| Ciclone Harry | |
|---|---|
| Formazione | 16 gennaio 2026 |
| Dissipazione | 23 gennaio 2026 |
| Venti più veloci | |
| Pressione minima | 995 hPa (mbar) |
| Vittime | 73 (ufficiali) 380+ (stimate) |
| Danni | $2.37 miliardi (USD 2026) |
| Aree colpite | |
Il ciclone Harry è stato un ciclone extratropicale che si è abbattuto sul Mediterraneo occidentale tra il 16 e il 23 gennaio 2026.
La perturbazione ha causato una vittima ufficiale in Spagna, due in Grecia, cinque in Tunisia e due in Algeria, ma si ritiene siano morti un numero compreso fra i 380 e i 1000 migranti partiti dalla Libia e della Tunisia, che si trovavano in mare durante la tempesta. Le forti precipitazioni e il vento sono state la causa di due deragliamenti di treni in Catalogna, fra cui un incidente ferroviario a Gelida che ha causato la morte del macchinista e il ferimento di 37 passeggeri, e hanno causato danni per oltre due miliardi di euro nelle regioni del Sud Italia colpite.
La perturbazione è stata individuata il 16 gennaio alle 14:10 UTC dall'Agenzia statale di meteorologia spagnola, che dopo averle associato il nome Harry, ha emesso un comunicato preannunciando forti venti e possibili inondazioni in Catalogna e sulle isole Baleari.
La tempesta Harry si è formata all'interno di un'ampia area di bassa pressione ed è stata alimentata dal forte gradiente termico presente fra una corrente di aria fredda di origine artica, proveniente dall'Europa centrale, e le acque del Mar Mediterraneo, che in quel momento risultavano più calde rispetto alle medie di gennaio.
Alle 12:00 del 17 gennaio viene registrato un minimo di 1008 hPa posizionato all’altezza di Valencia, in Spagna. Inizialmente si trattava di un sistema di bassa pressione di origine atlantica ampio ma poco profondo, ma il 19 gennaio il valore di pressione minimo, sceso a 1002 hPa, si è spostato fra Tunisia e Libia mentre è aumentato il gradiente barico a est del minimo. Nel pomeriggio si è formato un altro minimo di 1001 hPa fra la Sardegna e le Baleari poi spostatosi verso est. Lo spostamento del ciclone è stato molto lento a causa della presenza di un blocco di alta pressione sull'Europa centro-orientale.
Il prolungato gradiente barico unito alla profondità del minimo depressionario ha causato venti intensi di scirocco e levante che, prolungandosi per molte ore e soffiando su un tratto di mare libero con fondali profondi come quello fra il Canale di Sicilia e lo Ionio, ha generato onde di oltre dieci metri che sono andate ad infrangersi sulle coste. La forza del ciclone è stata amplificata dalle elevate temperature superficiali dell'acqua.
Tra il 20 e il 21 gennaio la perturbazione si è spostata verso la penisola Balcanica, in particolare sulla Grecia.
Durante il suo passaggio, il ciclone Harry ha causato numerosi naufragi di imbarcazioni su cui viaggiavano persone migranti nel Mar Mediterraneo.
Il 23 gennaio 2026, Save the Children e UNICEF hanno reso noto che 61 persone erano state soccorse e condotte al porto di Lampedusa; come confermato in seguito dall'OIM, tre di queste sono morte per ipotermia, fra cui due gemelle guineane di un anno ritenute precedentemente disperse. La stessa organizzazione ha riportato che un ulteriore naufragio sarebbe avvenuto al largo di Tobruch, in Libia, coinvolgendo fino a 51 persone, e ha inoltre espresso forte preoccupazione per l'eventualità che altri naufragi fossero avvenuti nei giorni precedenti. L'Ong Mediterranea ha riferito che, nella notte fra il 23 e il 24 gennaio, un uomo sierraleonese è stato soccorso nel Mediterraneo centrale, in acque internazionali, e portato a Malta per ricevere cure mediche; l'uomo ha raccontato che si trovava su una barca partita dalla Tunisia la settimana prima e rimasta coinvolta nel ciclone, risultando l'unico sopravvissuto fra le persone a bordo. Le Forze armate maltesi hanno poi confermato la notizia, riportando che altre 50 persone erano morte nel naufragio in questione.
Sempre il 24 gennaio 2026, Sergio Scandura, giornalista di Radio Radicale, ha calcolato che almeno 380 persone risultavano disperse in seguito al ciclone; ha anche pubblicato un dispaccio del Centro di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia costiera (IMRCC), in cui venivano segnalati otto eventi SAR relativi ad altrettante imbarcazioni partite tra il 14 e il 21 gennaio da Sfax, in Tunisia, nessuna delle quali arrivata in Italia. Negli stessi giorni, l'ONG Alarm Phone aveva riportato che almeno tre barche partite dalla Tunisia si trovavano in condizioni di rischio a causa del ciclone.
Fra il 30 gennaio e il 2 febbraio 2026, le ONG Mediterranea e Refugees in Libya hanno stimato che il numero totale dei naufraghi morti a causa del ciclone potesse arrivare a mille, sulla base di testimonianze di sopravvissuti e parenti delle persone disperse.
Fra il 6 e il 17 febbraio, sono stati trovati in tutto almeno 14 corpi senza vita di persone migranti lungo la costa tirrenica della Calabria e la costa occidentale della Sicilia; secondo alcune ricostruzioni, tutte le vittime sarebbero rimaste coinvolte in "naufragi fantasma", o con riscontri parziali, causati dal ciclone Harry. In Calabria sono avvenuti quattro ritrovamenti: a Scalea (l'8 febbraio), ad Amantea (il 12 febbraio), a Paola e a Tropea (entrambi il 17 febbraio); le procure di Paola e Vibo Valentia hanno aperto indagini per ricostruire le cause dei decessi e l'identità delle vittime, disponendo anche le autopsie dei cadaveri trovati. In Sicilia, invece, sono stati rinvenuti dieci corpi fra il 5 e il 16 febbraio: cinque al largo di Pantelleria, uno a San Vito Lo Capo, uno a Marsala, uno a Petrosino, uno al largo dell'Isola della Colombaia e uno vicino a Custonaci. La ONG Humanity 1 ha dichiarato di aver ritrovato altri due corpi in mare aperto. Il 21 febbraio, è stato trovato il corpo di un giovane uomo sulla spiaggia di Pachino; il giorno seguente, è stato rinvenuto un ulteriore cadavere sugli scogli di Pantelleria, mentre il 5 marzo la Procura di Gela ha aperto un fascicolo a carico di ignoti in seguito al recupero di un'altra persona morta sul litorale di Butera. Nei giorni successivi all'individuazione dei corpi dei migranti, alcune ONG hanno sollecitato le autorità nazionali e locali competenti ad attivare le procedure di identificazione delle vittime nel rispetto dei protocolli, condividendo allo stesso tempo le testimonianze dei familiari di alcune delle persone che, secondo le ricostruzioni, erano rimaste coinvolte nei naufragi provocati dal ciclone Harry.
Il 23 febbraio, la Mezzaluna Rossa libica ha riferito in un comunicato di aver recuperato i corpi senza vita di sette persone migranti, di cui tre bambini, da una spiaggia di Qasr al-Akhyar, a est di Tripoli; secondo l'organizzazione, i migranti avrebbero potuto essere rimasti vittime del ciclone Harry.


La Protezione civile italiana ha diramato un allerta rossa che ha contribuito a limitare al minimo le conseguenze per la popolazione. I danni materiali sono stati ingenti e hanno interessato tratti di litorale, ferrovie, strade costiere, porticcioli, stabilimenti balneari e attività commerciali situate vicino alla costa.
Tra il 19 e il 22 di gennaio 2026, le mareggiate provocate dal ciclone hanno seriamente danneggiato la linea ferrata in 4 punti tra Messina e Taormina impedendo la circolazione dei treni. I danni maggiori sono avvenuti in corrispondenza della località di Itala, tra Alì Terme e Letojanni e in corrispondenza dell'Isola Bella. È stata danneggiata anche la stazione di Catania Centrale e la Metropolitana di Catania nel tratto adiacente alla discesa per il Porto di Catania. La ferrovia è stata ripristinata e riaperta alla circolazione solo il 6 marzo 2026.
In seguito alle forti piogge il centro abitato di Niscemi è stato interessato da un evento franoso, il cui fronte ha superato i quattro km di lunghezza e i 55 metri di altezza in alcuni punti e che ha portato all'evacuazione di oltre 1.500 abitanti. La frana ha distrutto decine di edifici e ne ha reso inagibili altrettanti, costringendo le autorità ad istituire una zona rossa di 150 metri a partire dalle aree asfaltate non crollate.
In Calabria, soprattutto sulle coste ioniche, i danni, in una prima valutazione, hanno interessato 119 Comuni e due amministrazioni provinciali; Sono state distrutte attività turistico-balneari, sono inagibili interi tratti stradali e ci sono gravi danni alle ferrovia Jonica.
Secondo il Centro funzionale centrale, i dati pluviometrici registrati hanno raggiunto il valore massino di 569,9 mm in 72 ore a San Sostene, in Calabria), di 556,2 a Gairo (in Sardegna), di 518,6 a Fondachelli-Fantina (in Sicilia). Nelle aree di Catania, Messina, Ogliastra, Vibo e Reggio Calabria hanno raggiunto i 400 mm. La Rete Ondametrica Nazionale ha rilevato onde del mare dell'altezza di 10 m a Catania, di 7,5 m a Capo Colonna e, a Capo Boi di 4,5 m. Nel tratto di mare compreso fra Capo Passero e Malta una boa di rilevamento ha rilevato un onda di altezza pari a 16,6 metri, la più alta mai misurata strumentalmente nel mar Mediterraneo.
Le stime preliminari hanno indicato danni per circa due miliardi di euro di cui oltre un miliardo in Sicilia, circa 500 milioni in Sardegna e altrettanti nella costa ionica della Calabria. Il 26 gennaio il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza nazionale, e stanziato 100 milioni di euro per i primi interventi. Il 18 febbraio 2026, il CdM ha approvato un decreto legge e le opportune delibere di protezione civile, con lo stanziamento di 1 miliardo di euro per i danni del ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna, e per la frana di Niscemi.
La Catalogna, la Comunità Valenciana e le isole Baleari sono state le aree maggiormente colpite dal ciclone. Il 19 gennaio, a Escorca, nelle Baleari, sono stati registrati oltre 100 mm complessivi di pioggia; il giorno seguente valori superiori ai 120 mm sono stati rilevati anche in altre zone della provincia e nel nord di Maiorca. Il 20 gennaio si sono superati i 150 mm in diversi punti della provincia di Girona, con picchi localizzati oltre i 180 mm, che hanno causato la morte di un uomo travolto dallo straripamento di un torrente mentre si trovava a bordo del suo veicolo. Le piogge sono state anche la causa del deragliamento di un treno a Gelida che ha causato la morte del macchinista e il ferimento di 37 passeggeri.
Le raffiche di vento sono state molto forti sia sulla Penisola iberica sia nelle Baleari, dove si sono registrate raffiche superiori ai 100 km/h nella Sierra de Alfabia. Il forte moto ondoso causato dalla tempesta, che ha visto registrare onde di oltre 7 metri nei porti di Barcellona e di Valencia, ha provocato danni sulle zone costiere e allagamenti localizzati.
Le autorità Tunisine hanno riportato che almeno 4 persone sono morte per le inondazioni dovute alle forti precipitazioni nel Governorato di Monastir e nelle regioni costiere; Le forti piogge hanno causato allagamenti, portando le autorità a chiudere le scuole e sospendere i trasporti e le sessioni dei tribunali in diversi governatorati. I funzionari meteorologici hanno affermato che i livelli di pioggia in alcune regioni sono stati i più alti registrati dal 1950, raggiungendo i 206 mm a Sidi Bou Said.
Anche in Algeria si sono verificate gravi inondazioni. Due persone, un uomo sulla sessantina e una ragazza di 13 anni, sono rimaste uccise nella provincia di Chlef e nella provincia di Relizane.

Secondo le statistiche pubblicate dal Times of Malta, la Protezione Civile ha eseguito oltre 180 interventi mentre le Forze Armate sono intervenute in aiuto delle imbarcazioni in mare agitato entro il 20 gennaio 2026, a metà pomeriggio. La città di Marsa Scirocco è stata la più colpita, con gravi inondazioni e danni agli edifici. Non si sono registrate vittime o feriti.
In Grecia il ciclone è arrivato il 21 gennaio causando due vittime, gravi inondazioni nella provincia di Atene e la sospensione delle attività scolastiche in diverse aree. Il vortice si è poi spostato verso Est, in direzione delle isole del Mar Egeo causando gravi danni al porto di Rodi.