Collare del ramo

Collare del ramo su una farnia (Quercus robur).

Il collare del ramo è il rigonfiamento anulare che si osserva alla base di un ramo nel punto di inserzione sul fusto o su una branca di ordine superiore. Si forma perché i tessuti del fusto, accrescendosi ogni anno, avvolgono progressivamente la base del ramo.

Al suo interno l'albero deposita sostanze che ostacolano la penetrazione dei patogeni nel fusto quando il ramo muore o viene reciso. Per questa ragione la sua conservazione è il criterio su cui si fonda la tecnica di taglio adottata dall'arboricoltura contemporanea.

Terminologia

Il rigonfiamento visibile deriva da due componenti distinte. Il tessuto prodotto dal ramo forma per primo un collare basale; i tessuti del fusto lo ricoprono in seguito con un secondo collare, detto collare del fusto. Nell'uso corrente il termine collare del ramo indica l'insieme delle due strutture.

Al margine superiore dell'inserzione la corteccia del ramo e quella del fusto si incontrano e si sollevano in un risalto allungato, la cresta corticale, che segnala all'esterno la posizione del piano di separazione fra i due sistemi di tessuti.

Il collare del ramo non va confuso con il colletto, che in botanica indica la zona di passaggio fra fusto e radice alla base della pianta. In inglese la struttura è detta branch collar e in tedesco Astkragen.

Formazione e struttura

Sezione longitudinale dell'inserzione di un ramo in Fraxinus excelsior: i tessuti del fusto avvolgono la base del ramo.

Alex Shigo ricostruì la sequenza di formazione sezionando le inserzioni di numerose specie arboree. All'inizio della stagione vegetativa il cambio del ramo produce il proprio tessuto verso la base; più tardi il cambio del fusto deposita legno che si dispone attorno a quel tessuto e lo ingloba. La ripetizione annuale genera una successione di collari sovrapposti, ciascuno dei quali ingloba una porzione maggiore della base del ramo.

Dalla diversa direzione di accrescimento dei due cambi derivano le caratteristiche anatomiche del collare. Nella porzione superiore dell'inserzione le cellule cambiali si dispongono ad angolo retto rispetto all'asse del ramo, e lo xilema che si forma nella tasca compresa fra ramo e fusto risulta compresso e forma una zona di legno denso. Nello spessore del collare i vasi descrivono anelli e circuiti chiusi, disposizione che Simcha Lev-Yadun e Roni Aloni hanno messo in relazione con il transito di elevate quantità di regolatori di crescita attraverso l'inserzione.

Funzioni

Il collare del ramo interviene nell'ancoraggio meccanico del ramo e nella difesa del fusto dai patogeni. Alla sua conformazione si deve inoltre la ridotta conduttività idraulica dell'inserzione.

Ancoraggio meccanico

L'inglobamento del tessuto del ramo entro quello del fusto produce un vincolo capace di sopportare sollecitazioni provenienti da direzioni diverse. Ulrich Müller e collaboratori hanno rilevato nell'inserzione zone con elasticità differenti, che distribuiscono il carico fra regioni di resistenza disuguale; l'orientamento delle fibre e l'angolo delle microfibrille variano localmente in funzione delle sollecitazioni prevalenti.

La resistenza dell'inserzione dipende anche dalle proporzioni fra ramo e fusto: al crescere del rapporto fra il diametro del ramo e quello del fusto su cui è inserito, la resistenza allo strappo diminuisce.

Zona di protezione del ramo

Alla base del ramo, entro il collare, si trova un cono di cellule che Shigo denominò zona di protezione del ramo. Quando il ramo muore o viene rimosso, queste cellule liberano sostanze che ostacolano l'avanzamento dei microrganismi verso il fusto e attivano la formazione del legno di ferita, il tessuto che ricopre progressivamente la superficie di taglio.

La zona di protezione appartiene ai tessuti del fusto. Se il taglio la asporta, il legno del fusto sopra e sotto la ferita viene colonizzato rapidamente dai microrganismi del legno e va incontro a carie. Il meccanismo rientra nel quadro descritto dal modello CODIT, che tratta la delimitazione del legno alterato dopo il ferimento.

Nei tessuti del collare la suberificazione e la successiva formazione di periderma, accompagnate dall'emissione di resina, oppongono un ostacolo all'estensione del micelio. Le ife possono comunque attraversare le barriere di periderma, in particolare quando le condizioni favoriscono l'estensione rapida delle lesioni corticali, e nei tessuti si osservano spesso più barriere successive già superate dal fungo.

Regolazione del flusso idrico

I rami dotati di collare ben visibile e inseriti ad angolo prossimo alla perpendicolare presentano una conduttività idraulica dell'inserzione sensibilmente inferiore a quella dei rami a portamento eretto. Entro il collare si trovano zone di restrizione del flusso, formate da elementi conduttori di calibro ridotto e da vasi ad andamento circolare non funzionali al trasporto verticale; ne deriva una separazione idraulica fra ramo e fusto che favorisce la risalita della linfa lungo l'asse principale.

Questa segmentazione ha effetti sulla forma dell'albero, perché condiziona il distacco dei rami, la loro capacità di sostenere carichi e il transito dei regolatori di crescita che governano la dominanza apicale.

Implicazioni per la potatura

Taglio eseguito nel rispetto del collare: il legno di ferita ha ricoperto la superficie con un margine di forma regolare.

Lo Standard Europeo di Potatura degli alberi subordina al collare la posizione di ogni taglio di rimozione.

Taglio di soppressione

Il taglio di soppressione, corrispondente all'inglese target pruning, consiste nella rimozione del ramo laterale immediatamente al di fuori del collare, senza intaccarlo. Lo scopo è contenere la ricrescita e l'estensione dell'alterazione del legno; la tecnica asseconda le reazioni della pianta alla ferita.

Quando il collare non è distinguibile, il taglio va posizionato all'esterno della cresta corticale senza danneggiarla, con un'inclinazione più prossima alla parallela rispetto al fusto, così da non lasciare un moncone nella parte inferiore della ferita. I tagli a filo tronco, che asportano tessuti del fusto, sono da evitare in ogni caso.

Lo standard raccomanda inoltre di non superare un diametro di ferita di 5 cm nelle specie a debole compartimentazione e di 10 cm in quelle a buona compartimentazione, e di non rimuovere rami il cui diametro ecceda un terzo di quello della branca portante.

Taglio a tre fasi

Per i rami di dimensioni maggiori lo standard prescrive di frazionare l'operazione, allo scopo di evitare che il peso del ramo in caduta strappi i tessuti sottostanti il punto di taglio. Il primo taglio si esegue sul lato inferiore del ramo, a una distanza di 10-30 cm dal collare, approfondendolo da un quarto a un terzo del diametro secondo la specie. Il secondo si esegue sul lato superiore, poco più esterno del primo, fino al distacco del ramo. Il moncone residuo viene poi eliminato con un terzo taglio in corrispondenza del collare.

Rami morti e corteccia inclusa

Alla base dei rami morti si forma spesso un collare rigonfio, che non deve essere danneggiato durante la rimozione anche quando ciò comporta un taglio a una certa distanza dal fusto.

Quando fra ramo e fusto si è formata corteccia inclusa il taglio va eseguito il più vicino possibile al fusto, senza intaccarne i tessuti al di sopra della base del ramo.

Lo standard sconsiglia l'applicazione di mastici e di altri prodotti chimici sulle superfici di taglio, poiché gli effetti negativi superano di norma i benefici attesi.

Impieghi diagnostici

Il tessuto corticale del collare è stato impiegato per la diagnosi di infezioni batteriche negli agrumi. In piante colpite da Candidatus Liberibacter asiaticus la concentrazione del batterio nel collare è risultata superiore a quella misurata nel midollo; il tessuto del collare è inoltre più tenero e quindi di lavorazione più agevole rispetto ad altri tessuti impiegati per la ricerca del patogeno. Il metodo consente di analizzare anche piante prive di foglie.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Alex L. Shigo, How tree branches are attached to trunks, in Canadian Journal of Botany, vol. 63, n. 8, 1985, pp. 1391-1401, DOI:10.1139/b85-193.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 European Arboricultural Council, Metodi di rimozione dei rami (PDF), in Standard Europeo di Potatura degli alberi, versione italiana, 2021. URL consultato il 25 agosto 2026.
  3. 1 2 3 (EN) Simcha Lev-Yadun e Roni Aloni, Vascular differentiation in branch junctions of trees: circular patterns and functional significance, in Trees, vol. 4, n. 1, 1990, DOI:10.1007/BF00226240.
  4. ↑ (EN) Ulrich Müller, Wolfgang Gindl e George Jeronimidis, Biomechanics of a branch-stem junction in softwood, in Trees, vol. 20, n. 5, 2006, pp. 643-648, DOI:10.1007/s00468-006-0079-x.
  5. ↑ (EN) Edward F. Gilman, Branch-to-stem diameter ratio affects strength of attachment, in Arboriculture & Urban Forestry, vol. 29, n. 5, 2003, pp. 291-294, DOI:10.48044/jauf.2003.033.
  6. ↑ (EN) Kevin L. O'Hara, Pruning wounds and occlusion: a long-standing conundrum in forestry, in Journal of Forestry, vol. 105, n. 3, 2007, pp. 131-138, DOI:10.1093/jof/105.3.131.
  7. ↑ (EN) D. Rudd Jones, Studies on a canker disease of cypresses in East Africa, caused by Monochaetia unicornis (Cooke & Ellis) Sacc., in Annals of Applied Biology, vol. 40, n. 2, 1953, pp. 323-343, DOI:10.1111/j.1744-7348.1953.tb01086.x.
  8. ↑ (EN) Nathan J. Eisner, Edward F. Gilman e Jason C. Grabosky, Branch morphology impacts compartmentalization of pruning wounds, in Arboriculture & Urban Forestry, vol. 28, n. 2, 2002, pp. 99-105, DOI:10.48044/jauf.2002.013.
  9. ↑ (EN) Yoshihiro Nakanishi, Ken Takesaki, Katsuhiko Miyaji e Hiroaki Kitazawa, Detection of Candidatus Liberibacter asiaticus from branch collars of citrus trees, in Journal of General Plant Pathology, vol. 82, n. 5, 2016, pp. 248-253, DOI:10.1007/s10327-016-0666-7.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni