| Castello Gandolfi | |
|---|---|
| Ubicazione | |
| Stato attuale | |
| Regione | Piemonte |
| Città | Melazzo |
| Indirizzo | Piazza XX Settembre, 2 |
| Coordinate | 44°38′38.17″N 8°25′33.84″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | castello |
| Stile | medievale |
| Inizio costruzione | XI secolo |
| Materiale | pietra |
| Primo proprietario | conti d'Acquesana |
| Condizione attuale | residenza privata e visitabile |
| Proprietario attuale | privato |
| Visitabile | sì |
| Informazioni militari | |
| Funzione strategica | Difesa e controllo della valle dell'Erro e della via verso il mare |
| Occupanti | conti d'Acquesana; marchesi del Bosco; marchesi del Monferrato; Falletti; Gandolfi; Tarini; Arnaldi; Chiabrera |
| Azioni di guerra | Saccheggio del 1431 da parte delle truppe di Francesco Sforza; Saccheggio del 1610 da parte degli spagnoli |
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Il castello Gandolfi è un castello medievale situato nel comune di Melazzo, in provincia di Alessandria.
Le origini del castello risalgono all'XI secolo, quando Melazzo era feudo imperiale dei conti d'Acquesana. Secondo la tradizione nel castello nacque nel 1004 Guido d'Acqui, futuro vescovo della città.
Nel 1201 i signori di Melazzo Guglielmo e Manfredo cedettero il castello al comune di Acqui. Nel 1218 il castello venne occupato dagli alessandrini, mentre nel 1235 fu occupato una seconda volta dal podestà acquese senza il consenso del vescovo Ottone.
Nel XIII secolo Melazzo passò ai marchesi del Bosco per entrare successivamente nei territori del Marchesato del Monferrato; per via della sua posizione strategica il castello fu un importante presidio per il controllo della valle dell'Erro e della via verso Savona.
Durante il Rinascimento il castello appartenne ai Falletti; la poetessa Eleonora Ravoira della Croce, moglie del conte Giovan Giorgio Falletti, vi animò un cenacolo di umanisti e artisti frequentato anche dall'umanista Giuseppe Betussi, che le dedicò il dialogo La Leonora.
Il castello subì un saccheggio una prima volta dalle truppe di Francesco Sforza nel 1431 e una seconda dagli spagnoli nel 1610. Secondo Seren Rosso, l'antico complesso fortificato, eretto nell'XI secolo, venne completamente distrutto dal passaggio dalle truppe spagnole; gli ultimi feudatari del paese, i conti Gandolfo di Porto Maurizio, ricostruirono il complesso, che infatti presenta molte caratteristiche di un rifacimento settecentesco.
Secondo una tradizione riportata da diverse fonti, tra il 1330 e il 1333 il castello avrebbe ospitato il re inglese Edoardo II Plantageneto dopo la sua deposizione con una lapide collocata nella galleria del castello a ricordarne il soggiorno nel maniero.
Nel corso dell'Ottocento il castello appartenne ai Tarini, agli Arnaldi e successivamente ai Chiabrera. Nel 1890 gli Arnaldi promossero l'apertura di un asilo infantile gestito dalle suore di Sant'Anna e istituirono nel castello un collegio preparatorio alla Regia Marina.
Tra il 1913 e il 1922 il conte Cesare Chiabrera patrocinò un restauro conservativo del castello affidandone i lavoria ll'ingegnere Repellini di Cremona. Nel XIX e XX secolo il complesso fu inoltre interessato da interventi che gli diedero un aspetto neogotico, cosa visibile in particolare nelle merlature delle mura.
Durante la seconda guerra mondiale il castello venne requisito dalle truppe tedesche e vi venne installato il comando militare della zona. Nel secondo dopoguerra il complesso ospitò l'istituto "Alessandria", promosso dalla Fondazione di solidarietà nazionale pro-partigiani e vittime della lotta di liberazione della provincia di Alessandria.
Il castello sorge su un preesistente impianto medievale e si sviluppa attraverso un corpo centrale continuo disposto in direzione nord-sud, che divide la proprietà in due spazi aperti. Il complesso conserva parti del basso Medioevo rimaneggiate e integrate da elementi successivi dovuti ai vari restauri che si sono susseguiti nei secoli.
Della struttura originaria rimangono gli imponenti bastioni di cinta e il cammino di guardia protetto da mura merlate con aperture e feritoie a strapiombo sulla valle dell'Erro. La torre centrale coincide con l'ingresso principale ed è caratterizzata da finestre ad arco, bifore e da un coronamento di archetti sospesi in laterizio.
L'edificio consta circa 35 stanze e conserva volte a crociera nel piano nobile e coperture con archi a tre cerniere al piano terra e al secondo piano. La pavimentazione comprende le cosiddette "piastrelle di San Guido", mattonelle rettangolari dell'XI secolo provenienti dalla fornace che era di proprietà dei conti d'Acquesana, famiglia di Guido, che si trovava in località Caliogna.
All'interno del complesso è presente una galleria conclusa da un balcone panoramico in pietra del XVII secolo affacciato sulla valle dell'Erro.
Il castello è dotato anche di un parco che si estende per oltre seimila metri quadrate che contiene numerosi alberi ad alto fusto.