Niscemi

Niscemi
comune
Niscemi – Stemma
Niscemi – Bandiera
Niscemi – Veduta
Niscemi – Veduta
Veduta aerea del centro storico, 2021
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sicilia
Libero consorzio comunale Caltanissetta
Amministrazione
SindacoMassimiliano Valentino Conti (lista civica) dall'11-6-2017 (2º mandato dal 12-6-2022)
Data di istituzione30 giugno 1626
Territorio
Coordinate37°09′N 14°23′E
Altitudine332 m s.l.m.
Superficie96,82 km²
Abitanti24 414 (31-5-2026)
Densità252,16 ab./km²
Comuni confinantiCaltagirone (CT), Gela, Mazzarino
Altre informazioni
Cod. postale93015
Prefisso0933
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT085013
Cod. catastaleF899
TargaCL
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona C, 1 164 GG
Nome abitantiniscemesi
PatronoMaria Santissima del Bosco
Giorno festivo21 maggio, seconda domenica d'agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Niscemi
Niscemi
Niscemi – Mappa
Niscemi – Mappa
Posizione del comune di Niscemi nel libero consorzio comunale di Caltanissetta
Sito istituzionale

Niscemi (AFI: /niʃˈʃɛmi/; Nixemi in siciliano) è un comune italiano di 24 414 abitanti del libero consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia.

Il comune rientra nella piana di Gela e nell'area gelese, e ne costituisce la sua parte nord-orientale, a contatto con il territorio di Caltagirone.

Geografia fisica

Territorio

Niscemi sorge su un altopiano collinare a 332 m s.l.m., in un'area di raccordo tra i Monti Erei e le propaggini dei Monti Iblei. Il territorio comunale si estende per circa 96 km² e domina verso occidente la valle del fiume Maroglio e la Piana di Gela.

Vista aerea da est del centro abitato con lo sviluppo della contrada Vituso

Dal punto di vista geologico, il territorio è caratterizzato da rilievi collinari costituiti prevalentemente da argille mioceniche, ricoperte da un'estesa coltre di sabbie plioceniche, tufi calcarei e conglomerati.

Clima

Il clima di Niscemi è di tipo mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati calde. Le temperature medie mensili si attestano intorno ai 9 °C nei mesi più freddi e superano i 23 °C in quelli più caldi. Le precipitazioni sono concentrate prevalentemente tra l'autunno e l'inverno, mentre risultano particolarmente scarse durante la stagione estiva.

Niscemi Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. media (°C) 12,512,914,316,620,724,727,227,725,421,217,313,913,117,226,521,319,5
T. media (°C) 9,39,510,712,916,720,723,223,817,721,613,910,89,913,422,617,715,9
T. min. media (°C) 6,26,27,29,212,816,719,220,017,914,310,67,86,79,718,614,312,3
Precipitazioni (mm) 56413728176412307860591568222168428

Origini del nome

Il toponimo Niscemi, attestato in epoca medievale anche nella forma latinizzata Nixenum, è generalmente ricondotto a un'origine araba, sebbene la sua esatta etimologia non sia univocamente determinata.

Secondo l'interpretazione proposta da Gaetano Trovato, il nome deriverebbe dall'arabo našam (in arabo نشم‎?), termine riferito a una specie arborea e interpretato come «olmo» oppure identificato con la Grewia parviflora. Un'ulteriore interpretazione riconduce invece il toponimo a una voce contenente la radice araba n-š-m, associata al significato di «essere macchiato di bianco e di nero».

Nella tradizione storiografica locale il nome è stato inoltre posto in relazione con l'antico toponimo Fata-nascim, interpretato come «passo dell'olmo», dal quale sarebbe successivamente derivata la forma Nasciam e, attraverso successive trasformazioni, l'attuale Niscemi.

Storia

Preistoria e antichità

La presenza umana nel territorio di Niscemi è attestata fin dalla Preistoria. Reperti e strutture funerarie scavate nella roccia documentano frequentazioni comprese tra il Neolitico e l'età del bronzo, con particolare diffusione di tombe a grotticella artificiale e di testimonianze riferibili alla cultura di Castelluccio.

Nel corso dell'età del bronzo il territorio fu interessato dalla presenza di piccoli insediamenti rurali, dei quali sono state rinvenute soprattutto testimonianze funerarie e materiali ceramici. La storiografia locale ha tradizionalmente ricondotto alcune di queste presenze alle popolazioni sicane e, in una fase successiva, ai Siculi, sebbene l'attribuzione etnica dei singoli insediamenti preistorici debba essere considerata con cautela.

A partire dall'VIII-VII secolo a.C., in seguito alla fondazione della vicina Gela da parte di coloni greci provenienti da Rodi e Creta, anche il territorio dell'odierna Niscemi entrò nell'area di influenza gelese. Le campagne furono progressivamente interessate dalla formazione di fattorie e insediamenti rurali legati allo sfruttamento agricolo del territorio. Le trasformazioni politiche e militari che interessarono la Sicilia centro-meridionale nei secoli successivi, comprese le guerre tra Greci e Cartaginesi, determinarono alterne fasi di occupazione e abbandono degli insediamenti rurali.

Per l'età romana è stata proposta l'identificazione del territorio compreso tra il Dirillo (Achates) e il Gela con la Plaga Calvisiana, ricordata dagli itinerari antichi. Tale identificazione, già discussa nella letteratura storico-geografica ottocentesca, è stata successivamente ripresa dalla storiografia locale. Nel territorio comunale sono stati rinvenuti resti di fattorie e materiali archeologici riferibili alla presenza romana.

Età medievale

Durante il periodo islamico della Sicilia il territorio niscemese continuò a essere interessato da insediamenti e attività agricole. La tradizione storiografica locale ha ricondotto a questa fase la formazione di un abitato fortificato sulla collina dell'attuale centro urbano e il toponimo Fata-nascim o Nasciam; tale ricostruzione, tuttavia, non è unanimemente accolta dalla letteratura toponomastica e va distinta dalle diverse ipotesi sull'origine del nome della città.

Con la conquista normanna della Sicilia il territorio entrò nell'ordinamento feudale del Regno di Sicilia. La documentazione e la storiografia locale medievale attestano forme del toponimo quali Nixenum e, successivamente, Nixeme; l'area rimase tuttavia prevalentemente rurale e non corrispondeva ancora al centro urbano pianificato sorto nel XVII secolo.

Fondazione dell'abitato moderno

L'origine dell'attuale centro urbano risale alla prima metà del XVII secolo. Nel 1624 Giuseppe Branciforte, ancora minorenne, entrò in possesso, nell'ambito della successione familiare, della baronia di Niscemi. Il 30 giugno 1626 il viceré di Sicilia Giovanni Doria concesse alla madre e tutrice Giovanna Branciforte Lanza, per conto del figlio, la licentia populandi per il feudo di Nixeme, consentendo la fondazione e il popolamento del nuovo borgo di Santa Maria di Niscemi. Il documento originale della concessione è conservato presso l'Archivio di Stato di Palermo, nel fondo della Real Cancelleria.

L'abitato fu impostato nei pressi del bosco di Castellana e delle preesistenze rurali della zona. Intorno al 1640 Giuseppe Branciforte promosse una pianificazione organica del nuovo centro secondo una maglia viaria ortogonale, costituita da isolati rettangolari e organizzata attorno alla piazza principale. Tale impianto presenta analogie con quello di numerose altre città siciliane di nuova fondazione sorte tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo.

Con privilegio concesso da Filippo IV di Spagna il 25 marzo 1627 ed esecutoriato in Sicilia il successivo 18 maggio, Giuseppe Branciforte ottenne il titolo di principe di Niscemi. Il 25 giugno 1661 Branciforte cedette il titolo principesco a Vitale Valguarnera Lanza, duca dell'Arenella, mentre il feudo di Niscemi fu reintegrato nei possedimenti della famiglia Branciforte.

Il terremoto del Val di Noto dell'11 gennaio 1693 provocò danni anche a Niscemi. La successiva ricostruzione interessò numerosi edifici dell'abitato e, in particolare, le architetture religiose, senza tuttavia modificare sostanzialmente l'impianto urbanistico seicentesco.

Età contemporanea

Il 19 marzo 1790 il versante meridionale dell'abitato fu interessato da un vasto movimento franoso, uno dei maggiori dissesti storicamente documentati nel territorio di Niscemi. Le cronache dell'epoca descrissero profonde fenditure nel terreno, rumori sotterranei, emissioni di calore e vapori e, al termine della fase più intensa, la comparsa di fuoriuscite di fango e fluidi in località Conciaria. Le manifestazioni furono allora interpretate come fenomeni di origine tellurica o vulcanica; gli studi moderni le inquadrano invece nel contesto del grande movimento franoso che interessò il versante.

Planimetria di Niscemi nel XVIII secolo

Durante i moti rivoluzionari siciliani del 1848 anche Niscemi partecipò all'insurrezione contro il governo borbonico. Salvatore Masaracchio assunse il comando locale della Guardia nazionale. Nel maggio 1860, durante la Spedizione dei Mille, la città aderì al movimento insurrezionale antiborbonico e il 21 ottobre dello stesso anno partecipò al plebiscito delle province siciliane, che sancì l'annessione al nascente Stato italiano.

Nei primi decenni successivi all'Unità d'Italia le campagne furono interessate, come altre aree dell'entroterra siciliano, da episodi di brigantaggio e violenza rurale. Nel 1864 Salvatore Masaracchio, allora sindaco di Niscemi, fu assassinato da Matteo Di Benedetto, figlio del bandito Salvatore Di Benedetto detto Parachiazza.

Il 5 settembre 1891 fu costituito a Niscemi il Fascio dei lavoratori, una delle prime organizzazioni aderenti al movimento dei Fasci siciliani. Nato nel contesto della crisi agraria e delle rivendicazioni contadine della fine del XIX secolo, il Fascio niscemese promosse iniziative per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori e per la quotizzazione delle terre demaniali. Negli anni successivi le mobilitazioni contadine contribuirono anche alle operazioni di divisione e assegnazione di parte delle terre demaniali.

Piazza Vittorio Emanuele III in una cartolina dei primi anni del XX secolo

Il 1º novembre 1922, pochi giorni dopo la marcia su Roma, il socialista Salvatore Noto fu ucciso in piazza Vittorio Emanuele III durante una manifestazione fascista, dopo essersi opposto all'esposizione di cartelli offensivi nei confronti dell'ex sindaco socialista Giuseppe Crescimone.

Piazza Vittorio Emanuele III durante il periodo fascista

Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali la città fu caratterizzata da elevata disoccupazione, povertà e tensioni sociali, cui si accompagnarono episodi di criminalità e nuove mobilitazioni dei lavoratori per l'accesso alle terre incolte.

Durante lo sbarco alleato in Sicilia, nel luglio 1943, suor Angela Basarocco, religiosa e infermiera dell'ospedale civile di Niscemi, si oppose alla fucilazione di dodici militari tedeschi feriti che si trovavano ricoverati nella struttura, ottenendone la consegna come prigionieri anziché l'esecuzione.

Nel secondo dopoguerra il territorio di Niscemi fu interessato dal fenomeno del banditismo. Tra il 1945 e il 1947 operò la cosiddetta «banda dei Niscemesi» o banda Avila-Rizzo, guidata principalmente da Rosario Avila e Salvatore Rizzo, attiva tra Niscemi, Gela e Caltagirone e responsabile di rapine, sequestri e omicidi. La documentazione relativa alla banda è conservata nell'Archivio di Stato di Caltanissetta. Parallelamente ripresero le lotte contadine per l'applicazione della legislazione agraria e per l'assegnazione delle terre incolte, in un contesto di forte disoccupazione che negli anni successivi contribuì a una consistente emigrazione.

Tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo l'amministrazione comunale fu interessata da due scioglimenti per infiltrazioni e condizionamenti della criminalità organizzata. Il primo fu disposto con decreto del presidente della Repubblica del 18 luglio 1992. Un secondo scioglimento fu disposto con decreto del 27 aprile 2004, a seguito dell'accertamento di forme di condizionamento dell'amministrazione da parte della criminalità organizzata.

Le frane del 1997 e del 2026

Lo stesso argomento in dettaglio: Frana di Niscemi.
La chiesa delle Sante Croci dopo la frana del 1997

Il 12 ottobre 1997 un vasto movimento franoso, esteso per circa 1,5 km², interessò una parte del centro storico di Niscemi e in particolare il quartiere Sante Croci, danneggiando o rendendo inagibili edifici pubblici e privati e diverse infrastrutture. L'evento non provocò vittime, ma determinò l'evacuazione di numerose famiglie e l'apertura di una lunga fase emergenziale. Tra gli edifici maggiormente colpiti vi fu la chiesa delle Sante Croci, successivamente demolita a causa delle lesioni riportate.

Negli anni successivi furono predisposti interventi per la demolizione e la delocalizzazione degli immobili situati nell'area instabile e per il consolidamento del versante. I lavori conobbero tuttavia numerosi ritardi e interruzioni; ancora nel 2025 risultavano irrisolte alcune delle problematiche connesse alla messa in sicurezza del fronte franoso e alla demolizione degli edifici rimasti nell'area a rischio.

Il fronte franoso nel gennaio 2026

Il 16 gennaio 2026, in seguito a intense precipitazioni, un nuovo movimento franoso interessò il settore occidentale dell'abitato, con un coronamento iniziale superiore a 1,5 km. Il successivo 25 gennaio si riattivò anche il fronte meridionale già interessato dal dissesto del 1997, determinando un'estensione complessiva della zona instabile di circa 4,7 km e scarpate di distacco generalmente comprese tra 25 e 30 metri, con valori superiori ai 50 metri in alcuni settori.

La riattivazione provocò l'evacuazione di una parte della popolazione residente nelle zone maggiormente esposte, il danneggiamento di numerosi edifici e l'interruzione di infrastrutture e collegamenti stradali. Fu quindi istituita una zona rossa e attivato il sistema nazionale di protezione civile per l'assistenza alla popolazione e il monitoraggio tecnico-scientifico del versante.

Simboli

Bandiera

Lo stemma e il gonfalone di Niscemi sono stati concessi con Decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi del 24 aprile 2000.

Stemma

I simboli raffigurati sono l'aquila e la torre. La blasonatura dello stemma è:

«Di verde, all'aquila di nero, con la testa in banda, allumata e linguata di rosso, coronata con corona all'antica di cinque punte visibili, d'oro, l'aquila attraversata sul petto dallo scudetto di rosso, caricato dalla torre d'oro, murata di nero, e afferrante con gli artigli la lista bifida d'argento, caricata dalle lettere maiuscole V e N, puntate, di nero. Ornamenti esteriori da Comune.»
Gonfalone

La blasonatura del gonfalone è la seguente:

«Drappo di rosso, riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dallo stemma comunale con l'iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo e i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto rosso con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.»
Bandiera

La bandiera è un drappo rettangolare troncato di verde e di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse

Piazza Vittorio Emanuele III con la chiesa madre di Santa Maria d'Itria

Il centro storico di Niscemi conserva in larga parte l'impianto urbanistico impostato nel corso del XVII secolo, sviluppatosi attorno all'odierna piazza Vittorio Emanuele III. Sulla piazza, principale spazio pubblico dell'abitato, prospettano la chiesa madre di Santa Maria d'Itria, la chiesa di Maria Santissima dell'Addolorata e il Palazzo di Città.

Veduta notturna di piazza Vittorio Emanuele III dal retro della chiesa madre

Architetture religiose

Chiesa di Santa Maria d'Itria
La chiesa madre di Niscemi sorge sul lato orientale di piazza Vittorio Emanuele III, in asse con via Regina Margherita. L'edificio attuale fu ricostruito dopo il terremoto del 1693, a partire dal 1742, sotto la direzione dell'architetto messinese Giuseppe La Rosa. La chiesa presenta una pianta a croce latina con tiburio centrale; quattro nicchie della facciata ospitano le statue degli evangelisti Giovanni e Marco e degli apostoli Pietro e Paolo. Il prospetto, rimasto incompiuto nella parte sommitale, è caratterizzato dal portale centrale riccamente decorato e dalla sovrastante cella campanaria. Gli interni furono sottoposti a una vasta campagna decorativa tra il 1863 e il 1864.
Facciata della chiesa madre di Santa Maria d'Itria
Chiesa di Maria Santissima dell'Addolorata
Situata anch'essa in piazza Vittorio Emanuele III, fu fondata nel 1753 sul luogo di una precedente edicola religiosa e realizzata su progetto dell'architetto calatino Silvestro Gugliara. L'edificio, uno degli esempi più significativi dell'architettura settecentesca niscemese, presenta un'unica navata organizzata attorno a uno spazio centrale a ottagono allungato. Il prospetto tardo barocco, leggermente convesso, è scandito da quattro lesene e concluso da una cella campanaria raccordata al corpo dell'edificio mediante volute. Sotto il pavimento si conserva una cripta con altare, ossari, ambienti per l'essiccazione dei corpi e sepolture un tempo destinate ai membri delle confraternite.
Chiesa di Maria Santissima dell'Addolorata
Chiesa di Sant'Antonio di Padova
Posta nella parte orientale del centro storico, fu ricostruita a partire dal 1746 in seguito ai danni provocati dal terremoto del 1693 e fu successivamente restaurata nel corso del XX secolo. Ha pianta rettangolare a navata unica, con sagrestia addossata e campanile a torre collocato posteriormente. Il prospetto, intonacato e di forme semplici, è concluso da un piccolo frontone triangolare e presenta un portale lapideo decorato a bassorilievo. Nel 1810 vi fu installato un organo sopra la cantoria posta in controfacciata.
Campanile della chiesa di Sant'Antonio di Padova
Chiesa di Maria Santissima delle Grazie
Considerata la più antica chiesa superstite di Niscemi, deriva da un edificio religioso preesistente alla fondazione seicentesca della città. L'edificio attuale fu realizzato nel 1773 per volontà del barone Iacona, con il consenso del principe Ercole Michele Branciforte. Il prospetto, completato nel XIX secolo, è articolato su tre ordini; quello superiore ospita la cella campanaria, mentre nel secondo si apre un'edicola con una statua di san Gaetano. L'interno è a navata unica, coperto da volta a botte e decorato ad affresco. La chiesa è localmente conosciuta anche come chiesa di Santa Lucia.
Chiesa di Maria Santissima delle Grazie
Santuario di Maria Santissima del Bosco
Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario di Maria Santissima del Bosco di Niscemi.
Il santuario fu costruito tra il 1749 e il 1758, sul luogo di una precedente cappella distrutta dal terremoto del 1693, sotto la direzione di Silvestro Gugliara. Presenta un'unica navata dalla pianta ellittica allungata e un prospetto barocco di forme relativamente sobrie. La chiesa è legata alla tradizione del ritrovamento, nel 1599, dell'immagine di Maria Santissima del Bosco. Il dipinto originario sarebbe andato perduto durante un incendio verificatosi nel 1769 mentre si trovava nella chiesa madre; nel santuario ne è conservata una copia. Sotto l'edificio si trova la cosiddetta Cappella dell'Acqua Santa, con il pozzo collegato dalla tradizione al ritrovamento dell'immagine mariana e adibito dal 1998 anche a battistero.
Santuario di Maria Santissima del Bosco
Chiesa di San Giuseppe
Sorge nel quartiere omonimo, in posizione scenografica rispetto all'asse di via Mazzini. L'edificio, a pianta rettangolare e navata unica, presenta una facciata a un solo ordine dalle forme semplici. Dopo un lungo periodo di degrado, nel 1986 furono avviati lavori di restauro promossi dal sacerdote Giuseppe Giugno con il contributo della popolazione.
Chiesa di San Giuseppe
Chiesa delle Anime del Purgatorio
Presenta una singolare pianta centrale, con un'unica aula pressoché circolare. La copertura poggia su archi a tutto sesto sostenuti da otto colonne di ordine tuscanico disposte ad anello all'interno dell'edificio.
Ingresso della chiesa delle Anime del Purgatorio
Chiesa delle Sante Croci
Sorgeva nell'omonimo quartiere, sul luogo di una precedente cappella con annessa area cimiteriale. Già danneggiata dal movimento franoso del 1790, riportò gravissime lesioni durante la frana del 12 ottobre 1997, che ne determinarono successivamente la demolizione. L'altare maggiore, in marmo bianco e marmi policromi, era dedicato al Crocifisso; gli altari laterali erano invece intitolati a sant'Alfonso Maria de' Liguori e santa Rita da Cascia.
La chiesa delle Sante Croci prima della demolizione
Chiesetta della Madonna dello Spasimo
Situata presso l'accesso meridionale all'abitato, è un piccolo edificio religioso caratterizzato da un prospetto semplice, delimitato da paraste laterali e aperto al centro da un portale in pietra locale con arco a tutto sesto.
Chiesa di San Francesco d'Assisi
La fondazione della chiesa è legata all'insediamento dei francescani a Niscemi nel XVIII secolo. Costruita nella prima metà del Settecento, presenta un'unica aula coperta da volta a botte e un presbiterio a crociera.
Convento di San Francesco
L'antico convento francescano, annesso alla chiesa di San Francesco, fu successivamente destinato a ospitare strutture sanitarie. Del complesso originario conserva il chiostro quadrangolare, con pozzo centrale e una successione di arcate sostenute da colonne di ordine ionico.
Chiostro dell'antico convento di San Francesco
Chiesa di San Giuseppe d'Atanasio
Costruita nel 1915 in contrada Pilacane, fuori dal centro urbano, è caratterizzata da un prospetto in laterizio di impostazione neoclassica.
Chiesa di San Giuseppe d'Atanasio

Architetture civili

Palazzo di Città
Affacciato su piazza Vittorio Emanuele III, fu costruito sull'area di un precedente edificio adibito a cancelleria comunale. Progettato dall'architetto Rosario Crescimone e realizzato dai fratelli Barbagallo, presenta un prospetto simmetrico caratterizzato al piano terreno da un portico a tre arcate. Gli elementi decorativi della facciata furono realizzati con pietra proveniente dalle cave di Pilacane.
Palazzo di Città
Palazzo Branciforte
Costruito nel 1824 per volontà di Margherita Branciforte, duchessa di Mondragone, giunta a Niscemi nel 1821, è tra i più antichi edifici civili ottocenteschi conservati nella città. L'edificio presenta un volume compatto, paraste angolari e pareti perimetrali in muratura di pietrame.
Palazzo Masaracchio
Edificato intorno al 1840 lungo l'attuale via Regina Margherita, presenta una facciata scandita da un unico ordine di paraste impostate su alti plinti. I balconi sono sostenuti da mensole con decorazioni fitomorfe, mentre il portale principale è sormontato da un fregio ornamentale.
Palazzo Malerba
Edificato nel 1835, sorgeva anch'esso lungo l'odierna via Regina Margherita. Dell'edificio si conserva prevalentemente la porzione settentrionale, in seguito alla demolizione, avvenuta nel 1966, della parte prospiciente la strada.

Il piano regolatore generale comunale individua inoltre numerosi edifici d'interesse storico e architettonico nel tessuto urbano, tra i quali i palazzi Romano, Camiolo, Iacona, Samperi, Tinnirello, Gagliano, Le Moli, Maugeri, Buscemi e Polizzi, Casa Guariglia e la Casina Samperi.

Altro

Piazza Vittorio Emanuele III
È il principale spazio urbano del centro storico e costituisce il fulcro dell'impianto viario seicentesco. Di forma approssimativamente rettangolare, è delimitata dalla chiesa madre di Santa Maria d'Itria, dalla chiesa dell'Addolorata, dal Palazzo di Città e da diversi edifici civili storici.
Terrazzo del Belvedere
Il Terrazzo del Belvedere, tradizionalmente chiamato Tunnu, fu realizzato nel 1803 sul margine occidentale dell'abitato come spazio panoramico affacciato sulla Piana di Gela e sulla valle del Maroglio. La terrazza, dalla caratteristica conformazione curvilinea, fu ricostruita nel corso del XX secolo in seguito ai dissesti che avevano interessato il versante.
Ingresso del Terrazzo del Belvedere
Il settore del Belvedere fu nuovamente coinvolto dalla frana del gennaio 2026. Il movimento interessò il quartiere Sante Croci-Belvedere e determinò il collasso di parte della passeggiata panoramica e delle strutture situate immediatamente a valle della terrazza; nell'area panoramica furono inoltre rilevati movimenti deformativi ancora attivi nei mesi successivi all'evento.
Viale Angelo D'Arrigo
Al di sotto del Belvedere si sviluppava una passeggiata panoramica dedicata all'aviatore Angelo D'Arrigo, dalla quale si osservava la Piana di Gela. La frana del gennaio 2026 provocò il collasso di gran parte della passeggiata e la scomparsa della piattaforma utilizzata per il volo libero intitolata all'aviatore.
Scalinata del viale Angelo D'Arrigo prima della frana del gennaio 2026

Siti archeologici

Il territorio di Niscemi conserva numerose testimonianze archeologiche distribuite nelle campagne circostanti. Le ricerche hanno documentato una frequentazione che si estende dalla preistoria all'età tardoantica, con insediamenti e necropoli connessi allo sfruttamento agricolo del retroterra di Gela.

Resti archeologici in contrada Petrusa

Il sito più rilevante è quello di contrada Petrusa, alle pendici occidentali dell'altopiano, dove sono stati individuati resti di fattorie di età romana imperiale, una necropoli e un vasto complesso termale. Gli scavi hanno riconosciuto ambienti interpretabili come calidarium e tepidarium, dotati di sistemi di riscaldamento a suspensurae. Nella stessa area sono stati rinvenuti materiali ceramici e bolli laterizi connessi a grandi proprietà agricole di età romana.

Le strutture di Petrusa, insieme agli insediamenti di Piano della Camera e di altre località del retroterra gelese, sono state messe in relazione con un itinerario stradale romano diretto dall'interno della Sicilia verso la costa. È stata inoltre avanzata l'ipotesi che nell'area esistesse una mansio o una statio destinata alla sosta dei viaggiatori e al cambio degli animali da trasporto; tale identificazione rimane tuttavia di carattere interpretativo.

Per le epoche precedenti sono attestati insediamenti rurali e rinvenimenti ceramici di età arcaica e classica nelle contrade Castellana, Arcia, Iacolano e Agnone. In quest'ultima località sono state individuate consistenti fattorie di epoca greca. Necropoli e altre testimonianze archeologiche sono documentate inoltre nelle contrade Pisciotto e Valle Madoni. L'insieme dei rinvenimenti evidenzia la progressiva occupazione agricola del territorio niscemese all'interno della chora gelese.

Aree naturali

Lo stesso argomento in dettaglio: Riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi.

Nel territorio comunale ricade la Riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, istituita dalla Regione Siciliana con decreto assessoriale n. 475/44 del 25 luglio 1997. La riserva si estende per 2 939,37 ettari ed è gestita dal Dipartimento regionale dello sviluppo rurale e territoriale.

La riserva tutela uno dei principali relitti di sughereta mista a lecceta della Sicilia centrale e, insieme alla riserva del Bosco di Santo Pietro presso Caltagirone, costituisce ciò che rimane di un più vasto complesso forestale un tempo presente nella Sicilia centro-meridionale. Alla sughera si associano il leccio, la quercia spinosa, cisti, eriche, mirto e corbezzolo.

L'area coincide inoltre con la Zona speciale di conservazione ITA050007 «Sughereta di Niscemi», appartenente alla rete europea Natura 2000. Nel luglio 2026 la Regione Siciliana ha approvato gli obiettivi e le misure di conservazione aggiornati della ZSC, insieme alla carta degli habitat e delle specie.

Società

Evoluzione demografica

La crescita demografica di Niscemi ebbe inizio con la fondazione dell'abitato moderno nel XVII secolo. In seguito alla concessione della licentia populandi del 1626, nel nuovo centro si stabilirono famiglie provenienti da diversi comuni della Sicilia centro-orientale, tra i quali Caltagirone, Aidone, Piazza Armerina, Gela, Chiaramonte Gulfi, Comiso e Modica.

Nel corso del XVIII secolo la popolazione aumentò sensibilmente, passando da circa 2 000 a quasi 7 000 abitanti; nel secolo successivo superò i 14 000 residenti. La crescita proseguì durante buona parte del XX secolo, ma conobbe una fase di rallentamento e contrazione tra gli anni sessanta e gli anni settanta, soprattutto in conseguenza dell'emigrazione verso l'Italia settentrionale e l'estero. Nei decenni più recenti la popolazione ha registrato una progressiva diminuzione.

Abitanti censiti

Etnie e minoranze straniere

Al 1º gennaio 2025 i cittadini stranieri residenti a Niscemi erano 694, pari al 2,8% della popolazione residente.

Le comunità nazionali con almeno 20 residenti e una consistenza superiore allo 0,1% della popolazione complessiva erano:

Lingue e dialetti

Accanto all'italiano è tradizionalmente diffusa la varietà locale della lingua siciliana, denominata in siciliano lu niscimisi. Il dialetto niscemese è stato oggetto di specifici studi fonetici, lessicali e lessicografici, che ne hanno documentato le peculiarità rispetto alle parlate dei centri vicini.

Dal punto di vista fonetico, la parlata niscemese presenta caratteristiche che la collocano in una zona di transizione all'interno del dominio siciliano: pur trovandosi geograficamente nell'area nissena, condivide con le parlate della Sicilia orientale l'assenza di metafonesi delle vocali latine Ĕ e Ŏ toniche.

Tradizioni e folclore

La principale tradizione religiosa cittadina è legata al culto di Maria Santissima del Bosco, patrona di Niscemi, le cui celebrazioni si articolano nel corso dell'anno in diversi momenti.

La festa patronale estiva si svolge tradizionalmente nella seconda domenica di agosto. La prima domenica del mese l'immagine della Madonna viene trasferita processionalmente dal santuario di Maria Santissima del Bosco alla chiesa madre, mentre nei giorni successivi si svolgono le principali celebrazioni religiose e civili.

Un secondo ciclo celebrativo è costituito dal cosiddetto mese della Madonna, tradizionalmente compreso tra il 21 aprile e il 21 maggio e legato alla commemorazione del ritrovamento dell'immagine mariana. In questo periodo si svolgono pellegrinaggi e celebrazioni tra il santuario e la chiesa madre.

Un'ulteriore celebrazione mariana ricorre l'11 gennaio, anniversario del terremoto del 1693, in memoria della protezione che la tradizione religiosa cittadina attribuisce alla Madonna durante il sisma.

Tra il 18 e il 19 marzo si svolgono invece le celebrazioni tradizionali in onore di San Giuseppe. Una delle consuetudini caratteristiche è l'allestimento degli avutari, altari domestici ornati con immagini sacre, pani rituali e diverse pietanze preparate dalle famiglie devote.

Istituzioni, enti e associazioni

Stazione di trasmissione radio navale

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di trasmissione radio navale di Niscemi.

In contrada Ulmo ha sede la Naval Radio Transmitter Facility Niscemi (NRTF), stazione per le telecomunicazioni militari della Marina degli Stati Uniti, istituita nell'ottobre 1991. La struttura fa parte del sistema di comunicazioni della Naval Computer and Telecommunications Station Sicily e assicura collegamenti a supporto delle forze navali statunitensi, congiunte e alleate operanti nel Mediterraneo e in altre aree strategiche.

L'impianto originario comprende sistemi di trasmissione in alta frequenza (HF) e bassa frequenza (LF). Una relazione tecnica acquisita dal Senato della Repubblica indica che la stazione era dotata di 45 antenne HF, delle quali 27 operative all'epoca della rilevazione, e di un'antenna LF destinata alle comunicazioni con unità navali sotto la superficie del mare.

Nello stesso sito è stata successivamente realizzata una delle quattro stazioni terrestri del Mobile User Objective System (MUOS), sistema satellitare di comunicazioni militari della Marina statunitense. L'impianto terrestre di Niscemi comprende tre grandi antenne paraboliche e due antenne elicoidali in banda UHF.

Cultura

Istruzione

Biblioteche

La biblioteca comunale «Mario Gori», istituita nel 1974, è intitolata al poeta niscemese Mario Gori. Ha sede in via IV Novembre in un edificio storico e conserva un patrimonio librario di diverse migliaia di volumi, oltre a materiale periodico e documentario.

Scuole

Nel territorio comunale hanno sede diversi istituti scolastici del primo e del secondo ciclo d'istruzione. Per l'istruzione secondaria superiore è presente l'Istituto d'istruzione superiore «Leonardo da Vinci», nato nel 1970 come liceo scientifico. Nel corso degli anni l'istituto ha progressivamente ampliato l'offerta formativa con l'attivazione di ulteriori indirizzi liceali, tecnici e professionali; dal 2016 è presente anche l'indirizzo del liceo classico.

Musei

Il principale spazio museale cittadino è il Museo civico, inaugurato il 7 ottobre 2018 nell'ex convento dei frati minori francescani, edificio settecentesco successivamente adibito anche a struttura ospedaliera. Il complesso museale occupa una superficie di circa 3 000 m² e comprende diverse raccolte dedicate alla storia, all'etnografia e all'ambiente naturale del territorio niscemese.

Una parte consistente delle collezioni deriva dal precedente Museo della civiltà contadina, costituito a partire dagli anni ottanta attraverso la raccolta di oggetti e strumenti legati alle attività agricole e artigianali tradizionali. La raccolta, successivamente gestita dal Lions Club locale, comprende utensili, attrezzi da lavoro, arredi, manufatti tessili, mezzi di trasporto, fotografie e documenti relativi alla società rurale niscemese.

Nel Museo civico sono confluite anche le raccolte dell'ex Museo didattico comprensoriale di storia naturale, istituito nel dicembre 1989 con finalità didattiche e divulgative e dedicato agli aspetti geologici, botanici e faunistici della Sicilia centro-meridionale. Il museo naturalistico fu inizialmente gestito dalla sezione locale del WWF e, dal 1995, dal Centro di educazione ambientale.

Cucina

La cucina tradizionale niscemese è legata prevalentemente ai prodotti dell'agricoltura locale e presenta numerosi elementi comuni alla cucina siciliana centro-orientale.

Tra le preparazioni tradizionali figurano le mpanate, focacce ripiene preparate con una sfoglia sottile e farcite prevalentemente con cavolfiore, e i piruna, preparazioni analoghe il cui ripieno tradizionale comprende verdure. Caratteristica di entrambe è la cottura contemporanea dell'involucro e del ripieno, che viene disposto crudo all'interno dell'impasto prima della cottura in forno.

Particolarmente diffuso nella gastronomia locale è il carciofo, coltura strettamente legata all'economia agricola del territorio. Tra le preparazioni tradizionali sono presenti la pasta con i carciofi, i carciofi arrostiti alla brace e la frittata di carciofi.

Eventi

La principale manifestazione enogastronomica cittadina è la Sagra del Carciofo, dedicata alla produzione carcioficola locale e organizzata annualmente dall'amministrazione comunale con la partecipazione delle categorie produttive e delle associazioni del territorio.

La manifestazione, istituita nei primi anni ottanta, si svolge generalmente in primavera e comprende esposizioni e degustazioni del carciofo locale, iniziative dedicate all'agricoltura e all'enogastronomia e manifestazioni culturali e di intrattenimento. La Regione Siciliana partecipa al sostegno e alla promozione dell'evento attraverso i propri assessorati competenti.

Nel 2026 si è svolta la quarantaquattresima edizione della manifestazione, denominata «Sagra del Carciofo Violetto», per la quale il Comune ha previsto finanziamenti provenienti, tra gli altri, dall'Assessorato regionale dell'agricoltura, dall'Assemblea regionale siciliana e da sponsorizzazioni private.

Geografia antropica

Urbanistica

L'impianto urbanistico storico di Niscemi risale alla prima fase di formazione dell'abitato moderno nel XVII secolo. Il nucleo originario fu organizzato secondo una maglia prevalentemente ortogonale, sviluppata attorno a piazza Vittorio Emanuele III, che costituiva il principale fulcro civico e religioso della città. Dalla piazza si dipartivano i principali assi viari in direzione nord-sud ed est-ovest, definendo un tessuto regolare composto prevalentemente da isolati rettangolari.

La pianificazione del nuovo centro fu promossa dalla famiglia Branciforte in seguito alla concessione della licentia populandi del 1626 e si inserì nel più ampio fenomeno delle nuove fondazioni urbane che interessò la Sicilia tra il XVI e il XVII secolo. L'impianto a scacchiera permetteva una suddivisione regolare del suolo urbano e una progressiva aggregazione delle abitazioni all'interno degli isolati.

Niscemi agli inizi del XX secolo

La tipologia abitativa più diffusa nel centro storico fu per lungo tempo la cosiddetta casa terrana, generalmente costituita da un unico vano al piano terreno e talvolta dotata di un solaio accessibile tramite una scala interna. Una tipologia caratteristica dell'edilizia popolare niscemese era il lucali, abitazione contadina realizzata secondo schemi costruttivi relativamente uniformi. Alcune caratteristiche dimensionali e costruttive degli edifici erano disciplinate già nella seconda metà del XVII secolo da specifiche obligationes, che regolavano, tra l'altro, spessore delle murature e altezza delle costruzioni.

Tra il XIX e il XX secolo l'abitato si espanse progressivamente oltre il nucleo seicentesco. Dopo l'Unità d'Italia furono realizzati nuovi edifici lungo gli assi esterni al centro storico e le residenze delle famiglie più abbienti assunsero frequentemente forme più articolate, con edifici multipiano e prospetti monumentali. L'espansione edilizia interessò soprattutto i settori settentrionale, nord-orientale e orientale del centro abitato.

Ulteriori fasi di crescita urbana si verificarono nei primi decenni del Novecento e, più intensamente, nel secondo dopoguerra. A partire dagli anni cinquanta e sessanta l'espansione edilizia modificò progressivamente i margini dell'abitato storico, con la formazione di nuovi quartieri periferici e l'ampliamento della superficie urbanizzata. Nel corso della seconda metà del XX secolo il territorio comunale fu inoltre interessato da fenomeni di edilizia non pianificata e abusivismo, che contribuirono a una crescita meno regolare nelle aree periferiche.

La pianificazione urbanistica contemporanea è regolata dal piano regolatore generale comunale, approvato con decreto assessoriale n. 1214 del 2006 e successivamente interessato da varianti e adeguamenti.

Suddivisioni storiche

La tradizionale suddivisione dell'abitato comprende quartieri e contrade formatisi nel corso delle diverse fasi di espansione urbana. La storiografia locale individua venticinque denominazioni storicamente utilizzate per identificare le diverse parti del centro abitato:

  • Addolorata;
  • Canale;
  • Canalicchio;
  • Cimitero Nuovo;
  • Cimitero Vecchio;
  • Firriato;
  • Grazie;
  • Macello;
  • Madonna;
  • Madrice;
  • Piano Mangione;
  • Pirillo;
  • Poggio Madrice;
  • Poggio Tripoli;
  • Purgatorio;
  • San Antonio;
  • San Giuseppe;
  • Sante Croci;
  • Scoperto Maugeri;
  • Serbatoio;
  • Spasimo;
  • Sperlinga;
  • Trappeto;
  • Vacirca;
  • Vascelleria.

Economia

L'economia di Niscemi è tradizionalmente legata al settore primario e, in particolare, all'agricoltura. Nel territorio comunale sono presenti anche attività commerciali, artigianali e di servizio connesse al centro urbano e alla trasformazione e commercializzazione delle produzioni agricole.

Agricoltura

L'agricoltura costituisce storicamente uno dei principali settori dell'economia niscemese, favorita dall'estensione delle aree rurali comprese nel territorio comunale. Tra le colture tradizionalmente diffuse figurano il carciofo, il pomodoro, la vite e altre produzioni orticole.

Particolare rilevanza assume la cinaricoltura, che ha caratterizzato nel tempo l'economia e l'identità agricola locale. La coltivazione del carciofo è legata soprattutto alla varietà del Violetto, alla quale è dedicata una manifestazione annuale promossa dal comune e sostenuta dalla Regione Siciliana.

La centralità della coltura nell'economia agricola locale è testimoniata anche dall'istituzionalizzazione, da parte dell'amministrazione comunale, di un comitato organizzativo della Sagra del Carciofo composto, tra gli altri, da rappresentanti degli agricoltori, degli artigiani, dei commercianti e degli imprenditori del territorio.

Come nel resto della Sicilia, negli anni più recenti il comparto agricolo e in particolare quello cinaricolo hanno risentito degli effetti della siccità, dell'aumento dei costi di produzione e della riduzione delle superfici coltivate. Nel 2024, a livello regionale, la superficie destinata alla coltivazione del carciofo risultava diminuita del 17% rispetto all'anno precedente, mentre la produzione era calata di circa il 20%.

Turismo

L'offerta turistica del territorio è legata principalmente al patrimonio storico e religioso del centro urbano e alle risorse naturalistiche della Riserva naturale orientata Sughereta di Niscemi, inserita nella Rete Natura 2000. A queste si affiancano le tradizioni religiose connesse al culto di Maria Santissima del Bosco e le manifestazioni legate alle produzioni agricole locali.

Il turismo riveste tuttavia un ruolo secondario rispetto alle tradizionali attività agricole e commerciali del territorio; non risultano sviluppati flussi paragonabili a quelli delle principali destinazioni turistiche regionali.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Il centro abitato di Niscemi non è attraversato direttamente dalla rete delle strade statali ed è collegato alla viabilità principale attraverso una rete di strade provinciali.

I principali collegamenti sono costituiti dalla SP 10 e dalla SP 12, attraverso le quali è raggiungibile la SS 117 bis Centrale Sicula, principale asse di collegamento tra Gela, Piazza Armerina ed Enna. La SP 10 consente inoltre il collegamento in direzione di Caltagirone, mentre altre strade provinciali connettono il territorio niscemese alla viabilità verso Gela e Vittoria.

La viabilità di accesso al centro abitato è storicamente condizionata dall'instabilità idrogeologica dei versanti. La SP 12 era già stata chiusa al transito nel 2019 in seguito al cedimento del piano viabile provocato da fenomeni franosi; per garantire il collegamento con Niscemi fu successivamente realizzata una bretella alternativa tra i km 4+200 e 4+500.

In seguito alla frana del gennaio 2026, il sistema dei collegamenti stradali è stato ulteriormente compromesso, rendendo necessaria l'attivazione di interventi straordinari sulla rete viaria. Tra questi rientrano la riqualificazione delle SP 82 e SP 35, affidata ad ANAS, e la sistemazione della SP 12 e dell'area del Calanco Canale, finalizzata al consolidamento del versante e al ripristino della funzionalità dell'asse viario.

Nel febbraio 2026 sono stati inoltre avviati interventi di ripavimentazione della Regia trazzera Niscemi-San Michele di Ganzaria, individuata come collegamento alternativo tra l'abitato e la SP 12 e come via di emergenza verso la SS 117 bis.

Ferrovie

Il viadotto di Piano Carbone dopo il crollo del 2011 e prima della demolizione

Il territorio comunale è attraversato dalla ferrovia Catania-Caltagirone-Gela, linea a binario unico e non elettrificata. L'abitato è servito dalla stazione di Niscemi, mentre lungo la stessa linea si trovavano le stazioni di Vituso e Priolo Soprano, successivamente soppresse.

La tratta tra Caltagirone e Gela, la cui costruzione era stata progettata nella prima metà del XX secolo, fu completata e aperta all'esercizio nel 1979. Il collegamento ferroviario rimase attivo fino all'8 maggio 2011, quando il crollo di parte del viadotto di Piano Carbone, tra Caltagirone e Niscemi, determinò l'interruzione della linea. Le strutture residue del viadotto furono demolite nel 2014.

Rete Ferroviaria Italiana ha successivamente avviato il progetto di ripristino e ammodernamento della Caltagirone-Gela, articolato in due fasi: la prima interessa la tratta Caltagirone-Niscemi e comprende la costruzione del nuovo viadotto, l'adeguamento delle opere civili e delle gallerie, l'ammodernamento tecnologico della linea e il miglioramento dell'accessibilità della stazione di Niscemi; la seconda riguarda la tratta Niscemi-Gela.

I lavori della prima fase, avviati nel 2023, sono parzialmente finanziati anche attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza; l'attivazione della tratta Caltagirone-Niscemi è prevista nel 2027. La seconda fase, relativa alla Niscemi-Gela, si trova invece nella fase autorizzativa e progettuale.

Amministrazione

Sindaci e commissari straordinari

La vita politica niscemese fu caratterizzata, tra gli anni cinquanta e settanta del XX secolo, dalla figura del sindaco comunista Emanuele Di Bennardo, che amministrò il comune, con alcune interruzioni, per circa vent'anni. Durante la sua guida il Partito Comunista Italiano conseguì ripetutamente la maggioranza relativa nel consiglio comunale, arrivando a esprimere 13 o 15 consiglieri su un totale di 32.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
10 febbraio 1973 dicembre 1976 Emanuele Di Bennardo Partito Comunista Italiano Sindaco
dicembre 1976 novembre 1977 Salvatore Ferranti Partito Comunista Italiano Sindaco facente funzioni
novembre 1977 6 novembre 1979 Salvatore Rizzo Democrazia Cristiana Sindaco
7 novembre 1979 2 gennaio 1983 Rocco Mililli Democrazia Cristiana Sindaco
3 gennaio 1983 15 maggio 1984 Giovanni Zappulla Partito Comunista Italiano Sindaco
16 maggio 1984 10 marzo 1985 Gaetano Buccheri Partito Comunista Italiano Sindaco
11 marzo 1985 ? Giovanni Zappulla Partito Comunista Italiano Sindaco
? aprile 1986 Giovanni Arancio Democrazia Cristiana Sindaco
maggio 1986 13 ottobre 1987 Salvatore Parlagreco Partito Comunista Italiano Sindaco
14 ottobre 1987 15 luglio 1988 Gaetano Di Noto Partito Socialista Italiano Sindaco
15 luglio 1988 16 agosto 1991 Paolo Rizzo Democrazia Cristiana Sindaco
13 settembre 1991 17 marzo 1992 Giovanni Rinaudo Partito Socialista Democratico Italiano Sindaco
17 marzo 1992 10 luglio 1992 Gaetano Di Noto Partito Socialista Italiano Sindaco
18 luglio 1992 11 giugno 1994 Carmelo Fontana Commissario straordinario
26 ottobre 1992 7 febbraio 1994 Ernesto Bianca Commissario straordinario
18 luglio 1992 14 aprile 1993 Carmelo Spampinato Commissario straordinario
14 aprile 1993 11 giugno 1994 Rosario Di Bartolo Commissario straordinario
27 giugno 1994 25 maggio 1998 Salvatore Liardo Alleanza dei Progressisti Sindaco
25 maggio 1998 16 settembre 2000 Salvatore Liardo L'Ulivo Sindaco
11 dicembre 2000 23 gennaio 2004 Mario Parrimuto centro-destra Sindaco
27 aprile 2004 14 maggio 2007 Emilio Buda Commissario straordinario
27 aprile 2004 14 maggio 2007 Paolo Guglielman Commissario straordinario
27 aprile 2004 14 maggio 2007 Enrico Galeani Commissario straordinario
14 maggio 2007 7 maggio 2012 Giovanni Di Martino Democratici di Sinistra Sindaco
7 maggio 2012 11 giugno 2017 Francesco La Rosa lista civica - Area Centrodestra Sindaco
11 giugno 2017 12 giugno 2022 Massimiliano Valentino Conti lista civica - Area Centrodestra Sindaco
12 giugno 2022 in carica Massimiliano Valentino Conti lista civica - Area Centrodestra Sindaco

Gemellaggi

Sport

Tra le discipline praticate nel territorio comunale figurano il calcio, la pallavolo e il volo libero.

Nel calcio opera l'A.S.D. Niscemi Football Club, società dilettantistica fondata nel 2018 e iscritta al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche. Nella stagione 2026-2027 la squadra partecipa al girone B dell'Eccellenza Sicilia, massimo livello regionale del campionato dilettantistico. Nel settore giovanile sono inoltre attive altre associazioni calcistiche locali.

Nella pallavolo femminile opera la Fatanascim Niscemi, società affiliata alla Federazione Italiana Pallavolo e impegnata nell'attività giovanile.

Niscemi è inoltre uno dei siti siciliani utilizzati per la pratica del parapendio. L'area di volo è situata sul versante sottostante il belvedere, in prossimità del quartiere Sante Croci. La postazione è dedicata alla memoria di Angelo D'Arrigo, aviatore e praticante di volo libero morto nel 2006.

Impianti sportivi

Il principale impianto calcistico comunale è lo stadio Santa Maria, utilizzato dalle formazioni calcistiche locali.

Tra gli impianti coperti figura il palazzetto dello sport «Pio La Torre», destinato alla pratica delle discipline sportive al coperto.

Note

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