| Costozza frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Longare |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°28′15.24″N 11°36′06.16″E |
| Abitanti | |
| Sottodivisioni | Località: Ponte di Costozza, |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 36023 |
| Prefisso | 0444 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Targa | VI |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa) |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Costozza è una frazione del comune italiano di Longare, in provincia di Vicenza.
La collina retrostante all'abitato di Costozza è caratterizzata da una serie di grotte, in parte naturali e molte spesso allargate o modificate nei secoli prima per estrarvi la pietra e poi per utilizzarle come cantine e depositi, note come i covoli di Costozza.
Nella più grande di questa cavità, nota fin dal tempo dei romani ed utilizzata per l'estrazione della pietra, oggi si coltivano ancora i funghi di grotta del tipo Pioppini.
Fin dal Rinascimento alcune ville appartenenti ad importanti famiglie furono collegate alla collina da condotti - detti ventidotti - che convogliano l'aria fresca proveniente dall'interno delle grotte fino alle ville per rinfrescare gli ambienti in estate e intiepidirli d'inverno.
Fin dall'epoca romana Costozza fu sede di cave per l'estrazione di pietra calcarea da taglio, la cosiddetta pietra di Costozza o Pietra di Vicenza. Queste cave, probabilmente a partire da un anfratto iniziale, furono poi scavate e ingrandite dall'attività estrattiva. Forse la modalità del loro sfruttamento fu analoga a quella delle latomie di Siracusa, dove i prigionieri venivano rinchiusi e costretti a scavare per estrarre la pietra, da cui il nome custodia. La pietra vicentina sarebbe stata utilizzata per costruire il Teatro Berga di Vicenza, oltre a numerosi altri edifici romani della stessa città e di Padova.
Nel diploma imperiale di Ottone III dell'anno 1000, tra i castelli vescovili viene nominato anche quello di Custodia; di esso, tuttavia, non fanno menzione i successivi documenti che riportano le investiture feudali del vescovo di Vicenza, per cui è probabile che sia stato smantellato assai presto durante gli scontri tra vicentini e padovani ai tempi della contesa per le acque del Bacchiglione. Nei pressi dell'antica chiesetta di Santa Sofia, la strada che porta a Lumignano passa tuttora sotto un basso arco, detto localmente il volto, che un tempo rappresentava l'ingresso al castello. Stante la denominazione, forse un altro castello era posto sul monte ancora detto "Castellone", ai confini con l'abitato di Longare.
Nel 1292 Costozza ebbe il suo primo statuto comunale, nel medioevo il comune era nel castello nella roccia e ancora oggi si può vedere. Il comune di Costozza dominò il pagus fino al 1800 quando Costozza subì una grande depressione e si spostò il centro amministrativo a Longare che invece era cresciuta.
Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, tutto il territorio che ora fa parte del Comune di Longare fu soggetto, sotto l'aspetto amministrativo e fiscale, al Vicariato civile di Barbarano e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo.



Scalinata si Santa Croce
Portava alla strada di Santa Croce che portava all'omonima chiesa fatta abbattere nel 1833 dai nobili Sesso-Ferramosca, discendenti di Ottavio Trento insieme ai Carli e ai Da Schio. La chiesa di Santa Croce fu costruita dopo il grande sviluppo degli ordini cavallereschi e si può presumere che ospitasse un piccolo convento degli stessi.
Durante l'epoca moderna, sotto il dominio della Serenissima, il territorio di Costozza fu in gran parte di proprietà dei nobili Trento, aristocratici vicentini che vi costruirono diverse ville. Già verso la metà del Cinquecento - sembra che l'idea sia stata di Francesco Trento - essi sfruttarono i covoli e le cave di pietra - secondo la tradizione già attive in epoca romana - per costruire i cosiddetti ventidotti, condotti artificiali che incanalano l'aria e la fanno fluire per convezione naturale fino alle cantine e le sale delle ville, dove in questo modo è assicurata una temperatura pressoché costante (intorno ai 10-12 °C), quindi rispetto a quella esterna più mite d'inverno e più fresca d'estate.
All'interno delle ville essi realizzarono un sistema di bocchette che consentivano la regolazione del flusso d'aria, generato dalla differenza di temperatura e di pressione; ancor oggi l'aria fresca penetra nei sotterranei, e, attraverso le bocchette, raggiunge i piani superiori. Il movimento è quindi discendente in estate, ed è ascendente in inverno, quando la temperatura dell'aria esterna è minore di quella interna.

Questa geniale idea eolica ben presto trasformò il paese in una meta di studio e di attrattiva, descritta anche nei diari di viaggio di personaggi come Galileo Galilei, Torquato Tasso, Andrea Palladio. Questi, meravigliato dal sistema, lo descrive nel primo dei suoi Quattro Libri dell'Architettura, quando parla dei camini, con le seguenti parole:

L'attuale villa fu fatta costruire nel 1645 dal conte Alessandro Morlini Trento, che ne affidò il progetto all'architetto Antonio Pizzocaro, il quale inglobò un preesistente edificio del XV secolo, di cui resta una stanza con soffitto a volta crociata e un grande stemma quattrocentesco dei conti Trento. Il progetto mantenne e valorizzò il sistema dei ventidotti, grazie anche all'alto livello professionale delle maestranze impiegate. La proprietà passò in seguito a vari proprietari, giungendo infine nelle mani della famiglia di Antonio Carli, che la acquisì nel 1925. Durante la seconda guerra mondiale in villa Carli si tenevano le riunioni segrete del C.L.N.





| Controllo di autorità | VIAF (EN) 260992829 |
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