Cono profumato

Frammento di pittura murale con donne con coni profumati, Museo del Louvre E 13108.

Il cono profumato, detto anche cono d'unguento o cono di profumo (noto nella letteratura egittologica in lingua inglese come head cone, "cono per la testa"), è un oggetto conico raffigurato sulla testa di figure umane nell'arte dell'Antico Egitto. Le raffigurazioni note coprono circa 1500 anni, dall'inizio del Nuovo Regno al periodo dell'Egitto tolemaico, circa 1549-30 a.C. I coni sono raffigurati soprattutto nelle immagini tombali di élite, ma compaiono anche su stele, papiri, sarcofagi e altri supporti.

Benché diffusi, la funzione di tali coni non è certa. L'interpretazione tradizionale li identificava come masse di unguento profumato che, sciogliendosi, avrebbero profumato e purificato i capelli e il corpo di chi li indossava. I ritrovamenti pubblicati nel 2019 dalle necropoli di Amarna hanno fornito i primi esempi materiali di coni sul capo e hanno mostrato che gli esemplari analizzati erano costituiti principalmente da cera biologica, non da grasso o incenso.

Il cono profumato non va confuso con il cono funerario, che era un elemento in terracotta usato come decorazione architettonica sulle facciate delle tombe private e recava il nome e i titoli del proprietario della tomba.

Iconografia

Sennedjem e la moglie Iyneferti nell'aldilà, nella tomba TT1 di Deir el-Medina; fotografia dell'Archivio fotografico del Museo Egizio di Torino, lastra B00036.

I coni sono generalmente raffigurati in colore bianco, ma in alcuni casi sono colorati o decorati. Nelle scene di banchetto sono indossati da ospiti maschili e femminili, anche in immagini che onorano i defunti. Altre raffigurazioni mostrano figure con il cono durante riti funerari, premiazioni regali, atti di culto rivolti a divinità, scene musicali e contesti collegati al parto. Ad Amarna il motivo compare su immagini di diversa funzione, comprese stele funerarie, figurine, gioielli e pitture murali. Le persone raffigurate con il cono nelle immagini amarniane servono o partecipano a banchetti, suonano musica, ricevono offerte funerarie, sono premiate dal re o interagiscono con divinità come Iside, Shed, Tueret e Aton.

Funzione

Frammento di pittura murale con donna che regge un sistro, Walters Art Museum.

Prima dei ritrovamenti di Amarna, la natura dei coni era stata discussa perché mancavano esempi archeologici ritenuti convincenti. Oltre all'interpretazione come unguento profumato, erano stati proposti materiali come grasso, cera, cartonnage, intrecci vegetali, capelli rasati e legno. L'associazione con oli, profumi e rituali di unzione derivava anche da scene nelle quali i coni compaiono in contesti rituali o accanto a pratiche di applicazione di sostanze aromatiche. Alcuni studiosi avevano proposto che i coni fossero elementi puramente iconografici, legati a riti di unzione, alla bellezza o a significati astratti.

I due coni di Amarna confermano che nell'Antico Egitto furono prodotti coni tridimensionali in cera. Gli esemplari scavati non corrispondono però a una massa solida di unguento, poiché sopravvivono come gusci di cera apparentemente non decorati e con forma di piccola cupola. Gli autori hanno osservato che un eventuale profumo incorporato nella cera sarebbe rimasto al di sotto della soglia di rilevazione delle analisi e potrebbe essere evaporato dopo la sepoltura. L'assenza di residui rilevabili sui capelli del primo individuo rende però difficile sostenere che il cono avesse la funzione pratica di sciogliersi e ungere i capelli. Gli stessi autori hanno considerato possibile che i coni di Amarna fossero versioni funerarie e che eventuali coni usati dai vivi potessero essere stati costruiti in modo diverso. Dopo i ritrovamenti di Amarna, Stevens, Rogge, Bos e Dabbs hanno proposto in modo cauto che i coni potessero essere simboli destinati a favorire la rinascita o la fertilità personale del defunto nell'aldilà. Nelle conclusioni dello studio, i coni di Amarna sono interpretati come componenti occasionali delle sepolture, forse legati a circostanze individuali e a simbolismi di fertilità, nascita e rinascita.

Ritrovamenti di Amarna

I primi due coni materiali identificati provengono dalle necropoli non elitarie di Amarna, l'antica Akhetaton fondata da Akhenaton. Il primo esemplare, indicato come oggetto 39920, fu scavato nel 2010 nel cimitero delle tombe meridionali, dalla tomba di un individuo stimato come donna di 20-29 anni. La sepoltura del primo individuo non era stata violata e il cono fu trovato in situ sulla testa, sopra capelli ben conservati. L'esemplare era incompleto, ma conservava sei frammenti principali e doveva avere forma di bassa cupola di circa 80 mm di altezza e 100 mm di larghezza. La struttura non era una massa piena, ma un guscio con pareti irregolari di circa 2,5-17 mm di spessore.

Il secondo esemplare, indicato come oggetto 42037, fu trovato nel 2015 nel cimitero delle tome settentrionali, nella tomba di un individuo di 15-20 anni. La tomba del secondo individuo era stata disturbata da attività di saccheggio e il cono fu rinvenuto in una massa di capelli sotto il cranio. Il secondo cono sopravviveva in un frammento grande e due frammenti minori non combacianti. I frammenti del secondo esemplare erano simili per aspetto al primo e potevano provenire da un cono cavo analogo.

Analisi dei materiali

Gli esemplari di Amarna furono analizzati sul posto con spettroscopia infrarossa in riflettanza diffusa e fluorescenza X. Gli spettri delle superfici interne dei due coni mostrarono picchi caratteristici di cere vegetali o animali. Poiché la cera d'api è l'unica cera biologica finora nota tra quelle usate dagli antichi Egizi, gli autori proposero che essa fosse la fonte più probabile del materiale. Le superfici esterne mostrarono invece segnali compatibili con carbonato di calcio, caolinite e altri silicati, interpretati come probabili depositi di sepoltura e non come pigmenti applicati intenzionalmente. Le analisi condotte sui capelli del primo individuo non rilevarono picchi diagnostici della cera e non indicarono un trasferimento significativo del materiale del cono ai capelli.

Note

  1. ↑ (FR) Peinture murale, su collections.louvre.fr, Museo del Louvre. URL consultato il 5 maggio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Stevens et al., 2019, p. 1515
  3. 1 2 3 4 Stevens et al., 2019, p. 1516
  4. 1 2 3 4 Stevens et al., 2019, p. 1525
  5. ↑ (EN) Funerary Cone of Djehutynefer, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 5 maggio 2026.
  6. ↑ TT1, tomba di Sennedjem, su archiviofotografico.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 5 maggio 2026.
  7. ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1515-1516
  8. 1 2 Stevens et al., 2019, p. 1519
  9. ↑ (EN) Wall Painting: Woman Holding a Sistrum, su art.thewalters.org, The Walters Art Museum. URL consultato il 5 maggio 2026.
  10. ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1516-1517
  11. 1 2 3 4 5 Stevens et al., 2019, p. 1526
  12. ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1530-1531
  13. ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1517-1518
  14. 1 2 Stevens et al., 2019, pp. 1519-1520
  15. 1 2 Stevens et al., 2019, pp. 1520-1521
  16. ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1522-1523
  17. 1 2 3 Stevens et al., 2019, p. 1523
  18. ↑ Stevens et al., 2019, p. 1524
  19. ↑ Stevens et al., 2019, pp. 1525-1526

Bibliografia

Voci correlate

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