La benevolentia viene indicata come «voluntate benefica benevolentia movetur» (la benevolenza è messa in moto da una volontà che mira al bene) intendendo che vi sia una voluntas, un atteggiamento spirituale che genera il desiderio di fare del bene (benevolentia).
Nella mentalità romana questo atteggiamento benefico era spesso tipico di alcune cariche pubbliche come il patronato cittadino o il governatorato della provincia che intendevano dare dimostrazione del loro potere e prestigio concedendo favori personali a singoli o intercedendo presso le autorità superiori per altri, come per le città-clientes che riconoscevano così la loro subordinazione economica e politica al patronus. In questo modo il "benefattore" sperava di raccogliere fama e consensi per la sua carriera politica secondo una comune pratica evergetica presente già in età repubblicana. Con questo vero e proprio metodo di governo si conseguiva una pluralità di obiettivi: