| Drapeau olympique Olympic flag | |
|---|---|
| Proporzioni | 2:3 |
| Simbolo FIAV | |
| Colori | blu (Oceania), giallo (Asia), nero (Africa), verde (Europa), rosso (America) |
| Uso | eventi sportivi |
| Adozione | 1914 |
| Fotografia | |
La bandiera olimpica è formata da cinque cerchi su fondo bianco, disposti su due file: tre sopra e due sotto; ogni cerchio è intrecciato all'altro e ha un colore diverso: azzurro, nero, rosso, giallo e verde. i cerchi rappresentano i cinque continenti abitati del mondo, uniti dallo spirito olimpico: America, Africa, Asia, Europa e Oceania.
I cinque cerchi sono il simbolo più noto e immediato del movimento olimpico, e vengono universalmente associati alle Olimpiadi.

De Coubertin, l'ideatore della bandiera olimpica, nella Rivista Olimpica del 1913, spiegò che i cinque cerchi, o anelli, si riferiscono ai cinque continenti abitati e che i sei colori (compreso il fondo bianco) sono quelli presenti nelle bandiere di tutto il mondo.
Secondo l'attuale interpretazione ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale il vessillo simboleggia l'unione dei continenti, la collaborazione tra i popoli del mondo attraverso lo sport e dunque l'universalità dei giochi. Il Preambolo della Carta Olimpica recita infatti:
Sulla Carta Olimpica si legge che i cinque anelli rappresentano l'unione dei cinque continenti abitati e, sino al 1951, sul Manuale Olimpico era riportata anche un'associazione tra colori dei cerchi e continenti. Da quell'anno l'associazione non è più ufficiale, perché c'erano state delle controversie dovute al fatto che non c'è prova che questa fosse un'idea di De Coubertin ("...non è possibile trovare una prova certa che tale assegnazione di colori sia stata un'idea originale di P. de Coubertin, che potrebbe averla approvata in un momento successivo"); tuttavia essa si era ormai diffusa ed è ancora viva nel sentire comune. La corrispondenza tra continenti e colori più diffusa è la seguente: l'Africa è rappresentata dal cerchio nero, l'America dal rosso, l'Asia dal giallo, l'Europa dal verde, l'Oceania dal blu. Queste associazioni derivano dal significato attribuito ai colori nei vari continenti. A volte l'Europa è invece associata al blu, per influenza della bandiera dell'Unione europea; conseguentemente, l'Oceania risulta associata al verde, in questo caso senza un motivo particolare. È comunque esclusa ogni associazione tra colori dei cerchi e colore della pelle degli abitanti dei vari continenti, per palese contraddizione con lo spirito olimpico.
I cinque cerchi olimpici apparvero per la prima volta nel 1913 nell'intestazione di una lettera scritta da De Coubertin. Li aveva disegnati e colorati lui stesso. Sempre quell'anno il nuovo simbolo venne descritto nel numero di agosto della Rivista Olimpica.
I cinque cerchi e la bandiera olimpica (un'altra idea di De Coubertin) furono presentati ufficialmente al Congresso Olimpico di Parigi nel 1914. Gli ideali di universalità e fratellanza simboleggiati dai cinque cerchi erano una proposta molto innovativa per l'epoca, l'inizio del XX secolo, in un clima mondiale sempre più teso e segnato da forti nazionalismi. Pochi mesi dopo scoppiò la Prima guerra mondiale: il conflitto impedì lo svolgimento delle Olimpiadi del 1916 e quindi si dovette aspettare fino al 1920 per vedere sventolare la bandiera coi cinque cerchi in uno stadio olimpico.
I cinque cerchi comparvero per la prima volta sulle medaglie olimpiche nell'Olimpiade del 1924 a Parigi, ma ciò non divenne un uso consolidato nei Giochi olimpici estivi fino al 1976 a Montreal. Nella storia dei Giochi olimpici invernali, invece, le medaglie hanno sempre avuto l'effigie dei cinque cerchi. Seguendo il crescente successo di pubblico delle Olimpiadi, aumentarono anche le applicazioni del simbolo dei cinque cerchi. Nel 1924 apparvero i primi gadget con i cerchi olimpici, nell'Olimpiade invernale del 1928 il primo manifesto con la bandiera olimpica e nell'edizione estiva dello stesso anno i primi francobolli con i cinque cerchi.
Nel 1920, durante i Giochi olimpici di Anversa, la bandiera olimpica fu rubata dal pennone sul quale era stata issata ufficialmente per la prima volta e se ne persero le tracce per decenni. Soltanto nel 1997 l'autore del furto (che aveva ormai superato i 100 anni di età) si autodenunciò restituendo la bandiera all'allora presidente del CIO, Juan Antonio Samaranch, durante le Olimpiadi di Sydney 2000. L’autore del furto fu Haig "Harry" Prieste, atleta americano di origine armena che partecipò alle Olimpiadi di Anversa come membro della rappresentativa statunitense.
Prieste, che nel corso dei Giochi aveva vinto un bronzo nella specialità tuffi dalla piattaforma, e il suo amico, il famoso nuotatore Duke Kahanamoku (vincitore di due ori nello stile libero), si inventarono un'insolita sfida: avrebbe vinto chi dei due fosse riuscito a rubare la bandiera olimpica e su quel pennone si arrampicarono per prenderla gli stessi Prieste e Kahanamoku. I due furono però scoperti da un poliziotto che provò ad inseguirli, ma ai due atleti ci volle poco per seminare l'inseguitore in divisa. Ritornata in possesso del Comitato olimpico internazionale, la bandiera rubata è stata esposta al Museo olimpico di Losanna. All'ex atleta il presidente del CIO Samaranch ha regalato una medaglia commemorativa olimpica in una scatola.
Attualmente l'uso dei cinque cerchi è strettamente regolamentato dal CIO. Di regola possono essere usati: