| Lesula | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Mammalia |
| Sottoclasse | Theria |
| Infraclasse | Eutheria |
| Superordine | Euarchontoglires |
| (clade) | Euarchonta |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Haplorrhini |
| Infraordine | Simiiformes |
| Parvordine | Catarrhini |
| Superfamiglia | Cercopithecoidea |
| Famiglia | Cercopithecidae |
| Sottofamiglia | Cercopithecinae |
| Tribù | Cercopithecini |
| Genere | Cercopithecus |
| Specie | C. lomamiensis |
| Nomenclatura binomiale | |
| Cercopithecus lomamiensis Hart et al., 2012 | |
Il lesula (Cercopithecus lomamiensis Hart et al., 2012) è una specie di primate della famiglia Cercopithecidae, appartenente alla sottofamiglia Cercopithecinae e alla tribù Cercopithecini. È endemico delle foreste tropicali della Repubblica Democratica del Congo centrale, dove occupa un territorio relativamente ristretto compreso tra i fiumi Lomami e Tshuapa.
La specie venne individuata dai ricercatori nel giugno 2007, quando un gruppo impegnato nell'esplorazione biologica del bacino del Lomami osservò una giovane scimmia sconosciuta alla zoologia scientifica, ma già nota alle popolazioni locali con il nome di lesula. Dopo ulteriori indagini morfologiche, ecologiche e genetiche, la specie venne formalmente descritta il 12 settembre 2012 da John A. Hart e collaboratori.
Il lesula è un cercopiteco di taglia media, caratterizzato da una corporatura slanciata, da un volto relativamente glabro e chiaro, circondato da una folta criniera di peli giallo-grigiastri, e da una colorazione del mantello che comprende tonalità ambrate, grigie e nere. A differenza della maggior parte dei cercopitechi, presenta abitudini semiterricole e ricerca frequentemente il cibo sul terreno forestale.
Le analisi morfologiche e molecolari hanno dimostrato che il suo parente evolutivo più prossimo è il cercopiteco di Hamlyn (Cercopithecus hamlyni), dal quale si distingue per numerosi caratteri cranici, cromatici e genetici. Le due specie costituiscono un gruppo evolutivo distinto all'interno del genere Cercopithecus. Il lesula è classificato come specie vulnerabile (Vulnerable, VU) nella Lista rossa IUCN, principalmente a causa della distribuzione geografica limitata e della caccia per il consumo della carne selvatica.

La scoperta scientifica del lesula avvenne nel corso delle esplorazioni faunistiche della regione compresa tra i fiumi Tshuapa, Lomami e Lualaba, comunemente indicata con la sigla TL2. Nel giugno 2007, un gruppo di ricercatori osservò una giovane femmina di scimmia tenuta in cattività presso l'abitazione del direttore di una scuola nella località di Opala, nella Repubblica Democratica del Congo. L'animale presentava caratteristiche morfologiche differenti da quelle dei cercopitechi già conosciuti nella regione. Il proprietario lo identificò con il nome locale di lesula, spiegando che la scimmia era ben nota ai cacciatori delle foreste circostanti.
Secondo le informazioni raccolte dai ricercatori, la giovane femmina proveniva da una foresta presso Yawende, a ovest del fiume Lomami, dove la madre era stata uccisa da un cacciatore. I ricercatori fotografarono l'animale e ne seguirono lo sviluppo nei diciotto mesi successivi. Ulteriori indagini condotte nella regione portarono all'individuazione di altri individui, maschi e femmine, mantenuti in cattività presso le comunità locali. La prima osservazione documentata della specie allo stato selvatico avvenne nel dicembre 2007 nella regione di Obenge, in prossimità del fiume Lomami.
Le ricerche successive compresero lo studio delle caratteristiche del mantello, della morfologia cranica, delle sequenze genetiche, delle vocalizzazioni e della distribuzione geografica. Il confronto con il cercopiteco di Hamlyn, considerato inizialmente il taxon più simile, confermò la presenza di differenze sufficientemente importanti da giustificare il riconoscimento di una specie autonoma. La descrizione formale venne pubblicata il 12 settembre 2012 sulla rivista scientifica PLoS ONE.
La scoperta ebbe una notevole risonanza internazionale, anche perché mise in evidenza quanto la biodiversità delle foreste del bacino centrale del Congo fosse ancora insufficientemente conosciuta. Il lesula rappresenta inoltre un caso significativo di collaborazione tra la ricerca scientifica e le conoscenze zoologiche tradizionali delle comunità locali.
Il lesula venne descritto scientificamente nel 2012 da John A. Hart, Kate M. Detwiler, Christopher C. Gilbert, Andrew S. Burrell, James L. Fuller, Maurice Emetshu, Terese B. Hart, Ashley Vosper, Eric J. Sargis e Anthony J. Tosi. La descrizione originale venne pubblicata il 12 settembre 2012 sulla rivista PLoS ONE, con il titolo Lesula: A New Species of Cercopithecus Monkey Endemic to the Democratic Republic of Congo and Implications for Conservation of Congo's Central Basin. Il nome scientifico lomamiensis deriva dal fiume Lomami, che costituisce uno dei principali elementi geografici della regione nella quale la specie venne scoperta.
Il nome comune lesula è invece il termine utilizzato dalle popolazioni locali in diverse lingue della regione. Nella descrizione originale sono riportati anche i nomi vernacolari kifula e tou, utilizzati da differenti comunità. L'olotipo è un maschio adulto, del quale sono conservati il cranio e la pelle, raccolto presso Lohumonoko, sulla riva occidentale del fiume Lomami.
L'esemplare è conservato nelle collezioni del Museo Peabody di storia naturale dell'Università Yale, con il numero di catalogo YPM MAM 014080. La specie appartiene al genere Cercopithecus, all'interno del quale costituisce, insieme al cercopiteco di Hamlyn, un gruppo evolutivo distinto. Le analisi genetiche e morfologiche condotte durante la descrizione originale hanno confermato che le due specie sono reciprocamente distinguibili.
Il lesula presenta, tra l'altro, orbite relativamente più grandi, una regione interorbitale più stretta, una diversa conformazione della parte posteriore del cranio e alcuni denti di dimensioni maggiori rispetto al cercopiteco di Hamlyn.

La stretta parentela tra il lesula e il cercopiteco di Hamlyn è sostenuta da caratteri morfologici, genetici e comportamentali. Entrambe le specie presentano una particolare conformazione del cranio, una folta criniera di peli intorno al volto, una pigmentazione azzurra della regione genitale nei maschi adulti e abitudini relativamente terricole. Producono inoltre richiami vocali profondi, caratterizzati da una progressiva diminuzione della frequenza durante l'emissione. La principale differenza biogeografica è rappresentata dalla distribuzione geografica.
Il lesula occupa le foreste comprese tra i fiumi Tshuapa e Lomami, mentre il cercopiteco di Hamlyn è diffuso soprattutto nelle foreste situate a est del sistema fluviale Congo-Lualaba. La presenza dei grandi corsi d'acqua del bacino del Congo ha probabilmente contribuito all'isolamento delle due linee evolutive.
Una ricerca pubblicata nel 2025 sulla rivista Genome Biology ha approfondito la storia evolutiva del lesula mediante il sequenziamento del genoma ricavato dall'olotipo della specie. Il materiale genetico dell'esemplare storico è stato confrontato con dati genomici di altri cercopitechi, compreso il cercopiteco di Hamlyn.
Le analisi hanno confermato che le due specie costituiscono linee evolutive strettamente imparentate e hanno stimato la loro separazione a circa 3-4 milioni di anni fa. Lo studio ha inoltre identificato segnali di selezione positiva in geni associati alla colorazione del mantello, alle funzioni immunitarie, alla morfologia scheletrica e alla locomozione. Alcune di queste caratteristiche potrebbero essere collegate all'evoluzione delle abitudini terricole, relativamente insolite all'interno del genere Cercopithecus. I ricercatori hanno esaminato anche l'ipotesi che l'evoluzione della locomozione terricola fosse stata favorita da scambi genetici con altri cercopitecini terrestri.
I risultati non hanno tuttavia fornito un sostegno significativo a questa interpretazione, suggerendo che almeno alcune delle caratteristiche adattative possano essersi evolute in modo prevalentemente indipendente. Le analisi hanno inoltre evidenziato una diversità genetica relativamente elevata sia nel lesula sia nel cercopiteco di Hamlyn. Gli autori hanno pertanto concluso che, sulla base dei dati esaminati, l'erosione della diversità genomica non sembra rappresentare una minaccia immediata paragonabile alla diminuzione delle popolazioni provocata dalla caccia e dalla perdita degli habitat.
Questi risultati sottolineano l'importanza di adottare strategie di conservazione rivolte principalmente alla protezione delle popolazioni selvatiche e degli ecosistemi forestali che le ospitano.

Il lesula è un primate di taglia media, caratterizzato da una corporatura relativamente snella, arti lunghi e una coda non prensile. La lunghezza della testa e del tronco nei maschi adulti esaminati durante la descrizione originale variava tra 47 e 65 cm, con un peso compreso tra 4 e 7,1 kg. Nelle femmine subadulte misurate, la lunghezza era di 40-42 cm e il peso di 3,5-4 kg. Questi dati derivano da un numero relativamente limitato di esemplari e devono pertanto essere considerati indicativi. È presente un evidente dimorfismo sessuale, soprattutto nelle dimensioni corporee e dei canini, con maschi generalmente più grandi delle femmine.
Il mantello presenta una colorazione particolarmente caratteristica, costituita da una combinazione di peli grigiastri, giallastri, ambrati e neri. La testa è circondata da una folta criniera di peli relativamente lunghi, generalmente biondo-grigiastri, che si estendono sulle guance e sulla sommità del capo. La regione facciale è quasi completamente priva di pelo e presenta una pigmentazione variabile dal grigio rosato al bruno chiaro. Le orecchie, anch'esse relativamente glabre, possiedono una colorazione simile a quella del volto.
Una sottile striscia verticale chiara può essere presente sul naso, ma è generalmente meno evidente rispetto alla caratteristica marcatura bianca del cercopiteco di Hamlyn. La gola, il mento e la parte superiore del petto sono ricoperti da una pelliccia giallastra o color crema. La parte inferiore dell'addome e gli arti anteriori sono prevalentemente neri, creando un forte contrasto con le regioni superiori del corpo. Il dorso presenta peli caratterizzati da bande alternate di colore chiaro e scuro, che conferiscono alla pelliccia un aspetto screziato.
Nella parte posteriore del dorso è generalmente presente una vistosa regione color ambra, particolarmente evidente in prossimità della base della coda. La parte prossimale delle cosce è ricoperta da peli grigio-argentei, mentre la restante parte degli arti posteriori è prevalentemente nera. La coda presenta una base color ambra e diventa progressivamente più scura verso l'estremità, che è completamente nera. A differenza di quella del cercopiteco di Hamlyn, la coda del lesula non presenta un evidente ciuffo terminale.

I giovani presentano una colorazione del mantello sensibilmente diversa da quella degli adulti. La pelliccia è inizialmente relativamente uniforme, con tonalità bionde o giallastre, particolarmente chiare sulla gola e sulla parte superiore del ventre. La caratteristica striscia chiara sul naso può essere assente o appena accennata. Durante la crescita, la regione dorsale assume progressivamente tonalità più scure e compare la caratteristica macchia ambrata nella parte posteriore del dorso.
Negli individui seguiti durante lo studio originale, la colorazione adulta si sviluppava gradualmente nel corso dei primi mesi di vita. Una femmina osservata a partire da un'età stimata di circa tre mesi aveva acquisito un mantello simile a quello adulto e raggiunto dimensioni corporee comparabili a quelle degli adulti intorno ai quindici mesi.

Oltre alle differenze nelle dimensioni corporee, i maschi adulti presentano una caratteristica colorazione della regione genitale. Lo scroto e la regione perineale possono assumere una vistosa pigmentazione azzurra, che contrasta con il mantello scuro degli arti posteriori. Questa colorazione è simile a quella osservata nei maschi del cercopiteco di Hamlyn e costituisce uno dei caratteri morfologici condivisi dalle due specie. Le differenze sessuali sono evidenti anche nella conformazione del cranio e nelle dimensioni dei canini, generalmente più sviluppati nei maschi.

Il lesula è endemico della Repubblica Democratica del Congo e occupa un areale relativamente ristretto nella parte orientale del bacino centrale del Congo. La distribuzione conosciuta è compresa tra il medio corso del fiume Lomami, a est, e l'alto corso del fiume Tshuapa, a ovest. Le ricerche pubblicate nel 2012 indicavano un'estensione geografica complessiva di circa 17.000 km², compresa approssimativamente tra 1° e 3°30′ di latitudine sud. Il limite meridionale coincide grosso modo con il passaggio dalle foreste tropicali continue alle formazioni di savana, mentre il limite settentrionale era meno chiaramente definito.
L'altitudine delle località nelle quali la specie è stata documentata varia approssimativamente tra 400 e 715 m sul livello del mare. La presenza del fiume Lomami costituisce un importante elemento biogeografico, poiché sembra rappresentare una barriera alla dispersione del lesula verso le foreste situate più a est. Anche il fiume Tshuapa contribuisce alla delimitazione occidentale della distribuzione conosciuta.
L'habitat principale è costituito dalle foreste tropicali umide sempreverdi di pianura. Il lesula frequenta soprattutto foreste mature non soggette a inondazioni stagionali, comprese formazioni miste caratterizzate da un'elevata diversità di specie arboree. È stato documentato anche in foreste dominate da Gilbertiodendron dewevrei, una grande specie arborea appartenente alla famiglia Fabaceae. Questi ambienti sono caratterizzati da una copertura forestale relativamente continua e da un sottobosco nel quale sono presenti numerose piante erbacee utilizzate come alimento.
La specie risulta meno frequente nelle foreste secondarie in fase di rigenerazione situate nei pressi degli insediamenti umani. Durante le indagini originali non venne documentata nelle foreste soggette a inondazioni stagionali né nelle foreste a galleria delle savane situate a sud del principale complesso forestale. La distribuzione sembra pertanto associata soprattutto alla presenza di foreste sempreverdi mature, con una vegetazione del sottobosco relativamente ricca.
Le osservazioni condotte durante la descrizione originale indicarono che la specie non era uniformemente distribuita all'interno dell'areale. In alcune regioni, soprattutto nel bacino del fiume Tutu, affluente del Lomami, i richiami vocali venivano registrati con maggiore frequenza rispetto alle aree meridionali. Queste differenze potrebbero dipendere dalla distribuzione degli habitat favorevoli e dalla disponibilità delle risorse alimentari. La parte meridionale dell'areale presenta infatti un clima relativamente più stagionale e una maggiore presenza di ambienti di transizione tra foresta e savana.
L'assenza della specie da alcune località non deve tuttavia essere interpretata automaticamente come prova di un habitat inadatto, poiché il comportamento particolarmente elusivo rende difficile la rilevazione degli individui.
Il lesula è un primate onnivoro, con una dieta comprendente frutti, foglie, germogli, parti vegetali erbacee e altre risorse alimentari. Una caratteristica particolarmente importante è il consumo di vegetazione erbacea presente sul terreno forestale. Durante le osservazioni condotte per la descrizione originale, gli animali vennero osservati mentre consumavano piccioli fogliari, parti di frutti maturi e immaturi, boccioli fiorali e tessuti vegetali in crescita appartenenti a due specie della famiglia Marantaceae.
Le Marantaceae comprendono numerose piante erbacee delle foreste tropicali africane, caratterizzate da foglie relativamente grandi e da germogli utilizzabili come risorsa alimentare. La presenza di queste piante nel sottobosco può favorire le abitudini terricole della specie. In alcune occasioni, i lesula sono stati osservati mentre raccoglievano dal terreno frammenti di alimenti lasciati cadere da altri primati che si nutrivano nei livelli superiori della foresta. Questo comportamento permette di sfruttare risorse alimentari che altrimenti potrebbero risultare difficilmente accessibili.
La dieta presenta analogie con quella del cercopiteco di Hamlyn e con quella di alcune specie del genere Allochrocebus, anch'esse relativamente terricole. Non sono tuttavia disponibili dati quantitativi sufficienti per stabilire con precisione le proporzioni delle differenti categorie alimentari consumate dal lesula durante l'intero anno.
Il lesula è una specie diurna e semiterricola, che trascorre una parte considerevole del tempo sul terreno forestale. La locomozione comprende spostamenti quadrupedi al suolo, arrampicate e movimenti nella vegetazione arborea. La specie può utilizzare differenti livelli della foresta, ma le osservazioni indicano una frequentazione relativamente elevata del sottobosco e del terreno. Durante lo studio originale vennero osservati complessivamente 48 individui in 19 incontri diretti.
Di questi, 17 individui, corrispondenti a circa il 35%, si trovavano al suolo al momento della prima osservazione. Questa percentuale non rappresenta necessariamente il tempo complessivamente trascorso sul terreno, ma conferma l'importanza della locomozione terricola nel comportamento della specie. Durante alcuni incontri, gli individui si allontanarono correndo sul terreno anziché arrampicarsi sugli alberi. In altri casi, animali inizialmente presenti nel sottobosco o negli strati intermedi della vegetazione scesero al suolo per fuggire.
Questi comportamenti differiscono da quelli di numerosi cercopitechi prevalentemente arboricoli, che tendono a cercare rifugio nei livelli superiori della foresta. Il lesula è particolarmente elusivo e può risultare difficile da individuare anche nelle località nelle quali è relativamente frequente. La tendenza a nascondersi o ad allontanarsi silenziosamente costituisce uno dei principali ostacoli allo studio della specie.
Le conoscenze sull'organizzazione sociale del lesula rimangono relativamente limitate. Le osservazioni dirette effettuate durante la descrizione originale riguardarono individui isolati o piccoli gruppi comprendenti da uno a cinque esemplari. In otto dei diciannove incontri venne osservato un singolo individuo. Questi dati non permettono tuttavia di stabilire con certezza le dimensioni effettive dei gruppi sociali, poiché gli animali possono trovarsi dispersi nel sottobosco ed essere difficili da osservare contemporaneamente.
La presenza di più individui che emettono richiami vocali nella stessa località suggerisce che i gruppi possano essere più numerosi di quanto indicato dagli avvistamenti diretti. Le informazioni disponibili non consentono di descrivere in dettaglio la struttura delle gerarchie sociali, le modalità di dispersione dei maschi e le relazioni tra le femmine. È possibile che l'organizzazione sociale presenti analogie con quella del cercopiteco di Hamlyn, ma tali somiglianze richiedono ulteriori conferme mediante osservazioni sistematiche.
Durante le ricerche originali, il lesula venne frequentemente osservato in associazione con altre specie di primati. In undici dei diciannove incontri diretti, gli animali erano presenti insieme ad almeno un'altra specie. Tra i primati documentati figuravano il cercopiteco coronato di Wolf (Cercopithecus wolfi), il cercopiteco nasobianco del Congo (Cercopithecus ascanius) e alcune popolazioni di colobo rosso. Le associazioni interspecifiche possono favorire l'individuazione dei predatori e permettere lo sfruttamento di risorse alimentari presenti in differenti livelli della vegetazione.
In due occasioni, i ricercatori osservarono lesula che si nutrivano sul terreno di frammenti vegetali lasciati cadere da altri primati intenti a ricercare il cibo negli strati intermedi e superiori della foresta. Questo comportamento rappresenta una forma di sfruttamento indiretto delle risorse alimentari utilizzate da specie differenti. Non è ancora chiaro quanto siano stabili tali associazioni e quale sia la loro effettiva importanza nella vita sociale del lesula.
Una delle caratteristiche comportamentali più riconoscibili del lesula è la produzione di vocalizzazioni profonde e sonore, comunemente indicate nella letteratura scientifica con il termine inglese boom. Questi richiami vengono emessi soprattutto nelle prime ore del mattino, intorno all'alba, e sono generalmente poco frequenti durante il resto della giornata. Occasionalmente possono essere uditi anche nelle ore serali, poco dopo il tramonto. Le vocalizzazioni sono caratterizzate da una frequenza relativamente bassa e da una progressiva diminuzione della frequenza fondamentale durante l'emissione.
I richiami vengono generalmente prodotti in brevi sequenze di due o tre suoni. In alcune occasioni, individui differenti emettono richiami sovrapposti, dando origine a sequenze di vocalizzazioni che possono ricordare un coro. Lo studio originale ha confrontato le vocalizzazioni del lesula con quelle del cercopiteco di Hamlyn. Le analisi acustiche si sono basate su 49 registrazioni utilizzabili, delle quali sei attribuite al lesula e 43 al cercopiteco di Hamlyn.
Nel lesula, la frequenza fondamentale media era di circa 215 Hz all'inizio del richiamo e di 199 Hz alla fine, con una durata media di circa 0,35 secondi. Nel cercopiteco di Hamlyn, i valori corrispondenti erano di circa 205 e 188 Hz, con una durata media di 0,37 secondi. Le differenze tra i richiami delle due specie sono relativamente modeste, ma alcune caratteristiche acustiche permettono di distinguerli statisticamente. Le somiglianze costituiscono un ulteriore elemento a sostegno della stretta parentela evolutiva tra le due specie.
I richiami profondi sono attribuiti prevalentemente ai maschi, come avviene in altre specie di cercopitechi dotate di strutture laringee specializzate. Le funzioni precise di queste vocalizzazioni non sono ancora state completamente chiarite, ma potrebbero comprendere il mantenimento dei contatti tra individui e la comunicazione a distanza.
Le vocalizzazioni costituiscono uno strumento particolarmente utile per individuare la presenza del lesula nelle foreste. Durante le indagini condotte per la descrizione originale, i richiami furono registrati in 34 dei 70 punti di ascolto situati all'interno dell'areale conosciuto. In 27 di queste località furono uditi richiami provenienti da più individui. Al contrario, nei 47 punti di ascolto situati al di fuori dell'areale conosciuto, a est del Lomami e a ovest dello Tshuapa, non vennero registrate vocalizzazioni attribuibili alla specie.
Questi risultati hanno contribuito a definire i confini geografici del lesula. La differenza tra la frequenza delle vocalizzazioni e quella degli avvistamenti diretti suggerisce inoltre che la specie possa risultare più comune di quanto indicato dai soli censimenti visivi.
La biologia riproduttiva del lesula è ancora poco conosciuta. La descrizione originale ha documentato differenze morfologiche tra individui adulti, subadulti e giovani, ma non ha fornito dati sistematici sulla durata della gestazione, sugli intervalli tra le nascite o sulla stagionalità riproduttiva. Come negli altri cercopitechi, è probabile che le femmine diano generalmente alla luce un solo piccolo. I giovani presentano una colorazione del mantello notevolmente più chiara rispetto agli adulti, con tonalità bionde o giallastre.
Durante la crescita compaiono progressivamente le caratteristiche marcature del mantello adulto. Le informazioni relative alle cure parentali, all'età della maturità sessuale e alla dispersione degli individui giovani rimangono limitate. Ulteriori osservazioni delle popolazioni selvatiche sono necessarie per chiarire questi aspetti della biologia della specie.
Il lesula vive in ecosistemi forestali nei quali sono presenti numerosi predatori potenziali di primati. Tra questi figurano il leopardo (Panthera pardus) e grandi rapaci forestali, in particolare l'aquila coronata (Stephanoaetus coronatus). La predazione da parte di quest'ultima specie è stata documentata direttamente durante le ricerche originali. I ricercatori osservarono una giovane femmina di lesula ferita in un albero, immediatamente dopo l'allontanamento di un'aquila coronata.
L'animale morì successivamente e venne raccolto come esemplare scientifico, con il numero di catalogo YPM 14192. Questa osservazione costituisce una delle prime testimonianze dirette dell'interazione tra il lesula e un suo predatore naturale. Le abitudini semiterricole possono inoltre rendere la specie vulnerabile ai predatori terrestri. La frequentazione del sottobosco e del terreno forestale contribuisce tuttavia anche a differenziarne la nicchia ecologica da quella di numerosi altri cercopitechi prevalentemente arboricoli.
Attraverso il consumo di frutti e altre risorse vegetali, il lesula partecipa alle reti trofiche delle foreste tropicali del Congo. La sua importanza quantitativa nei processi di dispersione dei semi e nelle dinamiche della vegetazione non è stata ancora determinata con precisione.
Il lesula è classificato come specie vulnerabile (Vulnerable, VU) nella Lista rossa IUCN, secondo la valutazione pubblicata nel 2020 e condotta l'11 gennaio 2019. La categoria è stata assegnata in base al criterio B1ab(i,iii,v), relativo alla distribuzione geografica limitata e al declino dell'areale, della qualità degli habitat e del numero di individui maturi. La tendenza demografica complessiva è considerata decrescente. Le principali minacce sono rappresentate dalla caccia per il consumo della carne selvatica e dalla possibile degradazione degli habitat forestali.
La caccia costituisce la principale minaccia immediata per la sopravvivenza del lesula. La specie è conosciuta dalle comunità locali e viene occasionalmente catturata mediante trappole o altri strumenti utilizzati per la caccia ai mammiferi forestali. Le abitudini semiterricole possono aumentarne la vulnerabilità alle trappole collocate sul terreno. Durante le esplorazioni condotte per la descrizione originale, i ricercatori raccolsero testimonianze di catture e osservarono individui mantenuti in cattività dopo essere stati sottratti alle popolazioni selvatiche.
La domanda di carne selvatica proveniente dai centri urbani del bacino del Congo costituisce un importante fattore di pressione. In particolare, i mercati di Kisangani e Kindu sono stati identificati come importanti destinazioni commerciali per la fauna cacciata nella regione. La caccia può provocare una rapida riduzione delle popolazioni anche in foreste che mantengono una copertura vegetale apparentemente intatta.
La distribuzione relativamente limitata rende il lesula particolarmente vulnerabile alla trasformazione degli ecosistemi forestali. La specie è associata soprattutto alle foreste tropicali sempreverdi mature e risulta meno frequente nelle formazioni secondarie prossime agli insediamenti umani. L'espansione agricola, l'apertura di nuove vie di comunicazione e altre attività possono quindi compromettere la continuità degli habitat favorevoli. La frammentazione forestale potrebbe inoltre ridurre gli scambi tra popolazioni e ostacolare gli spostamenti degli individui.
Le conoscenze attuali non permettono tuttavia di quantificare con precisione la riduzione complessiva degli habitat occupati dalla specie.
Una delle principali iniziative di conservazione collegate alla scoperta del lesula è stata l'istituzione del parco nazionale della Lomami. Il parco venne ufficialmente istituito il 7 luglio 2016 e comprende circa 8.874 km² di foreste tropicali, con formazioni di savana nella parte meridionale. Si trova principalmente nelle province di Tshopo e Maniema, con un'estensione marginale nella regione del Sankuru.
La creazione del parco rappresenta un risultato importante delle esplorazioni biologiche iniziate nel 2007 nella regione TL2. Le ricerche avevano infatti documentato la presenza di numerose specie di primati, comprese forme endemiche e taxa precedentemente poco conosciuti. Oltre al lesula, il territorio ospita il bonobo (Pan paniscus), l'okapi (Okapia johnstoni), il pavone del Congo (Afropavo congensis) e altre specie di grande interesse conservazionistico. Il parco protegge uno dei principali complessi di foresta tropicale relativamente continua della regione.
La sua gestione è affidata all'Institut Congolais pour la Conservation de la Nature, in collaborazione con la Frankfurt Zoological Society. Le attività di conservazione comprendono il pattugliamento contro la caccia illegale, il monitoraggio delle popolazioni selvatiche e iniziative di collaborazione con le comunità locali.
La tutela del lesula dipende in larga misura dall'efficacia di queste misure e dalla capacità di limitare la pressione venatoria anche nelle foreste situate al di fuori dei confini del parco.