Cappella Pappacoda

Cappella Pappacoda
Facciata della Cappella Pappacoda
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneCampania
LocalitàNapoli
Coordinate40°50′44.75″N 14°15′20.58″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Giovanni Evangelista
Arcidiocesi Napoli
FondatoreArtusio Pappacoda
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione1415
Completamento1772

La cappella Pappacoda (o anche cappella di San Giovanni dei Pappacoda) è una cappella monumentale del centro storico di Napoli, sita in largo San Giovanni Maggiore, adiacente alla basilica di San Giovanni Maggiore e di fronte al palazzo Giusso.

Storia

La costruzione fu voluta nel 1415 come cappella di famiglia da Artusio Pappacoda, consigliere e gran siniscalco di re Ladislao d'Angiò-Durazzo, intitolata a San Giovanni Evangelista.

Nel 1772 la chiesa fu interessata da lavori di rifacimento dell'interno, commissionati da Giuseppe Pappacoda, che per l'occasione fece affiggere un'inscrizione celebrativa degli esponenti del casato che si sono occupati della fondazione della cappella e del suo restauro (citando quindi se stesso):

(latino)
«Templum hoc Divi Joannis Evangelistæ
Ab Artusio Pappacoda
Regni Ladislai Regis senescallo et consiliario
Anno MCCCCXV a fundamentis excitatum
Josephus Pappacoda Centulanorum Princeps
A Carolo Rege Benecentissimo
Primum aureo Divi Januarii torque donatus tum
Inter intimos consiliarios adscitus aedificandum curavit
Anno MDCCLXXII.
»
(italiano)
«Questa chiesa di San Giovanni Evangelista
da Artusio Pappacoda
consigliere e siniscalco del Regno di re Ladislao
edificata dalle fondamenta nel 1415
Giuseppe Pappacoda principe di Centola
da re Carlo beneficentissimo
prima insignito della collana d'oro di San Gennaro,
poi accolto tra i consiglieri intimi, ha curato che fosse ristrutturata
nel 1772.»

Negli ultimi decenni del Novecento fu eretta una grande cancellata che precede il tempio, in modo da impedire vandalismi e saccheggi. Dopo essere stata in concessione d'uso all'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", come sede per le sedute di laurea, la cappella è rimasta successivamente chiusa per oltre dieci anni. Nel dicembre 2022 fu riaperta da un gruppo di associazioni guidate dal parroco locale grazie ad una campagna di raccolta fondi.

Descrizione

Particolare del campanile

La facciata è in tufo giallo con sul fianco sinistro un monumentale campanile che si caratterizza per un'associazione cromatica nei materiali impiegati, il tufo giallo e il piperno grigio scuro. Datato XV secolo, rappresenta un unicum artistico della città, essendo le sue forme tipiche dell'arte gotica-durazzesca. Presenta archetti trilobi e colonnine binate, finestre bifore e nelle parti alte numerosi frammenti scultorei marmorei di epoca romana reimpiegati nell'opera, tra cui una grande testa in marmo bianco e ritratti di coniugi a mezzo busto sulla facciata principale, mentre su quella laterale vi è un rilievo funebre con la scena del Ratto di Prosperina e una testa di Giunone.

Particolare del portale

L'ingresso è decorato da un sontuoso portale ogivale gotico, in marmo bianco e piperno, di Antonio Baboccio, datato al 1415. Questo, ricco di decorazioni a motivi floreali e slanciato verso l'alto, vede sul vertice superiore più estremo il San Michele Arcangelo con sotto ai piedi il drago sconfitto; ai lati ci sono gli arcangeli Raffaele e Gabriele. Più in basso vi è il Cristo con il libro eterno, ai cui piedi è di nuovo raffigurato in bassorilievo tra gli angeli e con lo scudo nell'atto dell'incoronazione, al cui centro della scena è posto lo stemma del casato Angiò-Durazzo di Napoli. Più in basso ancora, in una lunetta circondata da angeli sulla cui architrave, in altorilievo, vi è Gesù Bambino tra Evangelisti, è posta tra San Giovanni Evangelista e Battista la scultura della Madonna col Bambino in trono, sul cui fronte vi è un'incisione in caratteri gotici angioini. Sulle due colonne principali del monumento è infine scolpito lo stemma del casato Pappacoda: il leone su scudo intento a mangiare la sua coda rigirata.

L'interno della cappella è a navata unica, rettangolare. Le sole opere custodite sono i due sepolcri della prima metà del Cinquecento di Angelo e Sigismondo Pappacoda dello scultore rinascimentale Girolamo Santacroce. Risalenti al periodo in cui si sono effettuati i rimaneggiamenti dell'interno su volontà di Giuseppe Pappacoda, sono invece i due Evangelisti datati al 1772 del neoclassico Angelo Viva, un altare maggiore e, alle spalle, un San Giovanni Evangelista di stampo solimenesco.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 TCI (2008), p. 263.
  2. 1 2 TCI (2008), p. 264.

Bibliografia

Voci correlate

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