| Santa Severina comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Pietro Vigna (lista civica di centro-sinistra) dal 25-5-2026 |
| Territorio | |
| Coordinate | 39°09′N 16°55′E |
| Altitudine | 326 m s.l.m. |
| Superficie | 52,31 km² |
| Abitanti | 1 829 (31-5-2026) |
| Densità | 34,96 ab./km² |
| Frazioni | Altilia, Armirò, Campodenaro |
| Comuni confinanti | Belvedere di Spinello, Caccuri, Rocca di Neto, Roccabernarda, San Mauro Marchesato, Scandale |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 88832 |
| Prefisso | 0962 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 101022 |
| Cod. catastale | I308 |
| Targa | KR |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona D, 1 434 GG |
| Nome abitanti | santaseverinesi |
| Patrono | sant'Anastasia |
| Giorno festivo | 29 ottobre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Santa Severina (IPA: [santaseveˈrina]) è un comune italiano di 1 829 abitanti della provincia di Crotone in Calabria. Il nucleo originario sorge a 326 metri di altitudine su una ripida collina di formazione rocciosa, dalla quale si apre un ampio panorama che va dalla valle del fiume Neto fino alla contigua costa ionica crotonese.

Il territorio di Santa severina (in particolare i siti di Serre d'Altilia, Monte Fuscaldo, insieme a molti altri), durante le età del bronzo e del ferro, era abitato da popolazioni indigene appartenenti forse al ceppo degli Enotri, come peraltro supposto in base alle ricerche (fine degli anni'70 del XX secolo) del Gruppo Archeologico Krotoniate e di P. Attianese. Il nome autoctono degli antichi abitatori della Calabria rimane, comunque, sconosciuto. Infatti, il termine "Enotri" rappresenta un nome toponomastico attribuito dai greci agli indigeni con le stesse modalità con le quali il nome "Galli" fu assegnato dai Romani a quelli che nella loro lingua si chiamavano Celti. Anche il termine Brettioi che i Romani trasformarono in Bruttii è riferibile al medesimo contesto toponomastico. La scritta Brettion che si rileva sulle monete appare impressa con i caratteri greci. Le notizie provenienti dalla cosiddetta tradizione si prestano ad un numero incalcolabile di versioni e di manipolazioni e, quindi, su tale argomento risulta abbastanza difficile aggiungere altro. Sulla collina Serre della frazione Altilia, già all'inizio degli anni '80, furono individuati alcuni lembi di un insediamento di origine italica e tracce di una necropoli dell'età del ferro. Alla metà degli anni '90 si deve la scoperta di un insediamento databile all'età del bronzo finale grazie al vasto programma di ricerca archeologica sviluppato nel territorio di Crotone. Queste ricerche hanno permesso di riconoscere un vasto "magazzino" di pithoi dell'età del bronzo finale: sono stati catalogati resti di oltre 60 enormi contenitori che i recentissimi studi dimostrano contenessero vino, prova indiscutibile della coltivazione della vite da parte delle comunità enotrie. Più di recente la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, tra il 2006 ed il 2008, ha realizzato tre saggi di scavo, sotto la direzione di Gregorio Aversa, attuale Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Crotone. Le attività hanno permesso di confermare l'esistenza di numerose strutture abitative (almeno 14) che risalgono al tardo IV-III secolo a.C. Alcune tracce rimandano al periodo protostorico. Dal 2008 al 2014 non si sono registrate più attività di scavo archeologico su Serre di Altilia.
Attualmente, in tutta l'area, sono in corso approfondite indagini topografiche archeologiche, finalizzate alla realizzazione della "Carta archeologica" dell'intero territorio comunale.
Anticamente nota forse come Siberene, dopo essere stata presumibilmente un abitato greco-italico e poi romano, nell'840 fu conquistata dagli arabi. Liberata nell'880 da Nicefaro Foca, fino al 1066 appartenne ai Bizantini. Fu successivamente governata dai Normanni e poi dagli Svevi. Infatti, in base allo Statutum de reparatione castrorum, Federico II condusse un'inchiesta nel 1228 per identificare istituzioni, enti o persone che fossero obbligati a contribuire alla riparazione del castello di Santa Severina. Lo storico tedesco E. Sthamer traccia le linee fondamentali dello Statutum rilevando anche quelle autorità che, all'epoca, risultavano responsabili nel farlo osservare. All'epoca dell'inchiesta condotta a Santa Severina, il provisor castrorum rispondeva al nome di Johannes Vulcanus. Dopo la disfatta degli Svevi, il castello passò sotto l'amministrazione degli Angioini.
Durante il periodo angioino (1265-1442) e il successivo periodo aragonese la città di Santa Severina godette sempre lo stato di città demaniale, avendo il controllo sul territorio circostante, che era diviso in casali. Nonostante gli aragonesi si fossero impegnati a garantire la demanialità alla città di Santa Severina ed ai suoi casali, sappiamo che questo in parte avvenne per la città non per i suoi casali. Lo spagnolo Antonio Centelles tentò nel 1459 di entrare in possesso di vari feudi, ma fu sconfitto dall'esercito di Ferdinando d'Aragona. Tuttavia poco dopo ebbe parte dei feudi rivendicati e nel 1464 anche Santa Severina con il titolo di principe. Due anni dopo il marchese fu preso a tradimento e ucciso. La città di Santa Severina ed i suoi casali ritornarono liberi. Ma mentre la città di Santa Severina mantenne la sua libertà e fu amministrata da governatori o capitani regi, la maggior parte dei suoi casali furono ben presto infeudati. Andrea Carafa riuscì ad ottenere nel 1496 da Ferdinando II di Napoli la titolarità di vari feudi, tra Santa Severina, venendo confermato in questi diritti dai successori di Ferdinando. Solamente nel 1506 tuttavia Andrea Carafa riuscì concretamente a far valere i suoi privilegi sul feudo calabrese, dopo un assedio dell'abitato. Il Carafa fece imprigionare o uccidere vari oppositori dopo la conclusione dell'operazione militare. Nel 1526, alla sua morte, gli succedette il nipote Galeotto Carafa (figlio del fratello maggiore Nicola). Il successore di Galeotto fu il figlio di questi, Andrea Felice, il quale fu costretto a vendere, a causa dei propri debiti, Santa Severina alla moglie Geronima Carafa (figlia di Tiberio Carafa, I duca di Nocera, e di Girolama Borgia). Il figlio di Andrea Felice e Geronima, Vespasiano, subentrò come quarto conte di Santa Severina, ereditando il feudo dalla madre, morta nel 1570. Vespasiano morì nel 1596 senza lasciare discendenti, e il feudo di Santa Severina venne devoluto alla Regia Corte. Nel 1608 venne acquistato da Vincenzo Ruffo, per poi passare al patrizio crotonese e dottore in legge Carlo Sculco, che ne ebbe l'investitura formale dal vicerè del tempo il 9 maggio 1655. Il nuovo feudatario tuttavia morì poco dopo, durante l'epidemia di peste del 1656. Gli Sculco vennero tuttavia confermati nella titolarità del feudo nel 1660. Essi rimasero feudatari sino all'estinzione della famiglia nel 1687. Il feudo venne quindi nuovamente devoluto alla Regia Corte, venendo aggiudicato nel 1691 alla nobile Cecilia Carrara, che lo trasferì al figlio, Antonio Greuther. I Greuther erano una famiglia di mercanti originaria della Vestfalia, giunta in Italia intorno alla metà del XVII secolo. Questa famiglia rimase titolare del feudo di Santa Severina sino all'eversione della feudalità nel 1806.
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR dell'8 giugno 1987.
Il gonfalone è un drappo partito di giallo e d'azzurro.


La sua costruzione risale all'epoca della dominazione normanna (XI secolo) su una fortificazione preesistente di epoca bizantina. La costruzione bizantina è nota come oppidum ed è attestata da Erchemperto di Benevento testualmente come "oppidum beatae Severinae". Dopo il 1076, sulle sue rovine, Roberto il Guiscardo fece costruire un dongione le cui tracce sono state evidenziate durante i lavori di restauro. Una prova storica diretta è rilevabile nella cronaca di Amato di Montecassino mentre, sempre nel medesimo contesto, una prova indiretta è costituita da una chartula del 1130, edita dal Trinchera, nella quale l'edificio militare viene definito come "Rocca" che, come è noto, è un termine di provenienza scandinava. Nel periodo successivo alla costruzione del castello, è attestata, a Santa Severina, la presenza di Ruggero II, come viene reso noto da Ughelli e come è rilevabile parimenti negli Urkunden und Kanzlei König Rogers II von Sizilien che sono inseriti anche nelle "Abhandlungen der Akademie der Wissenschaften zu Göttingen". Nel periodo svevo, il castellano di Santa Severina si chiamava Johannes de Ladda. Tale notizia è rilevabile in un documento edito da Walter Holtzmann apparso in "Quellen und Forschungen aus Italienischen Archiven ud Bibliotheken". Nel corso dei secoli e dei passaggi dalle varie famiglie regnanti, ha subito varie modifiche.
L'area dove sorse il Castello fosse già occupata in età alto-medioevale, come fatto supporre da alcuni scavi condotti durante il restauro: il castello infatto occupa gran parte dell’area di sedime dell’antico kastron bizantino, nel quale coesistevano fabbriche ecclesiali e strutture militari delimitate da un unico recinto protetto da fossati e dirupi. Al periodo bizantino risalgono i resti della Chiesa con pareti affrescate, la necropoli e alcuni tratti di strutture militari.
Di interesse gli scavi condotti, nel 2008-2009, dalla Soprintendenza archeologica nel cosiddetto "avamposto C" e nella "grotta del coniglio". Altre ricerche archeologiche, nel corso del 2011, hanno evidenziato l'uso abitativo o funerario di numerosi anfratti della rupe, ora difficilmente raggiungibili ed a rischio di frana. Nel Castello ha sede il Museo Archeologico, dove sono esposti reperti - di proprietà dello Stato - provenienti dal territorio o rinvenuti nel corso degli scavi nella fortificazione. Sono visitabili alcune aree archeologiche (grotte, necropoli, chiesa bizantina, fondazione torre normanna etc.) messe in luce nel corso degli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria.

Costituisce l'unico battistero bizantino in Calabria pervenuto ai nostri giorni ancora sostanzialmente integro. L'architettura di questo gioiello deriva dagli edifici a pianta centrale che trovano riferimento nel mausoleo di Santa Costanza a Roma. Il battistero bizantino ha, infatti, una forma circolare con quattro appendici, con affreschi risalenti al X-XII secolo.
Secondo alcune teorie, alcune colonne e una tomba in pietra decorata da leoni siano state spostate nel battistero da precedenti edifici religiosi della sede della diocesi di San Leone.


La cattedrale (Concattedrale dell'Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina) ha un impianto a croce latina a tre navate. Risalente al XIII secolo, anch'essa ha subito vari cambiamenti nel corso della sua storia, tant'è che dell'antica struttura è rimasto solo il portale, ma la più sostanziale è stata quella del XVII secolo.
Nel 2010 la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria ha riportato alla luce un ampio settore di abitato rupestre, con numerose abitazioni in grotta artificiale, e una chiesa (con vano ipogeo sottostante) già segnalata da Paolo Orsi.


Piazza Campo, il Mattatoio comunale,il Giardino comunale e la Biblioteca comunale Le pera sono opera dell'architetto Giuseppe Patané nato a Santa Severina.
Abitanti censiti

Santa Severina è attraversata dalla Strada statale 107 bis.

| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 9 giugno 1996 | 16 aprile 2000 | Giuseppe Rizza | lista civica | sindaco | |
| 16 aprile 2000 | 4 aprile 2005 | Bruno Cortese | lista civica | sindaco | |
| 4 aprile 2005 | 29 marzo 2010 | Bruno Cortese | lista civica | sindaco | |
| 29 marzo 2010 | 31 maggio 2015 | Diodato Scalfaro | lista civica | sindaco | |
| 31 maggio 2015 | 21 settembre 2020 | Salvatore Lucio Giordano | lista civica di centro-sinistra Rinascita | sindaco | |
| 21 settembre 2020 | in carica | Salvatore Lucio Giordano | lista civica Il borgo | sindaco | |
È sede del Liceo classico Diodato Borrelli.
Fa parte dei borghi più belli d'Italia.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 141006251 · LCCN (EN) no93003089 · GND (DE) 4505890-8 · J9U (EN, HE) 987007533317905171 |
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