| Cercopiteco nasobianco maggiore | |
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| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Mammalia |
| Infraclasse | Eutheria |
| Superordine | Euarchontoglires |
| (clade) | Euarchonta |
| Ordine | Primates |
| Sottordine | Haplorrhini |
| Infraordine | Simiiformes |
| Parvordine | Catarrhini |
| Superfamiglia | Cercopithecoidea |
| Famiglia | Cercopithecidae |
| Sottofamiglia | Cercopithecinae |
| Tribù | Cercopithecini |
| Genere | Cercopithecus |
| Specie | C. nictitans |
| Nomenclatura binomiale | |
| Cercopithecus nictitans (Linnaeus, 1766) | |
| Sinonimi | |
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Simia nictitans | |
| Sottospecie | |
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| Areale | |
Il cercopiteco nasobianco maggiore (Cercopithecus nictitans (Linnaeus, 1766)) è una specie di primate della famiglia Cercopithecidae, appartenente alla sottofamiglia Cercopithecinae e alla tribù Cercopithecini. È diffuso nelle foreste tropicali dell'Africa occidentale e dell'Africa centrale, dove occupa un areale disgiunto che comprende la Liberia, la Costa d'Avorio, la Nigeria, il Camerun, il Gabon, la Guinea Equatoriale, la Repubblica del Congo, la Repubblica Centrafricana e la parte settentrionale della Repubblica Democratica del Congo. Una popolazione insulare vive sull'isola di Bioko, nel golfo di Guinea.
È un cercopiteco di dimensioni relativamente grandi, caratterizzato da un mantello prevalentemente grigio-olivastro o bruno scuro, da arti nerastri e da una caratteristica macchia bianca sul naso, nettamente contrastante con la colorazione scura del volto. Quest'ultima marcatura costituisce il principale carattere distintivo della specie e ne spiega il nome comune. Il cercopiteco nasobianco maggiore è un primate prevalentemente arboricolo e diurno, che vive in gruppi sociali generalmente costituiti da un maschio adulto, diverse femmine e la loro prole. Frequenta soprattutto gli strati intermedi e superiori della foresta, dove ricerca frutti, semi, foglie e piccoli invertebrati.
La specie è particolarmente nota per la complessità del proprio sistema di comunicazione vocale. Gli studi condotti nelle foreste della Nigeria e della Repubblica del Congo hanno dimostrato che i maschi producono differenti vocalizzazioni d'allarme e possono combinarle in sequenze dotate di funzioni comunicative distinte. In particolare, le sequenze composte da richiami denominati pyow e hack sono associate agli spostamenti del gruppo e costituiscono uno degli esempi meglio studiati di comunicazione combinatoria nei primati non umani.
La Lista rossa IUCN classifica il cercopiteco nasobianco maggiore come specie prossima alla minaccia (Near Threatened, NT), soprattutto a causa della caccia per il consumo della carne selvatica e della progressiva distruzione degli habitat forestali. Alcune popolazioni geografiche, in particolare quelle della Costa d'Avorio occidentale e di Bioko, sono soggette a minacce più gravi rispetto alla specie considerata nel suo complesso.

Il cercopiteco nasobianco maggiore venne descritto scientificamente nel 1766 dal naturalista svedese Carl Linnaeus, nella dodicesima edizione del Systema Naturae, con il nome originale Simia nictitans. La località tipica venne inizialmente indicata genericamente come Guinea.
Successivamente, Colin P. Groves ha ristretto la località tipica al fiume Benito, nella Guinea Equatoriale continentale. Il nome specifico nictitans deriva dal latino e significa «che ammicca» o «che sbatte le palpebre». La specie venne successivamente trasferita al genere Cercopithecus. Il cercopiteco nasobianco maggiore appartiene al gruppo di specie di Cercopithecus mitis, che comprende diversi cercopitechi africani caratterizzati da una notevole variabilità geografica.
Le sue relazioni evolutive con il cercopiteco dal diadema e con altre forme affini sono state oggetto di differenti interpretazioni sistematiche.
Il numero delle sottospecie riconosciute varia secondo la classificazione adottata. La terza edizione di Mammal Species of the World, pubblicata nel 2005, riconosceva soltanto due sottospecie:
La valutazione IUCN pubblicata nel 2020 adotta invece una classificazione più articolata, riconoscendo cinque sottospecie:
Questa classificazione non è adottata uniformemente da tutti i repertori tassonomici. Alcuni autori hanno considerato insolitus e ludio sinonimi della sottospecie nominale, mentre stampflii è stata talvolta inclusa in martini. La valutazione IUCN del 2020 riconosce tuttavia le cinque forme, seguendo principalmente la classificazione proposta da Oates nel 2011. Il Mammal Diversity Database riconosce Cercopithecus nictitans come specie valida e registra i differenti nomi infraspecifici tra i sinonimi tassonomici, senza adottare necessariamente lo stesso elenco di sottospecie attualmente accettate.
Il cercopiteco nasobianco maggiore appartiene a un gruppo evolutivo comprendente il cercopiteco dal diadema (Cercopithecus mitis) e altre specie africane strettamente imparentate. Le relazioni filogenetiche all'interno di questo complesso sono state studiate mediante caratteri morfologici e sequenze genetiche. La presenza di popolazioni geograficamente isolate, soprattutto in Liberia, Costa d'Avorio e Bioko, suggerisce una storia evolutiva complessa, nella quale la frammentazione delle foreste e la presenza di barriere geografiche hanno probabilmente contribuito alla differenziazione delle forme locali. La validità delle sottospecie rimane tuttavia oggetto di discussione e richiede ulteriori analisi genetiche e morfologiche.
Il cercopiteco nasobianco maggiore è una scimmia di taglia media o relativamente grande, caratterizzata da una corporatura slanciata, arti lunghi e una coda che supera generalmente la lunghezza della testa e del tronco. La lunghezza del corpo varia approssimativamente tra 40 e 70 cm, mentre la coda può raggiungere o superare i 90 cm. Il peso presenta un evidente dimorfismo sessuale, con maschi adulti generalmente più grandi e robusti delle femmine.
Il mantello è folto e presenta una colorazione prevalentemente grigio-olivastra, grigio-brunastra o quasi nera sul dorso. L'aspetto screziato della pelliccia è dovuto alla presenza di peli caratterizzati da bande alternate di colore chiaro e scuro. La parte inferiore del corpo è generalmente più chiara, con tonalità grigiastre o biancastre, mentre gli arti sono relativamente scuri. Le mani e i piedi possono essere quasi completamente neri. La sommità del capo è ricoperta da una pelliccia scura, mentre le guance possono presentare peli relativamente lunghi, che formano una cornice intorno al volto. Il volto è prevalentemente nero o bruno-nerastro ed è quasi completamente privo di pelo nella regione centrale.
La caratteristica più evidente è una macchia bianca o color crema situata sulla parte superiore del naso, generalmente di forma ovale o allungata. Questa marcatura risalta nettamente sulla pigmentazione scura della cute circostante. La forma e le dimensioni della macchia nasale possono variare tra gli individui e le popolazioni geografiche. La coda è lunga, sottile e non prensile. Durante gli spostamenti nella vegetazione arborea contribuisce al mantenimento dell'equilibrio, soprattutto quando gli animali attraversano rami relativamente sottili. Le mani e i piedi possiedono dita mobili e relativamente allungate, adattate alla presa sui supporti arborei.
Come gli altri membri della sottofamiglia Cercopithecinae, il cercopiteco nasobianco maggiore possiede tasche guanciali, utilizzate per immagazzinare temporaneamente gli alimenti raccolti. Sono inoltre presenti callosità ischiatiche, che facilitano il mantenimento della posizione seduta sui rami.
Il dimorfismo sessuale riguarda soprattutto le dimensioni corporee. I maschi adulti sono generalmente più grandi delle femmine e possiedono canini relativamente più sviluppati. In diverse popolazioni, i maschi presentano inoltre una conformazione cranica e una muscolatura più robuste. Le differenze corporee sono associate alla competizione riproduttiva tra maschi e alla struttura sociale della specie, generalmente caratterizzata dalla presenza di un solo maschio adulto residente nei gruppi. La colorazione del mantello e la caratteristica macchia bianca sul naso sono invece presenti in entrambi i sessi.

Il cercopiteco nasobianco maggiore presenta una notevole variabilità geografica, soprattutto nella colorazione e nella distribuzione delle marcature del mantello. Le popolazioni dell'Africa centrale possiedono generalmente una pelliccia scura, con tonalità grigie o olivastre e arti quasi neri. Le popolazioni occidentali possono presentare una colorazione differente, soprattutto nella regione dorsale e nella parte posteriore del corpo. Nell'isola di Bioko vive una forma geograficamente isolata, tradizionalmente identificata come Cercopithecus nictitans martini.
Le differenze morfologiche tra queste popolazioni hanno contribuito alla descrizione di numerose sottospecie, la cui delimitazione non è stata accettata uniformemente dalle diverse classificazioni zoologiche.

Il cercopiteco nasobianco maggiore presenta una distribuzione disgiunta nell'Africa occidentale e centrale. Un primo nucleo occupa alcune foreste della Liberia e della Costa d'Avorio occidentale. Il nucleo principale si estende invece dalla Nigeria meridionale al Camerun, alla Guinea Equatoriale continentale, al Gabon, alla Repubblica del Congo e alle foreste settentrionali della Repubblica Democratica del Congo. La specie è presente anche nella Repubblica Centrafricana e sull'isola di Bioko. Nella Repubblica Democratica del Congo raggiunge le foreste situate tra il fiume Congo e l'Ubangi, spingendosi verso est fino alle regioni di Buta e Budjala.
La distribuzione occidentale, separata dal nucleo principale, viene generalmente interpretata come il risultato di una storia biogeografica complessa, nella quale la competizione con altre specie di cercopitechi e le trasformazioni degli ambienti forestali potrebbero aver avuto un ruolo importante.
L'habitat principale è costituito dalle foreste tropicali umide di pianura. Il cercopiteco nasobianco maggiore frequenta soprattutto foreste mature caratterizzate da una copertura arborea relativamente continua e da una notevole disponibilità di alberi fruttiferi. È presente anche in foreste secondarie, foreste a galleria e ambienti forestali di media altitudine. La specie utilizza prevalentemente gli strati intermedi e superiori della copertura arborea. Secondo la valutazione IUCN del 2020, gli animali vengono osservati relativamente di rado a meno di 10 m dal suolo e scendono raramente sul terreno forestale.
Le foreste paludose vengono utilizzate meno frequentemente rispetto ad altri tipi di foresta tropicale. La specie può tuttavia frequentare ambienti forestali relativamente alterati, purché rimangano disponibili una copertura arborea sufficientemente sviluppata e risorse alimentari adeguate.
Le popolazioni più occidentali sono concentrate soprattutto nella Liberia settentrionale e nella Costa d'Avorio occidentale. Queste popolazioni vengono tradizionalmente attribuite alla sottospecie Cercopithecus nictitans stampflii. La distribuzione risulta fortemente frammentata e la specie è scomparsa da numerose località storicamente occupate. In Costa d'Avorio, una delle principali aree di presenza residua è il parco nazionale di Taï. In Liberia la distribuzione attuale è meno conosciuta e richiede ulteriori indagini.
La valutazione IUCN del 2020 segnala che la presenza della sottospecie non venne documentata durante alcune indagini rapide condotte nelle foreste di North Lorma, Gola e Grebo. Un esemplare venne tuttavia registrato nel 2014 in un mercato di carne selvatica lungo il confine tra Liberia e Costa d'Avorio. Questi risultati sottolineano la necessità di ulteriori censimenti e di una maggiore protezione dei complessi forestali residui.
Nella Nigeria meridionale e nel Camerun sudoccidentale, il cercopiteco nasobianco maggiore occupa diversi complessi forestali di pianura e di media altitudine. Tra le principali aree di presenza figurano il parco nazionale di Gashaka-Gumti, il parco nazionale del Cross River e le foreste della regione del fiume Cross. Nella regione compresa tra il Cross e il Sanaga sono presenti popolazioni tradizionalmente attribuite alla sottospecie C. n. ludio. Nella Nigeria centro-meridionale si trovano invece popolazioni generalmente associate alla forma insolitus. Le differenze geografiche e morfologiche tra queste popolazioni hanno contribuito alla complessità tassonomica della specie.
Il nucleo più esteso della distribuzione comprende le foreste della Guinea Equatoriale continentale, del Gabon, della Repubblica del Congo, del Camerun meridionale, della Repubblica Centrafricana e della Repubblica Democratica del Congo settentrionale. Queste popolazioni sono generalmente attribuite alla sottospecie nominale Cercopithecus nictitans nictitans. La specie occupa numerose foreste tropicali di pianura, comprese aree protette di grande estensione. Tra queste figurano il parco nazionale di Nouabalé-Ndoki, nella Repubblica del Congo, la riserva faunistica di Dja, in Camerun, e il parco nazionale di Lopé, in Gabon.
L'isola di Bioko ospita una popolazione geograficamente isolata, tradizionalmente attribuita alla sottospecie Cercopithecus nictitans martini. Questa forma è limitata soprattutto alle foreste della parte meridionale dell'isola, in particolare alla riserva scientifica della Gran Caldera de Luba. Secondo la valutazione IUCN del 2020, l'area di presenza della sottospecie è limitata a circa 280 km². La popolazione è particolarmente vulnerabile alla caccia commerciale, che rappresenta una grave minaccia per numerosi primati endemici di Bioko. L'isolamento geografico e la distribuzione relativamente limitata rendono questa forma particolarmente importante dal punto di vista conservazionistico.
Il cercopiteco nasobianco maggiore è una specie prevalentemente frugivora, la cui dieta comprende frutti maturi e immaturi, semi, foglie giovani, fiori, germogli e piccoli invertebrati. I frutti rappresentano generalmente una delle principali risorse alimentari, soprattutto nelle foreste tropicali caratterizzate da una notevole diversità di alberi fruttiferi. Le foglie e le altre parti vegetali possono assumere maggiore importanza durante i periodi di minore disponibilità dei frutti. Gli insetti e altri piccoli invertebrati costituiscono una fonte supplementare di proteine e altri nutrienti. La composizione della dieta varia secondo l'habitat, la stagione e le caratteristiche delle popolazioni locali.
Le tasche guanciali consentono di raccogliere rapidamente il cibo e di immagazzinarlo temporaneamente, permettendo agli animali di consumarlo successivamente in luoghi relativamente riparati. La ricerca del cibo avviene soprattutto negli strati intermedi e superiori della vegetazione forestale. Attraverso il consumo dei frutti e il trasporto dei semi, il cercopiteco nasobianco maggiore contribuisce ai processi di dispersione dei semi nelle foreste tropicali africane.
Il cercopiteco nasobianco maggiore è un primate diurno e prevalentemente arboricolo. Trascorre gran parte delle ore di attività nella copertura arborea, dove ricerca il cibo, riposa e mantiene le relazioni sociali. La locomozione è principalmente quadrupede e comprende spostamenti sui rami, arrampicate e salti tra i supporti vegetali. La lunga coda contribuisce al mantenimento dell'equilibrio, soprattutto quando gli animali attraversano rami relativamente sottili. La specie utilizza prevalentemente gli strati intermedi e superiori della foresta e scende raramente sul terreno.
Le attività quotidiane comprendono la ricerca e il consumo degli alimenti, gli spostamenti, il riposo e le interazioni sociali. La disponibilità degli alberi fruttiferi influenza i percorsi quotidiani e la frequenza degli spostamenti.

Il cercopiteco nasobianco maggiore è una specie gregaria, che vive generalmente in gruppi sociali costituiti da un maschio adulto residente, diverse femmine e la loro prole. Le dimensioni dei gruppi variano considerevolmente tra le popolazioni, ma sono generalmente comprese tra 12 e 30 individui. Le femmine tendono a rimanere nel gruppo natale e formano nuclei sociali relativamente stabili. I maschi, invece, si disperdono durante la maturazione e possono condurre una vita temporaneamente solitaria prima di assumere la posizione di maschio residente in un gruppo. Le femmine e i giovani formano generalmente la parte più coesa del gruppo.
Il maschio adulto può invece mantenersi relativamente distante dagli altri individui, occupando spesso la periferia dell'aggregazione. Le relazioni sociali vengono mantenute attraverso la tolettatura reciproca, il contatto fisico, il gioco e le vocalizzazioni. La tolettatura contribuisce al rafforzamento dei legami affiliativi e alla regolazione delle tensioni sociali.
Il maschio residente svolge inoltre un ruolo importante nella difesa del gruppo contro i predatori e nei rapporti con i gruppi vicini.
Il cercopiteco nasobianco maggiore possiede uno dei sistemi di comunicazione vocale meglio studiati tra i primati forestali africani. Le ricerche condotte soprattutto nel parco nazionale di Gashaka-Gumti, in Nigeria, hanno dimostrato che i maschi adulti producono differenti categorie di richiami, tra cui vocalizzazioni profonde, richiami d'allarme e sequenze combinate. I due richiami più studiati sono denominati pyow e hack. Il richiamo pyow è un suono relativamente profondo, prodotto in numerosi contesti, compresa la presenza di minacce terrestri. Il richiamo hack è invece un segnale più brusco, frequentemente associato alla presenza di predatori aerei, soprattutto dell'aquila coronata (Stephanoaetus coronatus).
Le ricerche hanno evidenziato che la produzione dei differenti richiami non dipende esclusivamente dall'identità del predatore, ma può essere influenzata anche dal contesto e dalla funzione comunicativa.
Una delle scoperte più importanti riguarda la capacità dei maschi di combinare i richiami pyow e hack in sequenze particolari. Uno studio pubblicato nel 2006 da Kate Arnold e Klaus Zuberbühler sulla rivista Nature ha dimostrato che alcune sequenze vocali sono associate a eventi differenti rispetto a quelli normalmente segnalati dai singoli richiami. I maschi possono produrre sequenze composte da uno a quattro richiami pyow, seguiti da uno a quattro richiami hack. Queste combinazioni vengono convenzionalmente indicate come sequenze pyow–hack. Le osservazioni sul campo e gli esperimenti di riproduzione delle registrazioni sonore hanno mostrato che tali sequenze sono associate all'inizio degli spostamenti del gruppo.
Uno studio successivo, pubblicato nel 2008 su Current Biology, ha confermato che le sequenze pyow–hack permettono di prevedere l'avvio degli spostamenti, indipendentemente dal contesto nel quale vengono emesse. La capacità di combinare segnali relativamente semplici per produrre messaggi associati a eventi differenti rappresenta un esempio di comunicazione combinatoria. Questa caratteristica è particolarmente interessante per lo studio dell'evoluzione della comunicazione animale.
Non implica tuttavia l'esistenza di una sintassi aperta e produttiva paragonabile a quella del linguaggio umano. Uno studio pubblicato nel 2011 ha inoltre suggerito che le sequenze pyow–hack vengano interpretate dagli animali come unità comunicative relativamente autonome, piuttosto che come messaggi il cui significato viene ricostruito sommando quello dei singoli richiami.
Le ricerche più recenti hanno dimostrato che le sequenze vocali possono differire tra popolazioni geografiche. Uno studio pubblicato nel 2024 ha confrontato i richiami emessi dai maschi nel parco nazionale di Nouabalé-Ndoki, nella Repubblica del Congo, e nel parco nazionale di Taï, in Costa d'Avorio, con quelli precedentemente studiati a Gashaka-Gumti, in Nigeria. I ricercatori hanno osservato che i maschi producevano le stesse categorie fondamentali di richiami, ma differivano nell'ordine con il quale le combinavano.
In risposta alla presenza di leopardi, i maschi delle popolazioni studiate iniziavano generalmente le vocalizzazioni con richiami pyow. In risposta all'aquila coronata, invece, i maschi di Nouabalé-Ndoki potevano iniziare le sequenze con richiami pyow, mentre quelli di Taï e Gashaka-Gumti non mostravano lo stesso comportamento. Queste differenze suggeriscono che il repertorio vocale della specie presenti una certa flessibilità nella combinazione dei segnali. La ricerca ha contribuito a chiarire come le capacità comunicative dei primati possano variare tra popolazioni geograficamente separate.
Le differenze tra maschi e femmine riguardano anche le strategie di comunicazione antipredatoria. Le femmine producono richiami d'allarme relativamente semplici, spesso indicati con il termine chirp, che possono essere emessi in presenza di differenti categorie di minacce. I maschi possiedono invece un repertorio di vocalizzazioni più articolato e svolgono spesso un ruolo attivo nella difesa del gruppo. Uno studio pubblicato nel 2021 da Frederic Gnepa Mehon e Claudia Stephan ha analizzato le reazioni dei cercopitechi nasobianchi maggiori alla presenza simulata di un leopardo. I ricercatori hanno presentato un modello di leopardo separatamente alle femmine o ai maschi di diversi gruppi, osservando le risposte vocali e comportamentali.
Quando le femmine individuavano la minaccia e iniziavano a emettere richiami d'allarme, il maschio residente si avvicinava al gruppo nella maggior parte dei casi. In alcuni esperimenti, il maschio si spostava verso il modello di leopardo, scendendo dai rami più elevati e adottando comportamenti di minaccia, tra cui lo scuotimento della vegetazione. I maschi producevano inizialmente richiami pyow, ma dopo aver individuato direttamente il modello di leopardo potevano emettere un'altra vocalizzazione, denominata kek. Il richiamo kek è relativamente breve e differisce acusticamente dai più potenti richiami pyow e hack.
Le femmine interrompevano più frequentemente i propri segnali d'allarme dopo aver udito i richiami kek del maschio, mentre continuavano a vocalizzare quando il maschio produceva soltanto richiami più generali. Questi risultati suggeriscono che le femmine possano utilizzare le vocalizzazioni dei maschi per valutare se questi abbiano individuato la minaccia e stiano partecipando attivamente alla difesa del gruppo. Lo studio dimostra inoltre che le strategie di comunicazione antipredatoria possono differire considerevolmente tra i sessi.
Il cercopiteco nasobianco maggiore può formare associazioni temporanee con altre specie di primati forestali. In Nigeria e Camerun, è stato osservato in associazione con il cercopiteco mona (Cercopithecus mona) e con alcuni colobini. Le associazioni polispecifiche possono offrire vantaggi nella difesa contro i predatori, aumentando il numero di individui che sorvegliano l'ambiente. La presenza di specie che utilizzano livelli differenti della vegetazione può inoltre favorire l'individuazione di minacce provenienti da direzioni diverse. Le associazioni possono anche influenzare la ricerca degli alimenti, soprattutto quando specie differenti sfruttano risorse parzialmente sovrapposte.
La frequenza e la durata delle aggregazioni variano tuttavia in relazione all'habitat e alla composizione locale delle comunità di primati.
Il cercopiteco nasobianco maggiore presenta un sistema riproduttivo generalmente poliginico, associato alla presenza di un solo maschio adulto residente nei gruppi sociali. Le femmine tendono a rimanere nel gruppo natale, mentre i maschi si disperdono durante la maturazione. La gestazione dura approssimativamente cinque-sei mesi e si conclude generalmente con la nascita di un solo piccolo. I parti gemellari sono rari. Alla nascita il neonato è strettamente dipendente dalla madre, che provvede all'allattamento, al trasporto e alla protezione.
Durante i primi mesi di vita il piccolo rimane frequentemente aggrappato al ventre materno. Con la crescita inizia progressivamente a esplorare l'ambiente e a interagire con altri individui immaturi. Le informazioni disponibili non consentono di stabilire con precisione differenze riproduttive affidabili tra tutte le popolazioni geografiche della specie.
Il cercopiteco nasobianco maggiore vive in ecosistemi forestali nei quali sono presenti diversi predatori di primati. Tra i principali figurano il leopardo (Panthera pardus) e l'aquila coronata (Stephanoaetus coronatus). Le due specie utilizzano strategie di caccia differenti, che richiedono comportamenti antipredatori specifici. Il leopardo rappresenta una minaccia soprattutto per gli animali che si spostano nei livelli inferiori della foresta, mentre l'aquila coronata può attaccare direttamente i primati presenti nelle chiome. La produzione di richiami d'allarme e le interazioni tra maschi e femmine contribuiscono alla difesa del gruppo.
Gli studi sperimentali hanno dimostrato che il repertorio vocale è strettamente collegato ai comportamenti antipredatori e alla coordinazione degli spostamenti. Attraverso il consumo dei frutti e il trasporto dei semi, il cercopiteco nasobianco maggiore contribuisce inoltre alla dispersione di alcune specie vegetali. La specie partecipa alle reti trofiche forestali anche attraverso il consumo di insetti e altri piccoli invertebrati.
Il cercopiteco nasobianco maggiore occupa numerose regioni forestali interessate dall'espansione delle attività umane. La conversione delle foreste in terreni agricoli, piantagioni e insediamenti può ridurre la continuità degli habitat e isolare le popolazioni. La specie viene inoltre cacciata per il consumo della carne selvatica, soprattutto nelle regioni dell'Africa occidentale e centrale nelle quali i primati costituiscono una componente importante del commercio di fauna selvatica. L'apertura di strade e piste forestali può favorire l'accesso dei cacciatori alle aree precedentemente relativamente isolate. In alcune regioni, il cercopiteco nasobianco maggiore può utilizzare foreste secondarie e ambienti parzialmente degradati.
Questa flessibilità ecologica non elimina tuttavia gli effetti della caccia e della frammentazione forestale. La specie riveste inoltre una notevole importanza per la ricerca etologica, soprattutto nell'ambito dello studio della comunicazione vocale e delle capacità cognitive dei primati. Le ricerche sui richiami pyow, hack e kek hanno contribuito a chiarire i meccanismi attraverso i quali gli animali possono combinare segnali vocali e trasmettere informazioni sul comportamento dei predatori e sugli spostamenti dei gruppi.
Il cercopiteco nasobianco maggiore è classificato come specie prossima alla minaccia (Near Threatened, NT) nella Lista rossa IUCN, secondo la valutazione pubblicata nel 2020. La categoria è stata assegnata in base alla vicinanza alla soglia del criterio A4cd, relativo alla diminuzione delle popolazioni in un periodo comprendente il passato e il futuro. La valutazione IUCN sottolinea che la combinazione di intensa pressione venatoria, perdita degli habitat e crescita della popolazione umana rende improbabile una diminuzione delle minacce nel breve periodo. Le principali pressioni comprendono la deforestazione, la frammentazione forestale, la caccia e l'espansione delle attività agricole.
La trasformazione delle foreste tropicali in terreni agricoli e piantagioni rappresenta una delle principali minacce. La distruzione della copertura arborea riduce la disponibilità delle risorse alimentari e può ostacolare gli spostamenti tra le popolazioni. La frammentazione forestale è particolarmente problematica nelle regioni nelle quali la specie sopravvive soltanto in piccoli complessi di foresta residua. Le popolazioni dell'Africa occidentale risultano particolarmente vulnerabili a causa della riduzione e della separazione degli habitat. La capacità di utilizzare foreste secondarie può favorire la persistenza locale, ma non garantisce la sopravvivenza delle popolazioni in presenza di una pressione venatoria elevata.
La caccia per il consumo della carne selvatica costituisce una minaccia importante in gran parte dell'areale. Il cercopiteco nasobianco maggiore può essere catturato mediante armi da fuoco e altri strumenti utilizzati per la caccia ai primati forestali. La pressione venatoria può determinare forti riduzioni delle densità locali, anche nelle foreste che conservano una copertura vegetale relativamente continua. La presenza di strade e infrastrutture facilita inoltre l'accesso dei cacciatori ad aree precedentemente meno disturbate.
La forma tradizionalmente identificata come Cercopithecus nictitans stampflii occupa un areale relativamente ristretto nella Liberia e nella Costa d'Avorio occidentale. Le popolazioni risultano fortemente frammentate e la specie è scomparsa da numerose località storicamente occupate. Il parco nazionale di Taï rappresenta una delle principali aree protette per questa forma. La situazione conservazionistica è più grave rispetto a quella della specie considerata nel suo complesso. Le classificazioni e le valutazioni storiche hanno attribuito a C. n. stampflii categorie di minaccia molto elevate, fino a in pericolo critico (Critically Endangered, CR).
La valutazione IUCN del 2020 mantiene il riconoscimento della forma geografica e sottolinea la necessità di ulteriori indagini per chiarirne la distribuzione attuale e la consistenza demografica.
La popolazione dell'isola di Bioko, attribuita a Cercopithecus nictitans martini, è particolarmente vulnerabile a causa dell'isolamento geografico e della distribuzione relativamente limitata. Le foreste meridionali dell'isola costituiscono uno degli ultimi importanti rifugi. La caccia commerciale rappresenta una delle principali minacce per i primati di Bioko. La presenza di una copertura forestale relativamente estesa non garantisce infatti la conservazione delle popolazioni quando il prelievo venatorio supera la loro capacità di recupero. La protezione della riserva scientifica della Gran Caldera de Luba e il controllo della caccia costituiscono pertanto misure fondamentali per la conservazione della sottospecie.
Il cercopiteco nasobianco maggiore è presente in numerose aree protette dell'Africa occidentale e centrale. Tra queste figurano il parco nazionale di Taï, in Costa d'Avorio, il parco nazionale di Gashaka-Gumti e il parco nazionale del Cross River, in Nigeria, la riserva faunistica di Dja, in Camerun, il parco nazionale di Lopé, in Gabon, e il parco nazionale di Nouabalé-Ndoki, nella Repubblica del Congo. La specie è inoltre presente in diverse aree protette della Repubblica Centrafricana e della Repubblica Democratica del Congo.
È inclusa nell'Appendice II della CITES, che regolamenta il commercio internazionale degli esemplari. La conservazione a lungo termine dipende soprattutto dalla protezione delle foreste residue, dalla riduzione della caccia e dal mantenimento della connettività ecologica tra le popolazioni. Particolare importanza rivestono il monitoraggio delle popolazioni occidentali e insulari e ulteriori studi sulla validità e sulla delimitazione delle sottospecie.