orientali la distribuzione è diventata più frammentata e le popolazioni risultano spesso isolate.
Una delle principali minacce è rappresentata dalla perdita e dalla trasformazione delle praterie naturali, progressivamente convertite in terreni agricoli, aree urbanizzate o altri ambienti non idonei alla nidificazione.
Anche le modalità di gestione dei pascoli possono influire sul successo riproduttivo. Alcuni studi hanno dimostrato che il pascolo del bestiame può ridurre il numero di nidi presenti in un determinato appezzamento, probabilmente a causa delle modificazioni apportate alla struttura della vegetazione e del disturbo associato alla presenza degli animali domestici.
Al contrario, gli incendi controllati possono risultare vantaggiosi in determinate condizioni, poiché favoriscono la crescita di vegetazione erbacea bassa e rendono più facilmente individuabili le prede durante la ricerca del cibo. La gestione degli incendi deve tuttavia tenere conto delle esigenze riproduttive della specie, evitando interventi che possano danneggiare direttamente i nidi.
La conservazione a lungo termine del piro piro codalunga dipende pertanto soprattutto dal mantenimento di estese superfici di prateria, dalla tutela dei siti di nidificazione e dall'adozione di pratiche di gestione del territorio compatibili con le esigenze ecologiche della specie.