| Cittadella o Fortezza di Ancona sistema difensivo di Ancona | |
|---|---|
dopo il restauro del 2024 | |
| Ubicazione | |
| Stato | |
| Stato attuale | |
| Regione | Marche |
| Città | Ancona |
| Indirizzo | Via della Cittadella (rione di Capodimonte) |
| Coordinate | 43°36′48.56″N 13°30′31.02″E |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Cittadella |
| Stile | Rinascimentale |
| Costruzione | 1532-1538 |
| Costruttore | Antonio da Sangallo il Giovane |
| Materiale | laterizi |
| Condizione attuale | Parzialmente restaurata |
| Proprietario attuale | Regione Marche |
| Visitabile | Parzialmente (area del segretariato dell'Iniziativa Adriatico Ionica) |
| Informazioni militari | |
| Funzione strategica | Fortezza |
| Termine funzione strategica | 1972 |
| Azioni di guerra | Assedio del 1799 Assedio del 1831 Assedio del 1849 Assedio del 1860 |
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La Cittadella o Fortezza di Ancona è una grande opera militare rinascimentale, opera di Antonio da Sangallo il Giovane, uno dei padri del fronte bastionato all'italiana, ossia delle fortificazioni a prova di artiglieria. Sorge sulla cima del colle Astagno, in posizione panoramica, affacciata sulla città e sul porto. È parte del rione di Capodimonte. A livello giovanile era conosciuta con il nome di Casematte e quest'espressione è ancora attuale.
La Fortezza, che occupa un'area di 13.000 mq ed ha un perimetro di circa un chilometro, confina a sud-est con il Parco della Cittadella, che da essa prende il nome. Insieme all'adiacente campo trincerato, al bosco che la circonda e alle sottostanti rupi degli Archi e di Capodimonte, è tutelata come bene paesaggistico dalla regione Marche; l'edificio in sé è stato dichiarato "di notevole interesse pubblico" e "di particolare interesse storico e artistico".

La Fortezza di Ancona, situata sulla sommità del colle Astagno a 100 metri sul mare, ha la forma di una stella pentagonale, irregolare per adattarsi all'orografia del terreno. Questa forma ha una valenza simbolica: il numero 5 è collegato all'idea della mano e all'uomo vitruviano, ed è ricorrente nelle piante delle fortificazioni rinascimentali.
La Cittadella ha bastioni di struttura tipicamente sangallesca; essi sono cinque e hanno le denominazioni elencate di seguito, a partire dall'ingresso e procedendo in senso antiorario.
«cle[mens] vii pont[ifex] max[imvs]
avspiciis ben[edictvs] accoltvs
card[inalis] ravenn[ae]
mar[chiae] ancon[itanae] legatvs perpet[vvs]
arcem hanc
costrven[da] cvravit
mdxxxiii»
«xvi kal[endae] oct[obri] ann[i] mdcccxli
d[omini] n[ostri] gregorivs xvi p[ontifex] m[aximvs]
secvritatis pacisqve avctor
arcem sva providentia restitvtam
invisat et probavit»



Alla base della cortina a tenaglia si apre l'accesso ad un pozzo profondo circa 100 m che, attraverso una scala a chiocciola metallica ormai completamente inservibile, scende sino alla base delle rupi degli Archi.
Al centro della Fortezza si apre la piazza d'armi, a pianta quadrangolare, con tre lati edificati e il quarto aperto verso un vasto panorama sul porto, sul colle del duomo e su quello del faro.
Nel settore sud-occidentale si erge la Torraccia (o Belvedere), su cui sorge il pennone della bandiera; da essa si domina un vastissimo panorama a 360 gradi sul golfo di Ancona, sul porto e sui rioni più antichi della città, sino alla periferia e a Monte Conero; in lontananza si vedono, verso sud-ovest, gli Appennini e, verso nord-ovest, il monte San Bartolo, nei pressi di Pesaro. Nel 1944, dopo la liberazione della città dall'occupazione nazista, in seguito alla battaglia di Ancona, sul pennone venne issata la bandiera della Polonia, ossia quella del II Corpo polacco, autore della liberazione insieme alle truppe del Corpo Italiano di Liberazione e ai partigiani della Brigata Maiella.
Nel punto d'innesto tra il Bastione del Giardino e la cortina a scalone, si erge il mastio, un tempo punto di massima altezza della fortificazione, originariamente coronato da merlature e troniere. Il mastio è collegato alla Torraccia da un'alta cortina marciaronda, sostenuta da archi a sesto acuto, resto delle precedenti fortificazioni medievali. Questa cortina forma il lato meridionale della piazza d'armi, raggiungibile dal marciaronda attraverso una lunga rampa.
Il mastio è affiancato dall'edificio dell'armeria, che si affaccia sul lato orientale della piazza d'armi e il cui aspetto originario era molto diverso da quello attuale: comprendeva solo due piani, la copertura era piana con postazioni di cannoni e la facciata verso la piazza d'armi era caratterizzata da un doppio loggiato ad arcate, che aveva lo scopo di rendere il prospetto verso la città armonico e monumentale. Il primo piano è tuttora caratterizzato da una notevole altezza delle due vaste sale laterali e del corridoio centrale; il secondo piano, molto più basso, si articola in vari ambienti, che originariamente erano celle di rigore. Le prime modifiche a questo edificio furono compiute nel periodo napoleonico, quando è stata realizzata la facciata a bugnato, chiudendo il loggiato ad archi. Inoltre, in epoca post-unitaria, è stato aggiunto un terzo piano, coperto da un tetto a doppio spiovente, dove è stata allocata un'imponente armeria, con 25 000 fucili, accolti da rastrelliere, ancora conservate. Dall'armeria è visibile un ampio panorama sul centro cittadino, che spazia dal porto al Duomo, al Faro, a Monte Cardeto. A volte è l'insieme della torre e dell'armeria adiacente ad essere denominato "mastio".
Sul lato occidentale della piazza d'armi si trova un edificio dove originariamente si trovava l'abitazione del comandante della fortificazione; nella prima metà dell'Ottocento, ancora in epoca pontificia, fu ampliato per accogliere anche vari magazzini e un carcere per i prigionieri politici.
All'interno della Fortezza, originariamente si trovava anche una chiesa ad uso delle truppe, localizzata a nord della Torraccia; fu demolita nella prima metà dell'Ottocento per ampliare il già citato edificio del comandante. Fu allora costruita, nelle adiacenze della cisterna delle acque piovane, una cappella a pianta rotonda per le funzioni religiose; anch'essa fu poi demolita; rimangono tracce dei muri perimetrali.



Nel sottosuolo della Fortezza e delle sue immediate vicinanze si dipana una rete di cunicoli, che si estende su più livelli collegati da rampe; la funzione originaria era quella di consentire ai soldati di raggiungere le casematte, le feritoie, le riserve d'acqua potabile e le varie postierle (qui denominate "sortite"). Sono tutti pavimentati in mattoni e voltati a botte, ad esclusione dei cunicoli dell'armeria. Antiche targhe recano i nomi dei vari cunicoli e permettevano ai soldati di orientarsi nel dedalo di percorsi sotterranei. Dall'esterno sono visibili le feritoie, di cui sono muniti lunghi tratti dei cunicoli, e le troniere delle casematte. All'interno dei cunicoli sono presenti insetti troglobi del genere Dolichopoda.
I cunicoli si articolano in vari sistemi, descritti brevemente di seguito e illustrati nella mappa a fianco.




La Cittadella di Ancona venne eretta a partire dal 1532 dall'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, autore anche delle coeve Fortezza da Basso, a Firenze (1534-1537), e Rocca Paolina, a Perugia (1540-1543). Queste tre fortificazioni furono alla base dell'affermazione della politica di papa Clemente VII nell'Italia centrale, che mirava a cancellare le ultime città ancora autonome. Il papa cercava in questo modo di reagire al sacco di Roma del 1527, che aveva indebolito il suo prestigio e il suo potere economico.
Le tre fortificazioni citate hanno una notevole importanza nella storia dell'architettura militare, in quanto furono fra i primi esperimenti di fronte bastionato all'italiana, ovvero di mura in grado di resistere alle armi da fuoco; infatti queste opere di Antonio da Sangallo il Giovane servirono da esempio per le successive fortificazioni in tutta Italia ed Europa. Negli stessi anni, Sangallo progettò anche le nuove mura e il bastione che porta il suo nome nella vicina Loreto, a protezione della Basilica della Santa Casa.
Nel progettare la Cittadella, Antonio da Sangallo il Giovane oculatamente riutilizzò quanto poteva delle precedenti mura medievali, che sulla cima del colle Astagno formavano un angolo turrito, i cui lati andavano da una parte verso ovest, congiungendosi a Porta Capodimonte e al porto, e dall'altra verso nord-est, sino a Monte Cappuccini. Le strutture medievali furono utilizzate nella costruzione del mastio, della cortina marciaronda tra questo e la Torraccia e della cortina tra il Bastione del Giardino e quello della Punta.
L'incarico di realizzare una fortificazione sul colle Astagno era stato dato ad Antonio da Sangallo il Giovane da Papa Clemente VII negli anni tra il 1527 e il 1530. Il pontefice aveva proposto al libero comune di Ancona di costruire la fortificazione a spese dello Stato della Chiesa, con l'intento dichiarato di sventare gli attacchi delle navi corsare turche, che allora imperversavano nel Mediterraneo. Il consiglio degli anziani di Ancona, allora repubblica autonoma, accettò la proposta, non sospettando il doppio fine del papa, ossia quello di impossessarsi a tradimento della città. Infatti, il 19 settembre 1532, il bastione pentagonale già realizzato, già guarnito di soldati, fu utilizzato da papa Clemente VII come cavallo di Troia, che portò alla fine della Repubblica marinara di Ancona e alla sua caduta sotto il diretto controllo dello Stato pontificio. Il 29 maggio 1533, i lavori ripresero e coinvolsero 1200 operai, in parte locali e in parte provenienti da Firenze, città della famiglia del papa.
Una volta terminata la costruzione, i cinque bastioni della Cittadella per decenni tennero sotto tiro il centro della città e tutte le vie di accesso, al fine di reprimere i possibili tentativi di ribellione da parte dei cittadini e di impedire l'arrivo di eventuali alleati. Ciononostante, alcuni giovani esponenti della nobiltà anconetana provarono a organizzare il ripristino delle libertà perdute, e cinque di essi vennero arrestati, imprigionati, torturati e uccisi; i corpi decapitati di tre di loro furono gettati in Piazza Grande con torce accese ai piedi, a monito per tutta la cittadinanza. Lo scopo di reprimere gli attacchi ottomani non era però solo un inganno perpetrato al fine di conquistare la città a tradimento, senza spargimento di sangue: il pericolo di incursioni turche era tristemente reale.
Era presente nella Fortezza anche una fonderia per cannoni.
Tra il 1560 e il 1575, pochi anni dopo il completamento dell'opera, venne realizzato un campo trincerato nell'area adiacente al lato sud-orientale della Cittadella, su progetto di Francesco Paciotto; i direttori dei lavori furono Pellegrino Tibaldi e poi Giacomo Fontana. La decisione di realizzare il campo trincerato fu dovuta alla rapida evoluzione delle armi da fuoco, la cui gittata aumentava progressivamente. L'area del campo trincerato è circa quattro volte più grande rispetto a quella della Cittadella.
Questa fortificazione ha una pianta allungata da nord-ovest a sud-est e, come la Cittadella, comprende cinque bastioni: a sud il Bastione delle Grazie e quello di S. Giacomo, che affiancano la tenaglia d'ingresso, a nord il Bastione Stamura, oggi compreso nell'area del distretto militare, a nord-est il Bastione di San Ciriaco e a sud-ovest il Bastione Ottone, che oggi ospita il maneggio; al centro del campo trincerato si allunga un cavaliere in terra.
Il Bastione del Giardino si trovò completamente incluso nella nuova opera fortificata, pur mantenendo la sua importanza strategica, grazie ad alcune modifiche nel posizionamento delle bocche da fuoco. Il Bastione del Giardino, il lato sud-orientale del Bastione della Punta e la cortina compresa tra i due bastioni divennero confine tra le due fortificazioni. Il campo trincerato accoglie dagli anni settanta del Novecento il Parco della Cittadella.

Per più di 250 anni a partire dalla sua costruzione, la Fortezza non fu coinvolta in combattimenti; poi, nel periodo napoleonico e in quello risorgimentale, essa giocò un ruolo fondamentale durante i quattro assedi a cui fu sottoposta la città nello stretto giro di sessant'anni. Essi sono elencati di seguito.




Ancona entrò nel Regno di Sardegna nel 1860, confluito nel Regno d'Italia nel 1861; in quell'anno il re Vittorio Emanuele II la dichiarò "piazzaforte di prima classe del regno". Ne seguì un periodo di febbrile attività edificatoria, per rendere la città imprendibile da terra e da mare. Tra le altre cose, era necessaria una grande armeria, per contenere le migliaia di fucili necessari a difendere la città. Per la sua costruzione fu scelta la Cittadella e in particolare l'edificio cinquecentesco che si affacciava sulla piazza d'armi centrale: esso venne sopraelevato, e nel nuovo piano fu realizzata una vastissima sala con rastrelliere lignee destinate ad accogliere 25.000 fucili. Ancor oggi le rastrelliere necessarie a sostenere le armi si sono conservate, e la veduta del loro insieme è assai suggestiva. La sopraelevazione ottocentesca supera in altezza il mastio, a cui si affianca; esso dunque non svetta più sugli altri edifici, come aveva fatto per più di tre secoli.
A livello cittadino, tra gli interventi più notevoli del periodo della piazzaforte di prima classe ci fu la costruzione, nel settore orientale, di una nuova e più ampia cinta muraria. In particolare, il nuovo tratto di mura collegò il bastione San Giacomo della tenaglia del campo trincerato, la Lunetta di Santo Stefano e Forte Cardeto, cingendo un'area doppia rispetto a quella che sino a quel momento era stata l'estensione della città. Inserita nella nuova compagine difensiva, la Cittadella continuò a svolgere un ruolo strategico sino ai primi anni del Novecento, anche se solo tre bastioni vennero armati: si tratta del Bastione della Campana, Gregoriano e del Giardino; gli altri due rimasero sguarniti, dato che erano diretti verso l'abitato. Anche il campo trincerato continuò a svolgere un ruolo difensivo. Con la Seconda guerra mondiale, l'avvento dei bombardamenti aerei rese obsolete tutte le fortificazioni bastionate, che avevano dominato la difesa per circa cinquecento anni; la Cittadella fu dunque destinata a svolgere un ruolo logistico.

In seguito al terremoto del 1972, la poderosa fortificazione, che era ancora adibita ad usi militari, venne abbandonata; seguirono più di tre decenni di incuria, durante i quali le strutture vennero danneggiate dalla mancanza di manutenzione e dai vandali; il monumento venne completamente dimenticato dalle istituzioni.
Nel frattempo, l'area acquisiva un valore naturalistico particolare: nelle aree non edificate si diffuse spontaneamente specie della macchia mediterranea, come allori, alaterni e ilatri, e alberi come olmi e pini d'Aleppo; contemporaneamente, tra i mattoni delle antiche mura, spuntarono capperi, violacciocche, elicrisi e bocche di leone.
Negli anni settanta il campo trincerato adiacente alla Cittadella passò dal demanio militare al comune e al suo interno fu inaugurato il Parco della Cittadella, che allora era il più vasto parco urbano di Ancona; il nome del parco si riferisce al fatto che esso inizialmente comprendeva anche la confinante Cittadella, a cui si poteva accedere attraverso una scala di tubi Innocenti, posta in corrispondenza del saliente del Bastione del Giardino. La Cittadella divenne così per la prima volta accessibile alla cittadinanza e sede di manifestazioni; dopo alcuni anni, a causa del mancato restauro delle sue strutture, essa divenne inagibile e pertanto la scala che la collegava con il parco venne prima chiusa e poi smontata, lasciando al completo degrado l'antica fortificazione rinascimentale.
Nonostante la rimozione della scala e la chiusura dell'unico ingresso, la Fortezza e i suoi cunicoli erano comunque esplorati dai ragazzi della città, che in vari modi riuscivano comunque ad entrare. Essi l'avevano denominata "le Casematte". La denominazione deriva dalla frequenza con cui ricorre il termine "casamatta" nelle antiche targhe di segnalazione poste nella rete di cunicoli, che servivano di orientamento ai soldati; i ragazzi della città, leggendo tali targhe, ne trassero il nome di tutta la fortificazione. A livello popolare e giovanile la Fortezza è ancor oggi chiamata "le Casematte".
Nel 2003 la Cittadella fu acquistata dalla Regione Marche, che ne è l'attuale proprietaria; fu una svolta che permise finalmente di pensare al restauro e ad una nuova destinazione del monumento rinascimentale.
La rete dei cunicoli, ben conosciuta dagli esploratori abusivi e ampiamente descritta nei testi nel frattempo editi, era semisconosciuta a livello istituzionale, tanto che nel corso dei lavori di restauro del 2024 si parlò della "scoperta" di cunicoli e camere ipogee.
Triste segno di quanto le istituzioni ignorassero le testimonianze storiche della Cittadella, e della conseguente scarsa considerazione che ad esse riservavano, furono due progetti regionali che prevedevano di eliminare le rastrelliere ottocentesche presenti, monumentale documentazione del periodo in cui Ancona era piazzaforte di prima classe del Regno d'Italia; in quello del 2008 si prevedeva di realizzare all'interno dell'armeria una sala convegni, mentre in quello del 2017-2019 l'eliminazione delle antiche rastrelliere era previsto per poter realizzare nel vasto ambiente un museo multimediale dedicato alla storia militare della città, all'interno di uno spazio polifunzionale che potesse ospitare anche eventi e manifestazioni culturali

"Fortezza" e "Cittadella" sono i nomi corretti del monumento, senza altre specificazioni, sia nel secolare uso popolare, sia nei testi, sia nelle mappe.
Quando però finalmente iniziarono i restauri, le istituzioni e i giornali, dimentichi del nome reale del monumento e pensando che il termine "Cittadella" indicasse il parco adiacente, cominciarono ad indicare l'antica fortificazione con i nomi di *Fortezza Sangallo o *Rocca Sangallo, scorretti storicamente e mai usati; a volte è stata chiamata *rocca della Cittadella, come se la Cittadella fosse qualcosa d'altro e il monumento in oggetto fosse la sua rocca. Tra l'altro, il termine "rocca" è improprio, in quanto si riferisce a fortificazioni pienamente medievali o di transizione tra quelle medievali e quelle rinascimentali, mentre la Cittadella di Ancona è pienamente rinascimentale. Erano stati anche posti alcuni cartelli indicatori che riportavano le diciture errate. Addirittura è stata utilizzata anche l'espressione *Rocca San Gallo, storpiando il nome del progettista.
Questi errori di denominazione sono da attribuire al lungo periodo di abbandono che ha subito il monumento da parte delle istituzioni, durato dal 1973 al 2008.
Come mostrato nella mappa a fianco, la Cittadella non va confusa con l'omonimo Parco della Cittadella, che occupa il limitrofo Campo Trincerato, sempre del Cinquecento, ma costruito qualche decennio dopo; il parco deve la sua denominazione al fatto che negli anni settanta del Novecento, come già accennato, esso e la Cittadella erano stati collegati tramite una scala ed erano un'unica area pubblica.



Il 19 giugno 2008 la Fortezza di Ancona è divenuta sede del Segretariato permanente dell'Iniziativa Adriatico Ionica, emanazione del Ministero degli Esteri ed organizzazione internazionale che promuove la collaborazione tra Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Serbia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord, San Marino e Grecia, al fine di favorire il processo di integrazione nell'Unione europea dei paesi membri.
Dovendo diventare sede di un tale organismo, un settore della Cittadella è stato oggetto di un restauro importante, che ha interessato parte del bastione della Guardia, compresa la galleria d'ingresso. È stato finalmente restaurato, inoltre, il pluricentenario argano in legno che serviva per alzare il ponte levatoio.
Nel 2018, a dieci anni dall'insediamento della sede del segretariato dell'Iniziativa Adriatico Ionica nella parte restaurata del Bastione della Guardia, tutto il resto della Cittadella versava in uno stato di degrado che avanzava progressivamente. Ciò portò la sindaca della città Valeria Mancinelli a firmare un'ordinanza con la quale dichiarò inagibile tutto il complesso, tranne la piccola parte sulla quale si era già intervenuti. Furono installate anche delle reti paramassi, per impedire che eventuali crolli delle mura potessero provocare danni nelle strade sottostanti.
Nel luglio del 2020, il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli dichiarò che la Regione si sarebbe fatta carico del "recupero e riqualificazione del complesso della Cittadella di Ancona", compreso il "complesso e affascinante reticolo di cunicoli sotterranei", in base a quanto previsto dal Piano Operativo “Cultura Turismo” gestito dal Ministero dei Beni Culturali. Per il primo lotto era previsto un finanziamento di tre milioni di euro; esso avrebbe dovuto comprendere il restauro del Bastione della Campana, del Bastione Gregoriano, del marciaronda e della Torraccia; le tappe avrebbero dovuto essere queste: procedure di gara avviate entro il 30 giugno 2021, progettazione entro il 2020 e termine lavori entro il 2023.
Solo nel marzo del 2023, con la giunta regionale presieduta da Francesco Acquaroli, sono però iniziati i lavori di restauro e di consolidamento delle mura esterne, nel 2025 in avanzata fase di realizzazione. Il finanziamento statale è di circa quattro milioni di euro, e quello messo a disposizione della giunta regionale è di ulteriori tre milioni di euro. Ciò consentirà di restaurare anche alcuni edifici, diversi cunicoli e tutte le mura di cinta; ulteriori lavori interessanno successivamente l'intero complesso monumentale. Da varie parti, in occasione dell'inizio dei lavori di restauro, si è chiesto rispetto per il patrimonio arboreo nel quale il monumento è inserito, che nei progetti di restauro non è considerato un valore da tutelare, nonostante la sua importanza per l'ambiente urbano e per l'estetica del monumento.