| Cernia bruna | |
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| Stato di conservazione | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Sottoregno | Eumetazoa |
| Ramo | Bilateria |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Superclasse | Gnathostomata |
| Classe | Actinopterygii |
| Sottoclasse | Osteichthyes |
| Superordine | Acanthopterygii |
| Ordine | Perciformes |
| Sottordine | Percoidei |
| Famiglia | Serranidae |
| Sottofamiglia | Epinephelinae |
| Genere | Epinephelus |
| Specie | E. marginatus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Epinephelus marginatus (Lowe, 1834) | |
| Sinonimi | |
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Cerna gigas (Brünnich, 1768) | |
| Nomi comuni | |
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cernia, cernia di scoglio, cernia bruna (I), | |
La cernia bruna (Epinephelus marginatus (Lowe, 1834)) è un pesce osseo appartenente alla famiglia Serranidae. È conosciuta commercialmente come cernia o anche come cernia mediterranea.


L'areale comprende l'intero mar Mediterraneo, l'oceano Atlantico orientale tra l'estremo sud delle isole britanniche e l'Angola, e l'oceano Atlantico sud-occidentale dal Brasile meridionale all'Uruguay e all'Argentina. A partire dalla metà degli anni 2000 la sua diffusione è nettamente aumentata nelle zone più settentrionali del Mediterraneo, compreso il nord del mare Adriatico, a causa del fenomeno noto come meridionalizzazione del mar Mediterraneo.
È specie tipica di fondi duri ricchi di anfratti e cavità che possano fungere da riparo; solo raramente si incontra nelle praterie di posidonia. I giovanili sono molto costieri e si possono incontrare in acqua molto bassa. Vive tra 8 e 300 m di profondità, di solito non sotto i 50 m.
La cernia bruna ha corpo robusto, ovale e relativamente tozzo. La testa è grande, con bocca ampia armata di denti caniniformi rivolti all'indietro e mandibola leggermente sporgente. La pupilla è a forma di pera. La pinna dorsale è unica, con 11 raggi spinosi e 13-16 molli. La pinna anale ha 3 raggi spinosi e 8-9 molli. La pinna caudale ha margine arrotondato, ma nei grandi esemplari può risultare quasi tronca.
La colorazione di base è bruna, più o meno rossiccia, più chiara sul ventre, con numerose macchie biancastre irregolari sparse sul corpo, più contrastate nei giovani. L'occhio è azzurro. Sono presenti in quasi tutte le livree macchie radiali irregolari chiare che si dipartono dall'occhio e una colorazione scura con margine chiaro nella parte posteriore delle pinne dorsale, anale e caudale.
Esistono diversi pattern cromatici che possono cambiare rapidamente ed essere legate a stati d'animo momentanei:
Raggiunge dimensioni notevoli, fino a 140-150 cm di lunghezza e circa 60 kg di peso.
Può vivere fino a 61 anni.
È un animale piuttosto timido ma dotato di una certa curiosità. Si tratta di una specie fortemente territoriale.
E. marginatus è un ermafrodita proterogino: gli esemplari di grandi dimensioni sono pertanto tutti maschi. La maturità sessuale viene raggiunta a 5-6 anni, mentre la transizione da femmina a maschio avviene tra i 9 e i 16 anni. I riproduttori formano piccoli gruppi, fino a qualche decina di individui, durante la stagione riproduttiva, che cade nel periodo estivo.
È un predatore che si nutre principalmente di molluschi, crostacei e pesci. Una parte importante della dieta è costituita dai cefalopodi. Con la crescita diventa progressivamente più piscivora e i grandi adulti si nutrono prevalentemente di pesci.
Si cattura con palamiti, nasse e reti a strascico. Abbocca anche alle lenze ed è una tipica preda dei pescatori subacquei. Le carni sono considerate ottime.
La Lista rossa IUCN classifica Epinephelus marginatus come vulnerabile. La principale minaccia è la sovrapesca, che in alcune parti dell'areale ha portato a diminuzioni delle popolazioni superiori all'80%.
Essendo una specie ermafrodita proterogina, gli individui più grandi – e più difficili da catturare – sono maschi, il che può causare uno squilibrio tra i sessi. Anche la crescita lenta e la formazione di aggregazioni riproduttive, che favoriscono la cattura in massa, rendono la specie particolarmente vulnerabile.
Laddove la pesca è stata vietata (come in Francia) o nelle aree marine protette, si è osservato un notevole incremento delle popolazioni, confermando il ruolo della pesca eccessiva nel declino della specie. Nei paesi europei del Mediterraneo in cui sono state introdotte misure di limitazione e controllo della pesca, le popolazioni sembrano in lenta ripresa.