Lamone (fiume)

Lamone
Il Lamone a Marradi
StatoItalia (bandiera) Italia
Regioni  Toscana
  Emilia-Romagna
Lunghezza97 km
Portata media5 m³/s
Bacino idrografico500 km²
Altitudine sorgente972 m s.l.m.
NasceColla di Casaglia
SfociaMar Adriatico
44°31′37.56″N 12°16′46.92″E
Mappa del fiume
Mappa del fiume

Il Lamone è un fiume che scorre in Toscana e in Romagna. Nasce dalla Colla di Casaglia (972 m) nel comune di Borgo San Lorenzo (in provincia di Firenze), attraversa Marradi, Brisighella, Faenza, Boncellino, Traversara, Villanova, Glorie e Mezzano. Dopo la via Emilia comincia il suo percorso in pianura. Passa nelle campagne tra Russi, Bagnacavallo, Mezzano e sfocia nel Mare Adriatico presso Marina Romea (15 km a nord-est di Ravenna, nella Pineta di San Vitale); il suo percorso totale è di 97 km.
Il suo corso ha subito nei secoli diverse variazioni: dapprima sfociava nell'Adriatico lambendo Ravenna, poi divenne affluente dell'antico Po di Primaro. In seguito, si perdeva nelle paludi a sud del delta padano. Compiuta la bonifica idraulica nel 1962, da quell'anno sfocia direttamente nel mare Adriatico.

Foce del fiume Lamone presso Marina Romea (RA).

Confina a nord con il bacino idrografico del Reno e a sud con quello dei Fiumi Uniti.

Torrenti affluenti del Lamone

Fosso del Lago, fosso Bedetta, torrente Spedena, torrente Campigno, rio Salto, rio Bagno, torrente Visano, torrente Ebola, rio Chiè e torrente Marzeno (il principale).

Storia

Il suo nome forse deriva da un antico tempio romano dedicato a Giove Ammone situato dove ora sorge l'antica pieve di San Giovanni in Ottavo (Pieve del Thò), nei pressi di Brisighella.
Plinio il Vecchio lo citò come Anemo, poi fu noto come Amone (dalla forma flessa Anemone). Dopo aver attraversato Faventia si spostava verso est e poi puntava verso nord (a lato del fiume fu costruita una strada che esiste ancora oggi: la "via Faentina"). Entrava nell'abitato di Ravenna, con il nome di Tegurio, dove si congiungeva con il Padenna, l'altro fiume cittadino. A Ravenna esiste una porta Teguriense e a Godo (Ra) esiste l'antica pieve di Santo Stefano in Tegurio e la Croce viaria di Tegurio in via Croce,1.
Al tempo dei Goti (V-VI secolo), il tratto che attraversava Russi fu chiamato Rafanariae (dal nome del castello di Raffanara); poi, superata Godo, dove vi era la pieve di Santo Stefano in Tegurio prendeva il nome di Teguriense. Giunto a Ravenna, costeggiava le mura nord della città per poi confluire nel Padenna.

Mappa in pergamena del XV secolo raffigurante il corso del fiume, chiamato all'epoca Raffanara. Alla base vi è la città di Faenza. La mappa mostra il «vecchio» e il «nuovo» corso del fiume, rispettivamente quello più vicino a Russi e quello più ad oriente (Archivio di Stato di Ravenna, Miscellanea pergamene, Capsa XXVI, fasc. I, nº 006).

Agli inizi del X secolo il letto del fiume nel suo tratto pianeggiante si spense, lasciando spazio ad un nuovo alveo che passava ad ovest di Russi, sempre in direzione di Ravenna (Lamone Teguriense). Dopo il Mille il Lamone fu distolto definitivamente da Ravenna. Prima che entrasse in città, fu fatto scorrere all'esterno della cinta muraria e poi condotto a nord fino a sfociare nel Po di Primaro.
Nel 1240 il tratto da Russi a Ravenna fu sbarrato da Federico II di Svevia. Il fiume scorreva a metà strada tra Cotignola e Russi: fu deviato e immesso nell'antico letto del Santerno. Il Lamone non lambì più Ravenna, ma entrò nella parte orientale del territorio di Bagnacavallo, costeggiando gli abitati di Boncellino, Traversara e Villanova; poi proseguì verso nord in linea retta. Si aprì una strada nelle valli circostanti, colmandole nel corso dei secoli con i suoi depositi alluvionali. L'area era rialzata rispetto alla zona a nord di Ravenna, dove a causa dell'avvallamento del suolo, vi era il pericolo costante della malaria. In ragione di questa bonifica si sviluppò l'abitato di Santa Maria in Furculis, oggi Piangipane.

A partire dal XV secolo il Lamone è stato interessato da diversi interventi dell'uomo che ne hanno modificato più volte il corso:

La cassa di colmata del Lamone, realizzata nella seconda metà del XIX secolo. Si notino il vecchio tracciato del fiume ("Lamone abbandonato") e il nuovo, che descrive una decisa piega ad Est.

Fino al 1974 tutte le fogne della città di Faenza confluivano nel Lamone. Quell'anno entrò in funzione il primo depuratore della città, che serviva il nascente quartiere di via Fornarina. Nove anni dopo (1983) fu attivato un secondo depuratore, che raccolse le acque reflue dell'abitato e delle industrie.

Nella notte tra il 1° ed il 2 maggio 2023 esondò allagando alcuni quartieri di Faenza (RA) e i centri abitati di Bagnacavallo (RA) e della frazione Boncellino mentre, nella notte tra il 16 e il 17 maggio 2023, il Lamone è ripetutamente esondato ed ha rotto gli argini allagando metà della città di Faenza. Il livello dell'acqua, in alcuni punti, superò i 6 metri d'altezza. Il fiume inoltre allagò gran parte della pianura limitrofa. In quella notte ben 23 fiumi della Romagna esondarono e/o ruppero gli argini provocando una delle più grandi alluvioni della storia italiana. Dopo il disastroso evento si è provveduto a tagliare il bosco che si estendeva per ben 1500 metri sulla riva destra del fiume, tra il ponte della strada provinciale 253 e la ferrovia, a valle della rotta di Boncellino.

Nella Notte del 18 settembre 2024, il Lamone ha rotto nuovamente l'argine allagando la frazione di Traversara di Bagnacavallo, con esiti tuttavia meno drammatici rispetto alle precedenti alluvioni.

Note

  1. ↑ Lamone, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  2. ↑ Don Benedetto Lega, La Pieve di San Giovanni Battista in Ottavo o Pieve Tho Brisighella, Grafiche di Marradi, 1982
  3. ↑ Historia naturalis (III, 20).
  4. ↑ Il Padenna nasceva dal Po di Primaro, seguiva un corso rettilineo verso sud e attraversava Ravenna. Pochi km dopo spagliava nelle lagune.
  5. ↑ F. Pasi, p. 15.
  6. ↑ Gian Franco Andraghetti, Aquae Condunt Urbis, Ravenna, Media News, 2007.
  7. ↑ Successivamente, sul letto dell'antico Teguriense verrà inalveato il Montone.
  8. ↑ Carlo Raggi, Dai braccianti al palco: un secolo di Socjale ne «Il Resto del Carlino», 15 novembre 2019, p. 6 (inserto Ravenna).
  9. ↑ F. Pasi, p. 16.
  10. ↑ Stefano Saviotti, Relazione storica illustrativa allegata al Piano strutturale comunale associato, Faenza 2009. Scaricabile dal sito web del comune (comune.faenza.ra.it).
  11. ↑ Archivio Movimenti Franosi Storicamente Documentati. Boesimo, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 20 agosto 2026.
  12. ↑ Porta Ponte e il Ponte delle Torri, su historiafaentina.it, dicembre 2013.
  13. 1 2 Tito Menzani e Matteo Troilo, Carte d'acqua. Le mappe della bonifica in Romagna (secc. XVIII-XXI), Faenza, EDIT 2016, p. 22.
  14. 1 2 Giorgio Lazzari, Sedimenti e torbidità di origine fluviale nell’evoluzione delle zone umide di acqua dolce del territorio ravennate. Punte Alberete e Valle Mandriole. URL consultato il 15 maggio 2020.
  15. ↑ Oggi ne sopravvive una parte divisa in due bacini da circa 250 ettari l'uno, in mezzo ai quali scorre il fiume.
  16. ↑ L’Arga a Ravenna per la commemorazione di Gino Gatta, su argaemiliaromagna.blogspot.com. URL consultato il 10 giugno 2020.
  17. ↑ Faenza. Nel 1974 entrò in funzione il primo depuratore, su ilrestodelcarlino.it. URL consultato il 5 dicembre 2023.
  18. ↑ Alessandro Fulloni, Faenza, dove il Lamone è esondato: «L’argine ha tenuto, non passava così tanta acqua da 100 anni», su Corriere della Sera, 5 aprile 2023. URL consultato il 20 maggio 2023.
  19. ↑ Faenza sommersa dopo l'esondazione dei fiumi Marzeno e Lamone: il video del centro della città sott'acqua, su notizie.virgilio.it, 17 maggio 2023. URL consultato il 20 maggio 2023.

Bibliografia

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