Gli Eccardingi (in tedesco Ekkehardiner) furono una nobile stirpe tedesca originaria della Turingia. Furono i margravi di Meißen dal 985 fino all'estinzione della dinastia nel 1046.
Origini
La sede ancestrale degli Eccardingi, o almeno un importante castello della stirpe nella regione del Saale-Unstrut, era situata sulla sponda occidentale dell'Unstrut sul Kapellenberg a Kleinjena (nel 1258 chiamata Teutonica Ihene, Deutsche Ihen, Deutsch Jena in contrasto con Großjena, precedentemente chiamata Wendisch Jena, situata sull'altro lato dell'Unstrut). L'ubicazione dei loro beni ereditari e di altri possedimenti, come il Kuckenburg o l'Ekkhardsburg, li legavano saldamente alla Turingia e dal 965 in poi governarono anche come margravi sulla marca di Meißen e a volte anche sulla terra di Bautzen, confermando il loro ruolo egemone nella regione. La sepoltura di Eccardo I nell'urbs Gene è ancora oggi usata come argomento[migliorare la traduzione della frase] per il castello ancestrale vicino a Großjena o Kleinjena (citata nel 1002: «urbe, quae Geniun dicitur, 1033 urbs geni»). L'Annalista Saxo afferma che nel 1002 Eccardo «in sua urbe nomine Gene in parrochia Mogontiensi in loco ubi Sala et Unstrod confluunt, sepeliri fecit» (si fece seppellire nel suo castello chiamato Gene nella parrocchia di Magonza nel luogo in cui confluiscono il Saale e Unstrut).
Basandosi sul Leitname Eccardo (Ekkehard), Eduard Hlawitschka giunse alla conclusione che gli Eccardingi fossero una linea collaterale dei Liudolfingi: Eccardo († probabilmente 30 agosto 954) potrebbe essere figlio di Eccardo, morto nel 936 e a sua volta nipote del duca di Sassonia Ottone l'Illustre. Tuttavia, nessuna relazione familiare è menzionata nelle fonti scritte.
Il re Enrico II inizialmente nominò il fratello di Eccardo, Gunzelino, margravio di Meißen, ma non fu in grado di impedire l'avanzata di Boleslao I di Polonia nel suo margraviato e fino all'Elster e, a seguito delle accuse dei suoi due nipoti davanti al re, quest'ultimo depose il margravio nel 1009 e lo imprigionò. Una leggenda non confermata narra che insegnò agli abitanti del villaggio di Ströbeck il gioco reale degli scacchi mentre era in cattività. Dopo duri combattimenti, le zone invase da Boleslao furono riconquistate e i figli di Eccardo riottennero i possedimenti ereditati, tra cui l'Eckartsburg e il margraviato di Meißen: prima Ermanno nel 1009 e, dopo la sua morte nel 1038, suo fratello Eccardo II.
Ermanno I (1009–1038)
Intorno al 1010, sotto Ermanno I, i due fratelli avevano lasciato la loro sede vicino a Kleinjena e costruito un "Neu Burg" (in italiano "nuovo castello") - oggi Naumburg (Saale) - sulla riva orientale della Saale. La loro iniziativa di trovare un nuovo guado sulla Saale vicino ad Almerich e di dirigere la vecchia strada a lunga percorrenza per Lipsia, una strada reale (via regia) che veniva da Erfurt e continuava via Goseck, verso il territorio che controllavano sulla riva destra della Saale e di fondare la città di Naumburg, si rivelò di grande importanza: infatti questa importante rotta commerciale stabilì il collegamento tra l'Europa occidentale attraverso Francoforte sul Meno ed Erfurt con la Slesia e l'Europa orientale.
Eccardo II (1038–1046)
Nel 1046, la stirpe degli Eccardingi si estinse con Eccardo II. Questa stirpe, che ebbe una grande influenza sulla politica imperiale, basò il suo potere sui feudi ecclesiastici e imperiali, ed essi riuscirono lentamente a trasformarli in bene ereditari. I numerosi castelli, come l'Eckartsburg sul Finne, costituirono un baluardo indispensabile per il loro governo. Nella cattedrale di Naumburg, le statue artisticamente eccezionali dei fondatori (Eccardo II con la moglie Uta di Ballenstedt ed Ermanno con la moglie polacca Regelinda) ricordano la nobile stirpe dei fondatori.
Gunther, vescovo di Bamberga (nato nel 1025), ultimo degli Eccardingi, nel 1054 cancelliere imperiale, consigliere dell'imperatrice Agnese, nel 1057 vescovo di Bamberga, † 23 luglio 1065.
Note
↑Eduard Hlawitschka: „Merkst Du nicht, daß Dir das vierte Rad am Wagen fehlt?“ Zur Thronkandidatur Ekkehards von Meißen (1002) nach Thietmar, Chronicon IV c. 52. in: Karl Hauck, Hubert Mordeck (Hrsg.): Geschichtsschreibung und geistiges Leben im Mittelalter. Festschrift für Heinz Löwe zum 65. Geburtstag. Köln u.a. 1978, S. 281–311, hier S. 293.
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