| Camerlata | |
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| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Città | |
| Circoscrizione | 3 |
| Codice postale | 22100 |
| Superficie | 2,38 km² |
| Abitanti | 5 502 ab. |
| Densità | 2 310,79 ab./km² |
| Patrono | santa Brigida d'Irlanda |
| Giorno festivo | prima domenica di febbraio |
Camerlata (Camerlada in dialetto comasco, AFI: [kamerˈlaːda]) è un quartiere della città di Como. Fu un comune autonomo dal 1817 al 1884.
Il nome della località è probabilmente da collegare all'espressione (in lingua lombarda) cà merlada, cioè "casa dotata di merli". Non è tuttavia chiaro se quest'espressione si riferisse all'omonimo complesso merlato situato nei pressi della Basilica di San Carpoforo, a un edificio appartenente al sistema difensivo del Castel Baradello (come sostenuto da Cesare Cantù), oppure al nome proprio di un'osteria.
| Camerlata ex comune | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Provincia | |
| Circondario | Non presente |
| Mandamento | Non presente |
| Amministrazione | |
| Data di soppressione | 1884 |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°47′25.59″N 9°05′04.68″E |
| Altitudine | 286 m s.l.m. |
| Superficie | 2,38 km² |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 22100 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Targa | CO |
| Cartografia | |
Secondo Cesare Cantú il primo insediamento camerlatese risale ad un forte eretto durante le guerre tra Romani e Insubri. Vennero trovate le rovine e ricostruito da Liutprando, re longobardo[senza fonte] al quale peraltro si deve un ampliamento della Basilica di San Carpoforo.
Nel XII secolo, Camerlata faceva parte di un territorio più ampio, detto Morsengiana.
Nel 1652 il territorio di Camerlata era già attestato tra i Corpi Santi di Como.
Camerlata costituì un comune autonomo dal 1817 fino al 1884, anno dell'accorpamento alla città di Como.

La principale architettura religiosa di Camerlata è la Basilica di San Carpoforo, la più antica basilica della Diocesi di Como. Gli attigui edifici rurali e il vicino monastero - anch'esso intitolato a San Carpoforo - erano abitati da frati gerolimini che, già nel 1511, si occupavano della cura pastorale della parrocchia di Santa Brigida. Sede della parrocchia era la vecchia chiesa di Santa Brigida, attesta dalla seconda metà del Cinquecento e attualmente incorporata nel giardino dell'ex-Sanatorio G.B. Grassi. Con la soppressione del monastero, avvenuta nel 1772, il titolo di parrocchiale passò dalla vecchia chiesa di Santa Brigida alla basilica di San Carpoforo. Tra la fine del Settecento e il secolo successivo, la sede principale della parrocchia venne spostata alla vecchia chiesa di Santa Brigida, che mantenne tale funzione fino alla costruzione della nuova chiesa di Santa Brigida (1924-1927).. All'interno di quest'ultima riposano le spoglie dei santi Felice e Carpoforo.
Un edificio privato in località Genöcc ospita un antico portale d'ingresso in granito sormontato da lunetta a tutto sesto realizzata nel XII secolo in calcare di Moltrasio. Il portale faceva parte della vecchia chiesa preromanica di San Martino in Silvis. Attestata nel 1197, dal 1233 la chiesa di San Martino in Silvis fu officiata da un attiguo monastero di frati domenicani che, successivamente, traslocarono a San Giovanni in Pedemonte. In seguito di tale trasloco, la chiesa fu sconsacrata. Nel 1511 il complesso del Genöcc, utilizzato ormai solamente per scopi agricoli, divenne proprietà dei gerolimini della Basilica di San Carpoforo. Agli inizi del Novecento fu rilevato dalla famiglia De Toma, che riconvertì il complesso in un ristorante. Della chiesa originaria sono ancora visibili, oltre al già citato portale, tracce di un'abside orientata; scomparso è invece un affresco che, all'interno della lunetta del portale, raffigurava probabilmente San Martino di Tours.
Nella località Genöcc, una croce in metallo ricorda il luogo ove, secondo la tradizione, sarebbe avvenuto il martirio dei santi Carpoforo, Esanzio, Cassio, Severino, Secondo e Licinio. Stando alla tradizione, la stessa località avrebbe ospitato la sepoltura di Napo Torriani.
Nella zona meridionale del quartiere, non lontano dalla stazione ferroviaria di Como-Camerlata, si trova la chiesa di Sant'Antonio da Padova, all'interno della quale spicca un affresco di Mario Bogani.

La principale architettura civile di Camerlata è il Castel Baradello, raggiungibile o da una mulattiera che parte da Piazzale Camerlata o da una serie di sentieri che si snodano a partire da Via degli Alpini.
In Piazzale Camerlata, nodo viario al centro del quartiere, sorge una fontana monumentale, opera di Cesare Cattaneo e Mario Radice, intorno alla quale si snoda il traffico automobilistico e, un tempo, anche tranviario.
Il versante sud-occidentale del Monte Respaù ospita la Cascina Respaù di Sotto e la Cascina Respaù di Sopra. Già servitù del Castel Baradello, entrambe le cascine rlsalgono all'epoca medievale, quando costituivano delle strutture fortificate. In particolare, la Cascina Respau di Sotto si presentava originariamente come una corte chiusa parzialmente fortificata. Quando poi il castello andò in rovina, le cascine vennero adibite ad uso agricolo, scopo che mantennero fino agli anni 1950. A testimonianza del passato agricolo rimangono, tra l'altro, un antico gelso e una fontana ripristinata nell'ambito di una riqualificazione di tutta l'area attorno alla Cascina Respaù di Sotto.
Proprietà del Comune di Como, la Cascina Respaù di Sotto venne dapprima utilizzata per finalità sociali (più precisamente, come centro di recupero per tossicodipendenti) e successivamente convertita in struttura turistica ricettiva e di ristorazione. La Cascina Respaù di Sopra ospita un ristoro del gruppo alpini di Como.
A Camerlata si trova la stazione di Como Camerlata, servita dalle linee ferroviarie Milano-Chiasso (RFI), Como-Lecco (RFI) e Saronno-Como (FN). Fino al 1966, la stazione era servita anche dalla ferrovia Varese-Como (Traversata).
Dal 13 giugno 2021 non è più attiva la stazione di Albate-Camerlata, che era servita dalle linee Milano-Chiasso e Como-Lecco e che è stata sostituita dalla stazione di Como Camerlata.
Nella prima metà del XX secolo Camerlata ospitò inoltre un capolinea della rete tranviaria di Como, oltre ai binari delle tranvie Como-Cantù-Asnago e Como-Appiano Gentile-Mozzate.
Il quartiere possiede una stazione meteorologica ufficiale facente parte della rete Centro Meteo Lombardo.