
Il cane domestico (Canis lupus familiaris Linnaeus, 1758) è un mammifero appartenente all'ordine Carnivora e alla famiglia Canidae. Con l'avvento della domesticazione, si è distinto dal lupo, di cui è considerato una sottospecie o, dalla maggior parte degli autori, una forma neotenica.
La parola cane deriva dal latino canis. Il prefisso cino- (usato in molti termini composti, come cinofilia) deriva dal greco kyon / kynòs (κύων, κυνός, ὁ); tale radice è comune a tutte le lingue indoeuropee, tra cui anche il sanscrito (śvā́).

Il cane risulta il primo animale a interagire con l'uomo. Sono classificati come una sottospecie di Canis lupus. Allo stesso modo, il dingo è generalmente considerato una sottospecie di cane, ma storicamente a volte come una sottospecie sorella del lupo o occasionalmente come una specie a sé stante.
Alcuni studi hanno ipotizzato che tutti i lupi viventi siano più strettamente imparentati tra loro che con i cani. Un recente studio ha dimostrato che i lupi grigi provenienti da luoghi disparati come Cina, Israele e Croazia erano simmetricamente imparentati con i cani moderni. Questa osservazione suggerisce che i cani siano stati addomesticati prima della diversificazione delle attuali sottospecie di lupi grigi o che gli antenati selvatici dei cani siano ora estinti.
La teoria attualmente dominante sull'addomesticamento del lupo ipotizza un mondo in cui i cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore o del Mesolitico vivevano in accampamenti di caccia stagionali attorno ai quali si accumulavano notevoli quantità di rifiuti. Attratti da questa facile fonte di cibo, i lupi iniziarono a rovistare tra le discariche, inizialmente come visitatori occasionali e, col tempo, come spazzini commensali permanenti o semi-permanenti. In seguito, con il consolidarsi del commensalismo, gli esseri umani avrebbero iniziato a notare i benefici collaterali. Gli esseri umani potrebbero quindi aver iniziato a riservare un trattamento preferenziale agli individui che dimostravano queste caratteristiche utili in misura maggiore, avviando così inconsapevolmente un processo di selezione artificiale che ha portato a una graduale divergenza genetica e, infine, alla completa integrazione nelle società umane 15.000 anni fa.

Il più antico di questi fossili, un cranio piuttosto grande, è stato portato alla luce in una grotta di Goyet, in Belgio, negli anni 60 del XIX secolo. Secondo la datazione al radiocarbonio, l'antico fossile ha quasi 36.000 anni. Lo studio di un cranio di un proto-cane geneticamente analizzato e più vicino al cane moderno, rinvenuto nei monti Altaj in Siberia nel 1975 in una grotta lo colloca a circa 33.000 anni fa. Sono stati scoperti siti tombali risalenti a 25.000-28.000 anni fa che dimostrano una sepoltura rituale di proto-cani (introduzione di un osso di mammut nella bocca di uno dei tre cani ritrovati) in Repubblica Ceca.
L'attribuzione di questi esemplari a lupi che hanno subito cambiamenti morfologici di origine antropica si è basata principalmente su cranio più corto, muso più corto, mandibola più corta e muso più largo. Tuttavia, non è chiaro se questi fossili di proto-cane siano antenati dei cani viventi o rappresentino invece tentativi di addomesticamento falliti o semplicemente lupi morfologicamente distinti.
In una ricerca pubblicata nel 2013 sulla rivista scientifica Science, alcuni ricercatori dell'Università di Turku in Finlandia hanno utilizzato il DNA mitocondriale, comparando il genoma di 18 canidi preistorici europei e americani con uno spettro del genoma di cani e di lupi attuali. Le somiglianze risultanti dalla comparazione indicherebbero che filogenicamente tutti i cani moderni sono maggiormente simili ai cani europei, sia moderni che preistorici. Le analisi molecolari suggerirebbero come datazione che i primi casi di domesticazione del cane dal lupo risalirebbero a un periodo compreso tra il 18.800 e 32.100 anni fa, in popolazioni nomadi di cacciatori-raccoglitori europee.
Nel 2021, una revisione delle prove attuali deduce che l'antenato del cane moderno è nato in Siberia 23.000 anni fa dagli antichi eurasiatici settentrionali, per poi diffondersi verso est nelle Americhe e verso ovest attraverso l'Eurasia, con i cani che probabilmente accompagnavano i primi umani ad abitare le Americhe. I cani si sono divisi in due popolazioni tra 17.000 e 24.000 anni fa: quella orientale (i progenitori delle razze dell'Asia orientale) e quella occidentale (che sarebbe diventata le moderne razze europee, dell'Asia meridionale, dell'Asia centrale e dell'Africa).
I resti più antichi generalmente accettati come quelli di un cane moderno sono stati scoperti a Bonn-Oberkassel, in Germania nel 1914 risalente a 14.223 anni fa, il cane è stato trovato sepolto insieme a un uomo e una donna; tutti e tre erano stati cosparsi di polvere di ematite rossa e sepolti sotto grandi e spessi blocchi di basalto. Il cane era sopravvissuto al cimurro canino da cucciolo. Nel 2026 in Turchia, nel sito archeologico di Pınarbaşı i ricercatori hanno analizzato alcuni frammenti di ossa di un cranio canino che hanno rivelato il DNA di cane più antico mai sequenziato: il reperto, infatti, risale a circa 15.800 anni fa. Questa scoperta rappresenta la prova genetica che a quell'epoca il cane era già un'entità biologicamente distinta dal lupo.
Tuttavia, la prima testimonianza di un legame affettivo tra uomo e cane risale al più recente periodo natufiano (circa 12.000 anni fa) presso il sito di Ein Mallaha in Israele con una tomba che conserva i resti di un uomo anziano coricato su un fianco in posizione fetale che protende un braccio verso i resti di un cucciolo di cane.
11.000 anni fa, al confine tra Pleistocene e Olocene, esistevano cinque principali linee ancestrali canine: quella levantina neolitica, quella careliana mesolitica, quella baikalica mesolitica, quella americana antica e gli antenati del cane canoro della Nuova Guinea e del dingo australiano. Il dingo e il cane canoro della Nuova Guinea si sono separati 8.300 anni fa.
Utilizzando i genomi umani e canini corrispondenti, è stato possibile dimostrare che, in linea generale, i resti di cani e umani rinvenuti negli stessi luoghi e nello stesso periodo storico presentavano similitudini nella variazione demografica di ciascuna specie nella divisione est-ovest. Ad esempio, l'ascendenza mista dei cani europei moderni, a metà strada tra gli animali che vivevano con i cacciatori-raccoglitori del Mesolitico e quelli che si unirono agli agricoltori neolitici, corrisponde a quella degli europei odierni, che sono un miscuglio tra agricoltori e cacciatori-raccoglitori provenienti dall'Anatolia. Si sono tuttavia verificati alcuni disallineamenti. L'espansione dei pastori delle steppe nell'Europa del Neolitico tardo e dell'Età del bronzo ha trasformato l'ascendenza delle popolazioni umane, ma i nuovi arrivati apparentemente adottarono i cani locali, anziché introdurre i propri. Viceversa, le migrazioni verso est dei pastori delle steppe nell'Asia orientale hanno avuto un impatto più sostanziale sull'ascendenza dei cani che su quella degli esseri umani.

Oggi, si stima che ci siano da 700 milioni a 1 miliardo di cani in tutto il mondo. Sebbene la media globale sia di circa 120 cani ogni 1000 persone, la densità di cani pro capite varia considerevolmente tra i continenti e persino tra paesi vicini. Il 75% classificato come randagio o tenuti semi-selvatici la loro caratteristica comune è che non sono limitati dall'uomo.
Dal 2021 al 2022, il numero di cani domestici in Europa è aumentato di oltre 11 milioni. Il paese europeo con la più grande popolazione di cani domestici nel 2021 era la Russia, con circa 17,5 milioni di cani. La popolazione di cani domestici negli Stati Uniti è cresciuta dal 1996, passando da circa 52,9 milioni di cani a 87,3 milioni nel 2025. In Cina nel 2025, la popolazione urbana di cani e gatti ha raggiunto oltre 126 milioni di animali lo scorso anno, tra cui quasi 73 milioni di gatti e 53 milioni di cani.
Secondo i dati più recenti del Rapporto Assalco-Zoomark 2026, in Italia sono presenti circa 9,1 milioni di cani.
Tradizionalmente, le associazioni hanno utilizzato un sistema di categorie artificiali basato sulla somiglianza morfologica e sulla funzione storica di ogni razza canina. Recenti studi genetici hanno scoperto la correlazione genetica tra le razze canine, che può essere indipendente dalla loro funzione storica e può offrire una spiegazione alternativa delle differenze comportamentali tra morfologia che nel comportamento tra le razze.
I ricercatori del National Human Genome Research Institute nel 2017 negli Stati Uniti hanno analizzato il DNA di 161 razze moderne per creare un albero genealogico. L'albero raggruppa le razze in gruppi in base alla loro storia genetica comune. I cani da caccia costituiscono una famiglia che comprende i retriever e i setter, mentre i cani da pastore includono i corgi e i collie.

Distribuzione delle razze in base alla parentela genetica:

Il cane, è stato oggetto di una selezione artificiale, operata dall'uomo con l'intenzione di creare razze canine adatte alla collaborazione con l'uomo in ambito lavorativo. Durante questa selezione, volta alla ricerca di un cane docile e dipendente dall'uomo, sono nati soggetti sempre più immaturi/infantili dal punto di vista psichico, dunque caratterialmente più simili al cucciolo di lupo che non al lupo adulto.
Nel 2013 gli esperti hanno individuato 36 regioni del genoma canino che mostravano segni di pressione selettiva, sia perché erano molto diverse dal genoma del lupo, sia perché la loro impronta genetica era diventata molto comune tra diverse razze canine. 19 delle regioni cerebrali erano correlate alla funzione del sistema nervoso, ad esempio alla capacità di creare nuove connessioni nel cervello.
Nel 2018, uno studio ha identificato 429 geni che differivano tra i cani e i lupi moderni. Poiché le differenze in questi geni potevano essere trovate anche in antichi fossili di cani, si è ritenuto che fossero il risultato della domesticazione iniziale e non della recente formazione di razze. Questi geni sono collegati alla cresta neurale e allo sviluppo del sistema nervoso centrale. Questi geni influenzano l'embriogenesi e possono conferire docilità, mascelle più piccole, orecchie pendenti e uno sviluppo craniofacciale ridotto, che distinguono i cani dai lupi e sono considerati un riflesso della sindrome di domesticazione che ha portato ai fenotipi osservati nei cani moderni.
Le informazioni genetiche del cane domestico si trovano nel nucleo cellulare in 76 autosomi (38 coppie ), due cromosomi sessuali (X e Y) e nei mitocondri. Il genoma di una femmina di Boxer è stato sequenziato completamente per la prima volta nel 2005; è costituito da 2.528.446.953 paia di basi e da una stima iniziale di 19.300 geni.
I cani sono molto variabili in altezza e peso. Il cane adulto più piccolo conosciuto era uno Yorkshire Terrier che misurava solo 6,3 cm al garrese, 9,5 cm di lunghezza tra testa e corpo e pesava solo 113 grammi. Il cane adulto più grande conosciuto era un Mastiff, che pesava 155,6 kg. Il cane adulto più alto conosciuto è un Alano che misura 106,7 cm al garrese.
La testa può essere brachicefala, mesaticefala o dolicocefala. La punta del tartufo ha la caratteristica forma a cuore. La coda varia in forma e lunghezza, tanto che in alcune razze è assente. Alcune razze dispongono di un quinto dito vestigiale sugli arti posteriori (lo sperone), che serve per facilitare le camminate o arrampicarsi.
L'addomesticamento ha trasformato l'anatomia muscolare facciale dei cani specificamente per la comunicazione facciale con gli esseri umani. Un muscolo responsabile del sollevamento intenso della parte interna del sopracciglio è uniformemente presente nei cani ma non nei lupi.

Il cranio è costituito da 50 ossa. Gli arti ne contano 184 (92 per coppia di zampe), Sterno e costole hanno 34 ossa. Nei maschi c’è anche l’osso del pene.

Lo scheletro del cane è composto da oltre 300 ossa:
1 Cranio. 2 – Mascella. 3 – Mandibola. 4 – Atlante. 5 – Epistrofeo. 6 – Scapola. 7 – Spina della scapola. 8 – Omero. 9 – Radio. 10 – Ulna. 11 – Falangi. 12 – Ossa metacarpali. 13 – Ossa carpali. 14 – Sterno. 15 – Cartilagine costale. 16 – Costole. 17 – Falangi. 18 – Ossa metatarsali. 19 – Ossa tarsali. 20 – Calcagno. 21 – Perone. 22 – Tibia. 23 – Rotula. 24 – Femore. 25 – Ischio. 26 – Bacino.
Rispetto agli antenati simili ai lupi, la selezione artificiale fin dalla domesticazione ha portato all'aumento delle dimensioni dello scheletro del cane per i tipi più grandi come i mastini e alla sua miniaturizzazione per i tipi più piccoli come i terrier ; il nanismo è stato selezionato artificialmente per alcuni tipi in cui sono preferite le zampe corte, come i bassotti e i corgi.
Lo scheletro del cane è ben adattato alla corsa; le vertebre del collo e della schiena hanno estensioni per i muscoli della schiena, costituiti da muscoli epassiali e ipoassiali, a cui collegarsi; le lunghe costole forniscono spazio per il cuore e i polmoni; e le spalle non sono attaccate allo scheletro, consentendo flessibilità.

La dentizione permanente dei cani è composta da 42 denti. Ogni metà della mascella superiore e inferiore contiene 3 incisivi un canino e 4 premolari. La mascella superiore ha 2 molari, mentre la mandibola inferiore ne ha 3. Uno dei denti di ciascuna mascella si chiama dente carnassiale. Nella mascella superiore è il quarto premolare, in quella inferiore il primo molare, sempre il terzultimo dente. I due si incastrano come le forbici e vengono usati per strappare pezzi di carne. La posizione dei denti varia considerevolmente tra le razze canine.

Il cane è digitigrado le sue zampe toccano il terreno solo con le terze falangi. Gli arti anteriori hanno cinque dita, una delle quali, il pollice, chiamato sperone, è atrofizzata e non tocca il terreno. Gli arti posteriori anno generalmente quattro dita, il pollice è presente solo in alcune razze ma a volte è doppio in alcune razze da pastore. Queste dita terminano con artigli curvi, appiattiti lateralmente e leggermente retrattili e sono sostenute da cuscinetti plantari che contengono numerose terminazioni nervose e ghiandole sudoripare. Oltre ai cinque cuscinetti delle dita (incluso il cuscinetto dello sperone), ogni zampa ha un cuscinetto palmare che sostiene il metacarpo alla base delle dita e un cuscinetto carpale (chiamato anche tubercolo carpale ) che impedisce al cane di scivolare quando atterra dopo un salto.
Il mantello di un cane è composto da due strati: un mantello esterno di peli di guardia rigidi che aiutano a respingere l'acqua e a proteggere dallo sporco, e un sottopelo di morbidi peli lanuginosi, che serve da isolante.
Il mantello può essere corto o lungo, ispido o morbido, liscio o riccio, con una borra (sottopelo) di cui molte razze fanno la muta del pelo con i cambi di stagione. Il colore varia a seconda della discendenza: bianco, nero, rosso, marrone, ecc.
Durante l'evoluzione del cane dai suoi antenati lupi, i colori del mantello nei cani erano probabilmente il risultato involontario di qualche altro processo di selezione e non erano probabilmente stati inizialmente selezionati intenzionalmente dagli umani. La ricerca ha scoperto che la docilità porta a cambiamenti fisici associati, tra cui la colorazione e la disposizione del mantello.
Al 2022 si conoscono quindici loci genici che governano le molteplici manifestazioni fenotipiche dei colori e tipi di associazione dei colori del mantello delle varie razze canine. Questi loci interagiscono in modo complesso e in parte sconosciuto tra loro nel determinare le manifestazioni visivamente apprezzabili del mantello, espressione della penetranza degli alleli implicati. Inoltre, è nota la correlazione tra i colori del mantello e alcune manifestaazioni patologiche collegate a disturbi uditivi, visivi e neurologici.
Il progetto ha prelevato campioni da 38 razze diverse per trovare il gene (un gene della beta-defensina ) responsabile del colore del mantello del cane. Una versione produce cani gialli e una mutazione produce cani neri. Tutti i colori del mantello dei cani sono modifiche del nero o del giallo.

I cani hanno circa quaranta volte più recettori sensibili agli odori rispetto agli esseri umani, che vanno da circa 125 milioni a quasi 300 milioni in alcune razze canine, come i segugi. Questo senso dell'olfatto è il senso più prominente della specie; rileva i cambiamenti chimici nell'ambiente, consentendo ai cani di individuare la posizione dei partner per l'accoppiamento, potenziali fattori di stress, risorse, ecc. La corteccia olfattiva ha un ruolo predominante nel cervello del cane, analogamente a quanto avviene per la corteccia visiva dell'uomo. Si stima che i cani abbiano un olfatto molte volte più sviluppato, quindi più efficace per le varie necessità, di quello umano.
Uno studio sulla capacità di apprendimento dei cani rispetto ai lupi ha indicato che i cani hanno un senso dell'olfatto migliore dei lupi quando si tratta di localizzare cibo nascosto, ma non ci sono ancora dati sperimentali a supporto di questa tesi.
Quando i cani annusano, iniziano usando solo la narice destra. Se l'odore è di loro gradimento, iniziano poi a usare la narice sinistra. Ciò supporta la teoria secondo cui i cani elaborano le informazioni nuove usando l'emisfero destro del cervello e quello sinistro per reagire a situazioni familiari. L'aria viaggia lungo un percorso superiore e uno inferiore. Il percorso inferiore, dove passa la maggior parte dell'aria, conduce ai polmoni, mentre il percorso superiore conduce ai recettori olfattivi che rilevano gli odori. Il percorso inferiore viene utilizzato anche per l'espirazione, consentendo alle molecole odorose di accumularsi sui recettori. L'animale esegue una serie di brevi inalazioni ed espirazioni, che gli permettono di portare le molecole odorose a contatto con la mucosa olfattiva. Queste molecole vengono disciolte e poi assorbite dalle cellule dell'epitelio olfattivo prima di raggiungere i neuroni, che trasmettono le informazioni al cervello. I cani con il naso allungato hanno prestazioni migliori rispetto ai cani con il naso piatto. Inoltre, i cani di taglia grande hanno un senso dell'olfatto migliore rispetto ai cani di taglia piccola.
Sulla prestigiosa rivista scientifica GUT, nel novembre 2010, ricercatori giapponesi del dipartimento di chirurgia e scienze dell'Università di Kyushu hanno provato la capacità del fiuto del cane di individuare e riconoscere i soggetti portatori di tumore al colon e altre forme tumorali. Ciò perché questi soggetti emetterebbero sostanze volatili, individuate dal fiuto del cane, che sono possibili indicatori della patologia sin dalle prime fasi di sviluppo della stessa. Le specifiche caratteristiche anatomiche e fisiologiche dell'olfatto canino consentono all'uomo di ottenere risultati eccezionali nel rilevamento di droghe, esplosivi e diverse malattie, come il cancro, il diabete o le malattie infettive.
Oltre all'olfatto, il naso del cane ha molte funzionalità aggiuntive. La maggior parte delle ghiandole sudoripare del cane è concentrata nella mucosa interna del tartufo, cosa che lo rende importante dal punto di vista della regolazione termica. Inoltre, esso è dotato di recettori del freddo che recepiscono l'evaporazione dell'umidità causata dalle correnti d'aria, e consentono al cane una notevole precisione nel determinare la direzione di provenienza degli odori.

L' occhio del cane possiede due diversi tipi di fotorecettori: i bastoncelli sono responsabili della visione delle sfumature di grigio, mentre i coni, se illuminati a sufficienza, consentono la visione a colori. I bastoncelli sono molto più numerosi e sensibili alla luce rispetto ai coni. Come gli esseri umani, i cani vedono solo in tonalità di grigio al crepuscolo. La capacità del cane di distinguere i dettagli, è circa sei volte inferiore a quella di un essere umano medio. Gli esseri umani sono in grado di vedere circa 30 cicli per grado, mentre i cani ne vedono circa 12.
Nei cani la parte posteriore dell'occhio è rivestita da uno strato riflettente chiamato tapetum lucidum. Il tapetum è una superficie riflettente dietro la retina che riflette la luce per dare ai fotorecettori una seconda possibilità di catturare i fotoni. Esiste anche una relazione tra le dimensioni del corpo e il diametro complessivo dell'occhio.
Ogni cono nel cervello è specializzato per una specifica gamma spettrale. Negli esseri umani, esistono tre diversi tipi di coni per i colori rosso, verde e blu, e il cervello utilizza questi tre segnali per creare la percezione complessiva del colore. I cani hanno solo due diversi tipi di coni, sensibili al verde e al blu. Ciò significa che coprono solo una parte dello spettro cromatico umano: il rosso è un colore che i cani non possono percepire. La visione dei colori di un cane è leggermente spostata verso la gamma ultravioletta e a causa della mancanza di un recettore per il rosso, termina al giallo.
Ci sono altre differenze significative: l'occhio del cane è più sensibile nella gamma dei 430 nm – la gamma del blu – mentre l'occhio umano è più sensibile nella gamma dei 550 nm (verde/giallo). Come la maggior parte dei mammiferi, i cani hanno solo due tipi di fotorecettori a cono , il che li rende dicromatici. Queste cellule a cono sono massimamente sensibili tra 429 nm e 555 nm. Quando un essere umano percepisce un oggetto come "rosso", questo oggetto appare "giallo" al cane, e la percezione umana del "verde" appare come "bianco", una tonalità di grigio. Questa regione bianca si trova intorno ai 480 nm, la parte dello spettro che appare blu-verde agli esseri umani. Per i cani, le lunghezze d'onda più lunghe del punto neutro non possono essere distinte l'una dall'altra e appaiono tutte gialle.
I cani usano il colore invece della luminosità per distinguere tra blu/giallo chiaro o scuro. È stato dimostrato che i cani sono in grado di identificare il loro tutore umano a una distanza compresa tra 800 e 900 metri tuttavia, questa distanza diminuisce a 500-600 metri se l'oggetto è fermo. I cani possono rilevare un cambiamento di movimento che esiste in una singola diottria di spazio all'interno del loro occhio. Gli umani, per confronto, richiedono un cambiamento tra 10 e 20 diottrie per rilevare il movimento.
Molte razze dal muso lungo hanno un'ampia regione foveale che attraversa la larghezza della retina e offre loro un campo visivo molto ampio ed eccellente. Alcune razze dal muso lungo, in particolare i levrieri, hanno un campo visivo fino a 270° (rispetto ai 180° degli esseri umani). Le razze dal muso corto, d'altra parte, hanno una fovea con una densità di terminazioni nervose fino a tre volte superiore a quella dei cani a muso lungo, che offre loro una vista dettagliata molto più simile a quella umana.
La maggior parte delle razze ha una buona vista, ma alcune mostrano una predisposizione genetica alla miopia, come i Rottweiler, in cui è stato riscontrato che uno su due è miope. I cani hanno anche una maggiore divergenza dell'asse oculare rispetto agli umani, che consente loro di ruotare le pupille più ampiamente in qualsiasi direzione. La divergenza dell'asse oculare dei cani varia da 12 a 25°, a seconda della razza. La sperimentazione ha dimostrato che i cani possono distinguere tra immagini visive complesse come quelle di un cubo o di un prisma.
I cani percepiscono il tatto principalmente attraverso la pelle e con l'aiuto delle vibrisse .
La pelle possiede due diversi tipi di recettori:
I recettori di contatto superficiali, situati direttamente sotto la pelle, trasmettono i movimenti del pelo ai recettori presenti nel follicolo pilifero.
Recettori per pressioni più intense, situati più in profondità sotto la pelle.
Il naso e le labbra del cane sono particolarmente sensibili alla pressione perché contengono un'alta concentrazione di nervi sensoriali. Le vibrazioni del terreno (come i passi in avvicinamento) possono essere percepite attraverso le zampe.
Al confine mucosocutaneo, ci sono vibrisse laterali, grossi peli con funzioni sensoriali molto importanti.I cani hanno peli rigidi e profondamente radicati che percepiscono i cambiamenti atmosferici, le vibrazioni e gli oggetti non visibili in condizioni di scarsa illuminazione. La parte più bassa delle vibrisse contiene più cellule recettoriali rispetto ad altri tipi di peli, che aiutano ad avvisare i cani di oggetti che potrebbero entrare in collisione con il naso, le orecchie e la mascella. Le vibrisse probabilmente aiutano anche a spingere il cibo verso la bocca.
I cani hanno papille gustative sulla lingua, sul palato e all'ingresso della faringe. In totale, i cani domestici hanno 1.700 papille gustative (gli esseri umani ne hanno 9.000). Per percepire il gusto, le molecole devono essere disciolte nella saliva, motivo per cui i cani hanno quattro paia di ghiandole salivari. Esistono due tipi diversi di saliva: una più acquosa, responsabile della digestione degli alimenti vegetali, e una più mucosa, che dissolve le molecole degli alimenti a base di carne. Le diverse regioni della lingua responsabili della percezione del gusto sono disposte in modo leggermente diverso rispetto agli esseri umani. I lati della lingua rispondono agli alimenti dolci, salati e acidi, mentre la parte posteriore della lingua risponde ai sapori amari. I recettori che indicano gli alimenti a base di carne sono distribuiti su tutta la lingua, ma sono concentrati nel primo terzo.

L' orecchio del cane è altamente sviluppato; idealmente, può percepire frequenze più alte di quelle umane:
Le sue membrane auricolari mobili consentono al cane di localizzare le sorgenti sonore in tre dimensioni con maggiore precisione rispetto a un essere umano. L'orecchio di un cane contiene 15 muscoli diversi, che gli permettono di muoversi in tutte le direzioni. I cani possono udire suoni a una distanza quattro volte maggiore rispetto agli esseri umani.
Oltre alla capacità uditiva, sono importanti come "trasmettitori di segnali" per la comunicazione visiva. Possono captare i suoni più deboli da circa 400 m (1.300 piedi) rispetto ai 90 m (300 piedi) degli esseri umani.
L'apparato riproduttore maschile nel cane è costituito da pene, scroto, testicoli, tubuli seminiferi, dotti efferenti, epididimi, dotti deferenti e ghiandole accessorie (ampolle e prostata). Nel cane mancano le vescicole seminali.
I testicoli producono le cellule germinali maschili (spermatozoi) e gli androgeni, che conferiscono all'animale adulto le caratteristiche maschili. Il processo di produzione degli spermatozoi è detto spermatogenesi.
La normale temperatura corporea è compresa tra 37,5 e 39 gradi Celsius, con valori più elevati riscontrabili principalmente nei cani giovani, nelle razze di piccola taglia e negli animali femmina e gravidi. A causa dei livelli di attività, la temperatura di un individuo è di circa 1 grado inferiore al mattino rispetto al pomeriggio.
Il naso di un cane è significativamente più freddo della sua temperatura corporea. Questo lo rende più sensibile alle radiazioni termiche. I cani possono quindi rilevare anche livelli di calore deboli.
Una delle funzioni principali della coda di un cane è comunicare il suo stato emotivo. La coda aiuta anche il cane a mantenere l'equilibrio mettendo il suo peso sul lato opposto dell'inclinazione del cane, e può anche aiutare il cane a diffondere l'odore della sua ghiandola anale attraverso la posizione e il movimento della coda. I cani possono avere una ghiandola sopracaudale caratterizzata da ghiandole sebacee sulla superficie dorsale della coda; in alcune razze, può essere vestigiale o assente. L'ingrossamento della ghiandola viola nella coda, che può creare un punto calvo, può essere causato dalla malattia di Cushing o da un eccesso di sebo degli androgeni nelle ghiandole sebacee.
I cani domestici e i lupi moderni hanno sviluppato fisiologie diverse negli ultimi 15.000 anni. Nonostante la loro discendenza dai lupi e la classificazione come carnivori, i cani sono descritti come onnivori a differenza dei carnivori puri, come il gatto. Studi isotopici hanno dimostrato che le diete umane e canine si sono evolute parallelamente nel corso del tempo. Ad esempio, studi condotti in Gran Bretagna mostrano che nei periodi in cui gli umani consumavano una dieta composta da quantità relativamente maggiori di proteine di origine animale lo stesso valeva per i cani.
Molti cani presentano cambiamenti genetici che rispecchiano gli adattamenti negli esseri umani che consentono di estrarre più energia da una dieta ricca di amido. Sono stati poi individuati 10 geni correlati alla digestione dell'amido e dei grassi e possiedono da 4 a 30 copie del gene AMY2B e altri geni coinvolti nella digestione dell'amido rispetto alle sole 2 copie presenti nei lupi.
La ricerca dimostra che i cani digeriscono gli amidi vegetali con un'efficienza superiore al 98%. Possono digerire una varietà di alimenti, tra cui verdura e cereali, e possono consumare una grande percentuale di questi nella loro dieta. Nonostante siano onnivori, i cani sono in grado di usare acido biliare solo con la taurina e devono ottenere la vitamina D dalla loro dieta.
Alcune razze, non presentano l' espansione di AMY2B. Il dingo ha solo due copie di AMY2B e il Siberian Husky, una razza storicamente associata ai cacciatori-raccoglitori nomadi dell'Artico, possiede solo da tre a quattro copie di AMY2B. Ciò suggerisce che, all'inizio del processo di domesticazione, i cani potrebbero essere stati caratterizzati da una dieta più carnivora rispetto alle loro controparti moderne, una dieta condivisa dai primi cacciatori-raccoglitori.
Il fegato canino non ha gli enzimi necessari a metabolizzare la teobromina, rendendo tossici per il cane gli alimenti che la contengono, cacao e cioccolato. Un cane di taglia medio-grande (20–30 kg) può avere disturbi già con 100-150 g al giorno di cioccolato amaro (100% cacao) e può arrivare alla morte con una dose di 500-600 g al giorno dello stesso.
Il cane inoltre come gli esseri umani non tollera le solanacee acerbe (per via della presenza di solanina), ad esempio il pomodoro o le patate, limitatamente alle sue parti verdi, ricche di solanina.

I cani possono scambiarsi informazioni vocalmente, visivamente o attraverso l'olfatto. La comunicazione visiva include la forma della bocca e la posizione della testa, leccare e annusare, la posizione delle orecchie e della coda, il contatto visivo, l'espressione facciale e la postura del corpo. La comunicazione uditiva può includere abbai , ringhi, ululati, guaiti e lamenti, urla, ansimi e sospiri. I cani comunicano anche attraverso la comunicazione gustativa, utilizzando odori e feromoni .
L'olfatto è ampiamente utilizzato nella comunicazione canina. I cani possono annusarsi direttamente o comunicare tramite segnali chimici. Nel contatto diretto, i cani maschi si concentrano maggiormente sulla parte posteriore del cane che stanno annusando, mentre le femmine tendono ad annusare la testa. Quando si comunica tramite segnali chimici, la forma più comune di comunicazione è la marcatura con l'urina. I cani possono rilevare diverse qualità nell'urina di un altro cane, che possono comunicare informazioni come lo status sociale o il sesso.
Uno studio suggerisce che i cani mostrano risposte asimmetriche di scodinzolio a diversi stimoli emotivi. "Gli stimoli che ci si potrebbe aspettare elicitino tendenze di avvicinamento sembrano essere associati a una maggiore ampiezza dei movimenti di scodinzolio verso destra". I cani hanno diverse risposte emotive ai loro simili a seconda della direzione dello scodinzolio, secondo un nuovo studio. Vedere un altro cane muovere la coda a destra mantiene i cani rilassati, mentre uno scodinzolio sul lato sinistro del corpo del cane sembra indurre stress, affermano i ricercatori.
La marcatura urinaria è un comportamento comunicativo attraverso cui il cane trasmette informazioni chimiche ad altri individui della stessa specie. L’urina contiene feromoni e segnali olfattivi che indicano, ad esempio, identità, sesso, stato riproduttivo e presenza sul territorio.Dal punto di vista etologico, rappresenta una strategia di comunicazione sociale e territoriale. Permette di delimitare lo spazio percepito come proprio e di ridurre i conflitti tra individui attraverso segnali indiretti.
Gli esseri umani possono comunicare con i cani attraverso una vasta gamma di metodi. In generale, ciò include vocalizzazioni, segnali manuali, postura del corpo e contatto fisico. Le due specie comunicano anche visivamente. Grazie alla domesticazione , i cani sono diventati particolarmente abili nel "leggere" le espressioni facciali umane. I cani riconoscono e deducono informazioni emotive dagli esseri umani. Quando comunicano con un essere umano, il loro livello di comprensione è generalmente paragonabile a quello di un bambino piccolo .
Il cane è un animale sociale che non vive in un branco gerarchicamente organizzato. Studi sui cani randagi, in particolare quelli dell'équipe del dottor Bonanni, dimostrerebbero che il concetto di gerarchia lineare nel cane è alquanto inverosimile; semmai, esisterebbe un comportamento di competenze condivise fra molti e non sempre. In realtà, vista la storia evolutiva del cane, si può parlare sia di partnership (relazione con mutuo vantaggio fra le parti) sia di leadership (relazione con vantaggio maggiore di una delle due parti) a seconda delle circostanze e di come si formano i gruppi sociali.
La ricerca suggerisce che i cani domestici potrebbero aver perso alcune delle loro capacità cognitive originali una volta entrati in contatto con gli umani. Ad esempio, uno studio ha mostrato prove convincenti che i dingo possono superare i cani domestici in esperimenti di risoluzione di problemi non sociali. Un altro studio ha indicato che, dopo essere stati addestrati a risolvere un semplice compito di manipolazione, i cani che si trovano di fronte a una versione irrisolvibile dello stesso problema guardano un essere umano nelle vicinanze, mentre i lupi socializzati non lo fanno. Pertanto, i cani domestici moderni sembrano usare gli umani per risolvere alcuni dei loro problemi.
Nel 2014, uno studio sull'intero genoma delle differenze del DNA tra lupi e cani ha scoperto che i cani non mostravano una risposta di paura ridotta mostravano una maggiore plasticità sinaptica. Si ritiene ampiamente che la plasticità sinaptica sia il correlato cellulare dell'apprendimento e della memoria, e questo cambiamento potrebbe aver alterato le capacità di apprendimento e memoria dei cani indebolendo la reazione di paura verso gli umani e favorire il primo contatto interspecifico.
Il cane non è più un lupo e quindi non lo si può definire esattamente come animale da branco, ma nella famiglia umana lui vede un "gruppo sociale" paragonabile (a grandi linee) al branco naturale.
Nel cane solitamente è la madre che si occupa in toto delle cure parentali, dopodiché la guida del "branco misto" passa all'uomo, con il quale il cane instaura un rapporto di collaborazione sociale perché il processo chiamato "impregnazione" (ovvero il fatto che l'uomo interagisca con il cucciolo di pochissimi giorni di vita) convince il cane che apparteniamo, se non proprio alla stessa specie, quantomeno allo stesso gruppo sociale.
Il comportamento dei cani è stato plasmato da millenni di contatto con gli umani. Hanno acquisito la capacità di comprendere e comunicare con gli umani e sono particolarmente sensibili ai comportamenti umani. Gli esperti comportamentisti suggeriscono che una serie di abilità socio-cognitive nei cani domestici, non possedute dai lupi o da altri mammiferi altamente intelligenti, come le grandi scimmie, siano parallele alle abilità socio-cognitive dei bambini.
Uno studio con un Border Collie, ha dimostrato che conosceva le etichette di oltre 200 oggetti diversi. Ha dedotto i nomi di cose nuove tramite apprendimento per esclusione e ha recuperato correttamente quei nuovi oggetti dopo quattro settimane dall'esposizione iniziale. Uno studio su un altro Border Collie ha documentato che aveva imparato i nomi e poteva associarli tramite comando verbale a oltre 1.000 parole.
Il cane è forse il più il più proficuo nell'apprendimento ed è capace di imparare a eseguire un gran numero di esercizi. Alcune affermazioni da parte dello scienziato Stanley Coren lo confermano. Lo psicologo, che raccoglie da anni dati sui comportamenti dei cani, e che insegna psicologia all'università canadese della British Columbia, afferma che la loro intelligenza è profondamente più sviluppata di quanto le persone pensino. Per intelligenza li paragona infatti a bambini di due tre anni: essi infatti, come avviene per i bambini umani, hanno basilari capacità aritmetiche (quelli particolarmente intelligenti sono capaci di contare fino a cinque) e sono in grado di apprendere oltre 165 parole fino ad arrivare a 250 parole nei cani più intelligenti e a un migliaio di parole in casi eccezionali.
Egli distingue inoltre vari tipi di intelligenza:
Nei cani la maturità sessuale si raggiunge intorno ai sei mesi o un anno sia per i maschi che per le femmine, anche se in alcune razze di grandi dimensioni può essere ritardata fino a due anni di età. Questo è il momento in cui le cagne avranno il loro primo ciclo estrale, caratterizzato dal gonfiore della vulva e dalla produzione di secrezioni , che di solito dura tra i 4 e i 20 giorni.
Il cane ha un ciclo estrale che si ripete due volte l'anno (mentre il lupo ha un unico periodo d'estro l'anno): questa caratteristica è dovuta in parte alla selezione effettuata nei secoli dall'uomo e in parte alla selezione naturale. Tuttavia, in cani come il basenji o il boston terrier, dingo l'estro avviene una sola volta l'anno. Il cane domestico è poco influenzato dal fotoperiodo e può presentare calori in qualsiasi mese dell'anno (con incidenza maggiore nei mesi primaverili a luminosità crescente).
La fecondazione avviene in genere da due a cinque giorni dopo l'ovulazione. Dopo l'eiaculazione, i cani sono legati coitalmente per circa 5-30 minuti a causa del gonfiore del bulbus glandis del maschio e della contrazione del muscolo costrittore del vestibolo della femmina ; il maschio continuerà a eiaculare finché non si slegheranno naturalmente a causa del rilassamento muscolare. 14-16 giorni dopo l' ovulazione, l'embrione si attacca all'utero e dopo altri sette-otto giorni è rilevabile il battito cardiaco.
Per tutte le razze il periodo di gestazione è di circa 62 giorni. Vengono alla luce da 1 a 10 piccoli, a seconda della taglia dell'animale.
Al momento della nascita, i cuccioli hanno gli occhi chiusi, infatti solo intorno al decimo giorno di nascita le palpebre si aprono, permettendo la visione. Anche il senso dell'udito si sviluppa bene verso il decimo giorno di vita. Grazie all'allattamento naturale ricevono un buon nutrimento, infatti al sesto giorno riescono già a raddoppiare il loro peso e a triplicarlo intorno al trentesimo; inoltre, più la cucciolata è piccola, maggiore è il sostentamento. In questo periodo di allattamento sono soggetti alla verminosi.
Dopo le due settimane di vita, i cuccioli hanno acquisito abbastanza forza da potersi muovere, camminare e giocare fra loro, così da iniziare a scoprire ciò che li circonda. Nel primo mese compaiono i primi denti. Dopo le cinque settimane possono essere avviati allo svezzamento, nel quale deve essere sostituito gradualmente il latte materno con della carne, fino ad arrivare al completamento del secondo mese, che sancisce la fine di questo processo. Dalla nascita fino al terzo mese di vita, i pasti regrediscono da 6 a 3 al giorno, così da assumere un'alimentazione da cane adulto. Compiuto lo svezzamento, il cucciolo comincia a essere indipendente dalla madre, gli è necessario il movimento all'aria aperta e la luce del sole per uno buono sviluppo muscolare. Dai quattro mesi in poi il cane entra nella fase dell'adolescenza, che durerà fino intorno ai diciotto mesi.
I cani svolgono molti ruoli per l'uomo come l'utilizzo nella caccia, conduzione di bestiame, traino di carichi, guardia di proprietà, ricerca di tartufi, guardiania del bestiame, assistenza alla polizia e all'esercito (riconoscimento valute false, armi nascoste, sospettati e droghe), soccorso e ricerca umana, recupero di reti da pesca, assistenza ai malati, pet therapy.
L'utilizzo di cani e altri animali a scopo terapeutico risale alla fine del XVIII secolo, quando gli animali vennero portati negli ospedali psichiatrici per favorire la socializzazione dei pazienti affetti da disturbi mentali. Negli anni 80, ci sono stati cambiamenti nelle funzioni del cane come il ruolo crescente dei cani nel supporto emotivo.
La ricerca sull'intervento assistito da animali ha dimostrato che la terapia assistita da animali può aumentare il sorriso e le risate nelle persone con malattia di Alzheimer. Uno studio ha dimostrato che i bambini con ADHD e disturbi della condotta che hanno partecipato a un programma educativo con cani e altri animali hanno mostrato un aumento delle conoscenze e competenze, nonché una diminuzione dei comportamenti antisociali e violenti rispetto a quelli non inseriti in un programma assistito da animali.
Vari tipi di cani da assistenza assistono le persone tra cui cani guida, cani per persone sorde, cani da assistenza alla mobilità e cani da assistenza psichiatrica. Uno studio su 29 cani ha rilevato che 9 cani di persone con epilessia hanno mostrato un comportamento volto ad attirare l'attenzione del loro conduttore da 30 secondi a 45 minuti prima di una crisi imminente.

Studi archeologici e storico-artistici rivelano che tenere i cani come animali d'affezione era diffuso nell'antica Mesopotamia, in Egitto e nel mondo greco-romano e si diffuse infine nell'Impero romano. Vi sono prove evidenti che alcuni cani venivano trattati come membri della famiglia e venivano persino sepolti nei cimiteri umani o dotati di elaborate lapidi.
La popolazione di cani da compagnia è cresciuta significativamente dopo la seconda guerra mondiale con l'aumento dell'urbanizzazione. Nella seconda metà del XX secolo, sempre più proprietari di cani consideravano il loro animale come parte della famiglia. Questo importante cambiamento ha permesso l'ampliamento dei concetti di famiglia e casa per includere i cani in quanto cani nelle routine e nelle pratiche quotidiane.
I cani competono in mostre di standard di razza e sport cinofili (tra cui corse, slitte e competizioni di agility). Nelle mostre canine, anche dette, un giudice esperto della specifica razza canina valuta i singoli cani di razza pura in base alla conformità con il tipo di razza stabilito, come descritto nello standard di razza.
Il consumo di carne canina da parte dell'essere umano risale ad almeno 14.000 anni fa. Per secoli, tale pratica è stata diffusa nel Sud-est asiatico, nell'Asia centrale, in Africa e in Oceania; tuttavia, i cambiamenti culturali innescati dalla diffusione di alcune religioni hanno portato a un calo del consumo di carne di cane, rendendolo progressivamente un tabù. In Polinesia e nel Messico precolombiano il consumo di carne canina era storicamente attestato. Alcuni cani dei nativi americani, come il cane nudo peruviano e lo xoloitzcuintle, venivano allevati per essere sacrificati e consumati.
In Cina durante la dinastia Han, il consumo di carne di cane era una pratica comune. Tale abitudine subì una flessione durante le dinastie Sui e Tang in parte grazie alla diffusione del buddhismo e del rifiuto della pratica da parte delle classi sociali più elevate. In India, Iran ed Europa, il consumo di carne di cane è sempre stato raro. In Canada, Regno Unito e Australia è legale l'uccisione e il consumo di carne di cane e in Canada l'utilizzo e l'importazione di pellicce di cane nei vestiti.
Oggi, in gran parte del mondo, mangiare carne di cane costituisce un tabù sociale sebbene in alcune aree tale pratica persista ancora. Il consumo di carne canina è tuttora presente in alcuni paesi tra cui Cina Vietnam,Corea, Indonesia, Svizzera, Laos, Myanmar e parti dell'India nord-orientale come il Nagaland. È noto che i cani vengano consumati anche in alcuni paesi africani come Ghana, Camerun, Repubblica Democratica del Congo e Nigeria.
La Cina è il principale consumatore al mondo, con una stima di 10-20 milioni di cani uccisi annualmente. In Vietnam, ogni anno vengono macellati circa 5 milioni di cani. 3 milioni di cani vengono uccisi ogni anno per il commercio di carne in Cambogia oltre 1 milione all'anno in Indonesia.
In Corea del Sud il 9 gennaio 2024, il parlamento sudcoreano ha approvato una legge che vieta la distribuzione e la vendita di carne di cane. Il divieto entrerà in vigore nel 2027. In Corea del Nord il consumo di carne di cane è una pratica comune e accettata, promossa ufficialmente dal governo. Nelle Filippine e Taiwan è vietato dal 1998.

Immagini di cani sono state scoperte nell'arte rupestre araba nel sito di Shuwaymis, con rappresentazioni leggermente successive sulla ceramica persiana. In molte di queste raffigurazioni, i cani sono chiaramente mostrati come compagni di caccia. Nelle mitologie antiche e indigene, i cani sono rappresentati come tracciatori e guide (ad esempio, nei racconti siberiani e amerindi).
Tra gli aspetti più noti del sito preistorico di Skateholm in Svezia, risalente al 6.000 a.C., figurano le sepolture di cani, 11 sepolti individualmente e 7 insieme ad un umano, che fanno di Skateholm un luogo particolarmente singolare nel panorama preistorico, anche perché tali tombe spesso presentano trattamenti rituali analoghi a quelli riservati agli esseri umani.
Nell'antica Mesopotamia, dal periodo Paleo-babilonese al periodo Neo-babilonese, i cani erano il simbolo di Ninisina, la dea della guarigione e della medicina e i suoi adoratori le dedicavano spesso piccoli modelli di cani seduti. Nei periodi neo-assiro e neobabilonese, i cani servivano come emblemi di protezione magica.

Le storie di cani che custodiscono le porte degli inferi ricorrono in tutte le mitologie indoeuropee e potrebbero avere origine dalle tradizioni proto-indoeuropee. In molte culture, mitologie e religioni appare il cane legato a una complessa simbologia che lo collega alla morte, all'Ade, a divinità lunari o ctonie, cioè del mondo sotterraneo. Oltre a questo, il cane è lo psicopompo, la guida dell'anima nell'oltretomba. In questa qualità presta la testa ad Anubi e Thot nell'antico Egitto, a Ecate, Ermete e Cerbero nella civiltà greco-romana.Nella mitologia persiana, due cani a quattro occhi custodiscono il ponte Cinvat. Nella mitologia induista, Yama, il dio della morte, possiede due cani da guardia chiamati Shyama e Sharvara, ognuno dei quali ha quattro occhi: si dice che sorveglino le porte di Naraka. Un cane nero è considerato il vahana (veicolo) di Bhairava (un'incarnazione di Shiva).
Il Medioevo valorizzò il cane come il guardiano delle case e delle greggi, il compagno insostituibile nella caccia, anche simbolicamente, come l'immagine della fedeltà. Come incarnazione della fedeltà del vassallo al suo signore feudale, della donna al marito, esso compare nei monumenti sepolcrali cavallereschi ai piedi del defunto o della defunta. Il cane divenne un'immagine ambivalente, sia della virtù teologale della Fede, sia, negativamente, dell'invidia e dell'ira. Nella mitologia norrena è presente la figura del terribile Garmr, cane infernale, e nell'ambito della mitologia e del folclore del centro-nord Europa è da menzionare anche la caccia selvaggia, schiera furiosa di esseri soprannaturali, legati a divinità ctonie, in cui compaiono anche i cani segugi.. Nella mitologia gallese, Cŵn Annwn custodisce Annwn.
Nell'arte rinascimentale il cane è simbolo della fedeltà e della fedeltà coniugale, come appare in alcune celebri opere: il Monumento funebre a Ilaria del Carretto a Lucca, la Venere di Urbino e il Ritratto di Eleonora Gonzaga della Rovere di Tiziano Vecellio, il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Antoon van Dyck.
Nel cristianesimo, i cani rappresentano la fedeltà. All'interno della denominazione cattolica romana in particolare, l'iconografia di San Domenico include un cane dopo che la madre del santo sognò un cane che le saltava fuori dal grembo e rimase incinta poco dopo. Pertanto, l'Ordine dei frati predicatori (latino ecclesiastico: Domini canis) significa "cane del Signore" o "segugio del Signore". Nella mitologia cristiana, un guardiano della chiesa assume spesso la forma di un cane nero per proteggere le chiese cristiane e i loro cimiteri dal sacrilegio. La legge ebraica non proibisce di tenere cani e altri animali domestici, ma richiede agli ebrei di nutrire i cani (e gli altri animali che possiedono) prima di se stessi e di prendere accordi per nutrirli prima di prenderli. La visione dei cani nell'Islam è mista, con alcune scuole di pensiero che li considerano impuri, sebbene Khaled Abou El Fadl affermi che questa visione si basa sulla "mitologia araba preislamica e su una tradizione falsamente attribuita al Profeta".

Secondo un'analisi statistica di ScienceAlert del 28 febbraio 2018, dal titolo "Deadliest creatures worldwide by annual number of human deaths as of 2018", i cani sono tra gli animali che ogni anno provocano maggiori morti umane. Precisamente i cani si trovano al quarto posto, dopo le zanzare, gli stessi esseri umani e i serpenti.
In quanto discendente del lupo, il cane tende a reagire agli stimoli seguendo l'istinto naturale derivatogli dal suo antenato. Tuttavia, differentemente dal lupo, il cane ha perso la naturale paura verso l'uomo tipica del progenitore ancestrale; perciò, quando la fonte del suo stress è di origine umana, l'animale tende ad aggredire. Al di là dei singoli casi specifici (come un conflitto con un altro cane), ogni aggressione canina apparentemente immotivata trova il suo perché nella paura che il singolo esemplare prova nei confronti degli oggetti della realtà. Alla base di questo timore vi sono quasi sempre una mancata o errata socializzazione, e una mancanza o scorretta educazione. La socializzazione e l'educazione da parte di un buon padrone riducono al minimo i rischi di attacchi da parte del cane: la socializzazione lo abitua fin da cucciolo alla diversità di stimoli e oggetti che caratterizzeranno la sua vita, facendoglieli concepire non come minacce, ma parte della sua quotidianità; e l'educazione gli permette, soprattutto nelle situazioni più stressanti, di affidarsi alla mano capace del padrone; affidandosi fedelmente a quest'ultimo, può superare quelle situazioni.
Da qui, ne consegue che, come non esiste nessun "cane cattivo", non esistono razze pericolose a priori, ma solo razze oggettivamente più grandi, più veloci nel reagire agli stimoli, o dotate di un morso più poderoso. Con loro, come con qualsiasi altro cane, rispetto al generalizzare in liste di razze canine pericolose, è importante saper gestire l'animale, attraverso una collaborazione tra l'allevatore e il futuro padrone, nel capire se le esigenze del cane si adattano a quelle dell'eventuale proprietario e nel predisporre il secondo ad accogliere e saper educare giustamente il cucciolo.
Comunque, sebbene i cani aggrediscano le persone (anche più spesso dei predatori selvatici), non sono gli attacchi diretti a costituire il vero pericolo nella specie canina: infatti, nei Paesi del Terzo mondo, i cani uccidono circa 25.000 persone ogni anno trasmettendo malattie letali come la rabbia, contro la quale spesso in quei luoghi mancano gli antidoti

La selezione artificiale dei cani da parte degli esseri umani per assolvere a funzioni specifiche è iniziata migliaia di anni fa, e una delle prime descrizioni conosciute degli standard di razza si trova nel Cinegetico del filosofo greco Senofonte (430-355 a.C.)
I processi di selezione artificiale si sono verificati in tutto il mondo, dando origine a diverse popolazioni canine. Gli esseri umani hanno creato razze differenti selezionando cani con caratteristiche specifiche. Con lo sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento, i cani sono diventati assistenti in lavori specifici, come la pastorizia e la guardia. Tuttavia oltre ai tratti selezionati dall'uomo, l'adattamento dei cani a una nuova nicchia ecologica rappresenta una parte fondamentale del processo di addomesticamento.
Ai Romani viene attribuito il merito di aver creato per primi metodi "completi" di allevamento canino intorno al III - IV sec. a.C. e capirono che la selezione influenzava non solo l'aspetto di un animale, ma anche il suo comportamento. Tra le razze canine menzionate dagli autori classici, le più note erano lo Spartano e il Molosso, entrambi originari della Grecia e utilizzati dai Romani per la caccia per la guardia della casa e del bestiame. Raggrupparono i cani in tre categorie: "un cane da guardia pesante usato come cane da fattoria, un cane da pastore veloce e un cane da caccia di taglia superiore alla media".
Un cambiamento demografico, drastico, si è verificato con l'avvento delle moderne pratiche di allevamento e di una forte selezione basata sull'estetica durante l'epoca vittoriana. La selezione di cani con fenotipi specifici standardardizzati, spesso patologici, seguita dall'allevamento consanguineo, ha segregato la variabilità genetica in razze distinte. La maggior parte delle razze canine moderne si sono sviluppate negli ultimi 150 anni. Influenzati dalle idee di Darwin sulla selezione naturale, i vittoriani si dedicarono all'allevamento per raggiungere l'ideale estetico di una determinata razza.
In passato, la priorità era data alla selezione di tratti che avrebbero aiutato l'uomo nelle attività di sostentamento della vita quotidiana, tra cui la caccia, il trasporto, la pastorizia e la guardia. Prima dell'epoca vittoriana, esistevano diversi tipi di cane, ma erano definiti principalmente dalla loro funzione.
La selezione basata sulle caratteristiche estetiche è proseguita per tutto il XX secolo, portando al riconoscimento di oltre 400 tipi di cani come razze distinte ognuna con uno standard di razza stabilito che specifica precise caratteristiche fenotipiche relative al colore, all'altezza o alla forma del corpo, insieme ad altre caratteristiche fisiche specifiche come la lunghezza della coda o la posizione delle orecchie.
La Fédération Cynologique Internationale (FCI) è la più grande organizzazione internazionale di coordinamento e pubblicazione degli standard di razza stabiliti dalle organizzazioni nazionali membre e definisce le regole per l'allevamento dei cani. Attualmente riconosce 364 razze.

In alcune razze, la selezione genetica si spinge così oltre che i cani soffrono di problemi di salute come difficoltà respiratorie o problemi agli occhi, oppure il parto non può più avvenire naturalmente, come nel caso del Bulldog inglese. In altre, le caratteristiche naturali sono state esagerate all'estremo, come le rughe nello Shar Pei o la modifica della consistenza del pelo. Tali obiettivi di selezione sono ora definiti maltrattamento genetico. Nel 2008, la BBC ha pubblicato il suo documentario "Pedigree Dogs Exposed", che ha portato per la prima volta all'attenzione di un pubblico più ampio metodi di allevamento controversi

I difetti genetici sono stati, e sono tuttora, deliberatamente sfruttati o accettati per raggiungere obiettivi di allevamento. Esempi ben noti includono la displasia dell'anca, displasia del gomito, brachicefalia, coda corta o senza coda, malattia del disco intervertebrale (IVDD), il gene merle e altri fattori letali. Queste anomalie articolari sono principalmente dovute a ideali di bellezza definiti arbitrariamente riguardo alla struttura corporea (ad esempio, la schiena inclinata del pastore tedesco o la schiena eccessivamente lunga del bassotto ). Le conseguenze di tali difetti genetici possono variare dal dolore durante il movimento alla paralisi completa. Un altro difetto scheletrico causato dall'allevamento è la sindrome di Wobbler. Questa patologia si manifesta principalmente nelle razze a collo lungo, come il Dobermann e l'Alano, e coinvolge almeno una vertebra cervicale deformata. Nei casi più gravi, ciò può portare al restringimento del canale spinale e, di conseguenza, alla paralisi degli arti anteriori.
Un difetto genetico comune, scoperto specificamente nei Collie a pelo lungo ma presente anche in razze affini come Australian Cattle Dog e numerose altre razze da pastore britanniche, è la mutazione del gene MDR1. Questo impedisce la sintesi della P-glicoproteina che è importante per il mantenimento della barriera emato-encefalica che impedisce ad alcuni farmaci di entrare nel cervello. Se la P-glicoproteina è assente, il dosaggio di alcuni farmaci deve essere drasticamente ridotto, poiché altrimenti possono avere effetti collaterali fatali.
Una forte selezione per un tratto desiderato può coincidere con una selezione involontaria per una variante allelica correlata a una malattia, che può essere fisiologicamente non correlata al tratto selezionato. Ad esempio, la selezione per le caratteristiche macchie nere nei Dalmata ha portato all'omozigosi per una mutazione recessiva del gene SLC2A9, che causa iperuricosuria e quindi un rischio di calcolosi delle vie urinarie. I gatti persiani sono stati fortemente selezionati per la loro conformazione brachicefalica, ma questa anatomia non è correlata alla patogenesi della malattia renale policistica autosomica dominante ereditaria.
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