| Chikungunya | |
|---|---|
| Specialità | infettivologia |
| Eziologia | Chikungunya virus |
| Classificazione e risorse esterne (EN) | |
| ICD-9-CM | 065.4 e 066.3 |
| ICD-10 | A92.0 |
| MeSH | D065632 |
| Sinonimi | |
| cicungugna CHIK | |
La chikungunya (nome inglese, in italiano adattato in cicungugna), in sigla CHIK, è una malattia febbrile acuta virale, epidemica, trasmessa dalla puntura di zanzare infette. La malattia fu identificata per la prima volta nel 1952 in Tanzania e prese il nome dalle parole makonde che significano "diventare contorto". La chikungunya è diventata una preoccupazione sanitaria globale a causa della sua rapida espansione geografica, delle ricorrenti epidemie, della mancanza di trattamenti antivirali efficaci e della possibilità di causare un'elevata morbilità. Il virus chikungunya è strettamente correlato al O'nyong'nyong virus, che condivide caratteristiche genetiche e cliniche simili.
I sintomi includono febbre e dolori articolari. Questi si manifestano solitamente da due a dodici giorni dopo l'esposizione all'agente patogeno. Altri sintomi possono includere cefalea, dolori muscolari, gonfiore articolare e eruzioni cutanee. I sintomi in genere migliorano entro una settimana; tuttavia, in alcuni casi i dolori articolari possono durare mesi o anni. Il tasso di mortalità è circa 1 su 1000. I bambini molto piccoli, gli anziani e le persone con altre patologie sono a rischio di forme più gravi.
Il virus Chikungunya si trasmette tra le persone attraverso due specie di zanzara del genere Aedes: Aedes albopictus e Aedes aegypti, che pungono principalmente durante il giorno, in particolare all'alba e nel tardo pomeriggio. Il virus può circolare in diversi animali, inclusi uccelli e roditori. La diagnosi si effettua tramite analisi del sangue per rilevare l'RNA virale o gli anticorpi specifici. I sintomi possono essere confusi con quelli di dengue e febbre Zika, trasmesse dalle stesse zanzare. Si ritiene che la maggior parte delle persone diventi immune dopo una singola infezione.
Il modo migliore per prevenire la malattia è il controllo delle zanzare e l'evitare le punture nelle aree endemiche. Ciò può essere ottenuto in parte riducendo l'accesso delle zanzare all'acqua, oltre che con l'uso di repellente per insetti e zanzariere. I vaccini contro la chikungunya sono stati approvati per l'uso negli Stati Uniti e nell'Unione europea.
Il virus chikungunya è diffuso nelle regioni tropicali e subtropicali dove il clima caldo e l'abbondanza delle zanzare vettori (A. aegypti e A. albopictus) ne facilitano la trasmissione. Nel 2014, si sono verificati oltre un milione di casi sospetti a livello mondiale. Mentre la malattia è endemica in Africa e Asia, focolai sono stati segnalati in Europa e nelle Americhe dagli anni 2000.
Il termine, che in lingua makonde significa «ciò che piega» o «contorce», fu impiegato durante un'epidemia in Tanzania nel 1952, a causa delle limitazioni articolari dovute alle importanti artralgie che caratterizzano la malattia. Probabilmente, si era già avuta un'epidemia di chikungunya in Indonesia nel 1779. Da allora il virus è stato riconosciuto come responsabile di alcune epidemie in Asia ed Africa. Nel gennaio 2006 si è registrata un'epidemia nell'isola di Réunion, nell'Oceano Indiano.
Nel mese di agosto del 2007 il Ministero della salute italiano dirama un comunicato che conferma un'epidemia di chikungunya (la prima sul suolo europeo dall'individuazione del virus) nei paesi di Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna (ambedue in provincia di Ravenna e presso il confine con la provincia di Forlì-Cesena). Alla fine l'epidemia fa registrare circa 250 casi, fra questi un anziano è deceduto, dopo un ricovero all'ospedale di Ravenna, con i sintomi ascrivibili alla malattia, ma non strettamente riconducibile al virus. Le prove di laboratorio hanno permesso di stabilire con certezza che si è trattato di chikungunya trasmessa da Aedes albopictus, conosciuta come zanzara tigre (vedi nei collegamenti esterni la documentazione a cura della regione Emilia-Romagna). A circa 10 anni di distanza, l'8 settembre del 2017, il Ministero della salute Italiano ha diramato un comunicato per un altro focolaio epidemico che ha avuto inizio ad Anzio e focolai secondari, causati da persone infette che si spostano e vengono poi punte dalla zanzara tigre, a Latina, Roma e Guardavalle Marina. In questo episodio i casi accertati sono oltre 500.

L'agente eziologico è il Chikungunya virus (CHIK), della famiglia delle Togaviridae, del genere degli Alphavirus. È molto simile al O'nyong-nyong virus e al Sindbis virus. Altri Alphavirus patogeni noti sono quelli dell'encefalite equina dell'Est, dell'encefalite equina dell'Ovest e dell'encefalite equina venezuelana.

Il virus si trova in Africa, nelle isole caraibiche e dell'Oceano Atlantico, nelle isole dell'Oceano Indiano, nel sud-est asiatico, fino alle Filippine, all'Indonesia dal 2013 e dal 2014 anche in Polinesia Francese.
La chikungunya è considerata una delle malattie tropicali neglette.

Il virus nelle epidemie urbane è trasmesso da zanzare della specie Aedes aegypti, la stessa che trasmette la febbre gialla e la dengue e da Aedes albopictus (zanzara tigre). Nell'epidemie silvestri africane è trasmesso da Aedes africanus e da specie del genere Mansonia. Il ciclo silvestre è mantenuto da cercopitechi e babbuini. Non si esclude a priori la possibilità di un contagio interumano (per via aerea, per contatto con fluidi organici...) specialmente tra soggetti che restano in prolungato contatto con malati. Infatti, l'epidemia avvenuta negli anni scorsi alla Réunion ha visto in alcuni momenti un aumento di casi troppo elevato per essere imputato soltanto alla aggressività delle zanzare tigre.
Il periodo di incubazione è di 2-4 giorni circa. La malattia ha un andamento tipicamente bifasico.
La diagnosi è sospettata sulla base dell'anamnesi: malattia febbrile e artralgie in pazienti di ritorno da Africa o da Asia in concomitanza di un'epidemia.
Si può avere modesta leucopenia con linfocitosi relativa. Si ha importante aumento della velocità di eritrosedimentazione (VES) e della proteina C reattiva (PCR).
La diagnosi è sierologica con una metodica di emoagglutinazione indiretta o con metodica ELISA.
La malattia è autolimitante. La mortalità è bassa (0,4%)[senza fonte], ma è maggiore nei bimbi di meno di 1 anno di età (2,8%[senza fonte]) e aumenta negli anziani con altre patologie concomitanti.
La terapia è sintomatica e si basa sul controllo delle artralgie.
Al momento non è disponibile un vaccino per prevenire la malattia, l’unica prevenzione consiste nell'impedire o ridurre al minimo le punture delle zanzare. Un vaccino è comunque in fase di sviluppo. Il 28 giugno 2024 la UE ha autorizzato il vaccino IXCHIQ per prevenire la malattia.
Per evitare la puntura delle zanzare si consiglia di vestirsi, coprendosi il più possibile, e di usare spray e sostanze repellenti per gli insetti sulla pelle esposta. La lotta alle zanzare, in ambiente urbano, si basa sul controllo delle acque stagnanti, allo scopo di ucciderne le larve.