| Eurinome | |
|---|---|
| Nome orig. | Εὐρυνόμη (Eurynómē) |
| Lingua orig. | Greco antico |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | Oceanina |
| Sesso | femmina |
| Luogo di nascita | nell'Oceano |
| Professione | Divinità marina e regina dei Titani |
| Affiliazione | Titani |
Eurinome (in greco antico Εὐρυνόμη?, Eurynómē) è un personaggio della mitologia greca. È una divinità marina primordiale, appartenente alla generazione dei Titani ed è nota per essere la madre delle Cariti.
Il nome Eurinome deriva dal greco antico Εὐρυνόμη (Eurynómē), un composto formato da due elementi linguistici ben distinti:
Il valore semantico del nome si traduce letteralmente come "colei che amministra o comanda lontano", riflettendo lo status arcaico di sovrana primordiale dei Titani e di divinità legata alle grandi estensioni oceaniche.
Dall'unione con Zeus divenne madre di Aglaia, Eufrosine e Talia (anche note come le Cariti).
Apollodoro aggiunge anche il potamoi Asopo.
Il personaggio di Eurinome ha subìto una netta evoluzione nel corso dei secoli, poiché se nelle teogonie più arcaiche e frammentarie (come quella orphica o la tradizione di Apollonio Rodio) appare come un'entità primordiale e cosmica dotata di immenso potere, nella successiva letteratura classica di epoca omerica ed esiodea il suo ruolo viene ridimensionato, venendo integrata nel pantheon olimpico principalmente come divinità soccorritrice e madre delle Cariti.
Nella tradizione mitologica più arcaica, raccolta nelle Argonautiche, Eurinome ebbe un ruolo cosmogonico centrale prima dell'avvento degli dei olimpici. Insieme al suo sposo, il titano Ofione, governò l'universo dal monte Olimpo. Successivamente, a causa di una violenta lotta per il potere, Ofione fu sconfitto da Crono, mentre Eurinome fu sopraffatta da Rea, che la sconfisse in uno scontro corpo a corpo. In seguito alla capitolazione, i due vecchi sovrani furono scaraventati dal cielo e costretti a rifugiarsi nelle profondità delle acque marine. Callimaco, nei frammenti dei suoi Aetia, si riferisce a lei esplicitamente con l'epiteto di "Titanide", confermando il suo status di antica sovrana planetaria.
La natura di Eurinome come divinità accogliente e protettrice è celebrata nell'Iliade. Quando il giovane Efesto fu scagliato giù dall'Olimpo da sua madre Era (scontenta della sua deformità), Eurinome, insieme alla nereide Teti (quindi non sua madre ma un'altra Teti), lo accolse e lo protesse nelle profondità dell'oceano. Efesto rimase nascosto nella loro grotta marina per nove anni, perfezionando l'arte dell'oreficeria e della forgia come ringraziamento per le sue salvatrici.
Il culto di Eurinome era particolarmente radicato a Figalia, un'antica città dell'Arcadia. Pausania riferisce che il suo santuario, circondato da un fitto bosco di cipressi, veniva aperto al pubblico una sola volta all'anno.
All'interno del tempio era custodito uno xòanon della dea dove la sua figura appariva come una donna nella parte superiore del corpo, mentre terminava con la coda di un pesce nella parte inferiore. Questo a testimonianza della sua antichissima natura legata all'elemento acquatico e oceanico.
Nel XX secolo, la figura di Eurinome è stata ripresa dallo scrittore e mitografo Robert Graves nel suo saggio I miti greci. Basandosi su speculazioni antropologiche non supportate dalla filologia classica, Graves fa di Eurinome ed Ofione i protagonisti del "mito pelasgico della creazione", emersi dal Caos; un mito cosmogonico che egli attribuisce interamente a un'ipotetica società matriarcale pre-ellenica.
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