Gazella bennettii

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Gazzella indiana
Stato di conservazione
Rischio minimo
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
OrdineArtiodactyla
FamigliaBovidae
SottofamigliaAntilopinae
TribùAntilopini
GenereGazella
SpecieG. bennettii
Nomenclatura binomiale
Gazella bennettii
(Sykes, 1831)
Sinonimi

Gazella christii
Gazella fuscifrons
Gazella salinarum
Gazella shikarii

Areale
Chinkara al Mayureshwar Wildlife Sanctuary, Maharashtra, India
G. b. fuscifrons del Belucistan
Una chinkara nella riserva della tigre di Sanjay Dubri, Madhya Pradesh
Due chinkara nel Parco nazionale di Ranthambore, Rajasthan, India

La gazzella indiana o chinkara (Gazella bennettii Sykes, 1831) è una specie di mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Bovidi e alla tribù degli Antilopini. È diffusa nelle regioni aride e semiaride dell'Asia meridionale e dell'Iran, dall'India centrale e occidentale attraverso il Pakistan fino all'Afghanistan meridionale e all'Iran.

Secondo la classificazione adottata dal Mammal Diversity Database, Gazella bennettii comprende un complesso di popolazioni che in passato sono state variamente suddivise in numerose sottospecie o elevate al rango di specie distinte. In particolare, il database considera sinonimi di G. bennettii le forme christii, fuscifrons, salinarum e shikarii, riconosciute come specie distinte da Colin Groves e Peter Grubb nella loro revisione degli ungulati del 2011.

Recenti analisi genetiche hanno tuttavia evidenziato una marcata differenziazione tra le popolazioni iraniane, note localmente come jebeer, e quelle del subcontinente indiano. Tale risultato ha riaperto il dibattito sulla delimitazione della specie, senza che la separazione sia stata per il momento adottata dal Mammal Diversity Database.

Descrizione

La gazzella indiana è un'antilope di piccole dimensioni, dalla corporatura leggera, con arti lunghi e sottili, collo relativamente lungo e testa affusolata. La lunghezza testa-corpo è generalmente compresa tra circa 90 e 120 cm, l'altezza al garrese tra 60 e 80 cm e il peso degli adulti si aggira normalmente sui 20-25 kg, sebbene siano state riportate variazioni geografiche e sessuali considerevoli.

Il mantello è corto e varia dal color sabbia o giallo-bruno al bruno rossastro. Le parti inferiori del corpo, l'interno degli arti e la regione della groppa sono biancastri. Il colore del dorso può variare considerevolmente tra le diverse popolazioni e con la stagione. Il muso presenta il tipico disegno facciale delle gazzelle, costituito da strisce chiare e scure che si estendono dagli occhi verso le narici.

Le corna sono presenti normalmente in entrambi i sessi, ma sono assai più robuste e sviluppate nei maschi. In questi ultimi sono sottili, fortemente anellate, quasi diritte o leggermente divergenti e ricurve all'indietro, e raggiungono comunemente una lunghezza di circa 20–30 cm. Nelle femmine sono generalmente molto più sottili e corte.

Le popolazioni occidentali, soprattutto quelle iraniane, presentano alcune differenze morfologiche rispetto a quelle indiane. Tali variazioni hanno costituito storicamente la base per la descrizione di numerose forme geografiche, la cui validità tassonomica rimane in parte controversa.

Tassonomia

La specie fu descritta scientificamente dal naturalista britannico William Henry Sykes nel 1831 con il nome di Antilope bennettii, sulla base di esemplari provenienti dal Deccan. Il lectotipo, conservato presso il Natural History Museum di Londra con il numero BMNH Mamm.1842.8.6.9, proviene dall'India.

La classificazione delle popolazioni appartenenti al complesso di Gazella bennettii è stata a lungo problematica. Nel corso del XIX e XX secolo furono descritte numerose forme geografiche, tra cui christii nell'India occidentale e nell'area del deserto del Thar, fuscifrons nell'Iran sudorientale, shikarii nell'Iran centrale e settentrionale e salinarum nella regione della Salt Range pakistana.

Groves e Grubb, nella revisione Ungulate Taxonomy del 2011, adottarono un concetto di specie più ristretto e riconobbero cinque specie all'interno del cosiddetto «gruppo Gazella bennettii»: G. bennettii, G. christii e G. salinarum nel subcontinente indiano e G. fuscifrons e G. shikarii in Iran. Questa suddivisione era basata soprattutto su differenze morfometriche e non disponeva, all'epoca, di un adeguato sostegno genetico.

Il Mammal Diversity Database non segue tale suddivisione e mantiene tutte queste popolazioni all'interno di una sola specie, G. bennettii. Christii, fuscifrons, salinarum e shikarii sono quindi trattati come sinonimi a livello specifico.

Anche la forma karamii, descritta nell'Iran sudoccidentale e talvolta elencata come sottospecie di G. bennettii, presenta una storia problematica. Il cranio sul quale era stata basata è stato successivamente attribuito, mediante analisi morfometriche, alla gazzella delle sabbie (Gazella marica), specie la cui presenza nell'Iran sudoccidentale è stata successivamente confermata anche geneticamente.

Divergenza tra chinkara e jebeer

Uno studio filogenetico pubblicato nel 2025 ha fornito il primo ampio esame genetico delle popolazioni iraniane del complesso. Le analisi del DNA mitocondriale, comprendenti il citocromo b e il gene COI, hanno distinto chiaramente due principali linee evolutive: una comprendente le popolazioni iraniane, indicate come jebeer, e una comprendente le popolazioni dell'India e campioni del Pakistan.

Secondo le stime degli autori, le due linee si sarebbero separate circa 895.000 anni fa, durante il Pleistocene medio, con un intervallo di credibilità compreso approssimativamente tra 340.000 e 1,96 milioni di anni. La formazione dell'Indo come importante barriera biogeografica potrebbe avere contribuito alla loro separazione.

Tutte le popolazioni iraniane analizzate appartengono a un unico clade, senza una separazione genetica corrispondente alle forme fuscifrons e shikarii. Poiché il nome Gazella fuscifrons Blanford, 1873 ha priorità su G. shikarii, gli autori hanno indicato G. fuscifrons come possibile nome per la linea iraniana qualora questa venisse riconosciuta come specie distinta.

I risultati non sono tuttavia ancora considerati conclusivi. I marcatori nucleari analizzati mostravano una variabilità limitata e sono tuttora insufficienti campioni provenienti da Pakistan e Afghanistan, regioni cruciali per determinare la posizione del confine tra le due linee. Gli stessi autori hanno pertanto sottolineato la necessità di ulteriori analisi genomiche. La classificazione del Mammal Diversity Database continua di conseguenza a comprendere entrambe le linee in G. bennettii.

Distribuzione e habitat

Secondo il Mammal Diversity Database, la gazzella indiana è presente in India, Pakistan, Iran e Afghanistan meridionale. L'areale si estende dalle regioni centrali e occidentali dell'India attraverso le pianure e i deserti del Pakistan fino agli altopiani aridi dell'Iran. Il principale nucleo demografico si trova nell'India nordoccidentale, soprattutto nel Rajasthan e nel deserto di Thar.

In India la distribuzione comprende gran parte delle regioni occidentali e centrali e raggiunge a sud l'altopiano del Deccan. Popolazioni sono presenti anche nel Gujarat, Haryana, Punjab, Madhya Pradesh, Maharashtra, Karnataka, Andhra Pradesh e in altre regioni caratterizzate da ambienti aperti e relativamente aridi.

In Pakistan occupa soprattutto le regioni desertiche e semidesertiche del Sindh, del Belucistan e del Punjab, comprese le aree della Salt Range e del deserto del Cholistan. Le popolazioni sono generalmente più disperse rispetto a quelle indiane e hanno subito una forte riduzione in numerose zone a causa della caccia.

Nell'Iran centrale, orientale e meridionale il jebeer occupa soprattutto le zone desertiche e montuose associate al Dasht-e Kavir, al Dasht-e Lut e agli altopiani aridi circostanti. Popolazioni sono presenti in numerose aree protette, tra cui il parco nazionale di Kavir, il parco nazionale di Turan e diverse riserve dell'Iran centrale e sudorientale.

Gli habitat sono estremamente vari e comprendono deserti sabbiosi e pietrosi, steppe aride, praterie semiaride, arbusteti, pianure ghiaiose, colline rocciose, boscaglie aperte e foreste decidue secche. Può vivere in regioni con precipitazioni annue molto scarse ed è particolarmente ben adattata alla scarsità d'acqua.

Biologia

La gazzella indiana è generalmente osservata da sola, in coppia o in piccoli gruppi familiari, anche se in condizioni favorevoli possono formarsi aggregazioni più numerose. I maschi adulti possono essere territoriali e delimitano le proprie aree mediante depositi di feci e secrezioni odorose.

L'attività è prevalentemente crepuscolare e notturna, soprattutto nelle regioni più calde. Le ore centrali della giornata vengono trascorse riposando all'ombra di arbusti o rocce. In zone poco disturbate la specie può comunque essere attiva anche durante il giorno.

È un animale estremamente agile e veloce. In caso di pericolo fugge con una successione di rapide accelerazioni e balzi e può utilizzare terreni rocciosi e accidentati come rifugio dai predatori e dall'uomo. Quando viene allarmata può battere una zampa anteriore contro il terreno ed emettere un caratteristico sbuffo o sibilo nasale.

Come molte gazzelle deserticole, può trascorrere lunghi periodi senza bere direttamente, ricavando gran parte dell'acqua necessaria dagli alimenti e dalla rugiada presente sulla vegetazione.

Alimentazione

La dieta è composta da foglie, germogli, frutti, baccelli, erbe e altre parti vegetali. La specie è un alimentatore selettivo e alterna brucatura e pascolo in relazione alla disponibilità stagionale delle risorse.

Nel deserto del Thar un'indagine protrattasi per due anni ha individuato almeno 63 specie vegetali utilizzate come alimento. Per gran parte dell'anno le gazzelle si comportavano prevalentemente da brucatrici, passando temporaneamente a un maggiore consumo di erbe durante le prime fasi della stagione monsonica.

Tra le piante particolarmente importanti nel Thar figurano Crotalaria burhia, Ziziphus nummularia, Gymnosporia emarginata e Prosopis cineraria. Frutti e baccelli possono costituire una quota considerevole dell'alimentazione durante la stagione secca.

Riproduzione

La riproduzione può avvenire durante gran parte dell'anno, ma in molte popolazioni indiane sono stati osservati due principali periodi di accoppiamento, uno alla fine della stagione dei monsoni, tra agosto e ottobre, e un altro tra marzo e aprile.

I maschi competono per l'accesso alle femmine e possono affrontarsi utilizzando le corna. La gestazione dura circa cinque-cinque mesi e mezzo e si conclude normalmente con la nascita di un unico piccolo, sebbene siano documentati anche parti gemellari. Il neonato è precoce e rimane inizialmente nascosto nella vegetazione mentre la madre si alimenta nelle vicinanze.

I piccoli iniziano ad assumere vegetazione nelle prime settimane di vita e vengono progressivamente svezzati nei mesi successivi. Possono rimanere con la madre fino a circa un anno di età. Le femmine possono raggiungere la maturità sessuale entro il secondo anno di vita, mentre i maschi generalmente si riproducono più tardi.

Conservazione

La Lista rossa IUCN classifica Gazella bennettii come specie a rischio minimo (LC, Least Concern). Anche il Mammal Diversity Database riporta attualmente questa categoria.

La valutazione globale, tuttavia, nasconde forti differenze regionali. La maggior parte della popolazione vive in India, soprattutto nel Rajasthan, mentre le popolazioni di Pakistan, Afghanistan e Iran sono molto meno numerose e in numerose regioni risultano in declino. Il programma Central Asian Mammals Initiative indica approssimativamente 100.000 individui in India e circa 1300 in Iran, sottolineando l'incertezza delle stime per Pakistan e Afghanistan.

Le minacce principali comprendono il bracconaggio per la carne e i trofei, la conversione di steppe e arbusteti in terreni agricoli, il sovrapascolo, lo sviluppo industriale e infrastrutturale e la frammentazione dell'habitat. In alcune regioni dell'India la specie beneficia della protezione tradizionalmente accordata alla fauna dalle comunità Bishnoi, e densità elevate possono essere presenti anche al di fuori delle aree protette.

La situazione delle popolazioni iraniane appare significativamente più grave rispetto a quella indiana. Lo studio genetico del 2025 ha sottolineato che l'inclusione del jebeer iraniano e del chinkara indiano nella stessa unità tassonomica globale potrebbe mascherare il rischio di estinzione della linea iraniana e ha raccomandato che le due linee vengano gestite come unità conservazionistiche separate.

Un'ulteriore minaccia potrebbe derivare dai cambiamenti climatici e nell'uso del suolo. Modelli di distribuzione pubblicati nel 2026 hanno stimato circa 195.700 km² di habitat potenzialmente idoneo nel subcontinente indiano nelle condizioni attuali e previsto una marcata contrazione dell'habitat sotto gli scenari climatici e di trasformazione del territorio più sfavorevoli. Il Rajasthan potrebbe assumere un'importanza ancora maggiore come rifugio della specie e come area necessaria a consentirne eventuali spostamenti verso nord-ovest.

Note

  1. ↑ (EN) IUCN SSC Antelope Specialist Group. 2017, Gazella bennettii, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. 1 2 3 4 5 6 Gazella bennettii, su Mammal Diversity Database, American Society of Mammalogists. URL consultato il 12 settembre 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 D. Fadakar, M.-R. Hemami, H. R. Rezaei, H. Lerp e E. V. Bärmann, Phylogenetic Assessment of Gazella bennettii: A Genetic Framework for the Conservation of the Endangered Jebeer in Iran, in Ecology and Evolution, vol. 15, 2025, DOI:10.1002/ece3.70954.
  4. 1 2 3 4 5 Gazella bennettii, su Animal Diversity Web. URL consultato il 12 settembre 2026.
  5. ↑ Colin P. Groves e Peter Grubb, Ungulate Taxonomy, Baltimore, Johns Hopkins University Press, 2011, ISBN 978-1-4214-0093-8.
  6. 1 2 S. Dookia e G. R. Jakher, Food and Feeding Habit of Indian Gazelle (Gazella bennettii), in the Thar Desert of Rajasthan, in Indian Forester, vol. 133, n. 10, 2007, pp. 1327-1340, DOI:10.36808/if/2007/v133i10/1598.
  7. ↑ Chinkara – Gazella bennettii, su Central Asian Mammals Initiative, Convention on Migratory Species. URL consultato il 12 settembre 2026.
  8. ↑ A. P. Singh e L. K. Sharma, Dryland refuge at risk: Climate and land-use change impacting habitat of chinkara on the Indian subcontinent, in The Journal of Wildlife Management, 2026, DOI:10.1002/jwmg.70175.

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