Domenico da Ponzone attestato alle volte anche come da Ponzo, Ponzoni, Ponsolo e Ponzollo (metà del XV secolo – Roma, 13 maggio 1499) è stato un predicatore e religioso italiano, frate dell'Ordine dei frati minori, fu attivo nell'Italia centro-settentrionale sul finire del XV secolo, promuovendo la fondazione di diversi Monti di Pietà e predicando in diverse importanti città italiane.
Dalle origini incerte, si ritiene che Domenico da Ponzone nacque intorno alla metà del XV secolo. Una lettera del 1496 di Isabella d'Este, inviata al marito Francesco II Gonzaga, lo definisce "zenovese", circostanza che ne fece supporre la nascita a Genova. Altre tradizioni lo indicano rispettivamente originario della Lunigiana o dello Spezzino, area dove si trova la località di Ponzò; un ramo dei marchesi di Ponzone, proveniente dall'omonima località presso Acqui, risultava inoltre attestato a Genova già dalla fine del XIII secolo. Le fonti non consentono tuttavia di stabilire con certezza il suo luogo di nascita.
Le prime testimonianze dell'attività di Domenico da Ponzone risalgono al 1481, durante le iniziative prese in seguito alla conquista ottomana di Otranto, quando a Genova, con la sua predicazione, convinse numerosi cittadini a finanziare l'armamento di navi contro l'Impero ottomano, con il risultato che il 29 aprile il doge Battista Fregoso e il Consiglio degli Anziani approvarono la nomina di dodici cittadini incaricati di collaborare con il frate all'organizzazione dell'impresa. Il 28 giugno, per tramite delle autorità genovesi, venne consentito a Domenico e ai suoi collaboratori di esigere le somme che erano state loro promesse dai cittadini.
Successivamente un'importante parte della predicazione di Domenico fu relativa alla diffusione dei Monti di Pietà: nel 1483, insieme al confratello Francesco di San Colombano, tentò di istituire una cassa di prestito a Milano, tentativo antecedente al primo vero Monte di Pietà della città, che verrà fondato sotto Ludovico il Moro nel 1496. Nel 1494 continuò la sua opera a favore dei Monti di Pietà, favorendo lo sviluppo dei Monti di Piacenza e Reggio Emilia, mentre nel 1496 incoraggiò la creazione di quelle istituzioni anche a Treviso e Udine.
Durante gli anni Novanta del XV secolo ebbe rapporti conflittuali con la città di Firenze, nella quale predicò in favore del Monte di Pietà e, nel 1492, durante la sua predicazione quaresimale, utilizzò toni simili a quelli apocalittici di Girolamo Savonarola, al quale all'epoca era vicino nelle idee, cosa che però cambiò negli anni, diventandone invece un oppositore. Politicamente vicino a Ludovico il Moro, divenne sospetto alle autorità fiorentine, che nel luglio del 1494 gli impedirono di predicare in quanto considerato troppo vicino agli interessi milanesi; subì inoltre una perquisizione da parte di Pietro Tornabuoni a Sarzana mentre rientrava a Genova.
Tornato a Firenze nel gennaio 1495, intervenne contro alcune delle riforme politiche caldeggiate da Savonarola, contestandone sia le pretese profetiche sia l'intervento dei religiosi nelle questioni politiche di Firenze. La sua presenza durò comunque poco, in quanto a Firenze permanevano ancora sospetti rispetto ai suoi legami con Milano e per questo Domenico lasciò nuovamente la città.
Nel 1496 è attestata la sua presenza come predicatore a Venezia e a Mantova. A questo periodo risale una lettera di Isabella d'Este, datata al 25 aprile, che testimoniava la grande partecipazione popolare alle prediche di Domenico e l'insistenza di quest'ultimo sulla regolamentazione della prostituzione e sulla necessità di rendere maggiormente riconoscibili gli ebrei attraverso segni distintivi, oltre che la forte fedeltà di Domenico a Francesco II Gonzaga. A seguito dell'attività di Domenico, la marchesa dispose che le prostitute presenti nelle diverse contrade fossero concentrate in aree determinate e ordinò agli ebrei di portare in posizione maggiormente visibile il segno già prescritto, senza però accogliere la richiesta del frate di imporre un berretto giallo alle donne in assenza del marito.
Nel dibattito interno ai francescani sulla preferenza tra Monti di Pietà che chiedessero un minimo interesse sui prestiti per il proprio sostentamento e Monti completamente gratuiti, Domenico si schierò a favore della prima ipotesi. Nel 1497 si tenne a Pavia un capitolo provinciale sostenuto dal vicario Girolamo Tornielli e, in questa occasione, Domenico da Ponzone chiese a Ludovico il Moro di impedire la partecipazione del confratello Michele da Acqui, promotore dei prestiti senza interessi, in modo che non potesse difendere la sua posizione.
Verso la fine della sua vita Domenico da Ponzone strinse un rapporto personale con Ludovico il Moro, risiedendo stabilmente a Milano dopo essere stato esonerato, su diretta richiesta del duca, dall'ubbidienza ai suoi superiori, diventando il suo confessore e intervenendo anche come arbitro in una controversia tra il duca e Battista Fregoso in merito alla protezione di Novi.
A seguito di una febbre seguita da un apostema, morì a Roma il 13 maggio 1499 mentre si trovava nella città per svolgere un'opera di mediazione. Venne sepolto nel convento della Basilica di Santa Maria in Aracoeli.
Oltre all'attività di predicatore, Domenico da Ponzone si dedicò anche all'editoria e alla produzione letteraria, componendo nel 1493 una poesia proemiale per il Mariale di Bernardino de' Bustis, opera della quale fu anche censore; curò inoltre a Venezia nel 1496 un'edizione del Liber de oculo morali di Pierre de la Cipière e nel 1498 un commentario ai salmi allora attribuito ad Alessandro di Hales. Nessuno dei suoi sermoni è giunto in maniera integrale in epoca contemporanea.